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<< Bronzi di Riace >>

16 agosto 1972 - 16 agosto 2008

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COMUNE DI RIACE

GRUPPO CONSILIARE DI MINORANZA

INTERPELLANZA CON RICHIESTA DI RISPOSTA SCRITTA E/O IN AULA


Al Sindaco

Alla Giunta

del Comune di RIACE



Oggetto: Valorizzazione dei Bronzi di Riace.


Il sottoscritto Antonio TRIFOLI consigliere comunale del gruppo consiliare di minoranza;


premesso che nelle acque del mare antistanti il nostro territorio sono state rinvenute nell’agosto del 1972 le due meravigliose statue bronzee di dimensioni leggermente superiori al vero (altezza: 205 cm e 198 cm), di provenienza greca o magnogreca o siceliota, databili al V secolo a.C. pervenute in eccezionale stato di conservazione, oggi in tutto il mondo conosciute come BRONZI DI RIACE;


che ,dopo il restauro effettuato a Firenze e dopo la breve esposizione al Quirinale voluta dall’allora presidente della Repubblica Pertini, sono dal 1981 custodite ed esposte nel Museo archeologico di Reggio Calabria;

che le vicende relative alla loro scoperta non sono mai state chiarite ed ha visto la diatriba tra il sub romano Stefano Mariottini e i nostri concittadini Cosimo ed Antonio Alì, Peppe Sgrò e Domenico Campagna all’epoca dei fatti ragazzini;

che lo studioso vibonese prof. Giuseppe Braghò, con il suo libro dossier “Facce di Bronzo”, ha aperto un velo sulla scoperta dei Bronzi raccogliendo una serie di prove, documenti inediti e sconcertanti, che dimostrerebbero come Stefano Mariottini, scopritore “ufficiale” delle statue e percettore del cospicuo premio di rinvenimento, e – insieme a lui – il Soprintendente - avrebbero organizzato una messa in scena al fine di occultare la verità a danno dei 4 ragazzini di Riace.

che ha in questi giorni lo stesso prof. Braghò ha inoltrato alla Procura della Repubblica di Roma un dettagliato esposto che potrebbe riaprire il caso in merito alle misteriose vicende della scoperta dei Bronzi;

che il nostro comune non ha mai avuto una giusta valorizzazione dai BRONZI;

considerato che le politiche di questa amministrazione comunale riguardo ai Bronzi sono assolutamente poche ed inefficaci con in più le dichiarazioni sconcertanti del sindaco che più volte in eventi ufficiali ha dichiarato che “a lui i Bronzi lo annoiano”;


interpella il Sindaco e tutta la Giunta Comunale per chiedere:

  1. Una maggiore attenzione su tutto ciò che riguarda i Bronzi poiché sono per la nostra comunità un vanto che fa conoscere il nome di Riace in tutto il mondo.

  2. Di sostenere con atto ufficiale il prof. Giuseppe Braghò che con le sue ricerche della verità sta rivalutando il nostro Comune;

  3. Di valorizzare finalmente il luogo di ritrovamento dei Bronzi poiche là dove sono state ritrovate quelle meraviglie dell’umanità non esiste niente che lo ricordi se non rovi ed arbusti e nemmeno una strada pubblica vi è per poter accedere.

  4. Di impegnarsi, chiedendo la collaborazione del Ministero dei Beni Culturali, della Regione e della Provincia, per costruire un museo permanente dove esporre tutto il materiale inerente alla scoperta , al restauro e a tutto ciò che riguardi i Bronzi con biblioteca annessa dove raccogliere tutto ciò che è stato scritto su di essi e che possa essere utilizzata dagli studiosi.

  5. Di istituire un Seminario Internazionale di archeologia subacquea, da compiersi con cadenza biennale, una Scuola Stabile di Archeologia subacquea, con istituzione di corsi specifici teorici e applicati e un Centro Nazionale Permanente di Studio e Protezione del Patrimonio Culturale Sommerso.

  6. Di intensificare e consolidare i rapporti con la città di Reggio Calabria e in particolare con il nuovo Museo Nazionale di Reggio Calabria dove saranno custoditi ed esposti i Bronzi una volta finiti i lavori di restauro.


In attesa di riscontro vogliate gradire i più cordiali saluti.

Riace 27 settembre 2012

consigliere comunale

Antonio Trifoli


Con l'inizio 2010 si sono viste e lette le prime polemiche

sulla trattazione delle "questioni dolenti" sui Bronzi di Riace...
 


Cliccare sul manifesto per leggerne il testo

 


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Egregio direttore,
ritengo azione democratica che il suo giornale (e non solo il suo)
debba ospitare più pareri intorno a un argomento magnifico quale i Bronzi di Riace
e i vari, appropriati e consolidati misteri ad essi legati.

Il problema sorge quando tali "pareri" sono esposti da chi tanto non può e non sa fare,
di là dei titoli altisonanti che coronano la propria carriera professionale.

In Italia (specie a Roma), per diventare Dottore è sufficiente parcheggiare.
Presso le nostre contrade, carriere universitarie, cattedre di Storici e troni fiammanti di epigoni Leonardeschi
sono appena appena dietro l'angolo.
O no?
Prima di sentenziare, bisognerebbe applicarsi.
Con serietà, soprattutto. Sic transit gloria mundi.  
Buon lavoro,  

giuseppe braghò

 

 

Lunedì 7 settembre 2009 alle 23.35 su RAI 1

si è parlato del ritrovamento dei Bronzi di Riace,

nel servizio "Facce di bronzo" di Antonella Delprino,

nel corso dell'ultima puntata della rubrica "E la chiamano estate"

diretta da Michele Cucuzza.

 

"E la chiamano estate", di Michele Cucuzza, parla dei Bronzi di Riace

http://www.rai.it/dl/raiuno/programmi/ContentItem-58ba0e0b-0116-4c95-914f-3077ffa10f16.html

 

 

 

Riflessioni sui bronzi di Riace


 

Riflessioni sui Bronzi di Riace


Sabato 16 maggio 2009 ha avuto luogo a Riace

una giornata di studi dedicata alle “Riflessioni sui Bronzi di Riace”.

 

 

            Un’occasione importante e straordinaria per approfondire le conoscenze sul ritrovamento delle due Statue avvenuto nel 1972 sul fondale antistante le spiagge della località calabrese, ma anche un avvenimento unico nel suo genere per la presenza e il contributo di studiosi noti a livello internazionale per i loro studi nel campo dell’archeologia e della storia dell’arte.

            La giornata è stata voluta e organizzata dall’Università della Calabria con il supporto della  Pro loco di Riace, che dalla sua nascita si occupa della valorizzazione del territorio attraverso lo studio e la conoscenza dei Bronzi e con il contributo dell’Associazione Liberamente, i cui esponenti sono intervenuti evidenziando come la straordinaria scoperta delle due Statue abbia portato lustro alla città calabrese e come tanto ancora ci sia da fare per lo sviluppo locale del territorio.

 

 

            I lavori, coordinati dalla D.ssa Greco, Soprintendente per i Beni archeologici della Calabria, sono stati aperti dal prof. Mario Torelli, professore ordinario di Archeologia e Storia dell’arte Greca e Romana presso l’Università di Perugia, che ha ripercorso gli ultimi trent’anni di storia relativa ai Bronzi, dal loro ritrovamento, alle diverse ipotesi che sono state avanzate sulla loro origine e rappresentazione.

 

 

            Lo studio è proseguito con l’intervento del prof. Roma, ordinario di Archeologia cristiana e medievale e Direttore del Dipartimento di Archeologia e Storia delle Arti presso l’Università della Calabria, che ha basato il suo intervento sull’importanza che ricopre lo spostamento che la costa ionica interessata ha avuto nella formulazione delle ipotesi sulle origine delle due Statue e sulla probabile linea di continuità che unisce le due Statue e la venerazione, sul territorio, dei Santi Medici Cosma e Damiano.

 

 

            Interessante è stata anche la relazione della prof.ssa Caltabiano, ordinario di numismatica presso l’Università di Messina, che ha trattato la storia e messo in risalto le diversità tra i Dioscuri e i guerrieri con e senza elmo attraverso le raffigurazioni iconografiche e numismatiche pervenuteci grazie ai ritrovamenti archeologici, ricollegandosi alle ipotesi sulle rappresentazioni delle Statue che evidentemente indossavano un elmo o adornavano comunque il capo.

 

 

            I diversi contributi allo studio sui Bronzi e alle nuove ipotesi circa la loro origine e provenienza, sono stati intervallati dai saluti dell’ Ass. regionale al Bilancio Demetrio Naccari Carlizzi, che ha sottolineato la necessità di ulteriori finanziamenti alla ricerca e agli studi archeologici in Calabria, per lo sviluppo della regione e, in questo caso particolare, soprattutto per la città di Riace che ha avuto davvero poco o niente da queste due statue patrimonio dell’umanità .

 

 

            Dopo la pausa pranzo i relatori hanno proseguito nei loro interventi grazie al contributo del prof. Marino, Direttore del museo Archeologico di Crotone, che ha trattato il tema delle cave greche, delle isole scomparse e dell’antica linea di costa nel territorio di Crotone.

 

 

            ll prof. Bartoli, Direttore per l’Italia delle attività di ricerca archeologica subacquea presso la Fondazione ProMare-USA, ha riportato le esperienze di quattro stagioni di ricerca Italo Americana in Calabria.

 

 

Ha concluso i lavori il prof. Paoletti, della facoltà di Archeologia e Storia dell’Arte Greca e romana presso l’università della Calabria e di Pisa.

 


 

 

            La giornata studio di Riace ha  apportato un importante valore aggiunto alla storia del ritrovamento e dell’origine dei due Bronzi, auspicando che la ricerca non si fermi qui ma che continui a sollevare dubbi e a dare risposte certe su queste due opere di incredibile fascino e di superba bellezza che il destino ha voluto che fossero protagoniste dei nostri tempi.

 

Per ulteriori informazioni: proloco.riace@libero.it


 

 

http://www.touringclub.it/istituzione/Sett_Cult_09_Progr.asp


Martedì 21 aprile 2009, alle ore 17

Presentazione del libro "Facce di Bronzo - personaggi e figuranti a Riace".

Sarà presente l'autore Giuseppe Braghò.

Intervengono: Domenico Romano Carratelli, Gilberto Floriani, Franco Colosimo, Pantaleone Sergi

Introduce e coordina: Giovanni Bianco

In collaborazione con il Sistema Bibliotecario Vibonese,
Associazione Bibliofili Vibonese
e l'Associazione Turistica Pro Loco di Nicotera.

Museo diocesano di arte sacra - piazza duomo 10 NICOTERA (VV)
 
Informazioni: 368.7473311
 

 

 


Giovedì 23 ottobre 2008 alle ore 18, il Prof. Giuseppe Braghò presenta FACCE DI BRONZO

 

http://www.reggiotv.it/news.php?id=4810&categoria=2

http://www.nuovacosenza.com/cs/08/ottobre/bronzidiriace.html

http://www.telereggiocalabria.it/notizie/4-cultura/14244-i-misteri-dei-bronzi-di-riace.html

http://www.strill.it/index.php?option=com_content&view=article&id=25464:bronzi-riace-testimone-metalli-in-mare-scoperti-da-americano&catid=1:ultime&Itemid=97

Il mare al largo di Riace, dove 35 anni fa furono ritrovati i Bronzi, riserva ancora delle sorprese e delle misteriose presenze metalliche.

La presenza di metallo in fondo al mare fa ipotizzare che i due Bronzi di Riace, ora custoditi nel Museo di Reggio Calabria,
non erano soli ma potrebbero essere appartenuti ad un gruppo più ampio di statue.

A scoprire la presenza di metallo nei fondali marini al largo di Riace fu un magnate americano, George Robb,
nel corso di una spedizione marittima fatta nell'agosto del 2004.

A quelle ricerche, ufficialmente finalizzate ad individuare porti ed approdi magnogreci,
partecipò anche un sommozzatore di Cropani, Franco Colosimo, che, dopo la pubblicazione del libro 'Facce di Bronzo'
(Pellegrini editore) ha contattato l'autore del volume, il ricercatore vibonese Giuseppe Braghò,
per raccontargli quanto avvenne a bordo dell'imbarcazione.

"Nell'agosto del 2004 - ha raccontato Colosimo - il magnate americano George Robb effettuò una spedizione marittima alla ricerca dei porti
e degli approdi magnogreci. Quando la spedizione arrivò al largo di Riace furono rilevate delle anomalie metalliche.

A bordo della nave erano tutti molto eccitati. Con noi c'era anche uno studente universitario che era anche carabiniere il quale scese in fondo al mare con Robb". Colosimo ricorda inoltre che "mentre i due stavano cercando di capire di cosa si trattava, e mentre Robb, con una particolare apparecchiatura,
stava individuando il tipo di materiale nascosto dalla sabbia, il carabiniere-studente quasi gli impose di rientrare.
Robb, visibilmente infuriato da quanto era accaduto decise di abbandonare le ricerche e non rivelò a nessuno le coordinate precise delle sue ricerche".

Nel libro scritto da Braghò si ricostruisce, attraverso alcuni documenti, la presunta sparizione di alcuni oggetti appartenuti ai due Bronzi. In particolare una delle due statue era dotata di uno scudo del quale non si è mai avuto nessuna traccia.

Recentemente il ricercatore vibonese ha diffuso una foto, scattata poche ore dopo il ritrovamento delle statue,
dalla quale si intravede il maniglione dello scudo.

Dell'oggetto, dopo il restauro delle statue, si sono perse le tracce.

La testimonianza di Colosimo è stata raccolta da Barghò il quale ha rivolto un invito al Ministero della Cultura
ad approfondire le ricerche al largo di Riace.

"Potrebbe essere - ha detto Braghò - che quelle anomalie metalliche appartengano a dei rifiuti.
Ma potrebbe essere anche che ci siano altre statue o altri reperti.
E' per questo motivo che ho sollecitato il Ministero a fare ricerche approfondite.
Da un colloquio con un funzionario del Ministero, però,
mi è stato detto che non ci sono in fondi necessari per avviare una campagna di ricerca in mare.
Mi sono offerto di finanziare in prima persona gli scavi.
Ora staremo a vedere cosa mi risponderà il Ministero".

To contact me:

Mr. George A RObb

1308 NE Parvin Rd., Aprt 14-304
Kansas City, MO 64116
(816) 454-8294
 

 

 


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Arte, cultura, intrattenimento


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BRONZI RIACE:TESTIMONE,METALLI IN MARE SCOPERTI DA AMERICANO
 

(ANSA) - COSENZA, 24 OTT -

Fu un magnate americano, George
Robb, a scoprire nell'agosto del 2004  la presenza di anomalie
metalliche nella zona dove, al largo della costa di Riace, 35
anni fa vennero ritrovati i Bronzi.

   La rivelazione e' stata fatta da un sommozzatore, Franco
Colosimo, che era a bordo dell'imbarcazione che effettuo' le
rilevazioni marittime.

   Colosimo e' intervenuto a Cosenza alla presentazione del
libro 'Facce di Bronzo' scritto dal ricercatore vibonese
Giuseppe Bragho' ed edito dalla 'Pellegrini'.

   ''Nell'agosto del 2004 - ha raccontato Colosimo - il magnate
americano George Robb effettuo' una spedizione marittima alla
ricerca dei porti e degli approdi magnogreci. Quando la
spedizione arrivo' al largo di Riace furono rilevate delle
anomalie metalliche. A bordo della nave erano tutti molto
eccitati. Con noi c'era anche uno studente universitario che era
anche carabiniere''.

