I
BRONZI DI RIACE
Le altre verità
Giuseppe Braghò
I BRONZI
- le altre verità
Monteleone, Vibo
Valentia, novembre 2006
pp.
176, € 20,00
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http://www.criminologia.it/antimafie/bronzi_riace.htm
http://www.imgpress.it/notizia.asp?idnotizia=24025&idsezione=4
Giornalismo investigativo di
Giuseppe Braghò
La verità sul ritrovamento Bronzi di Riace
di On. Angela Napoli
LA NOTA: CREDO CHE LA CALABRIA DEBBA ESSERE RICONOSCENTE ALLO
STUDIOSO VIBONESE GIUSEPPE BRAGHÒ
(27/02/2007) - Apprendo, con immenso piacere, che i Carabinieri del
Nucleo per la Tutela del Patrimonio hanno avviato adeguate indagini
per risalire a tutta la verità sul ritrovamento dei Bronzi di Riace.
Ero convinta che l’inchiesta giornalistica di Giuseppe Braghò,
riportata nel suo libro “ I Bronzi - le altre verità”, dovesse
necessariamente portare all’emersione di quella verità, offuscata
fin dal momento dell’importante ritrovamento dei reperti storici,
vanto della Calabria e dell’Italia intera. Mi ero personalmente
impegnata a presentare un’adeguata interrogazione parlamentare,
ormai inutile, alla base dell’avvio delle indagini e dell’intervento
del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali. Non mi appare più
procrastinabile l’accertamento sulla eventuale attuale dimora
all’estero degli altri reperti trovati ben 34 anni fa,
congiuntamente ai due Bronzi, oggi situati presso il Museo di Reggio
Calabria. Credo che la Calabria debba essere riconoscente allo
studioso vibonese Giuseppe Braghò per la tenacia manifestata,
attraverso la sua importante inchiesta, nel pretendere e
nell’incoraggiare la ricerca della verità.
On. Angela NAPOLI
Componente Commissione Nazionale Antimafia
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Giuseppe Braghò e Annalisa Zarattini
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Il quotidiano di Calabria - 26 marzo 2007 -
Pino Albanese
Presentato
a Siderno il libro di Giuseppe Braghò.
Bronzi di
Riace, un mistero che giace in fondo allo Jonio
Siderno Visti i risultati, per la verità inaspettati e
clamorosi, dell'inchiesta sui bronzi di Riace portata avanti da
Giuseppe Braghò, che per professione non si occupa di giornalismo ma
coltiva l'amore per l'arte, l'ambiente e l'archeologia, la sala
congressi dell'hotel President di Siderno è gremita di gente.
L'occasione è fornita dalla presentazione del suo libro "I Bronzi,
le altre verità". Hanno partecipato all'evento Carmelo Giuseppe
Nucera presidente dell'associazione Apodiofazzi, Mario Daino
coordinatore del consorzio Jonica Holidays, Stella Serranò
presidente dell'archeoclub di Locri e Giuseppe Panetta scrittore e
direttore del settimanale locale "Il Meridionale". L'argomento è
scottante, i convenuti parlano di una delle dispute irrisolte dove
sono arroccati in modo accanito i sostenitori delle tesi
contrapposte. L'autore del libro confessa senza troppi giri di
parole le sue impressioni e quella che ritiene sia la verità.
"E' giunto il momento di chiarire il furto delle parti mancanti dei
bronzi".
Ed ancora: "non mi interessa il fatto di cronaca, cioè su chi ha
scoperto i bronzi.
Il pretesto è di parlare bene di questa terra e delle malefatte di
chi ha gestito la vicenda.
E' arrivato per la Calabria - aggiunge Braghò nel suo intervento -
il momento del riscatto.
Quindi - spiega ai presenti la storia del ritrovamento dei bronzi -
occorre ristabilire la verità perché la Calabria non deve essere
terra di conquista di nessuno".
L'obiettivo è semplice quanto probabilmente difficile: "creare un
indotto culturale turistico per attivare uno sviluppo economico e
sociale".
Ma Giuseppe Braghò va giù duro quando parla di Soprintendenza.
E sulla politica: "che i nostri politici si servano di persone
competenti".
In ultimo una velata tiratina di orecchie all'assessore regionale
alla cultura Sandro Principe, un ringraziamento al ministro
Francesco Rutelli a cui chiederà "l'istituzione di una commissione
di studio separata dalla Soprintendenza" ed alla deputata di An
Angela Napoli per "gli apprezzamenti che mi ha rivolto".
Ma anche un appello ai
calabresi di "aderire all'iniziativa in atto perché più si è meglio
è". Giuseppe Panetta de "Il Meridionale" afferma: "Dopo
ventisei anni trova puntuale riscontro quanto da me affermato
all'epoca, e cioè che l'ipotesi maggiore era che non si era trattato