   Colosimo ha poi raccontato che ''Robb decise di scendere in
mare per vedere di cosa si trattava e, mentre stava per
individuare il tipo di metallo, lo studente-carabiniere che era
con lui quasi gli impose di rientrare. Robb decise di
abbandonare le ricerche senza mai aver rivelato a nessuno le
coordinate precise delle sue ricerche''.(ANSA).
 
LE

24-OTT-08 16:40 NNNN
 


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BRONZI RIACE: DAL MARE SORPRESE E MISTERIOSI METALLI / ANSA
TESTIMONE RACCONTA SCOPERTA MAGNATE AMERICANO A LARGO CALABRIA

(di Massimo Lapenda)

(ANSA) - COSENZA, 24 OTT -

Il mare al largo di Riace, dove 35 anni fa furono ritrovati i Bronzi, riserva ancora delle sorprese e delle misteriose presenze metalliche. La presenza di metallo in fondo al mare fa ipotizzare che i due Bronzi di Riace, ora custoditi nel Museo di Reggio Calabria, non erano soli ma potrebbero essere appartenuti ad un gruppo piu' ampio di statue.

   A scoprire la presenza di metallo nei fondali marini al largo
di Riace fu un magnate americano, George Robb, nel corso di una
spedizione marittima fatta nell'agosto del 2004. A quelle
ricerche, ufficialmente finalizzate ad individuare porti ed
approdi magnogreci, partecipo' anche un sommozzatore di Cropani,
Franco Colosimo, che, dopo la pubblicazione del libro 'Facce di
Bronzo' (Pellegrini editore) ha contattato l'autore del volume,
il ricercatore vibonese Giuseppe Bragho', per raccontargli
quanto avvenne a bordo dell'imbarcazione.

   ''Nell'agosto del 2004 - ha raccontato Colosimo - il magnate
americano George Robb effettuo' una spedizione marittima alla
ricerca dei porti e degli approdi magnogreci. Quando la
spedizione arrivo' al largo di Riace furono rilevate delle
anomalie metalliche. A bordo della nave erano tutti molto
eccitati. Con noi c'era anche uno studente universitario che era
anche carabiniere il quale scese in fondo al mare con Robb''.

   Colosimo ricorda inoltre che ''mentre i due stavano cercando
di capire di cosa si trattava, e mentre Robb, con una
particolare apparecchiatura, stava individuando il tipo di
materiale nascosto dalla sabbia, il carabiniere-studente quasi
gli impose di rientrare. Robb, visibilmente infuriato da quanto
era accaduto decise di abbandonare le ricerche e non rivelo' a
nessuno le coordinate precise delle sue ricerche''.

   Nel libro scritto da Bragho' si ricostruisce, attraverso
alcuni documenti, la presunta sparizione di alcuni oggetti
appartenuti ai due Bronzi. In particolare una delle due statue
era dotata di uno scudo del quale non si e' mai avuto nessuna
traccia. Recentemente il ricercatore vibonese ha diffuso una
foto, scattata poche ore dopo il ritrovamento delle statue,
dalla quale si intravede il maniglione dello scudo.

Dell'oggetto, dopo il restauro delle statue,
si sono perse le tracce.


 La testimonianza di Colosimo e' stata raccolta da Bargho' il

quale ha rivolto un invito al Ministero della Cultura ad
approfondire le ricerche al largo di Riace.

   ''Potrebbe essere - ha detto Bragho' - che quelle anomalie
metalliche appartengano a dei rifiuti. Ma potrebbe essere anche
che ci siano altre statue o altri reperti. E' per questo motivo
che ho sollecitato il Ministero a fare ricerche approfondite. Da
un colloquio con un funzionario del Ministero, pero', mi e'
stato detto che non ci sono in fondi necessari per avviare una
campagna di ricerca in mare. Mi sono offerto di finanziare in
prima persona gli scavi. Ora staremo a vedere cosa mi
rispondera' il Ministero''. (ANSA).
 


 

IL MISTERO DELLA STATUA SPARITA

 


Il Sovrintendente Pietro Giovanni Guzzo sui Bronzi di Riace © Luca Pagni, Napoli 15 ottobre 2008

 


Folco Quilici parla anche dei Bronzi di Riace © Luca Pagni, Roma 26 settembre 2008

 

 
http://www.iniziativameridionale.it/agenzia.asp?Id=7485

Agenzia del: mercoledì 8 ottobre 2008

Fonte: AGIM

RIACE: IL MISTERO RESISTE 

La documentata ipotesi che i “bronzi di Riace” fossero tre e non due è sostenuta da molti indizi: tra i quali la sparizione di scudi, elmi e lance dei due bronzi ufficialmente ritrovati. L’attuale Soprintendente di Pompei,Giovanni Guzzo, in un rapporto ufficiale, descrisse due elmi, mai però ritrovati. Non si esclude che ci sia stato un colossale “furto su commissione da parte di un museo americano. Da Carabinieri e Magistratura si attende ormai una parola definitiva. Ed anche il comune di Riace, depredato dai due bronzi, potrebbe dire a voce forte e chiara, la sua.
 

 

 
   Venerdì 26 settembre 2008 a Roma

 nel Palazzetto Mattei sede Società Geografica Italiana
 che conferiva il Premio Navicella alla carriere di Folco Quilici,
 il reporter romano Luca Pagni
 ha carpito un prezioso impegno del Ministro Sandro Bondi,
 circa le verifiche da farsi
 sul possibile trafugamento di parti dei Bronzi di Riace,
 come denunciato dal Prof. Giuseppe Braghò di Vibo Valentia.




 

 
   Il 2 agosto 2007 nel corso di una conferenza stampa al M.I.B.A.C.,
 il Ministro per i Beni Culturali e Vicepresidente del Consiglio
 Francesco Rutelli, risponde al reporter romano Luca Pagni
 sulle indagini giudiziarie in corso volte a verificare
 il possibile trafugamento di parti dei Bronzi di Riace,
 come denunciato dal Prof. Giuseppe Braghò di Vibo Valentia.


Eventuali commenti dei lettori ai due video
potranno essere pubblicati sul Blog di Vanity Fair: http://bronzidiriace.style.it/

 
 

 

 
http://www.photographers.it/view_news.php?id=292

 

http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/inbreve/visualizza_new.html_765023421.html

2008-09-24 13:33
 

BRONZI DI RIACE: IN UNA FOTO PEZZO DELLO SCUDO MANCANTE 


di Massimo Lapenda

REGGIO CALABRIA - Diventa sempre più intricata e misteriosa la vicenda del ritrovamento dei Bronzi di Riace. Una fotografia, scattata il giorno del recupero delle statue, dimostrerebbe, secondo il ricercatore vibonese, Giuseppe Braghò, l'esistenza di uno scudo che però non è stato mai trovato. La fotografia amatoriale è stata esposta nel corso di una mostra svoltasi quest'estate a Riace ed organizzata dalla Pro Loco.
 


http://www.photographers.it/view_news.php?id=239

Nel visionare le foto Braghò, autore di una ricerca e di un libro in cui si sostiene il furto di uno scudo e di una lancia appartenuti ai Bronzi, ha notato che dalla mano della statua cosiddetta 'Giovane' c'era un maniglione dello scudo che non è stato mai trovato. "Dalle foto - sostiene Braghò - si vede un oggetto che fuoriesce dalla mano sinistra del bronzo. E' facilmente intuibile che si tratta del maniglione dello scudo appartenuto alla statua e che non è stato mai ritrovato.

 

 


Dopo aver visto le foto della Pro Loco di Riace, scattate al momento del recupero delle statue,
mi sono recato al Museo di Reggio Calabria e tra gli oggetti esposti, trovati con i bronzi,
non c'é traccia di quell'oggetto che si vede nella fotografia".

Da diverso tempo Braghò, autore di due libri nei quali si sostiene il furto di oggetti
appartenuti ai Bronzi di Riace, sostiene anche che le statue erano tre e non due.

A suffragare questa tesi, secondo il ricercatore vibonese,
c'é una relazione fatta al momento del ritrovamento delle statue al largo delle acque di Riace.


 


 

Si noti anche che Stefano Mariottini, denuncia che le statue

"...si conservano perfettamente, modellato pulito, privo di oncrostazionievidenti..."
 


Bronzo A: appena recuperato.

Non corrisponde con la descrizione fatta nella denuncia di Stefano Mariottini...

Mariottini si riferiva, forse ad una terza statua ?


Bronzo A: prima fase restauro a Reggio Calabria.
Mariottini descrisse uno scudo, al braccio di Tideo.
 

Dove si trova l'elmo ?


 

 

 "Nella relazione - aggiunge - si fa riferimento ad un gruppo di statue. Se fossero state solamente due avrebbero sicuramente indicato il numero preciso. E sempre nella stessa relazione vengono descritte i due Bronzi e viene scritto esplicitamente che era presente uno scudo sul braccio sinistro di una delle due statue. A supportare la tesi del furto degli oggetti appartenuti ai bronzi c'é anche la testimonianza di una donna che ho raccolto ed i cui contenuti ho diffuso nel mio ultimo libro". Sulla vicenda del presunto furto di oggetti appartenuti ai Bronzi di Riace è stata avviata anche una indagine compiuta dai carabinieri del nucleo tutela patrimonio artistico. L'attività investigativa, nata dalle ricerca di Braghò, non ha portato, almeno per il momento, a nessun esito.
 

Così il settimanale OGGI intitolava l’articolo
> di Pino Aprile
a pagina 82 del n. 40 del 7 ottobre 1981.

     
 

Sia  nel libro che nel dossier la scoperta dei Bronzi di Riace figura contesa tra Stefano Mariottini [chimico romano della Selenia ed esperto subacqueo. Su incarico della Soprintendenza della Calabria collabora nelle ricerche archeologiche subacquee fino al ritiro della delega da parte della dottoressa Anna Lisa Zarattini (subentrata alla dottoressa Elena Lattanzi nel 2005) soprintendente reggente a Reggio Calabria fino al 2 agosto 2006] e 4 ragazzi di Riace Marina: Cosimo e Antonio Alì, Domenico Campagna e Giuseppe Sgrò.

Quest’ultimo dichiara di essere stato chiamato in caserma, dai Carabinieri,  
per riferire tutto ciò che sapeva su elmo, scudi, lancia e quanto altro dei Bronzi non era stato rinvenuto.

Disse “Cercavano riferimenti tra oggetti spariti dal mare ed il rapimento di Paul Getty junior: cosa c’entro, io, con questa storia?”. A stretto giro interviene Domenico Campagna: “Se manca della roba, l’hanno presa loro, i Carabinieri! Semplicemente chi era a guardia del posto poteva avvicinarsi. Il mare, dopo la nostra denuncia, era sorvegliato giorno e notte: si davano il cambio, le varie forze dell’ordine. Forse, se qualcosa sparì, è stato portato via prima, tra il momento della scoperta e quello della denuncia. Ne saranno passati non più di due, di giorni. Deve sapere che il mare era un po’ mosso, dopo il nostro avvistamento delle Statue, e per un po’ di tempo l’acqua era torbida, non si vedeva bene, e ciò ha cagionato che noi siamo ritornati ancora una volta, la mattina del diciassette agosto, prima di recarci alla Guardia di Finanza di Monasterace per comunicare il tutto, dopo aver segnato il posto con una ciambella gialla e rossa, avuta dalla cuginetta di Peppe Sgrò. Tenga anche conto che eravamo dei ragazzi, non tanto pratici quanto Mariottini: lui aveva perfino la muta! Chi l’aveva mai vista, quell’attrezzatura?”

Ma l’acqua della ricerca si fa ancora più torbida quando nel libro I BRONZI - le altre verità” a pagina 13 si legge che Cosimo Alì il 16 agosto 1972 notò in acqua, a qualche centinaio di metri e di fronte la tenda, galleggiare un palloncino da sub, non capendo  perché il Mariottini marcasse questo spazio… come  se “avesse visto qualche preda importante” ... "Non è pesce e neanche carne... somiglia ad una statua...".
La stessa sera i ragazzi notarono il Mariottini che cercava di ripescare qualcosa ma finì per fondere il motore facendo un grande frastuono.

 

 

 

 Magazine del Corriere della Sera, 18 settembre 2008, pagina 112
Magazine, Il Corriere della Sera, 18 settembre 2008, pag. 112

 


http://www.calabriaora.it/ venerdì 22 agosto 2008

 

 
http://www.melitoonline.it/index.php/home/Calabria/Riace/Prima-Pagina/Riace

I Bronzi di Riace sono una coppia di statue bronzee, di provenienza greca o magnogreca, databili al V° secolo a.C.
e pervenute in eccezionale stato di conservazione.
Le due statue, rinvenute nel 1972, sono considerate tra i capolavori scultorei più significativi del periodo ellenico
e tra le poche testimonianze dei grandi maestri scultori della Grecia classica.
La loro unicità è dovuta anche al fatto che sono pochissime al mondo le statue in bronzo greche pervenute intatte fino ai giorni nostri e, fra tutte, sono le più belle e meglio conservate.
Anche per questo motivo l’Unesco li ha dichiarati Patrimonio dell’Umanità.
I Bronzi si trovano al Museo Nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria
dove nel corso degli anni sono diventati uno dei simboli del museo e della città stessa.

Riace (RC): 02/05/2008
 

 

 
http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getintervento&id=514

http://www.2duerighe.com/rubriche.php?ID=3854&IDRubrica=21&settore=news&Art=vs

http://www.comunicati.net/comunicati/arte/varie/60031.html


Facce di bronzo
personaggi & figuranti a Riace
 

Il libro sarà presentato alla stampa

presso la sede della Pellegrini Editore

giovedì 24 luglio 2008 alle ore 11

via De Rada 67/c 87100 Cosenza

INFO al tel. 0984. 795065

 


http://www.pellegrinieditore.it/Index.html

http://www.pellegrinieditore.it/FMPro?-db=prodotti.FP5&-format=detail.htm&-token=12586764&-lay=CGI&OrdinaH=2&-find

 

COMUNICATO STAMPA

  Il Prof. Giuseppe Braghò ha completato “Facce di bronzo – personaggi & figuranti a Riace”.

Il volume edito da Luigi Pellegrini Editore di Cosenza
sarà distribuito in libreria dal prossimo 15 luglio 2008

  Un credibile atto d’accusa fondato soprattutto su una considerevole quantità d’inediti e sconcertanti documenti indagati presso l’Archivio Storico del Museo Nazionale Archeologico di Reggio Calabria, che fanno risaltare senza veli l’inattendibilità di Stefano Mariottini, scopritore “ufficiale” delle statue, del Soprintendente Giuseppe Foti e di personaggi vicini ai due primi attori. Altre insospettabili figure, appartenenti alla Cultura di Stato, avrebbero per varie ragioni partecipato alla “messa in scena”. Il subacqueo romano incassò - prove alla mano - il premio di rinvenimento grazie a un espediente. Giuseppe Braghò riferisce i particolari resi dalla supertestimone (la quale ha già deposto presso il Magistrato inquirente di Locri) presente al momento del furto di scudo e lancia appartenuti ai Bronzi.  