di un naufragio ma di tutt'altro". Insomma Panetta dice: "i bronzi
qualcuno li ha messi lì per evitare il saccheggio". Lo scrittore
sidernese è contento perché Giuseppe Braghò, "è riuscito laddove a
nessuno era stato possibile: visionare i verbali. Io all'epoca mi
sono basato soltanto su ragionamenti obiettivi che hanno trovato
concorde il professore Antonino De Vita, responsabile del museo
archeologico di Atene, che aveva letto sul giornale "Il Tempo" la
mia tesi, dandomi in un certo qual modo ragione. L'unico dubbio che
aveva De Vita - continua Panetta - è che "non si giustificava un
bradisisma così accentuato del terreno perché 2500 anni fa il posto
dive sono stati trovati era terra ferma". I bronzi sono stati
trovati ad appena otto metri di profondità a circa trecento metri
dalla spiaggia. Il presidente dell'Apodiofazzi Carmelo Nucera pone
l'accento sul grande lavoro svolto da Braghò perché - ha detto - "ci
permette di aprire una nuova finestra suoi bronzi e sulla cultura
magnogreca. La mia associazione si batte affinché sia creata un asse
sui beni culturali che punti alle loro valorizzazione con
l'individuazione di un parco tematico sulla Magnagrecia decentrato
per aree archeologiche secondo le proprie tradizioni culturali". Poi
una stoccata: "vogliamo che la scuola di restauro archeologico sia
realizzata anche in Calabria perché siamo i produttori di tanto
materiale archeologico". Si è parlato di servizi alla popolazione:
"bisogna implementarli e qualificarli", hanno detto i presenti.
Stella Serranò, invece, auspica "la costruzione uno sviluppo
attraverso la valorizzazione della cultura locale. Apriremo in
accordo con la Sovrintendenza, il teatro greco di Locri e il Casino
Macrì, per permettere la fruibilità di luoghi archeologici
importanti e capire le potenzialità delle nostre risorse".
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Il quotidiano della calabria - 10 aprile 2007
I BRONZI di
Kaulon (la costa in oggetto oggi si chiama Riace Marina. All’epoca, faceva
parte del territorio di Kaulon, odierna Caulonia, N.d.R.) sono famosi in
tutto il mondo ma forse hanno perso, nel tempo, lance, scudi ed elmi. <<Un
mercante clandestino di reperti archeologici ha il coraggio di ammettere:
“Ho venduto io al museo Paul Getty uno degli elmi sottratti agli eroi”. Il
responsabile dell’Istituto nega, ma una lettera con la sua firma lo
contraddice. Nell’affare entrò anche la mafia, che è tutt’ora in possesso di
un secondo elmo.>>
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http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getarticle&id=27672
http://www.calabrialinks.net/portal/modules.php?name=News&file=print&sid=96
Vibo Valentia, 16 feb. (Apcom) - Lancia e scudo
di uno dei due Bronzi di Riace furono venduti a emissari del museo Getty
di Los Angeles. Questa la testimonianza del giornalista Rai Franco Bruno
in una intervista pubblicata oggi da Il Quotidiano della Calabria.
La storia dei Bronzi è tornata d'attualità da qualche tempo, dopo che il
Ministero dei Beni Culturali ha deciso di interessarsi ad un
libro-dossier ("I Bronzi- l'altra verità") scritto da uno studioso
calabrese, Giuseppe Braghò. Secondo il Quotidiano, qualche settimana fa
il Ministro Rutelli avrebbe anche trasmesso il dossier alla Procura.
Bruno, nell'intervista, afferma che nel 1981 incontrò un mediatore di
reperti, il quale affermava di aver trafugato uno scudo ed una lancia di
uno dei Bronzi. A Bruno, il mediatore fece vedere due fotografie, una
dello scudo ed una della lancia, affermando di averli trafugati e poi
offerti agli emissari del museo Getty. "Una volta trasmessi i servizi-
ricorda Bruno al Quotidiano- scoppiò l'inferno". Il giornalista fu
convocato da un giudice e formalmente indagato dopo la deposizione.
"L'avvocato - ricorda ancora- è riuscito a convincere il giudice sul
fatto che non fossi tenuto a rivelare la mia fonte e da allora non ne ho
saputo più nulla... Dopo qualche tempo, trovandomi a Roma, sono andato
dal comandante dei carabinieri. Ho chiesto se fossero stati al museo
Getty ad indagare: lui disse di no, che erano in pochi, che non potevano
concentrarsi solo su questo". Quanto alle foto, il trafugatore non
permise al giornalista di fare riprese né copie.
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Così parlò l'Avvenire
del "mistero marino"
venerdì 1 giugno 2001

Così il settimanale OGGI intitolava l’articolo
<<FACCE DI BRONZO A RIACE>>
di Pino Aprile
a pagina 82 del n. 40 del 7 ottobre 1981.
cliccare sulle immagini per ingrandirle
Sia nel libro che nel dossier la
scoperta dei Bronzi di Riace figura contesa tra Stefano Mariottini
[chimico romano della Selenia ed esperto subacqueo. Su incarico della
Soprintendenza della Calabria collabora nelle ricerche archeologiche
subacquee fino al ritiro della delega da parte della dottoressa Anna Lisa
Zarattini (subentrata alla dottoressa Elena Lattanzi nel 2005)
soprintendente
reggente a Reggio Calabria fino al 2 agosto 2006] e 4 ragazzi di Riace
Marina: Cosimo e Antonio Alì, Domenico Campagna e Giuseppe Sgrò.
Quest’ultimo
dichiara di essere stato chiamato in caserma, dai Carabinieri, per
riferire tutto ciò che sapeva su elmo, scudi, lancia e quanto altro dei
Bronzi non era stato rinvenuto.
Disse “Cercavano
riferimenti tra oggetti spariti dal mare ed il rapimento di Paul Getty
junior: cosa c’entro, io, con questa storia?”. A stretto giro interviene
Domenico Campagna: “Se manca della roba, l’hanno presa loro, i
Carabinieri! Semplicemente chi era a guardia del posto poteva avvicinarsi.
Il mare, dopo la nostra denuncia, era sorvegliato giorno e notte: si
davano il cambio, le varie forze dell’ordine. Forse, se qualcosa sparì, è
stato portato via prima, tra il momento della scoperta e quello della
denuncia. Ne saranno passati non più di due, di giorni. Deve sapere che il
mare era un po’ mosso, dopo il nostro avvistamento delle Statue, e per un
po’ di tempo l’acqua era torbida, non si vedeva bene, e ciò ha cagionato
che noi siamo ritornati ancora una volta, la mattina del diciassette
agosto, prima di recarci alla Guardia di Finanza di Monasterace per
comunicare il tutto, dopo aver segnato il posto con una ciambella gialla e
rossa, avuta dalla cuginetta di Peppe Sgrò. Tenga anche conto che eravamo
dei ragazzi, non tanto pratici quanto Mariottini: lui aveva perfino la
muta! Chi l’aveva mai vista, quell’attrezzatura?”
Ma l’acqua della
ricerca si fa ancora più torbida quando nel libro “I BRONZI - le
altre verità” a pagina 13 si legge che Cosimo Alì il 16 agosto 1972 notò
in acqua, a qualche centinaio di metri e di fronte la tenda, galleggiare un
palloncino da sub, non capendo perché il Mariottini marcasse questo spazio…
come se “avesse visto qualche preda importante” ... "Non è pesce e neanche
carne... somiglia ad una statua...".
La stessa sera i ragazzi notarono il
Mariottini che cercava di ripescare qualcosa ma finì per fondere il motore
facendo un grande frastuono.
http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getintervento&id=342
Bronzi di Riace
29-06-2007
RIDOLFO GIORGIO
Sono l'autore del dossier-inchiesta che rivela
come i Bronzi di Riace, al momento della scoperta, fossero più di due.
Così è documentalmente riportato sulla denuncia del sub Stefano
Mariottini, "insabbiata" per 34 anni nell'Archivio Storico del Museo
Nazionale di Reggio Calabria e da me "disotterrata". Presso tale
ufficio, esiste la mia unica e sola firma per richiesta di consultazione
atti. Riprendendo, si rileva altresì come fosse presente uno scudo, al
braccio sinistro di una delle due statue. Dov'è tutta questa "roba"? Se
sono stati trafugati, chi mai si è interessato del "caso"? I Bronzi
costituiscono patrimonio universale, per la qual cosa chiedo che vengano
effettuate indagini profonde (e complete)sul "mistero" dal tipico taglio
italico. Perchè non si scavano le anomalie metalliche adiacenti il luogo
del ritrovamento? Le stesse difformità sono state rilevate da una
commissione ufficiale di ricerca scientifica italoamericana nel 2004. La
Soprintendenza di Reggio Calabria non volle effettuare scavi, adducendo
"parere tecnico negativo" da parte del subacqueo (!?) che riferisce di
averli rinvenuti per primo (anche in questa circostanza esistono dei
seri dubbi, ma la cosa è poco rilevante), consacrato perciò archeologo
in una notte dal Soprintendente dell'epoca, dr. Giuseppe Foti! Dal
momento della scoperta, Mariottini "collabora" ai lavori della
Soprintendenza Calabrese con una Associazione Culturale (Kodros) dallo
stesso creata: rappresenta in sostituzione (autorizzato dal Museo) la
responsabile dell'Archeologia subacquea per la Calabria (dr.ssa Maria
Teresa Iannelli), tiene conferenze, incassa premi, onorificenze e
diavolerie varie, omettendo però di chiarire, per 34 anni di seguito,
l'affaire del "gruppo di statue" -dallo stesso notificate nella
segnalazione del 17 agosto 1972- e dello scudo "presentato al braccio
sinistro" di una delle due "emergenti". Il numero di "Gente" attualmente
in edicola si interessa del lavoro che mi ha visto occupato per undici
mesi. Perchè ho dovuto farlo io? Perchè ho dovuto colmare, da semplice
studioso, il vuoto che altri avrebbero dovuto "riempire"? Ministro
Rutelli, ritiene lei che la cosa possa e debba interessare il suo
dicastero, o dovrò spiritosamente rivolgermi al Gabibbo? La Calabria
-anzi il rilevantissimo patrimonio archeologico della mia Regione ha
bisogno di serietà, sapienza,soccorso. Non dimentichi queste tre "esse",
signor Ministro, e risponda, la prego, al mio appello: le Autorità vanno
rispettate -non temute, ed il sottoscritto rispetta e non teme, ma non
intende -con risolutezza- di non venire, a sua volta, rispettato nella
personale democraticità esistenziale postulando inutilmente risposte
concrete. Un saluto.
P.S.: Per chi volesse seguire l'intero Dossier sui Bronzi di Riace, lo
stesso è online sul sito de "Il Quotidiano della Calabria".
Un po' lungo, ma i "fatti" lo hanno preteso.
|
Il Dossier con queste affermazioni è
pubblicato anche on-line
http://www.ilquotidianocalabria.it/dossier.html
http://www.ilquotidianocalabria.it/Bronzi01.pdf
http://www.ilquotidianocalabria.it/Bronzi02.pdf