  Ancora, racconta dei rapporti intercorsi con il Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale e con affermati giornalisti “inviati” per intervistarlo, senza tuttavia pubblicarne in seguito le dichiarazioni rilasciate: si suppone che in realtà ci fossero i Servizi dietro alcuni cronisti, “delegati” a carpire i segreti del ricercatore, il quale a ogni buon conto non ha “esposto” le riservatezze originate da due anni di personali investigazioni. L’ipotesi che qualcosa d’importante relativa ai Bronzi di Riace possa essere custodita presso un’impenetrabile residenza americana prenderebbe rilievo. Intrighi che avrebbero visto coinvolti, oltre Paul Getty e Jiri Frel, curatore del Museo di Malibu, i vertici dell’ENI di quegli anni. Il Presidente Sandro Pertini, secondo il giornalista della RAI Franco Bruno era a conoscenza della sconcertante vicenda: cosa spinse il Quirinale al silenzio? L’autore traccia il secondario ruolo della ‘ndrangheta, presunta responsabile della vendita di alcuni reperti trafugati.

  Braghò riporta, fin nei minimi dettagli, le singolari relazioni intercorse con il Consigliere culturale del Ministro e l’imbarazzo dello stesso per l’enigmatica situazione di esponenti istituzionali coinvolti – a titoli diversi – nella vicenda.     Comunica, ancora, il buon esito dei preliminari d’indagine svolti dal professor Claudio Mocchegiani Carpano - direttore dello STAS - sulle famose “anomalie metalliche” presenti nelle adiacenze del ritrovamento delle due celebri statue, prospezioni caldeggiate dall’autore della dirompente inchiesta presso l’ex Ministro e preludio di prossimo scavo mirato. Lo studioso critica il “consiglio” del Consigliere di Rutelli: riferire alla Stampa la conferma dell’esistenza delle anomalie avrebbe causato il blocco delle ricerche. Perché il veto? Chi o cosa bisognava proteggere? Perché il Mibac ha eretto un muro di silenzio? Il mare di Riace restituirà altre statue scampate ai furti? Chi ha il terzo Bronzo, scomparso, per come si deduce dai documenti restituiti dall’Archivio del Museo di Reggio Calabria? Perché Stefano Mariottini si rifiuta di fornire spiegazioni? “Parlerò solo con i giudici e i Carabinieri”, afferma. Quali segreti mantiene ancora gelosamente Giuseppe Braghò? E’ lo stesso a comunicare che, per prudenza, custodisce intriganti informazioni riservate. Come si regolerà con l’intricata vicenda il neo Ministro Sandro Bondi, al quale lo studioso vibonese ha chiesto un incontro “senza veli e proibizioni”? Un autentico giallo, con reali possibilità di clamoroso epilogo.

Vibo Valentia, 26 giugno 2008

http://www.calabrianotizie.it/2008/07/14/il-prof-giuseppe-bragho-ha-completato-%e2%80%9cfacce-di-bronzo-%e2%80%93-personaggi-figuranti-a-riace%e2%80%9d-il-volume-edito-da-luigi-pellegrini-editore-di-cosenza-sara-distribuito-in-libreria/#comment-668

 

 


settimanale Panorama n. 31 del 31 luglio 2008

 


settimanale VERO n. 32 del 9 agosto 2008

 

 
http://www.leggimi.eu/internazionale/giochi-del-mediterraneo-impossibilitati-i-bronzi-di-riace-verra-un-reperto-et-2.html
 
GIOCHI DEL MEDITERRANEO:IMPOSSIBILITATI I BRONZI DI RIACE,VERRA' UN REPERTO ETRUSCO
 
giovedì 12 giugno 2008
 
Il Ministro per i beni culturali Bondi, mettera' a disposizioone del comitato organizzatore dei Giochi del Mediterraneo un preziosissimo reperto etrusco del V Sec. a.C. poiche' l'ipotesi dei Bronzi di Riace non e' percorribile per l'impossibilita' del loro spostamento dalla sede attuale. Lo ha comunicato lo stesso ministro all'on. Sabatino Aracu, Presidente di Pescara 2009. L'iniziativa fa parte di un piu' ampio giro di incontri finalizzati a coinvolgere il Governo italiano in tutte le necessarie iniziative di sostegno a favore dei XVI Giochi del Mediterraneo - Pescara 2009.
In particolare, la discussione odierna e' stata incentrata sulle attivita' congiunte che - da qui all'anno prossimo, ossia a Giugno 2009 data di svolgimento dei Giochi -verranno svolte in sinergia fra Ministero della Cultura e Comitato Organizzatore. Il pregiato manufatto etrusco, raffigurante scene di competizioni sportive, e che era originariamente destinato a rappresentare l'Italia alle prossime Olimpiadi di Pechino, potra' essere esposto al pubblico, in Abruzzo, nel periodo di svolgimento di Pescara 2009.

 

 


Kiber Kroton

Rotte mediterranee per le culture dell’Innovazione

23-24 maggio2008

Crotone- Museo di Capocolonna

 Il convegno si presenta come innovativo format di comunicazione pubblica interattiva,
con un dibattito incalzato dal blog partecipativo www.kiberkroton.org
animato da giornalisti-discussant e alcuni studenti delle scuole crotonesi
che interverranno in una blogging area con la connessione wi fi.

Sabato 24 parteciperà all'immersione Settimio Cipriani
quattro volte campione del mondo di fotografia subacquea e tridente d'oro.

PROGRAMMA

Progetto Messiah: MEtodologie, Strumenti e Servizi Innovativi per l’ArcHeologia Subacquea.

ACCORDO DI PROGRAMMA QUADRO IN MATERIA DI RICERCA SCIENTIFICA

 

 

 

http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getintervento&id=487

http://forum.panorama.it/viewtopic.php?pid=109228

http://it.messages.news.yahoo.com/Notizie/Italia/threadview?m=tm&bn=ITN-IT-Mafia&tid=46&mid=46&tof=2&frt=2

http://www.eosarte.eu/index.php/cultura-e-arte-news/lo-scudo-dei-bronzi-di-riace-fu-venduto-per-6000-dollari.html

 

LETTERA APERTA

Al Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Direzione Generale per i Beni Archeologici - Servizio III

Responsabile Claudio Moccheggiani Carpano

Al Ten. Col. Raffaele Mancino
Comandante del Reparto Operativo Carabinieri
per la Tutela del Patrimonio Culturale

Al Col. Giovanni Pastore

Al Maresciallo Attili

Al Dr. Renzo Desimone
Resp.le Ufficio Stampa
Ministero per i Beni Culturali



Buongiorno a tutti,
sono Luca Pagni e curo la sezione Cultura per il sito Photographers.it

Vi invito a visitare la pagina web dedicata ai Bronzi di Riace
http://www.photographers.it/articoli/bronzidiriace.htm

Saremo ben lieti di ospitare un Vs. comunicato sulle verifiche e sulle ricerche fatte dal Ministero e dai Carabinieri per accertare i fatti riguardanti i Bronzi di Riace che sono Patrimonio dell'Umanita'.

Il sito www.photographers.it,
nato 6 anni fa,
ha c.a 124.000 utenti unici al mese
(oltre 4.000 al giorno)
per c.a 620.000 page view
(oltre 20.000 al giorno),
ha c.a 5.000 fotografi attivi
registrati con propri spazi
ed una newsletter quindicinale
con c.a 8.000 iscritti opt-in.

Da ottobre 2006 Photographers.it
rappresenta anche la sezione fotografia di www.leonardo.it

Cordiali saluti e auguri di buon lavoro.

LUCA PAGNI
Resp.le Cultura di Photographers
www.photographers.it/cultura/index.cfm


_________

http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/news_collection/awnplus_cultura/2008-05-21_121207014.html

http://www.reggiotv.it/news.php?id=3189

BRONZI RIACE: RICERCATORE, SCUDO VENDUTO PER SEIMILA DOLLARI

STORIA RICOSTRUITA IN UN LIBRO, C'E' ANCHE RUOLO 'NDRANGHETA

(ANSA) - REGGIO CALABRIA, 21 MAG -

Fu venduto ad un emissario americano di un importante museo per un importo di seimila dollari, a fronte dei venticinquemila chiesti, lo scudo appartenuto ad uno dei Bronzi di Riace e scomparso, insieme ad una lancia,
al momento del ritrovamento delle statue avvenuto nel 1972.

I particolari della vendita dello scudo sono contenuti nel secondo libro sui Bronzi di Riace scritto dal ricercatore
Giuseppe Bragho', che sara' pubblicato dalla casa editrice Pellegrini, in vendita nelle librerie a partire dal 23 giugno.

Sulla scomparsa della lancia e dello scudo e' attualmente in corso un'indagine dei carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Artistico, coordinata dalla Procura della Repubblica di Locri.

Nel libro di Bragho' si fa riferimento anche al fatto che lo scudo fu trattenuto da esponenti della 'ndrangheta che
successivamente lo vendettero, attraverso un intermediario, ad un museo americano che pago' la somma di seimila dollari. La vendita dello scudo - secondo quanto rivela il ricercatore vibonese - avvenne a Roma in un ristorante gestito da un cittadino americano.

''La 'ndrangheta - sostiene Bragho' - trattenne lo scudo che fu venduto in un secondo tempo, sempre tramite un intermediario, ad un importante museo americano. Un elmo fini' invece ad un archeologo ma su questa vicenda preferisco mantenere ancora il riserbo perche' sto facendo ancora delle verifiche''.

Bragho', nel corso delle sue ricerche, ha raccolto la testimonianza di una donna
che vide il ritrovamento dei reperti ed il furto dei due oggetti appartenuti ai Bronzi.

Il racconto della testimone e' stato acquisito anche dai carabinieri che indagano sulla vicenda.(ANSA).

LE

21-MAG-08 10:49

________________

http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/news_collection/awnplus_italia/2008-05-14_114223344.html

ZCZC668/SXR
Giustizia, Criminalità --> Criminalità Organizzata Arte, cultura, intrattenimento
R SPE S0B S41 QBXU

BRONZI RIACE:RICERCATORE,RUOLO 'NDRANGHETA SCOMPARSA REPERTI (ANSA)

- REGGIO CALABRIA, 14 MAG -

Anche le cosche della 'ndrangheta
ebbero un ruolo nella scomparsa di alcuni oggetti appartenuti ai Bronzi di Riace.

E' quanto emerge dal secondo libro del ricercatore vibonese, Giuseppe Bragho',
che sara' nelle librerie dal 23 giugno prossimo e che racconta le vicende relative al furto di uno scudo e di una lancia appartenuti ai Bronzi. Bragho', nel suo primo
libro, sostiene, attraverso documenti e testimonianze, che con i due guerrieri, trovati nel 1972 nelle acque di Riace, c'erano anche una lancia ed uno scudo e probabilmente anche un elmo.

Il ricercatore non esclude anche l'ipotesi dell'esistenza di una terza statua.

Sul presunto furto e' attualmente in corso una indagine dei Carabinieri del
nucleo di tutela patrimonio artistico che e' coordinata dalla Procura della Repubblica di Locri.

''La 'ndrangheta - afferma Bragho' - trattenne per se' semplicemente uno scudo che fu venduto in un secondo tempo, sempre tramite un intermediario. Un elmo ando' a un archeologo ma su questo ultimo argomento preferisco ancora mantenere un assoluto
riserbo perche' sto effettuando delle ulteriori veriche.

La 'ndrangheta si interesso' della cosa non potendo fare a meno di notare l'eccessivo interesse subacqueo che si svolgeva, sin dal febbraio del 1972,
proprio nel mare di localita' Agranci di Riace''.

Sulla scomparsa della lancia e dello scudo appartenuti ai Bronzi il ricercatore vibonese ha anche raccolto il racconto di una testimone, sentita anche dai magistrati di Locri, che vide il ritrovamento delle statue.

Il racconto della testimone e' contenuto nel nuovo di libro di Bragho'.

''Tutto inizio' - prosegue il ricercatore - per un fortuito episodio.

Nella rete di alcuni pescatori del posto rimase, infatti, impigliato qualcosa di strano che non era un pesce. Da quel momento, piu' e piu' persone si interessarono alla caccia al tesoro.

Ma quando ci fu l'intervento dei militari della Guardia di Finanza la 'ndrangheta non si occupo' piu' della vicenda.

Non era conveniente,infatti,avere tra i piedi i militari''.

(ANSA).

LE14-MAG-08 14:00 NNNN
 

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http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getarticle&id=41540

ZCZC143/SXR Arte, cultura, intrattenimentoR SPE S0B S41 QBXU

BRONZI RIACE: RICERCATORE; ALTRI REPERTI, INTERVENGA BONDI (ANSA)

- REGGIO CALABRIA, 13 MAG -

Delle anomalie metalliche, probabilmente dovute alla presenza di altri reperti archeologici, sono state riscontrate nei pressi della zona di ritrovamento dei Bronzi di Riace, avvenuta nell'agosto del 1972, nel corso di accertamenti compiuti dal Servizio Tecnico dell'Archeologia Subacquea del Ministero dei Beni Culturali.

A renderlo noto e' il ricercatore Giuseppe Bragho', che ha scritto un libro dal titolo 'I Bronzi: le altre verita''. Bragho', che sta per pubblicare la seconda parte del libro che sara' nelle librerie dal 23 giugno, ha denunciato anche la scomparsa di una lancia e di uno scudo appartenuti ai Bronzi.

Sulla vicenda e' in corso una indagine dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Artistico coordinata dalla Procura di Locri.

''Ho chiesto - ha detto Bragho' - un incontro con il neo Ministro Sandro Bondi affinche' vengano compiuti accertamenti piu' approfonditi al largo di Riace.
Le anomali metalliche riscontrate potrebbero essere dovute a dei rifiuti
ma non e' escluso che ci possano essere anche altri reperti archeologici.

E' indispensabile, quindi, che vengano compiute delle ispezioni marine
per accertare in modo inequivocabile di cosa si tratta''.(ANSA).


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http://www.corriere.com/viewstory.php?storyid=60777


(ANSA) - REGGIO CALABRIA, 2 LUG

Un testimone avrebbe assistito al furto
di alcuni materiali appartenuti ai Bronzi di Riace.

Il testimone, sulla cui identita' viene mantenuto il massimo riserbo,
e' stato individuato dal ricercatore vibonese Giuseppe Bragho' che nei mesi scorsi,
dopo una ricerca durata qualche anno, ha denunciato il furto di un elmo, di una lancia ed uno scudo appartenuti alle due statue.

Bragho' ha segnalato la testimone ai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico di Cosenza che stanno indagando sulla scomparsa dei reperti.

Il testimone, secondo quanto si e' appreso da Bragho', avrebbe assistito accidentalmente al recupero dei bronzi ed alla scomparsa di alcuni reperti.

Il racconto del testimone,che pare sia ricco di particolari utili per le indagini, e' stato acquisito dai carabinieri.

Nei mesi scorsi gli investigatori hanno acquisito dal ricercatore vibonese
una serie di fotografie e documenti dai quali emergerebbe che al momento del ritrovamento dei Bronzi di Riace, avvenuto 35 anni fa, con le due statue c'erano anche due scudi, una lancia e probabilmente anche un terzo 'guerriero' che pero' sono spariti.

La documentazione e' stata raccolta da Bragho' nel corso di ricerche compiute negli anni scorsi nell'archivio storico di Reggio Calabria.

''L'episodio raccontato dal testimone - ha detto il  ricercatore Vibonese -
non e' l'unico ad essere avvenuto.

Pare che i furti siano stati diversi, svolti da personaggi disparati''.

Nelle settimane scorse Bragho' e' stato ricevuto da Silvana Rizzo, consulente culturale del Ministro Rutelli.