http://www.ilquotidianocalabria.it/Bronzi03.pdf
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http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/english/news/2007-08-17_117107469.html
(ANSA) - Rome, August 17 -
Thirty-five years after the famed Riace bronzes emerged from the
sea, a probe into a third ancient statue thought to have gone
missing at the time is gathering pace.
Prosecutors, investigating the claims of local art sleuth Giuseppe
Bragho', say there is growing evidence that a third work of art was
smuggled from the scene during the discovery.
Bragho', an expert on his local Calabria region where the
sensational bronzes appeared in 1972,
says he has "tracked down and photographed a series of documents
that indicate an alarming scenario".
He says a third statue - "completely different from the other two" -
as well as two shields and a lance,
were seen lying on the seabed by the finder, scuba diver Stefano
Mariottini.
Bragho' points to a statement made by Mariottini the day after he
discovered the statues on 16 August 1972.
In the statement, he refers to "a group of statues".
He also says the "two protruding statues [...] were free of any
clear incrustations".
Yet Bragho' has found a previously unpublished photograph
of the statues apparently showing one of the figures entirely
covered in incrustations,
its features indistinguishable.
Bragho' also highlights another section of Mariottini's statement in
which he reportedly said he saw "three statues,
probably made of bronze...one of them lying on its side with a
shield on its left arm".
In addition, the expert has provided prosecutors with the name of a
man who allegedly helped smuggle a shield
and lance away from the scene of the discovery.
As further evidence of his theory, Bragho' has produced a series of
recordings of a male voice, who claims he acted
as a mediator for representatives of the John Paul Getty Museum in
Los Angeles.
Bragho' believes that the alleged weapons and possible third bronze
ended up in the museum's collection.
However, the institute has vigorously denied the claims,
categorically stating: "the spear, shields
and helmet purportedly found with the bronzes have never been part
of our collection.
"This information is wrong and must be corrected," the museum said.
ONE OF ITALY'S MOST IMPORTANT FINDS OF THE LAST 100 YEARS.
The bronzes were discovered by Mariottini, an amateur scuba diver
from Rome, during a holiday on the Calabrian
coast. They turned out to be one of Italy's most important
archaeological finds of the last 100 years.
The statues are of two virile men, presumably warriors or gods, who
possibly held lances and shields at one time.
At around two metres, they are larger than life.
The 'older' man, known as Riace B, wears a helmet, while the 'younger'
Riace A has nothing covering his rippling hair.
Both are naked.
Although the statues are cast in bronze, they feature silver
lashes and teeth, copper red lips and nipples,
and eyes made of ivory, limestone and a glass and amber paste.
Italy is renowned for its archaeological treasures but the Riace
bronzes have attracted particular attention.
This is partly because of their exceptionally realistic rendering
and partly owing to the rarity of ancient bronze statues, which
tended to be melted down and the metal reused.
Mariottini, who spotted the statues 300 metres off the coast and
eight metres underwater, said the bronze was so
realistic he initially thought he'd found the remains of a corpse.
When they first went on display in 1981, a million people came to
see them and the pair were even featured on a
commemorative postage stamp.
Today the statues pull some 130,000 visitors each year to the
Reggio Calabria museum housing them.
How or when the statues sank to their watery resting place also
remains a mystery, as divers uncovered no wreckage
in the vicinity. While remains could have drifted to the seabed some
distance away it is more probable that the statues were tossed
overboard, either to lighten the ship's load in a storm or to
prevent them falling into the hands of pirates.
Culture Minister Francesco Rutelli recently greenlighted a fresh
scientific mission to the area, after a US ship reported detecting
traces of underwater metal near the spot the statues were discovered.
Y16
17-AGO-07 12:10 NNNN
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http://www.getty.edu/news/press/center/statement_getty_riace_bronzes_030207.html
Statement from the J. Paul Getty Museum
Regarding the Riace Bronzes
03/02/07
In recent weeks, there have been reports in the
press suggesting that pieces from the Bronzes of Riace
(a shield, lance, and helmet) might currently reside at the J. Paul
Getty Museum.
This information is wrong and should be corrected.
These objects, that are suggested to be part of the Riace Bronzes,
have never been in the Getty Museum's collection.
MEDIA CONTACT:
Julie Jaskol
Getty Communications Dept.
310-440-7607
jjaskol@getty.edu
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(ANSA) - ROMA, 2 MAR - La lancia, lo scudo e l'elmo dei Bronzi di Riace
non hanno mai fatto parte della collezione del Getty. Il chiarimento
arriva dal museo.Con qualche giorno di ritardo, il museo di Los
Angeles torna sul mistero delle armi che sarebbero scomparse 35 anni
fa dopo il ritrovamento dei Bronzi di Riace e risponde all'ipotesi,
circolata in Calabria, secondo cui gli oggetti scomparsi potrebbero
trovarsi al Getty. 'Queste informazioni sono errate e vanno
corrette' fanno sapere dal museo di Los Angeles.
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Nel libro “I BRONZI -
le altre verità”, a pagina 34,
Giuseppe Braghò pubblica un documento
che è fondamentale per tutta l'inchiesta sui Bronzi di Riace:
la denunzia presentata da Stefano Mariottini il 17
agosto 1972.

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Si noti al margine sinistro della denuncia
la dichiarazione autografa del Soprintendente dr. Giuseppe Foti.
"La presente segnalazione
fa seguito alla comunicazione
telefonica del 16 agosto 1972, ricevuta alle ore 21,
che denunzia la scoperta. G. Foti"

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<< Il subacqueo dr. Stefano Mariottini,
(per ora) rinvenitore “ufficiale” (non “canonico”) dei Bronzi,
non risponde ne ai giornalisti, ne alle emittenti radio-televisive.
Ha dichiarato che parlerà solo con i giudici
e/o Carabinieri.
Con tutta probabilità sarà già stato sentito
dal Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, prontamente attivati dal
Ministro Francesco Rutelli, il quale ha preso nella giusta
considerazione il mio lavoro, durato più di un anno.
Ho l’impressione che qualcosa, stavolta,
succederà.
Dovrà spiegare, il dr. Mariottini, cosa voleva
intendere sottoscrivendo
- nella denunzia ufficiale di ritrovamento da me dissepolta
dall’oblio
dell’Archivio Storico del Museo di Reggio Calabria - quanto di
seguito riporto:
“Il sottoscritto MARIOTTINI STEFANO… dichiara
di aver trovato…un gruppo di statue, presumibilmente in bronzo.
Le due emergenti rappresentano delle figure maschili nude, l’una
adagiata sul dorso… l’altra risulta coricata su un fianco…e
presenta sul braccio sinistro uno scudo.”
Presso il Museo su citato, non c’è traccia alcuna del “…gruppo di
statue”
ne dello scudo che il subacqueo descrive.
Dov’è andata a finire questo materiale
archeologico?