''Concretamente nel corso dell'incontro - ha aggiunto Bragho' - e' stato proposto un imminente, successivo incontro tra i vertici nazionali inquirenti finalizzato a fare il punto sulla vicenda. Tra l'altro mi hanno risposto positivamente alla richiesta
sulla pronta disponibilita' di una nave scientifica da ricerca, missione finalizzata ad analizzare la qualita' delle 'anomalie metalliche riscontrate nel 2004 nelle
adiacenze delritrovamento dei Bronzi e mai finora approfondite''.(ANSA).

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http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getarticle&id=27672

http://www.calabrialinks.net/portal/modules.php?name=News&file=print&sid=96

Vibo Valentia, 16 feb. (Apcom) -

Lancia e scudo di uno dei due Bronzi di Riace furono venduti a emissari del museo
Getty di Los Angeles. Questa la testimonianza del giornalista Rai Franco Bruno in una intervista pubblicata oggi da Il Quotidiano della Calabria.

La storia dei Bronzi è tornata d'attualità da qualche tempo, dopo che il Ministero dei Beni Culturali ha deciso di interessarsi ad un libro-dossier ("I Bronzi- l'altra
verità") scritto da uno studioso calabrese, Giuseppe Braghò.

Secondo il Quotidiano, qualche settimana fa il Ministro Rutelli avrebbe anche trasmesso il dossier alla Procura.

Bruno, nell'intervista, afferma che nel 1981 incontrò un mediatore di reperti, il quale affermava di aver trafugato uno scudo ed una lancia di uno dei Bronzi. A Bruno, il mediatore fece vedere due fotografie, una dello scudo ed una della lancia, affermando di averli trafugati e poi offerti agli emissari del museo Getty.

"Una volta trasmessi i servizi- ricorda Bruno al Quotidiano- scoppiò l'inferno".

Il giornalista fu convocato da un giudice e formalmente indagato dopo la deposizione.

"L'avvocato - ricorda ancora - è riuscito a convincere il giudice sul fatto che non fossi tenuto a rivelare la mia fonte e da allora non ne ho saputo più nulla...

Dopo qualche tempo, trovandomi a Roma, sono andato dal comandante dei carabinieri.

Ho chiesto se fossero stati al museo Getty ad indagare: lui disse di no, che erano in pochi, che non potevano concentrarsi solo su questo".

Quanto alle foto, il trafugatore non permise al giornalista di fare riprese né copie.

 

 


SUI “BRONZI DI CAULONIA” E L’IGNOMINIA, IN GENERE.
 


http://www.camera.it/_dati/leg14/lavori/stenografici/sed413/bi00r.htm

 

Caulonia Marina: la incontrerete transitando la SS 106 e, nei due sensi, non potrete sfuggirla. Non ce ne sarebbe ragione, di là da tutto. In parallelo corre il lungomare, ma bisogna andarci intenzionalmente. Per fortuna. Spiego meglio. Nello slancio creativo dell’Amministrazione comunale, volto alla riqualificazione dei luoghi, si deve essere insinuata la felice idea di ospitare in cima a due colonne di cemento - dal carattere postmoderno, ma non esattamente - le imitazioni dei Bronzi di Riace, e proprio nello slargo principale che guarda, appunto, lo Ionio. Il Sindaco professor Ilario Ammendolia, che in un comunicato chiama le stesse impropriamente copie – le quali sono altra cosa - ha pensato di riscattare le memorie antiche, accennando perfino una tenue dissertazione sull’antica Kaulon. Ben fatto. Giusto. Le radici non bisogna perderle. Poi, in questo caso, e alla luce dei frutti della mia trascorsa inchiesta, il primo cittadino meriterebbe un’ode, un carme, che dico: una romanza. Chi – dopo tanti inganni - ricorda e celebra i Bronzi, a trentasei anni dal rinvenimento, guadagna un encomio. Il dissenso - che già scorgerete tra le righe – ha fondamento principe sulla scelta dell’artefice delle imitazioni o più correttamente parodie, amabili lettori. Passi, per clemenza o prostrazione, la buona pensata del primo cittadino: la faccenda, tocca altre attenzioni. Diciamo di stile. Intanto guardate le foto: cosa vi ricordano? Una delle cose più turpi che i giapponesi abbiano mai partorito, sono i cosiddetti manga: in Italia chiamavamo cartoni animati qualcosa di simile. Bruttini anch’essi, per la verità: mai quanto quelli sfornati nel paese del Sol Levante, tuttavia. Atroci, disarticolati, sgraziati: sproporzionati assai. Poi, sempre con gli occhi bianchi, centrati da un pallino nero, che starebbe per rappresentare l’iride. Viste le fotografie, avrete capito perché le scimmiottature di bronzo poste sul lungomare di Caulonia ricordano troppo da vicino i peggiori manga. Non solo per gli occhi. Date lo sguardo ora all’apparato riproduttivo del giovane: si tratta forse di gagliarda riabilitazione? E la fattura d’insieme? Dove ha appreso mestiere, l’autore di tali scelleratezze? Ha concetto d’ignominia? Credo di no. Io sì, e sono felice che il tracciato della SS 106 non obblighi me - come voi – di passare dal lungomare riqualificato.

                                                              Prof. Giuseppe Braghò

 

 
 

 
 

 


http://www.riace.it/
 

 


http://www.reggioestate.com - http://www.reggiocal.it - http://turismo.reggiocal.it/dblog/
 



http://www.gennarodestefano.it/art0293.asp


Bronzi di Riace: Ora cerco i “fratelli”

Di Gennaro De Stefano

Pubblicato su Gente 2004 N° 33

Ora cerco i“fratelli”

DI RIACE

 

Sui Bronzi, com’è noto, sono fiorite leggende e ipotesi.

C’è chi li ha classificati come Castore e Polluce, i gemelli medici venuti dal mare in aiuto dell’esercito di Locri che combatteva contro Crotone, il cui culto s’è poi trasferito nella venerazione per i Santi Cosma e Damiano, guarda caso, medici anche loro e protettori di Riace sulle cui colline sorge un santuario.

Secondo il professor Paolo Moreno, docente di Archeologia e Storia dell'arte greca e romana all'Università di Roma Tre, invece «il giovane, riproporrebbe le sembianze di Tideo, padre di Diomede, amico di  Ulisse; mentre la statua “B”, detta “il vecchio”, rappresenterebbe Anfiarao, profeta guerriero.

L’archeologo tedesco Fuchs, ipotizza che le due figure di guerrieri possano appartenere a quella serie di statue di dei, eroi e re attici (una dozzina) fatti eseguire dagli ateniesi per Delfi come ringraziamento per la vittoria di Maratona.

La statua “A” sarebbe un antico re attico, Leo, per la presenza della benda regale, mentre il bronzo B, Milziade, il vincitore di Maratona.

Mariottini è cauto:  «Sono ipotesi, l’unica che per ora ha credito è quella che indica la statua più giovane nel Re ateniese Kodros,
mentre il più anziano non è identificabile
».

E ora provate voi a immaginare cosa accadrebbe se dai fondali spuntassero altri dieci Bronzi.

Gennaro De Stefano
 

 

 
http://www.calabrianotizie.it/2007/12/17/bronzi-di-riace-procedono-le-indagini-sulla-scomparsa-dei-reperti/

17 Dicembre, 2007 

Bronzi di Riace, procedono le indagini sulla scomparsa dei reperti

RIACE (RC) - Le indagini sulla scomparsa di alcuni oggetti appartenuti ai Bronzi di Riace stanno procedendo ”troppo a rilento”. A sostenerlo e’ il ricercatore di Vibo Valentia, Giuseppe Bragho’, che, attraverso gli esiti di una ricerca, ha denunciato la scomparsa di una lancia e di uno scudo che sarebbero appartenuti ai Bronzi di Riace, oltre alla possibilita’ che le statue fossero ”un gruppo” e non due.
Sulla vicenda Bragho’ ha pubblicato un libro e successivamente i carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Artistico hanno avviato una indagine. Della vicenda si e’ interessato anche il Ministro dei Beni Culturali, Francesco Rutelli. Bragho’ ha attualmente realizzato un secondo libro, non ancora pubblicato, nel quale e’ stata raccolta la testimonianza di una donna che avrebbe assistito casualmente al furto della lancia e dello scudo. ”Nel mio libro - sostiene Bragho’ - c’e’ il racconto di una testimone che ha assistito al furto dello scudo e della lancia e non anche di un elmo cosi’ come era stato diffuso in alcune notizie”.
”E’ gia’ da diverso tempo - ha concluso - che i carabinieri hanno avviato le indagini. Hanno fatto una serie di verifiche, a loro ho consegnato molto materiale in mio possesso. Ad oggi pero’ non si ha nessuna notizia circa l’esito delle loro attivita’. Sarebbe anche interessante sapere come procedono gli accertamenti del Ministero dei Beni Culturali e della Procura di Locri”.

(ANSA)
 

 

 
http://www.calabrianotizie.it/2007/12/10/nuovi-elementi-sulla-scomparsa-del-terzo-bronzo-di-riace-spuntano-i-servizi-segreti/

10 Dicembre, 2007 

Nuovi elementi sulla scomparsa del terzo bronzo di Riace, spuntano i servizi segreti

RIACE (RC) - Diventa sempre piu’ intrigante la vicenda del presunto furto di una lancia, un elmo ed uno scudo appartenuti ai Bronzi di Riace che sarebbero avvenuti al momento del ritrovamento delle statue. Nell’ingarbugliata vicenda ora spunta anche una misteriosa testimone il cui racconto e’ stato raccolto da una ricercatore di Vibo Valentia, Giuseppe Bragho’, che, in un libro pubblicato l’anno scorso, ha portato alla luce la vicenda della scomparsa dei reperti e, probabilmente, anche di una terza statua.
Bragho’ ha recentemente ultimato un secondo libro, che sara’ pubblicato nei prossimi mesi, nel quale, oltre a riportare le dichiarazioni della testimone, racconta anche di un presunto interesse dei servizi segreti alla scomparsa del materiale. Nel volume ci sono anche altri elementi, che l’autore non ha voluto svelare, che confermerebbero la tesi del furto di alcuni oggetti al momento del ritrovamento dei Bronzi di Riace. Il ricercatore vibonese ha segnalato l’esistenza della testimone ai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico della Calabria che stanno indagando sulla scomparsa dei reperti. Il testimone, secondo quanto si e’ appreso da Bragho’, avrebbe assistito accidentalmente al recupero dei Bronzi ed alla scomparsa di alcuni reperti. ”L’episodio raccontato dalla testimone - ha detto Bragho’ - non e’ l’unico ad essere avvenuto. Pare che i furti siano stati diversi, e compiuti da piu’ persone. La testimone mi ha descritto minuziosamente l’elmo, la lancia e lo scudo che appartenevano ai Bronzi di Riace, materiale che e’ sparito e che sicuramente si trova fuori dall’Italia oppure in casa di qualche collezionista. Dopo la denuncia con il primo libro e l’avvio delle indagini dei carabinieri ho ricevuto - dice Bragho’ - la visita di due persone che mi hanno chiesto di parlargli degli elementi in mio possesso sul furto. Poi ho saputo che le due persone sono ritenute vicine ai servizi segreti”. Nei mesi scorsi i carabinieri hanno avviato un’indagine ed hanno acquisito da Bragho’ una serie di fotografie e documenti dai quali emergerebbero gli elementi che confermano il furto degli oggetti. La documentazione e’ stata raccolta nel corso di ricerche compiute nell’archivio storico di Reggio Calabria. ”Nel nuovo libro - ha concluso il ricercatore - ci sono molti elementi che confermano il furto degli oggetti. Per ponderati motivi, serbo ancora qualche buona cartuccia. Difficilmente un editore italiano accettera’ di pubblicare questo mio nuovo libro. Per buona sorte, dall’estero mi sono giunte alcune proposte che sto vagliando”.

nuovacosenza.com
 

 

  
http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/cultura/news/2007-08-14_114119173.html

 

2007-08-14 19:00

I Bronzi di Riace forse erano tre

Ipotesi di un ricercatore di Vibo basata su foto inedita

(ANSA) - ROMA, 14 AGO - I due famosi Bronzi di Riace erano forse tre. E' questa l'ipotesi che si fa strada a 35 anni dal ritrovamento dei due guerrieri greci. L'ipotesi della presenza il 16 agosto 1972 nel mare di Riace, a un centinaio di chilometri da Reggio Calabria, di una terza statua e' legata alle scoperte di un ricercatore di Vibo, Giuseppe Bragho', secondo cui mancano vari reperti che erano con i bronzi.
Ma soprattutto una foto inedita mostrerebbe la presenza di una statua diversa da quelle conosciute.


 


http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/approfondimenti/visualizza_new.html_125190377.html

 
2007-08-14 15:40
BRONZI RIACE: RITROVATI 35 ANNI FA, MA FORSE ERANO TRE

di Francesco Gerace


ROMA - I due famosi Bronzi di Riace erano forse tre. E' questa l'ipotesi che si fa strada a 35 anni dal ritrovamento dei due guerrieri greci, avvenuto il 16 agosto 1972 nel mare di Riace, a un centinaio di chilometri da Reggio Calabria. L'ipotesi di una terza statua è legata alle scoperte di un ricercatore di Vibo, Giuseppe Braghò, secondo il quale mancano vari reperti che erano con i bronzi. Ma soprattutto una foto inedita mostrerebbe la presenza di una statua diversa da quelle che conosciamo. Sulla vicenda indaga la magistratura e Braghò ha indicato ai carabinieri il nome di una persona che all'epoca casualmente avrebbe assistito alla trafugazione di uno scudo e una lancia e che è pronta a testimoniare. Ma non è tutto, perché Braghò é venuto in possesso anche delle bobine registrate con la voce di un uomo che nel 1981 sosteneva di essere stato il mediatore tra emissari del Getty Museum americano, interessati a reperti archeologici venuti in possesso di alcuni pescatori.

Il fatto, se fosse vero, sosterrebbe la tesi, peraltro sempre rigettata dal Getty Museum, che alcuni reperti archeologici legati ai Bronzi di Riace abbiano preso la via dell'America. Ogni cosa andrà dimostrata, naturalmente. Ma della storia dei Bronzi di Riace molte domande sono ancora senza risposta. Ad esempio, non è chiaro da dove provenissero. Forse un porto greco, ma quale? E dove erano diretti? A Roma? E quando sono finiti in fondo al mare? Perfino il ritrovamento delle due statue, il 16 agosto '72, da parte del turista romano Stefano Mariottini, sub dilettante che trascorreva le vacanze a Riace, fu messo in discussione da quattro ragazzi del posto che dicevano di averle avvistate per primi. La storia fini' in tribunale e vinse Mariottini. Erano statue di straordinaria bellezza, forse del V secolo a.C. Alte 2 metri e 1,98 , raffigurano due guerrieri nudi. Uno barbuto, atletico, di colore nero. Il secondo più robusto, con il corpo verdastro e più lucido, privo di un occhio. Le statue trasmettono una sensazione di potenza e armonia. Con scarsa fantasia, per distinguerle vennero denominate statua A e statua B. Da allora questi sono i loro nomi. Restaurate prima a Reggio e poi a Firenze, nel 1980 il Presidente Pertini le volle al Quirinale, dove accorsero migliaia di visitatori. Un milione di persone le videro a Reggio fra il 1981 e il 1982. Uno dei bronzi raffigura Tideo, eroe dell'Etolia, figlio di Ares. L'altro sarebbe Anfiarao, guerriero che profetizzò la propria morte a Tebe.