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E gli elmi descritti nel verbale di recupero redatto dal dr. Pier
Giorgio Guzzo,
all’epoca dei fatti Ispettore della Soprintendenza Reggina, dove sono
finiti ?
Questo ed altro ancora tratto nel mio libro.
In soli 34 anni, sono stato l’unico ad
esaminare le “carte” dell’Archivio Storico del Museo Nazionale
di Reggio Calabria - documenti inequivocabili e, per un certo
verso sconvolgenti, pubblicati - o meglio svelati -
integralmente ne “I Bronzi - Le altre verità”, volume quanto
prima presente nelle principali librerie del Paese. >>
Dr. Giuseppe Braghò

Stefano Mariottini a Briatico negli anni '80

Bronzo A riprodotto in resina a
Briatico negli anni '80 |
http://www3.comune.reggio-calabria.it/bronzidariace/ipotesi_ricostruzione.htm

http://www.sedonawolf.com/Sculptre/Bronzi/bronzi.htm
Ecco quanto riferisce il Dr. Francesco Nicosia, che dall'ottobre 1979
era rientrato a Firenze quale Sprintendente per la Toscana.
"Bollettino d'arte" 3 serie speciale - parte prima - pagina 8
[Edito del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, Roma 1984]
Rassegna bibliografica a cura di Lucilla de Lachenal e
Maria Antonietta Rizzo
DUE BRONZI DA RIACE.
Rinvenimento, restauro, analisi ed ipotesi di interpretazione
(Serie Speciale 1984)

http://www.bollettinodarte.beniculturali.it/opencms/export/BollettinoArteIt/sito-BollettinoArteIt/Contributi/Editoria/BollettinoArte/Speciali/visualizza_asset.html_1286714937.html
Ricostruzione del luogo di recupero dei
bronzi, fatta dal prof. Lamboglia, direttore dell'Istituto di
Archeologia di Albenga.
Il prof. Lamboglia è morto precipitando con
l'auto nel porto di Genova.
Bronzo A: appena recuperato.
Non corrisponde con la descrizione fatta nella denuncia di Stefano Mariottini,
dove è tratteggiato privo di incrostazioni.
Mariottini si riferiva, forse ad una terza statua ?
Bronzo A:
prima fase restauro a Reggio Calabria.
Mariottini descrisse uno scudo, al braccio di Tideo.
Al Museo Archeologico di Reggio Calabria, lo scudo non c'è.
Lo stesso scopritore si rifiuta di parlare e non concede interviste.

Bronzo A: reggiscudo a restauro
ultimato con spariti anche i fori di tenuta
Bronzo B: appena recuperato.
Manca l'elmo descritto dall'Ispettore P.G.Guzzo, ora Soprintendente a
Pompei e a Reggio Calabria,
il quale nel descrivere "...anch'esso barbato e con elmo"
si riferiva alla statua A, recuperata per seconda il 22 agosto del '72
Bronzo B: reggiscudo con i fori
di tenuta per lo scudo
che NON sono incrostati come tutto il resto

Bronzo B: particolare del reggiscudo
con segni di effrazione
|
da "La Gazzetta del
Sud"
ritaglio degli anni 1983-1984

cliccare sull'immagine
per ingrandirla
Si legge: "Nell'abitazione del Prof. Gazzera,
c'erano infatti cento monete d'argento
d'epoca magnogreca databili al IV-V secolo a.C., praticamente il periodo
dei Bronzi..."