Secondo gli esperti, le due statue forse facevano parte di un gruppo di bronzi collocato nella piazza principale di Argo, un monumento agli eroi che fallirono nella conquista di Tebe, e ai loro figli che riuscirono poi nell'impresa. Il gruppo di Argo comprendeva dunque i bronzi di Riace e altre statue, una quindicina in tutto. Ma che ci facevano i Bronzi nel mare di Calabria ? E' probabile che le due statue fossero in viaggio verso Roma, ma un naufragio ha rovinato tutto. E le altre 13 statue erano tutte insieme ai Bronzi? Ed erano altrettanto belle? Qualche dubbio potrebbe toglierlo un'indagine approfondita sulla presenza di materiali metallici rilevata nel 2004 da una nave americana nella zona del ritrovamento. Il ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli ha appena dato il via libera a una spedizione scientifica per verificare che cosa c'é sotto i fondali di Riace. Torniamo al terzo bronzo. Secondo la ricostruzione di Braghò, Mariottini, in una relazione del 17 agosto 1972, parlava di "un gruppo di statue" e affermava che "le due emergenti rappresentano due figure maschili nude... sono di colore bruno scuro (...) e si conservano perfettamente, il modellato è privo di incrostazioni evidenti".

"A parte lo scudo che non c'é più - sottolinea Braghò - c'é una foto inedita che mostra un bronzo totalmente irriconoscibile per le incrostazioni, mentre le due statue sono definite dallo stesso Mariottini senza incrostazioni, anzi con modellato pulito. La foto mostra come il bronzo A non fosse affatto riconoscibile nei tratti. Allora qual è la seconda statua pulita cui fa riferimento Mariottini? Del resto, dell'esistenza del terzo bronzo si è sempre parlato senza però poterne dimostrare l'esistenza".
 

 



Vanity Fair n. 32 del 16 agosto 2007 pagina 40
(Da notare la rubrica dell'attuale Min. Sandro Bondi, sotto l'articolo sui Bronzi di Riace)
 

 
http://www.calabrianotizie.it/2007/07/03/bronzi-di-riaceun-testimone-vide-il-furto-continua-la-battaglia-di-un-ricercatore-che-ha-denunciato-la-sparizione-di-un-elmo-una-lancia-ed-uno-scudo/

Lancio ANSA del 2 luglio 2007


(ANSA) - REGGIO CALABRIA, 2 LUG - Un testimone avrebbe assistito al furto di alcuni materiali appartenuti ai Bronzi di Riace. Il testimone, sulla cui identita' viene mantenuto il massimo riserbo, e' stato individuato dal ricercatore vibonese Giuseppe Bragho' che nei mesi scorsi, dopo una ricerca durata qualche anno, ha denunciato il furto di un elmo, di una lancia ed uno scudo appartenuti alle due statue. Bragho' ha segnalato la testimone ai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico di Cosenza che stanno indagando sulla scomparsa dei reperti. Il testimone, secondo quanto si e' appreso da Bragho', avrebbe assistito accidentalmente al recupero dei bronzi ed alla scomparsa di alcuni reperti. Il racconto del testimone, che pare sia ricco di particolari utili per le indagini, e' stato acquisito dai carabinieri. Nei mesi scorsi gli investigatori hanno acquisito dal ricercatore vibonese una serie di fotografie e documenti dai quali emergerebbe che al momento del ritrovamento dei Bronzi di Riace, avvenuto 35 anni fa, con le due statue c'erano anche due scudi, una lancia e probabilmente anche un terzo 'guerriero' che pero' sono spariti. La documentazione e' stata raccolta da Bragho' nel corso di ricerche compiute negli anni scorsi nell'archivio storico di Reggio Calabria. ''L'episodio raccontato dal testimone - ha detto il ricercatore Vibonese - non e' l'unico ad essere avvenuto. Pare che i furti siano stati diversi, svolti da personaggi disparati''. Nelle settimane scorse Bragho' e' stato ricevuto da Silvana Rizzo, consulente culturale del Ministro Rutelli. ''Concretamente nel corso dell'incontro - ha aggiunto Bragho' - e' stato proposto un imminente, successivo incontro tra i vertici nazionali inquirenti finalizzato a fare il punto sulla vicenda. Tra l'altro mi hanno risposto positivamente alla richiesta sulla pronta disponibilita' di una nave scientifica da ricerca, missione finalizzata ad analizzare la qualita' delle 'anomalie metalliche' riscontrate nel 2004 nelle adiacenze del ritrovamento dei Bronzi e mai finora approfondite''. (ANSA).
 

 

 
RICERCHE SOTT’ACQUA

Di Gennaro De Stefano

Pubblicato su Gente 2004 N° 33

http://www.gennarodestefano.it/art0293.asp

Sul fondo del mar Jonio, dicono gli scienziati, potrebbero esserci addirittura altri dieci guerrieri.

Una spedizione italo-americana con navi super tecnologiche è al lavoro nella speranza di trovare qualche reperto.

Tutto il tratto di mare da Locri a Soverato, sulla costa jonica della Calabria, è scandagliato palmo a palmo da due navi ipertecnologiche con l’obiettivo ufficiale
di «ricostruire l’interscambio commerciale tra gli insediamenti della Magna Grecia», spiega
Stefano Mariottini, il sub che il 16 agosto 1972 riportò a galla i Bronzi di Riace e che, da molti anni, è responsabile delle ricerche archeologiche in mare della Sovrintendenza dei Beni culturali della Calabria.

 Una prima sorpresa è data dalla localizzazione, poco a largo di Monasterace Marina (antica Kaulon) di un tempio ionico sommerso (ancora in via di costruzione) e che, come sostiene il dottor Mariottini, «fu probabilmente coperto d'acqua dal mare nel corso degli anni e oggi giace su un fondale sabbioso su un’area di tre ettari, tra i quattro e gli otto metri di profondità. La cosa interessante è proprio il fatto che alcune colonne non sono finite, segno evidente che, quando fu inondata, l’opera non era ancora completata».

Quattro tronchi delle colonne del tempio (a mare ce ne sono sparsi circa 300) sono ora esposti nel Museo della cittadina calabrese, in attesa delle decisioni della
Sovrintendenza che, al termine del progetto, nel 2006, deciderà se riportare tutti i reperti a galla o lasciare la costruzione lì dove il mare l’ha seppellita.

 

 

ROCCELLA JONICA (RC): Si cercano gli altri Bronzi di Riace? Si trova un tempio sommerso (11.08.2004)

(Fonte: Il Messaggero)

Con il finanziamento dell'Institute of Nautical Archeology di Austin, Texas ogni mattina due unità ipertecnologiche: una nave di 37 metri ed una piccola imbarcazione partono dal porto di Roccella e rientrano al tramonto.

A bordo c'è un equipaggio attrezzato con sofisticate apparecchiature elettroniche e persino un piccolo sommergibile.

Sono gli uomini e le donne di una spedizione archeologica italo-americana che lavoravano da settimane.

Una ventina di ricercatori statunitensi e una decina di italiani. Gli americani, diretti dall'archeologo Jeff Royal, vengono tutti dall'università texana dell'Ina, Institute of Nautical Archeology.

Gli italiani sono archeologi subacquei guidati da Maria Teresa lannelli della Sovrintendenza archeologica calabrese, da Piero Gianfrotta, docente di archeologica subacquea all'università della Tuscia e da Stefano Mariottini, che nel 1972, nei vicini fondali di Riace vide spuntare dalla sabbia un braccio dei Bronzi.

Lo scopo della missione, interamente finanziata dagli americani (attraverso la Rpm Nautical Fondation), è ufficialmente quello di definire la linea di costa antica e l'ubicazione dei porti e degli approdi magnogreci ampliando la conoscenza dei traffici marittimi che dalla preistoria al medioevo hanno interessato lo Jonio.

Ma c'è anche chi partendo dai fondali sottoposti a indagine e dalla presenza di Stefano Mariottini, ipotizza scopi più clamorosi: la ricerca di altre statue di bronzo.

Non stiamo cercando altri Bronzi di Riace, puntualizza Elena Lattanzi, soprintendente archeologica per la Calabria, ma una precisa mappatura archeologica dei fondali».

La ricerca si svolge lungo la costa ionica tra Locri e Soverato, un tratto di mare con di siti archeologici di grande rilievo, di età greca, romana, tardo-antica e medievale.

Col sommergibile teleguidato, le ricerche possono scendere fino a cinquecento metri.

«Gli strumenti a bordo sono molto sofisticati, spiega Stefano Mariottini e le indagini strumentali elaborate al computer.

Solo in un secondo tempo, entrano in scena i subacquei, infine, e si è davvero in presenza di reperti inizia il lavoro archeologico vero e proprio».

Una prima sorpresa è stata la localizzazione di un tempio sommerso, in un'area di tre ettari a otto metri di profondità al largo di Monasterace con circa trecento rocchi di colonne e altri reperti di marmo.

 

 

 

Nota inviata da Giuseppe Braghò

a Il Quotidiano della Calabria (che non l'ha mai pubblicata)

BRONZI DI RIACE: A COME ATTESA.

    Attesa. Con introduttiva vocale dell’alfabeto, in ragguardevole misura principiano definizioni pertinenti la tormentata vicenda “Bronzi di Riace”: Aspettativa, Ansia, Agitazione, Apprensione, Affanno, Angoscia, Assillo…

I due primi lemmi interessano un po’ tutti, me compreso: Aspettiamo, con Ansia, che il Nucleo Tutela Patrimonio Artistico di Cosenza, diretto dall’asciutto (in quanto a fisico e verbosità) capitano Raffaele Giovinazzo determini la chiusura delle indagini. Attendono verdetto attori e figuranti, noti o meno: remissione probabile gli impelagati, sanzione indubbia i colpevoli. I lettori già intendono come in questa tribolazione esiste -con ovvietà straziante- sia chi ha compiuto e sia chi ha svigorito, velando. Come e più del sottoscritto guardano con Agitazione al risultato conclusivo. Il Ministero, con doglianza e disagio, è in Apprensione. Il Vice Premier non osserva porzione della promessa originata nel corso dell’esclusiva intervista accordata alla giornalista Antonietta Catanese in Reggio di Calabria: “…Ho messo a disposizione di questo ricercatore sia i Carabinieri sia i tecnici del Ministero. E se lui lo vorrà, lo potrò anche incontrare volentieri.” I Carabinieri prontamente hanno prodotto visita. Il cittadino Francesco Rutelli, però, non replica alla personale, protocollare richiesta d’abboccamento. Lo capisco, sant’uomo di un Ministro: l’imbarazzo è greve, anche perché ha notizia che di pathos polemico non sono carente, almeno in tale circostanza. Gli sconcertati suggeritori, o se volete consiglieri (che poi è medesima accezione) ministeriali prendono tempo riguardo al mio primo appuntamento istituzionale, dilatano la celebre equazione spazio-temporale: tanto, nelle diplomazie di mezzo mondo (integralisti islamici a parte) succede sovente. Il perché lampa di luce trita: i protagonisti dell’affaire, Mariottini escluso, sono tutti homines blasonati dello stesso Ministero. Patrizi della cultura, maggiorenti della custodia storica calabra: sono stati o sono titolati pezzi grossi. Pietro Antonio Guzzo professore lo è davvero, e di levatura! E’ stato giovane, una volta, tuttavia. Anzi un giovane ispettore della Soprintendenza. Che non attinge dalle Confessioni di Sant’Agostino, in ogni caso: potrebbe pertanto trovarsi in Affanno. Gradisca comunque il mio riguardo, in quanto a studioso. L’impiccio è, cari lettori, come il costume ami i semidei, a scapito talvolta della memoria scorsa.  Elena Lattanzi imbarazza più che gli altri. Per prima cosa è una signora, una donna che ha segnato una generazione: un quarto di secolo a guida della Soprintendenza. Non è poco. Si diviene dinastia, casato, stirpe, dopo tanti anni. Non si può non tenerne conto. Donna Elena turba. Però sapeva dei documenti. A Reggio di Calabria, è giunta assieme ai Bronzi. L’ investigazione sul materiale d’archivio è avvenuta in sua assenza. Credo che il tutto possa cagionarle Angoscia. Maria Teresa Iannelli è totalmente esclusa dai noti artifici. Però ha autorizzato in difformità. Mi riferisco alla collaborazione di Stefano Mariottini a ricerche e scavi, d’esclusiva pertinenza a organico ministeriale: un volontario come il pescatore romano avrebbe potuto supportare, non sostituire o addirittura rappresentare la stessa responsabile per l’archeologia subacquea. E’ la figura che turba di meno, presso il gabinetto ministeriale del professor Giuseppe Proietti. Si potrà districare, tutto sommato. Stefano Mariottini non preoccupa il ghota capitolino. Se la sbrighi la Magistratura. E’ un esterno, pur se legittimato dalla Iannelli. Se ha velato, svelerà perché. Questa vicenda di sicuro è per lo stesso sub un Assillo.  Giuseppe Foti è scomparso giorni prima l’arrivo a Reggio di Calabria dei Bronzi. All’interno del Museo reggino ho udito un vecchio dipendente bofonchiare: “I guerreri si pagaru…”. Quanto scritto non sopporta traduzione. L’estinto soprintendente è la figura che, a parer mio, risolverà l’affaire. Da morto. E senza accostamenti lessicali con la prima vocale dell’alfabeto. Si tratterà, scorgerete forse, di un appaiamento istituzionale…

 Honni soit qui mal y pense.

giuseppe braghò

Vibo Valentia, 10 maggio 2007

 


Bronzi di Riace si riapre il mistero

Repubblica — 27 febbraio 2007   pagina 25   sezione: CRONACA

REGGIO CALABRIA - Due scudi, una lancia e forse anche un terza statua sarebbero scomparsi subito dopo il ritrovamento dei Bronzi di Riace avvenuto 35 anni fa nel Mar Jonio, in Calabria. Il mistero degli oggetti scomparsi emerge da alcuni documenti raccolti e fotografati nell' archivio storico di Reggio Calabria da un ricercatore di Vibo Valentia, Giuseppe Braghò. La documentazione è stata acquisita dai carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Artistico. Braghò ha segnalato la sua scoperta al ministro per i Beni e le Attività Culturali, Francesco Rutelli, che il 16 gennaio scorso ha inviato una lettera alla Procura di Catanzaro e ai carabinieri del Nucleo chiedendo di svolgere degli approfondimenti.

 

 
http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getarticle&id=27497

LE “Altre verità” sui Bronzi di Riace finiscono al vaglio della Procura generale della Repubblica

di ANTONIETTA CATANESE

10 febbraio 2007, il quotidiano di Calabria

LE “Altre verità” sui Bronzi di Riace finiscono al vaglio della Procura generale della Repubblica di Catanzaro e del Nucleo Carabinieri tutela del patrimonio artistico di Roma.


Il vicepremier e ministro per i Beni e le attività culturali, Francesco Rutelli, vuole, dopo ben 34 anni, vederci chiaro nella controversa vicenda del ritrovamento dei guerrieri di Riace datati V secolo a.C.
Il ricercatore vibonese Giuseppe Braghò, autore dell'inchiesta sui “Misteri di Riace”, che aveva inoltrato i risultati delle sue indagini al ministero di Rutelli, adesso può ben sperare nella soluzione dei tanti enigmi sollevati: i Bronzi erano due o ve ne era un terzo?
Che fine hanno fatto lo scudo, di cui lo “scopritore ufficiale” delle statue Stefano Mariottini farebbe menzione, secondo la tesi di Braghò, nella prima denuncia di ritrovamenft? E l'elmo di uno dei guerrieri greci che l'allora ispettore della soprintendenza reggina, ed oggi soprintendente della Calabria e di Pompei Giovanni Pietro Guzzo, citò nella relazione del primo sopralluogo ufficiale?
C'era? È scomparso? O era solo un “abbaglio” , una fascia scambiata per un elmo, peraltro nelle fasi concitate delle prime ore? lbnti gli interrogativi sui quali fare luce. Non ultima la oontroversa attribuzione della scoperta che, seppure risolta davanti ad un giudice, alla luce delle testimonianze emerse dall'Archivio di Stato, ad opera di Braghò, potrebbe aprire la strada a nuove “interpretazioni” sulla esatta cronologia tra la denuncia sporta alla soprintendenza da Mariottini e quella più o meno contemporanea dei quattro ragazzi di Rime: Cosimo e Antonio Alì, Domenico Campagna e Giuseppe Srò.
Braghò, nello scorso novembre, aveva già ricevuto una missiva di risposta da parte del ministero che, “per il tramite del Gabinetto del ministro” (Rutelli, ndr) aveva interessato ‘i competenti uffici ministeriali”.

Il dicastero fa oggi un ulteriore passaggio, inviando il corposo carteggio sul rompicapo di Riace alla Procura ed al Nucleo romano dei Carabinieri che tutelano il patrimonio artistico. Lo studioso vibonese ha raccolto prima in un dossier (pubblicato lo scorso agosto in esclusiva per “li Quotidiano”) e poi organizzato documenti, testimonianze e tesi nel volume “I Bronzi - Le altre verità”, edito per Monteleone.

Nel comunicarci la notizia appresa dal ministero, non ci nasconde l'emozione per questo primo risultato: "Non e più Giuseppe Braghò, il privato cittadino, che interessa la Procura ed i carabinieri su questa vicenda. I toni si sono alzati: è un ministro che affida alla magistratura la questione". Un risultato che fa ben sperare, per Bra,ghò, “su una verità che deve finalmente emergere, perché come i Bronzi, anche tutto quanto il resto deve essere restituito alla collettività». ‘Il ministro Rutelli - tiene inoltre a sottolineare l'aiacre studioso - è stato l'unico a rispondere alle mie sollecitazioni. Avevo contattato il sindaco di Reggio Calabria, Ginseppe Scopelliti, come anche il senatore Nuocio lovene e l'onorevole Sandro Principe: silenzio».

Fin qui i fatti. Tornando ai misteri Braghò riprende le fila dell'ordito della propria inchiesta, per informare di una ulteriore richiesta avanzata al ministro Rutelli: “Vogliamo sapere se nelle 52 opere custodite nel Getty Museum di Malibu possano esservi proprio quei pezzi mancanti”. Come se non bastasse spunta anche una foto misteriosa, riferita secondo quanto sostenuto da Braghò, alla statua “A”: l'immagine, assolutamente inedita, mostra il bronzo, totalmente inedita mostra il bronzo interamente ricoperto di incrostazioni.

Mariottini scrive nella prima relazione datata 17 agosto 1972 che sul fondale di Riace si trovavavo un gruppo di statue - ribadisce Braghò - e che le due emergenti rappresentano due figure maschili nude, l'una adagiata sul dorso, con viso ricoperto di barba, fluente a riccioli, braccia aperte e con gamba sopravanzata rispetto all'altra.
L'altra risulta coricata su un fianco con una gamba ripiegata e presenta uno scudo”.

Ed aggiunge ancora lo studioso: «Lo stesso Mariottini prosegue chiarendo che le statue sono di colore bruno scuro, salvo alcune parti più chiare. si conservano perfettamente, modellato pulito, privo di incrostazioni evidenti"

A questo punto, si domanda Bragò, «a parte lo scudo, che non c'è evidentemente più, e che Mariottini segnala a chiare lettere, la foto inedita mostra un bronzo totalmente irriconoscibile per le incrcstazioni, mentre le due statue sono definite da Mariottini senza incrostazioni, anzi con modellato pulito».

La foto mostra come il bronzo “A” non fosse affatto riconoscibile nei tratti. «Allora - incalza Braghò - qual è la seconda statua pulita cui fa riferimento Mariottini?».
Interrogativi aperti, che ora la procura andrà ad indagare insieme ai Carabinieri. «Del resto, del terzo bronzo», ribadisce, «la stampa dell'epoca parlò abbondantemente».

In attesa che si vaglino le carte, l'autore dell'inchiesta tiene infine a lanciare da queste colonne il suo rinnovato appello: «Le statue dei bronzi sono le più belle al mondo del periodo greco, quindi è molto importante che questi oggetti di cui Mariottini parla, lo scudo ad esempio, e che mai ha smentito di aver visto, vengano ritrovati e restituiti al patrimonio calabrese». «Che stavolta si faccia sul serio: i musei devono rimanere aperti, e non con sale chiuse a rotazione come a Reggio Calabria; le aree archeologiche e i parchi funzionanti». «Certo - conclude - i bronzi sono importanti, ma ancora tantissimo c'è da ritrovare e far riemergere: questo è l'impegno cui mi sento più vooato. Ancor più che il clamore di questa inchiesta'
 

 

 
http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getintervento&id=188

Il Ministero indaga sui bronzi di Riace
12-12-2006
GIUSEPPE BRAGHO'
 

In seguito alla mia inchiesta sulla "misteriosa assenza" di scudo ed elmo - denunciati ufficialmente il primo da Stefano Mariottini ed il secondo dal prof. Pietro Giovanni Guzzo - all'epoca del rinvenimento Ispettore della Soprintendenza reggina a Sibari e,per sorte, oggi neo Soprintendente della città che ospita i due Bronzi- il Ministro Francesco Rutelli, attraverso il Capo Dipartimento prof. Giuseppe
Proietti, mi ha comunicato di aver interessato della "vicenda" i competenti Uffici ministeriali. Aggiunge, inoltre, che provvederà a relazionarmi puntualmente in ordine ai successivi sviluppi. Trovo -finalmente- molto corretta tale presa di posizione.
Mi auguro pertanto che sia fatta chiara luce su quanto di nebuloso ho potuto riscontrare, analizzando la documentazione ufficiale "sopita" tra le carte dell'Archivio del Museo Archeologico di Reggio Calabria.
Tale interesse "canonico" supporta di valore aggiunto il mio lavoro, teso a trasformare una "verità probabile" in "verità vera". Ripeto ancora, qualora non si volesse comprendere, che i Bronzi costituiscono patrimonio culturale universale, e che quindi non si tratta di speculazioni campanilistiche, come qualcuno forse vorrebbe che fosse.
D'altra parte, voglio aggiungere, non giustifico l'assordante silenzio di molte testate, non ultima la redazione di PatrimonioSos, che riporta come la chiesetta di San Nicolò di Ricadi vada restaurata, omettendo la rassegna stampa (anche nazionale) che tratta -dal 17 agosto c.a.- con dovuto rilievo questo apparente esempio di malcostume. Probabilmente, si sarò trattato di una "svista". Oppure i Bronzi di Riace ahimé, son cose di poco conto.

Honni soit qui mal y pense.

Giuseppe Braghò

 


 


"Intervista al Ministro Francesco Rutelli
sull'indagine dello studioso
Giuseppe Braghò"

<< Ricostituirò l'integrità dei Bronzi >>



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    IL SOLE 24 ORE - CALABRIA RAPPORTI
martedì 3 aprile 2007. pagina 11

 

 
I BRONZI DI RIACE

Le altre verità


 

Giuseppe Braghò

I BRONZI - le altre verità

Monteleone, Vibo Valentia, novembre 2006

pp. 176, € 20,00

 

 

CHIUNQUE VOGLIA APPORTARE IL PROPRIO CONTRIBUTO

ALLA RICERCA DI UNA VERITA' PIU' VERA DI QUELLA GIURIDICA

PUO' PARTECIPARE AL FORUM DI DISCUSSIONE:

http://www.vacanzecalabria.biz/public/forum/i-bronzi-di-riace-e-le-altre-verita-vt70.html

 

 

 

http://www.criminologia.it/antimafie/bronzi_riace.htm

http://www.imgpress.it/notizia.asp?idnotizia=24025&idsezione=4


Giornalismo investigativo di Giuseppe Braghò

La verità sul ritrovamento Bronzi di Riace
di On. Angela Napoli


LA NOTA: CREDO CHE LA CALABRIA DEBBA ESSERE RICONOSCENTE ALLO STUDIOSO VIBONESE GIUSEPPE BRAGHÒ

(27/02/2007) - Apprendo, con immenso piacere, che i Carabinieri del Nucleo per la Tutela del Patrimonio hanno avviato adeguate indagini per risalire a tutta la verità sul ritrovamento dei Bronzi di Riace. Ero convinta che l’inchiesta giornalistica di Giuseppe Braghò, riportata nel suo libro “ I Bronzi - le altre verità”, dovesse necessariamente portare all’emersione di quella verità, offuscata fin dal momento dell’importante ritrovamento dei reperti storici, vanto della Calabria e dell’Italia intera. Mi ero personalmente impegnata a presentare un’adeguata interrogazione parlamentare, ormai inutile, alla base dell’avvio delle indagini e dell’intervento del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali. Non mi appare più procrastinabile l’accertamento sulla eventuale attuale dimora all’estero degli altri reperti trovati ben 34 anni fa, congiuntamente ai due Bronzi, oggi situati presso il Museo di Reggio Calabria. Credo che la Calabria debba essere riconoscente allo studioso vibonese Giuseppe Braghò per la tenacia manifestata, attraverso la sua importante inchiesta, nel pretendere e nell’incoraggiare la ricerca della verità.

On. Angela NAPOLI

Componente Commissione Nazionale Antimafia

 

 


Giuseppe Braghò e Annalisa Zarattini

 
Il quotidiano di Calabria - 26 marzo 2007 - Pino Albanese

Presentato a Siderno il libro di Giuseppe Braghò.

Bronzi di Riace, un mistero che giace in fondo allo Jonio


Siderno ­ Visti i risultati, per la verità inaspettati e clamorosi, dell'inchiesta sui bronzi di Riace portata avanti da Giuseppe Braghò, che per professione non si occupa di giornalismo ma coltiva l'amore per l'arte, l'ambiente e l'archeologia, la sala congressi dell'hotel President di Siderno è gremita di gente.
L'occasione è fornita dalla presentazione del suo libro "I Bronzi, le altre verità". Hanno partecipato all'evento Carmelo Giuseppe Nucera presidente dell'associazione Apodiofazzi, Mario Daino coordinatore del consorzio Jonica Holidays, Stella Serranò presidente dell'archeoclub di Locri e Giuseppe Panetta scrittore e direttore del settimanale locale "Il Meridionale". L'argomento è scottante, i convenuti parlano di una delle dispute irrisolte dove sono arroccati in modo accanito i sostenitori delle tesi contrapposte. L'autore del libro confessa senza troppi giri di parole le sue impressioni e quella che ritiene sia la verità.
"E' giunto il momento di chiarire il furto delle parti mancanti dei bronzi".
Ed ancora: "non mi interessa il fatto di cronaca, cioè su chi ha scoperto i bronzi.
Il pretesto è di parlare bene di questa terra e delle malefatte di chi ha gestito la vicenda.
E' arrivato per la Calabria - aggiunge Braghò nel suo intervento - il momento del riscatto.
Quindi - spiega ai presenti la storia del ritrovamento dei bronzi - occorre ristabilire la verità perché la Calabria non deve essere terra di conquista di nessuno".
L'obiettivo è semplice quanto probabilmente difficile: "creare un indotto culturale turistico per attivare uno sviluppo economico e sociale".
Ma Giuseppe Braghò va giù duro quando parla di Soprintendenza.
E sulla politica: "che i nostri politici si servano di persone competenti".
In ultimo una velata tiratina di orecchie all'assessore regionale alla cultura Sandro Principe, un ringraziamento al ministro Francesco Rutelli a cui chiederà "l'istituzione di una commissione di studio separata dalla Soprintendenza" ed alla deputata di An Angela Napoli per "gli apprezzamenti che mi ha rivolto".
Ma anche un appello ai calabresi di "aderire all'iniziativa in atto perché più si è meglio è". Giuseppe Panetta de "Il Meridionale" afferma: "Dopo ventisei anni trova puntuale riscontro quanto da me affermato all'epoca, e cioè che l'ipotesi maggiore era che non si era trattato di un naufragio ma di tutt'altro". Insomma Panetta dice: "i bronzi qualcuno li ha messi lì per evitare il saccheggio". Lo scrittore sidernese è contento perché Giuseppe Braghò, "è riuscito laddove a nessuno era stato possibile: visionare i verbali. Io all'epoca mi sono basato soltanto su ragionamenti obiettivi che hanno trovato concorde il professore Antonino De Vita, responsabile del museo archeologico di Atene, che aveva letto sul giornale "Il Tempo" la mia tesi, dandomi in un certo qual modo ragione. L'unico dubbio che aveva De Vita - continua Panetta - è che "non si giustificava un bradisisma così accentuato del terreno perché 2500 anni fa il posto dive sono stati trovati era terra ferma". I bronzi sono stati trovati ad appena otto metri di profondità a circa trecento metri dalla spiaggia. Il presidente dell'Apodiofazzi Carmelo Nucera pone l'accento sul grande lavoro svolto da Braghò perché - ha detto - "ci permette di aprire una nuova finestra suoi bronzi e sulla cultura magnogreca. La mia associazione si batte affinché sia creata un asse sui beni culturali che punti alle loro valorizzazione con l'individuazione di un parco tematico sulla Magnagrecia decentrato per aree archeologiche secondo le proprie tradizioni culturali". Poi una stoccata: "vogliamo che la scuola di restauro archeologico sia realizzata anche in Calabria perché siamo i produttori di tanto materiale archeologico". Si è parlato di servizi alla popolazione: "bisogna implementarli e qualificarli", hanno detto i presenti. Stella Serranò, invece, auspica "la costruzione uno sviluppo attraverso la valorizzazione della cultura locale. Apriremo in accordo con la Sovrintendenza, il teatro greco di Locri e il Casino Macrì, per permettere la fruibilità di luoghi archeologici importanti e capire le potenzialità delle nostre risorse".
 



Il quotidiano della calabria - 10 aprile 2007


I BRONZI di Kaulon (la costa in oggetto oggi si chiama Riace Marina. All’epoca, faceva parte del territorio di Kaulon, odierna Caulonia, N.d.R.) sono famosi in tutto il mondo ma forse hanno perso, nel tempo, lance, scudi ed elmi. <<Un mercante clandestino di reperti archeologici ha il coraggio di ammettere: “Ho venduto io al museo Paul Getty uno degli elmi sottratti agli eroi”. Il responsabile dell’Istituto nega, ma una lettera con la sua firma lo contraddice. Nell’affare entrò anche la mafia, che è tutt’ora in possesso di un secondo elmo.>>

 

 
http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getarticle&id=27672

http://www.calabrialinks.net/portal/modules.php?name=News&file=print&sid=96

Vibo Valentia, 16 feb. (Apcom) - Lancia e scudo di uno dei due Bronzi di Riace furono venduti a emissari del museo Getty di Los Angeles. Questa la testimonianza del giornalista Rai Franco Bruno in una intervista pubblicata oggi da Il Quotidiano della Calabria.