Venerdì 18 agosto 2006 il Dr.
Giuseppe
Braghò scrive su
il Quotidiano di Calabria:
<<...Appuro dai convenuti
all’ennesimo rendez-vous che “il parente che stava nell’Artistica”
s’identificava
nel professor Alcherio Gazzera, ora deceduto, parente acquisito del
Mariottini, il quale n’aveva sposato la nipote. D’origine
settentrionale, fu docente in Storia dell’Arte al Liceo di Siderno,
centro poco distante da Riace. Questi era in ottimi rapporti
d’amicizia con il dottor Enzo Natoli, che, stando a notizie
raccolte,
pare fu il tramite tra il dottor Mariottini e il Soprintendente
Giusepe Foti di Reggio. Ciò ipotizzerebbe, secondo i quattro ragazzi
di Riace, una specie di complotto, d’accordo trattato. Nella
prefazione di un
volumetto sui Bronzi, edito dall’Istituto Geografico De Agostini nel
1981, così si esprime il dottor Foti:
“...Fu Stefano Mariottini, un chimico romano che trascorreva le
vacanze in Calabria presso parenti,
a notarle sul fondale marino di circa 7/8 metri, a circa 300 m dalla
costa. E fu ancora, con i suoi parenti, a segnalarmele
immediatamente dopo essersi assicurato che si trattava di statue e
non di cadaveri, sensibilizzato a tale dovere anche da un amico che
alcuni anni prima – nel 1969 - aveva consentito alla Soprintendenza
il recupero di alcuni bronzi greci rinvenuti nel mare dello Stretto
di Messina su un relitto di età greca già in parte depredato di
tutto il carico di anfore e di metalli. Dirette da un archeologo
della Soprintendenza Reggina, le operazioni di recupero sono state
portate a termine dallo stesso rinvenitore a tal fine autorizzato e
affiancato dal Gruppo di Sommozzatori dei Carabinieri di Messina,
che le liberarono
dalla sabbia che le seppelliva quasi, con il semplice aiuto di due
palloni gonfiati con lo stesso ossigeno delle bombole. Ciò avvenne
il 21 agosto e in quella data i colossi di bronzo entrarono a far
parte del Museo di Reggio... Io ebbi modo di provare l’impressione
della loro “presenza” solamente una decina di giorni dopo il
recupero al mio ritorno a Reggio da un viaggio in Grecia e nel Mar
Nero: sbarcai a Bari e, al porto, trovai ad attendermi l’autista che
mi mostrò come prima cosa le fotografie dei due bronzi.” Devo dire,
a questo punto, che non poche sono le contraddizioni evidenti che
scorgo, nel fluire dell’inchiesta da me voluta. Ho analizzato tutta
la stampa del tempo ed ogni informazione rilasciata dal chimico
romano ad oggi, non ultima quella trasmessa recentemente dalla RAI,
in un programma di un noto geologo-conduttore: ebbene, a parte
leggere discordanze “ambientali” che possono passare, non ho mai
trovato due interviste collimanti nelle risposte. C’è sempre
qualche variante, nei racconti del dottor Mariottini.
Come mai? Si tratta di reporter poco precisi (ai quali
peraltro il chimico romano avrebbe potuto replicare)
o la memoria del “rinvenitore” ufficiale si scontra con qualche
pulsione imbarazzante da rimuovere?
Gli articoli
tutti, sono a disposizione presso il mio archivio personale.
Li cederò
volentieri in visione a chiunque, motivatamente, ne farà richiesta.
Uno d’essi, abbastanza
singolare, riferisce un sequestro di reperti archeologici di una
certa importanza, operato dalla Guardia di Finanza in casa del
Professor Gazzera, il “parente che sta nell’artistica”, come
riferiva la mamma di Peppe Sgrò. Si trattava di qualche centinaio di
monete greche in argento, di un paio d’arule e di vasellame misto ad
altri oggetti. E’ probabile che il Docente abbia acquisito amore per
le antichità in seguito alla scoperta effettuata dal dottor
Mariottini. Tutto è ipotizzabile, a questo mondo.
Per la stessa ragione, potrà
esser possibile riaprire la discussione,
così che abbia fine, per sempre il contraddittorio,
pur concluso nell’ufficialità della sentenza romana la quale,
con l’apporto probatorio del Dottor Giuseppe Foti, sancì che la
verità fosse dalla parte del chimico romano.
Quella vera o quella
processuale?
Non me ne voglia, il dottor
Mariottini: anch’io conosco, sulla mia pelle, il gravare del dubbio.
La verità, molto spesso, non è quella stesa sui verbali da zelanti
“curatori”.
La verità, è solo un bene
personale, che si possiede dentro, a stretto contatto con il cuore.
Palesemente.
>>
g.b.
Lo
stesso Dr.
Giuseppe
Braghò ci segnala che il
Prof.
Alcherio Gazzera
era zio della prima moglie di Mariottini, morta in incidente
automobilistico con il figlioletto Andrea di 1 anno, nel gennaio del
1973.
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POLEMICA MOSTRE: Capolavori a mare
22-02-2006
di Antonio Cederna
(Su
suggerimento di un nostro amico ri-pubblichiamo volentieri questo
testo di Antonio Cederna del 1956,
da "Il mondo", 30 ottobre 1956, ristampato in A. Cederna, Brandelli
d'Italia, Roma 1991, pp. 266-70.
I burocrati del ministero della Pubblica
Istruzione
decidono di trasportare in America 33 opere di pittura dei nostri
musei
«in cassoni stagni appositamente costruiti».
Un caso insigne di quella «stolta mania di trainare le opere d'arte
lontano dalle loro sedi proprie»,
scrive Roberto Longhi.
...I due capolavori della
scultura greca del quinto secolo avanti Cristo, i Bronzi di Riace,
hanno corso il rischio di essere trasportati, come feticci
pubblicitari, alle Olimpiadi di Los Angeles del 1984...
|
| Per sdrammatizzare la
lettura di questa delicata inchiesta,
vediamo alcuni
deprimenti usi commerciali
dell'immagine dei Bronzi di Riace:


L'uovo reggino.

Fumetti porno SUKIA .

http://www.badolato.info/gilbotulino/musica/ideologia.asp

Carpentieri profumi.

Zecca privata di Roma

PANORAMA 1981

EPOCA 1981

© Fonderia Del Chiaro, Pietrasanta (Lu)
- Italia. Ditta Arrighini, Pietrasanta (Lu) - Italia.
|
Il
17 agosto 1972 i ragazzi denunciarono il ritrovamento della statua.
Secondo questa
ipotesi il Mariottini avendo notato di essere stato al centro della loro
attenzione, non poté fare a meno di denunziare la cosa, recandosi (sostiene)
il 17 mattina alla Soprintendenza di Reggio Calabria, distante un centinaio
di Km. Perché non farlo subito e al paese di fronte presso qualunque
Autorità ?
A questa e ad
altre domande cerca di far luce il libro “I BRONZI - le altre
verità”di Giuseppe Braghò che pubblica nella completezza anche i
documenti visionati per primo nell’Archivio Storico presso il Museo di
Reggio Calabria.
In
data 20/11/2006 il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, a firma
del Capo Gabinetto ad interim Prof. Giuseppe Proietti, ha comunicato al
Sig. Giuseppe Braghò che <<In riferimento all’esposto pervenuto
in data 13/11/06 per il tramite del Gabinetto del Ministro… sono stati
già interessati i competenti Uffici ministeriali>>.
cliccare sull'immagine
x ingrandirla. In
seguito al successivo invio al Ministero – da parte del ricercatore e studioso
Giuseppe Braghò - di alcuni dei documenti più “scottanti”, il Ministro
Francesco Rutelli “alza il tiro” rispedendoli alla Procura Generale della
Repubblica di Catanzaro per competenza d’indagine e al Nucleo Tutela Patrimonio
Culturale dei Carabinieri, i quali su espresso mandato del vice Premier
sono entrati subito in campo, decisi a far piena luce sui tanti “misteri”
dei Bronzi di Riace. Evidentemente, dai documenti analizzati, si evince
che di trasparenza, nella storia “pubblica” delle famose statue ce ne
sia stata ben poca. |