La storia dei Bronzi è tornata d'attualità da qualche tempo, dopo che il Ministero dei Beni Culturali ha deciso di interessarsi ad un libro-dossier ("I Bronzi- l'altra verità") scritto da uno studioso calabrese, Giuseppe Braghò. Secondo il Quotidiano, qualche settimana fa il Ministro Rutelli avrebbe anche trasmesso il dossier alla Procura.

Bruno, nell'intervista, afferma che nel 1981 incontrò un mediatore di reperti, il quale affermava di aver trafugato uno scudo ed una lancia di uno dei Bronzi. A Bruno, il mediatore fece vedere due fotografie, una dello scudo ed una della lancia, affermando di averli trafugati e poi offerti agli emissari del museo Getty. "Una volta trasmessi i servizi- ricorda Bruno al Quotidiano- scoppiò l'inferno". Il giornalista fu convocato da un giudice e formalmente indagato dopo la deposizione. "L'avvocato - ricorda ancora- è riuscito a convincere il giudice sul fatto che non fossi tenuto a rivelare la mia fonte e da allora non ne ho saputo più nulla... Dopo qualche tempo, trovandomi a Roma, sono andato dal comandante dei carabinieri. Ho chiesto se fossero stati al museo Getty ad indagare: lui disse di no, che erano in pochi, che non potevano concentrarsi solo su questo". Quanto alle foto, il trafugatore non permise al giornalista di fare riprese né copie.
 

Così parlò l'Avvenire
del "mistero marino"
venerdì 1 giugno 2001

Avvenire - caccia ai fratelli dei Bronzi di Riace

 

Così il settimanale OGGI intitolava l’articolo
<<FACCE DI BRONZO A RIACE>> di Pino Aprile
a pagina 82 del n. 40 del 7 ottobre 1981.

   
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Sia  nel libro che nel dossier la scoperta dei Bronzi di Riace figura contesa tra Stefano Mariottini [chimico romano della Selenia ed esperto subacqueo. Su incarico della Soprintendenza della Calabria collabora nelle ricerche archeologiche subacquee fino al ritiro della delega da parte della dottoressa Anna Lisa Zarattini (subentrata alla dottoressa Elena Lattanzi nel 2005) soprintendente reggente a Reggio Calabria fino al 2 agosto 2006] e 4 ragazzi di Riace Marina: Cosimo e Antonio Alì, Domenico Campagna e Giuseppe Sgrò.

Quest’ultimo dichiara di essere stato chiamato in caserma, dai Carabinieri,  per riferire tutto ciò che sapeva su elmo, scudi, lancia e quanto altro dei Bronzi non era stato rinvenuto.

Disse “Cercavano riferimenti tra oggetti spariti dal mare ed il rapimento di Paul Getty junior: cosa c’entro, io, con questa storia?”. A stretto giro interviene Domenico Campagna: “Se manca della roba, l’hanno presa loro, i Carabinieri! Semplicemente chi era a guardia del posto poteva avvicinarsi. Il mare, dopo la nostra denuncia, era sorvegliato giorno e notte: si davano il cambio, le varie forze dell’ordine. Forse, se qualcosa sparì, è stato portato via prima, tra il momento della scoperta e quello della denuncia. Ne saranno passati non più di due, di giorni. Deve sapere che il mare era un po’ mosso, dopo il nostro avvistamento delle Statue, e per un po’ di tempo l’acqua era torbida, non si vedeva bene, e ciò ha cagionato che noi siamo ritornati ancora una volta, la mattina del diciassette agosto, prima di recarci alla Guardia di Finanza di Monasterace per comunicare il tutto, dopo aver segnato il posto con una ciambella gialla e rossa, avuta dalla cuginetta di Peppe Sgrò. Tenga anche conto che eravamo dei ragazzi, non tanto pratici quanto Mariottini: lui aveva perfino la muta! Chi l’aveva mai vista, quell’attrezzatura?”

Ma l’acqua della ricerca si fa ancora più torbida quando nel libro I BRONZI - le altre verità” a pagina 13 si legge che Cosimo Alì il 16 agosto 1972 notò in acqua, a qualche centinaio di metri e di fronte la tenda, galleggiare un palloncino da sub, non capendo  perché il Mariottini marcasse questo spazio… come  se “avesse visto qualche preda importante” ... "Non è pesce e neanche carne... somiglia ad una statua...".
La stessa sera i ragazzi notarono il Mariottini che cercava di ripescare qualcosa ma finì per fondere il motore facendo un grande frastuono.


http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getintervento&id=342

Bronzi di Riace
29-06-2007
RIDOLFO GIORGIO
 

Sono l'autore del dossier-inchiesta che rivela come i Bronzi di Riace, al momento della scoperta, fossero più di due. Così è documentalmente riportato sulla denuncia del sub Stefano Mariottini, "insabbiata" per 34 anni nell'Archivio Storico del Museo Nazionale di Reggio Calabria e da me "disotterrata". Presso tale ufficio, esiste la mia unica e sola firma per richiesta di consultazione atti. Riprendendo, si rileva altresì come fosse presente uno scudo, al braccio sinistro di una delle due statue. Dov'è tutta questa "roba"? Se sono stati trafugati, chi mai si è interessato del "caso"? I Bronzi costituiscono patrimonio universale, per la qual cosa chiedo che vengano effettuate indagini profonde (e complete)sul "mistero" dal tipico taglio italico. Perchè non si scavano le anomalie metalliche adiacenti il luogo del ritrovamento? Le stesse difformità sono state rilevate da una commissione ufficiale di ricerca scientifica italoamericana nel 2004. La Soprintendenza di Reggio Calabria non volle effettuare scavi, adducendo "parere tecnico negativo" da parte del subacqueo (!?) che riferisce di averli rinvenuti per primo (anche in questa circostanza esistono dei seri dubbi, ma la cosa è poco rilevante), consacrato perciò archeologo in una notte dal Soprintendente dell'epoca, dr. Giuseppe Foti! Dal momento della scoperta, Mariottini "collabora" ai lavori della Soprintendenza Calabrese con una Associazione Culturale (Kodros) dallo stesso creata: rappresenta in sostituzione (autorizzato dal Museo) la responsabile dell'Archeologia subacquea per la Calabria (dr.ssa Maria Teresa Iannelli), tiene conferenze, incassa premi, onorificenze e diavolerie varie, omettendo però di chiarire, per 34 anni di seguito, l'affaire del "gruppo di statue" -dallo stesso notificate nella segnalazione del 17 agosto 1972- e dello scudo "presentato al braccio sinistro" di una delle due "emergenti". Il numero di "Gente" attualmente in edicola si interessa del lavoro che mi ha visto occupato per undici mesi. Perchè ho dovuto farlo io? Perchè ho dovuto colmare, da semplice studioso, il vuoto che altri avrebbero dovuto "riempire"? Ministro Rutelli, ritiene lei che la cosa possa e debba interessare il suo dicastero, o dovrò spiritosamente rivolgermi al Gabibbo? La Calabria -anzi il rilevantissimo patrimonio archeologico della mia Regione ha bisogno di serietà, sapienza,soccorso. Non dimentichi queste tre "esse", signor Ministro, e risponda, la prego, al mio appello: le Autorità vanno rispettate -non temute, ed il sottoscritto rispetta e non teme, ma non intende -con risolutezza- di non venire, a sua volta, rispettato nella personale democraticità esistenziale postulando inutilmente risposte concrete. Un saluto.

P.S.: Per chi volesse seguire l'intero Dossier sui Bronzi di Riace, lo stesso è online sul sito de "Il Quotidiano della Calabria".
Un po' lungo, ma i "fatti" lo hanno preteso.
 

 

 Il Dossier con queste affermazioni è pubblicato anche on-line


 http://www.ilquotidianocalabria.it/dossier.html

http://www.ilquotidianocalabria.it/Bronzi01.pdf

http://www.ilquotidianocalabria.it/Bronzi02.pdf

http://www.ilquotidianocalabria.it/Bronzi03.pdf

 


"Lancia, elmo e scudo ? ..."


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http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/english/news/2007-08-17_117107469.html

(ANSA) - Rome, August 17 -

Thirty-five years after the famed Riace bronzes emerged from the sea, a probe into a third ancient statue thought to have gone missing at the time is gathering pace.

Prosecutors, investigating the claims of local art sleuth Giuseppe Bragho', say there is growing evidence that a third work of art was smuggled from the scene during the discovery.

Bragho', an expert on his local Calabria region where the sensational bronzes appeared in 1972,
says he has "tracked down and photographed a series of documents that indicate an alarming scenario".

He says a third statue - "completely different from the other two" - as well as two shields and a lance,
were seen lying on the seabed by the finder, scuba diver Stefano Mariottini.

Bragho' points to a statement made by Mariottini the day after he discovered the statues on 16 August 1972.

In the statement, he refers to "a group of statues".
He also says the "two protruding statues [...] were free of any clear incrustations".
Yet Bragho' has found a previously unpublished photograph
of the statues apparently showing one of the figures entirely covered in incrustations,
its features indistinguishable.

Bragho' also highlights another section of Mariottini's statement in which he reportedly said he saw "three statues,
probably made of bronze...one of them lying on its side with a shield on its left arm".

In addition, the expert has provided prosecutors with the name of a man who allegedly helped smuggle a shield
and lance away from the scene of the discovery.

As further evidence of his theory, Bragho' has produced a series of recordings of a male voice, who claims he acted
as a mediator for representatives of the John Paul Getty Museum in Los Angeles.

Bragho' believes that the alleged weapons and possible third bronze ended up in the museum's collection.
However, the institute has vigorously denied the claims, categorically stating: "the spear, shields
and helmet purportedly found with the bronzes have never been part of our collection.

"This information is wrong and must be corrected," the museum said.

ONE OF ITALY'S MOST IMPORTANT FINDS OF THE LAST 100 YEARS.

The bronzes were discovered by Mariottini, an amateur scuba diver from Rome, during a holiday on the Calabrian
coast. They turned out to be one of Italy's most important archaeological finds of the last 100 years.

The statues are of two virile men, presumably warriors or gods, who possibly held lances and shields at one time.

At around two metres, they are larger than life.

The 'older' man, known as Riace B, wears a helmet, while the 'younger' Riace A has nothing covering his rippling hair.

Both are naked.

Although the statues are cast in bronze, they feature silver lashes and teeth, copper red lips and nipples,
and eyes made of ivory, limestone and a glass and amber paste.

Italy is renowned for its archaeological treasures but the Riace bronzes have attracted particular attention.

This is partly because of their exceptionally realistic rendering and partly owing to the rarity of ancient bronze statues, which tended to be melted down and the metal reused.

Mariottini, who spotted the statues 300 metres off the coast and eight metres underwater, said the bronze was so
realistic he initially thought he'd found the remains of a corpse.

When they first went on display in 1981, a million people came to see them and the pair were even featured on a
commemorative postage stamp.

Today the statues pull some 130,000 visitors each year to the Reggio Calabria museum housing them.

How or when the statues sank to their watery resting place also remains a mystery, as divers uncovered no wreckage
in the vicinity. While remains could have drifted to the seabed some  distance away it is more probable that the statues were tossed overboard, either to lighten the ship's load in a storm or to prevent them falling into the hands of pirates.

Culture Minister Francesco Rutelli recently greenlighted a fresh scientific mission to the area, after a US ship reported detecting traces of underwater metal near the spot the statues were discovered.

Y16
17-AGO-07 12:10 NNNN
 


http://www.getty.edu/news/press/center/statement_getty_riace_bronzes_030207.html

 Statement from the J. Paul Getty Museum Regarding the Riace Bronzes

03/02/07

In recent weeks, there have been reports in the press suggesting that pieces from the Bronzes of Riace
(a shield, lance, and helmet) might currently reside at the J. Paul Getty Museum.
This information is wrong and should be corrected.
These objects, that are suggested to be part of the Riace Bronzes, have never been in the Getty Museum's collection.

MEDIA CONTACT:
Julie Jaskol
Getty Communications Dept.
310-440-7607
jjaskol@getty.edu

 


 (ANSA) - ROMA, 2 MAR - La lancia, lo scudo e l'elmo dei Bronzi di Riace non hanno mai fatto parte della collezione del Getty. Il chiarimento arriva dal museo.Con qualche giorno di ritardo, il museo di Los Angeles torna sul mistero delle armi che sarebbero scomparse 35 anni fa dopo il ritrovamento dei Bronzi di Riace e risponde all'ipotesi, circolata in Calabria, secondo cui gli oggetti scomparsi potrebbero trovarsi al Getty. 'Queste informazioni sono errate e vanno corrette' fanno sapere dal museo di Los Angeles.

 

 


"SIGNORI AMERICANI..."



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Nel libro I BRONZI - le altre verità”, a pagina 34,
Giuseppe Braghò pubblica un documento
che è fondamentale per tutta l'inchiesta sui Bronzi di Riace:

la denunzia presentata da Stefano Mariottini il 17 agosto 1972.


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Si noti al margine sinistro della denuncia
la dichiarazione autografa del Soprintendente dr. Giuseppe Foti.

"La presente segnalazione fa seguito alla comunicazione
telefonica del 16 agosto 1972, ricevuta alle ore 21,
che denunzia la scoperta. G. Foti"


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<< Il subacqueo dr. Stefano Mariottini,
(per ora) rinvenitore “ufficiale” (non “canonico”) dei Bronzi,
non risponde ne ai giornalisti, ne alle emittenti radio-televisive.

Ha dichiarato che parlerà solo con i giudici e/o Carabinieri.

Con tutta probabilità sarà già stato sentito dal Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, prontamente attivati dal Ministro Francesco Rutelli, il quale ha preso nella giusta considerazione il mio lavoro, durato più di un anno.

Ho l’impressione che qualcosa, stavolta, succederà.

Dovrà spiegare, il dr. Mariottini, cosa voleva intendere sottoscrivendo
- nella denunzia ufficiale di ritrovamento da me dissepolta dall’oblio
dell’Archivio Storico del Museo di Reggio Calabria - quanto di seguito riporto:

“Il sottoscritto MARIOTTINI STEFANO… dichiara di aver trovato…un gruppo di statue, presumibilmente in bronzo. Le due emergenti rappresentano delle figure maschili nude, l’una adagiata sul dorso… l’altra risulta coricata su un fianco…e presenta sul braccio sinistro uno scudo.”

Presso il Museo su citato, non c’è traccia alcuna del “…gruppo di statue”
ne dello scudo che il subacqueo descrive.

Dov’è andata a finire questo materiale archeologico?

 

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E gli elmi descritti nel verbale di recupero redatto dal dr. Pier Giorgio Guzzo,
all’epoca dei fatti Ispettore della Soprintendenza Reggina, dove sono finiti ?

Questo ed altro ancora tratto nel mio libro.

In soli 34 anni, sono stato l’unico ad esaminare le “carte” dell’Archivio Storico del Museo Nazionale di Reggio Calabria - documenti inequivocabili e, per un certo verso sconvolgenti, pubblicati - o meglio svelati - integralmente ne “I Bronzi - Le altre verità”, volume quanto prima presente nelle principali librerie del Paese. >>

                                                                                 Dr. Giuseppe Braghò



Stefano Mariottini a Briatico negli anni '80

 


Bronzo A riprodotto in resina a Briatico negli anni '80

 

 

 

http://www3.comune.reggio-calabria.it/bronzidariace/ipotesi_ricostruzione.htm

 


cover2.jpg (23825 bytes)
http://www.sedonawolf.com/Sculptre/Bronzi/bronzi.htm

  Ecco quanto riferisce il Dr. Francesco Nicosia, che dall'ottobre 1979
era  rientrato a Firenze quale Sprintendente per la Toscana.

"Bollettino d'arte" 3 serie speciale - parte prima - pagina 8
[Edito del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, Roma 1984]
Rassegna bibliografica a cura di Lucilla de Lachenal e Maria Antonietta Rizzo
 

DUE BRONZI DA RIACE.
Rinvenimento, restauro, analisi ed ipotesi di interpretazione
(Serie Speciale 1984)


http://www.bollettinodarte.beniculturali.it/opencms/export/BollettinoArteIt/sito-BollettinoArteIt/Contributi/Editoria/BollettinoArte/Speciali/visualizza_asset.html_1286714937.html

 


Ricostruzione del luogo di recupero dei bronzi,  fatta dal prof. Lamboglia, direttore dell'Istituto di Archeologia di Albenga.
Il prof. Lamboglia è morto precipitando con l'auto nel porto di Genova.

 


 

Bronzo A: appena recuperato.
Non corrisponde con la descrizione fatta nella denuncia di Stefano Mariottini, dove è tratteggiato privo di incrostazioni.
Mariottini si riferiva, forse ad una terza statua ?

 

 
Bronzo A: prima fase restauro a Reggio Calabria.
Mariottini descrisse uno scudo, al braccio di Tideo.
Al Museo Archeologico di Reggio Calabria, lo scudo non c'è.
Lo stesso scopritore si rifiuta di parlare e non concede interviste.

 


Bronzo A: reggiscudo a restauro ultimato con spariti anche i fori di tenuta

 


Bronzo B: appena recuperato.
Manca l'elmo descritto dall'Ispettore P.G.Guzzo, ora Soprintendente a Pompei e a Reggio Calabria,
il quale nel descrivere "...anch'esso barbato e con elmo"
si riferiva alla statua A, recuperata per seconda il 22 agosto del '72

 


Bronzo B: reggiscudo con i fori di tenuta per lo scudo
che NON sono incrostati come tutto il resto

 


Bronzo B: particolare del reggiscudo con segni di effrazione

 

 

da "La Gazzetta del Sud"

ritaglio degli anni 1983-1984


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Si legge: "Nell'abitazione del Prof. Gazzera, c'erano infatti cento monete d'argento
d'epoca magnogreca databili al IV-V secolo a.C., praticamente il periodo dei Bronzi..." 

Venerdì 18 agosto 2006 il Dr. Giuseppe Braghò scrive su il Quotidiano di Calabria:

<<...Appuro dai convenuti all’ennesimo rendez-vous che “il parente che stava nell’Artistica” s’identificava
nel professor Alcherio Gazzera, ora deceduto, parente acquisito del Mariottini, il quale n’aveva sposato la nipote. D’origine settentrionale, fu docente in Storia dell’Arte al Liceo di Siderno, centro poco distante da Riace. Questi era in ottimi rapporti d’amicizia con il dottor Enzo Natoli, che, stando a notizie raccolte,
pare fu il tramite tra il dottor Mariottini e il Soprintendente Giusepe Foti di Reggio. Ciò ipotizzerebbe, secondo i quattro ragazzi di Riace, una specie di complotto, d’accordo trattato. Nella prefazione di un
volumetto sui Bronzi, edito dall’Istituto Geografico De Agostini nel 1981, così si esprime il dottor Foti:
“...Fu Stefano Mariottini, un chimico romano che trascorreva le vacanze in Calabria presso parenti,
a notarle sul fondale marino di circa 7/8 metri, a circa 300 m dalla costa. E fu ancora, con i suoi parenti, a segnalarmele immediatamente dopo essersi assicurato che si trattava di statue e non di cadaveri, sensibilizzato a tale dovere anche da un amico che alcuni anni prima – nel 1969 - aveva consentito alla Soprintendenza il recupero di alcuni bronzi greci rinvenuti nel mare dello Stretto di Messina su un relitto di età greca già in parte depredato di tutto il carico di anfore e di metalli. Dirette da un archeologo della Soprintendenza Reggina, le operazioni di recupero sono state portate a termine dallo stesso rinvenitore a tal fine autorizzato e affiancato dal Gruppo di Sommozzatori dei Carabinieri di Messina, che le liberarono
dalla sabbia che le seppelliva quasi, con il semplice aiuto di due palloni gonfiati con lo stesso ossigeno delle bombole. Ciò avvenne il 21 agosto e in quella data i colossi di bronzo entrarono a far parte del Museo di Reggio... Io ebbi modo di provare l’impressione della loro “presenza” solamente una decina di giorni dopo il recupero al mio ritorno a Reggio da un viaggio in Grecia e nel Mar Nero: sbarcai a Bari e, al porto, trovai ad attendermi l’autista che mi mostrò come prima cosa le fotografie dei due bronzi.” Devo dire, a questo punto, che non poche sono le contraddizioni evidenti che scorgo, nel fluire dell’inchiesta da me voluta. Ho analizzato tutta la stampa del tempo ed ogni informazione rilasciata dal chimico romano ad oggi, non ultima quella trasmessa recentemente dalla RAI, in un programma di un noto geologo-conduttore: ebbene, a parte leggere discordanze “ambientali” che possono passare, non ho mai trovato due interviste collimanti nelle risposte. C’è sempre qualche variante, nei racconti del dottor Mariottini.

Come mai? Si tratta di reporter poco precisi (ai quali peraltro il chimico romano avrebbe potuto replicare)
o la memoria del “rinvenitore” ufficiale si scontra con qualche pulsione imbarazzante da rimuovere?

Gli articoli tutti, sono a disposizione presso il mio archivio personale.

Li cederò volentieri in visione a chiunque, motivatamente, ne farà richiesta.

Uno d’essi, abbastanza singolare, riferisce un sequestro di reperti archeologici di una certa importanza, operato dalla Guardia di Finanza in casa del Professor Gazzera, il “parente che sta nell’artistica”, come riferiva la mamma di Peppe Sgrò. Si trattava di qualche centinaio di monete greche in argento, di un paio d’arule e di vasellame misto ad altri oggetti. E’ probabile che il Docente abbia acquisito amore per le antichità in seguito alla scoperta effettuata dal dottor Mariottini. Tutto è ipotizzabile, a questo mondo.

Per la stessa ragione, potrà esser possibile riaprire la discussione,
così che abbia fine, per sempre il contraddittorio,
pur concluso nell’ufficialità della sentenza romana la quale,
con l’apporto probatorio del Dottor Giuseppe Foti, sancì che la verità fosse dalla parte del chimico romano.

Quella vera o quella processuale?

Non me ne voglia, il dottor Mariottini: anch’io conosco, sulla mia pelle, il gravare del dubbio.

La verità, molto spesso, non è quella stesa sui verbali da zelanti “curatori”.

La verità, è solo un bene personale, che si possiede dentro, a stretto contatto con il cuore.

Palesemente. >>

g.b.

Lo stesso Dr. Giuseppe Braghò ci segnala che il Prof. Alcherio Gazzera era zio della prima moglie di Mariottini, morta in incidente automobilistico con il figlioletto Andrea di 1 anno, nel gennaio del 1973.


 

 

 

Dal sito della rivista ARCHEOLOGIA VIVA:

http://www.archeologiaviva.it/

 


I BRONZI DI RIACEE IL RITORNO DEI SETTE di Paolo Moreno
http://www.archeologiaviva.it/index.php/magazine/102/101-2003_archeologia_viva.html

 


SICILIA: QUEL BRONZO DAL MARE DI MAZARA di Rossella Giglio
http://www.archeologiaviva.it/index.php/magazine/69/69-1998_archeologia_viva.html

 


AL CAPEZZALE DEI BRONZI di Piero Pruneti
http://www.archeologiaviva.it/index.php/magazine/39/39-1993_archeologia_viva.html

 


IL TERZO BRONZO DI RIACE di Filippo Giudice
http://www.archeologiaviva.it/index.php/magazine/37/37-1993_archeologia_viva.html

 

 

 
POLEMICA MOSTRE: Capolavori a mare

22-02-2006

di Antonio Cederna
 

(Su suggerimento di un nostro amico ri-pubblichiamo volentieri questo testo di Antonio Cederna del 1956,
 da "Il mondo", 30 ottobre 1956, ristampato in A. Cederna, Brandelli d'Italia, Roma 1991, pp. 266-70.

I burocrati del ministero della Pubblica Istruzione
decidono di trasportare in America 33 opere di pittura dei nostri musei
«in cassoni stagni appositamente costruiti».
Un caso insigne di quella «stolta mania di trainare le opere d'arte lontano dalle loro sedi proprie»,
scrive Roberto Longhi.

...I due capolavori della scultura greca del quinto secolo avanti Cristo, i Bronzi di Riace,
hanno corso il rischio di essere trasportati, come feticci pubblicitari, alle Olimpiadi di Los Angeles del 1984...

 

 

 

Per sdrammatizzare la lettura di questa delicata inchiesta,

vediamo alcuni deprimenti usi commerciali dell'immagine dei Bronzi di Riace:
 

 

  

Photo by mina i. - http://www.cafferiace.com/

  

 



L'uovo reggino.

 


Fumetti porno SUKIA .

 


http://www.badolato.info/gilbotulino/musica/ideologia.asp

 


Carpentieri profumi.

 


Zecca privata di Roma


PANORAMA 1981

 


EPOCA 1981

 


© Fonderia Del Chiaro, Pietrasanta (Lu) - Italia. Ditta Arrighini, Pietrasanta (Lu) - Italia.


 

Il 17 agosto 1972 i ragazzi  denunciarono il ritrovamento della statua.

Secondo questa ipotesi il Mariottini avendo notato di essere stato al centro della loro attenzione, non poté fare a meno di denunziare la cosa, recandosi (sostiene) il 17 mattina alla Soprintendenza di Reggio Calabria, distante un centinaio di Km. Perché non farlo subito e al paese di fronte presso qualunque Autorità ?

A questa e ad altre domande cerca di far luce il libro I BRONZI - le altre verità”di Giuseppe Braghò che pubblica nella completezza anche i documenti visionati per primo nell’Archivio Storico  presso il Museo di Reggio Calabria.

In data 20/11/2006 il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, a firma del Capo Gabinetto ad interim Prof. Giuseppe Proietti, ha comunicato al Sig. Giuseppe Braghò che <<In riferimento all’esposto pervenuto in data 13/11/06 per il tramite del Gabinetto del Ministro… sono stati già interessati i competenti Uffici ministeriali>>.  


cliccare sull'immagine x ingrandirla.

 

In seguito al successivo invio al Ministero – da parte del ricercatore e studioso Giuseppe Braghò - di alcuni dei documenti più “scottanti”, il Ministro Francesco Rutelli “alza il tiro” rispedendoli alla Procura Generale della Repubblica di Catanzaro per competenza d’indagine e al Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri, i quali su espresso mandato del vice Premier sono entrati subito in campo, decisi a far piena luce sui tanti “misteri” dei Bronzi di Riace. Evidentemente, dai documenti analizzati, si evince che di trasparenza, nella storia “pubblica” delle famose statue ce ne sia stata ben poca.

 

 

 

http://www.abramo.it/bronzi/bronzi.htm

La vera storia dei bronzi di Riace

Tratto dal mensile "Focus" n.71 - Settembre 1998

Due atleti? Due guerrieri? Oppure due barbuti eroi figli di Zeus o di Apollo? Le più varie ipotesi su quali fossero i persorsonaggi reali cui erano ispirati i bronzi di Riace sono fiorite fin dal 1972, quando il giovane subacqueo Stefano Mariottini ritrovò le due statue al largo di Marina di Riace. Ora l'enigma ha trovato una risposta convincente grazie agli studi di Paolo Moreno, docente di Archeologia e Storia dell'arte greca e romana, all'università di Roma Tre.

Ecco che cos'ha scoperto Paolo Moreno e come.

- La ricostuzione
Il bronzo A, detto anche "il giovane", potrebbe rappresentare Tideo, un feroce eroe proveniente dall'Etolia, figlio del dio Ares (o del re Eneo) e protetto di Atena. Il bronzo B, detto "il vecchio", raffigurerebbe invece Anfiarao, un profeta guerriero. Entrambi parteciparono alla mitica spedizione della città di Argo contro Tebe, e Anfiarao aveva persino profetizzato la propria morte sotto le mura di Tebe, e la disastrosa conclusione dell'avventura.
Oltre ad aver identificato i due personaggi, Moreno ha individuato gli artefici delle statue e trovato l'originale collocazione dei due pezzi.

- Primo indizio: la terra
Il primo passo è stato l'identificazione degli artisti. «Mi ha aiutato il restauro», dice Moreno. «Le statue, infatti erano piene di terra, la cosiddetta "terra di fusione". Che, impregnata da secoli di salsedine, stava mangiandosi le statue dall'interno». La terra è stata estratta passando dai fori nei piedi grazie ad ablatori dentistici a ultrasuoni, pinze flessibili, spazzole rotanti, tutti controllati da microtelecamere che inviavano su un monitor immagini dell'interno delle statue, ingrandite da tre a sei volte.
«Analizzando la terra così estratta, si è scoperto che quella del bronzo B proveniva dall'Atene di 2500 anni fa, mentre quella del bronzo A apparteneva alla pianura dove sorgeva la città di Argo, più o meno nello stesso periodo», racconta Moreno. «E, soprattutto, si è scoperto che le statue furono fabbricate con il metodo della fusione diretta, poco usato perché non consentiva errori quando si versava il bronzo fuso, infatti, il modello originale era perduto per sempre». La provenienza geografica e la tecnica usata hanno convinto Moreno che l'autore del "giovane" fosse Agelada, uno scultore di Argo che, a metà del V secolo a. C., lavorava nel santuario greco di Delfi e nel Peloponneso. Infatti Tideo assomiglia moltissimo alle decorazioni del tempio di Zeus a Olimpia. «Quanto al vecchio, i risultati dell'analisi hanno confermato l'ipotesi dell'archeologo greco Geòrghios Dontàs: a scolpirlo fu Alcamene, nato sull'isola di Lemno, che pare avesse ricevuto la cittadinanza ateniese per i suoi meriti d'artista».

- Secondo indizio: una vecchia guida:
Ai risultati della ricerca, Paolo Moreno ha unito lo studio di documenti storici. Come quelli lasciati dal greco Pausania, che aveva redatto tra il 160 e il 177 d. C. una vera e propria guida turistica dei luoghi e monumenti della Grecia. In particolare, Pausania scrisse di aver visto nella piazza principale di Argo un monumento ai "Sette a Tebe", gli eroi che fallirono nell'impresa di conquistare la città, e ai loro figli (gli Epigoni) che li riscattarono ripetendo l'impresa con successo. «Un parallelismo inquietante», nota Moreno, «con la nuova classe dirigente di Argo, insediatasi verso la metà del V secolo a. C., che aveva riscattato la generazione precedente - sconfitta da Sparta a Sepeia nel 494 a. C. - con la vittoria di Oinoe, nel 456 a. C., sempre contro Sparta».
Il gruppo di Argo comprendeva dunque i due bronzi di Riace e altre statue di eroi, circa una quindicina, tutte provviste di elmi, lance, scudi e spade: lo si è dedotto dalla posizione delle braccia, e anche dal ritrovamento successivo sui fondali marini presso Riace, del bracciale dello scudo di un guerriero, sempre di bronzo.

- Miti e dettagli
Grazie a un'attenta analisi delle statue si sono potuti accertare anche altri dettagli, alcuni dei quali sorprendenti. Per esempio che le statue erano abbellite da elementi cromatici: il rosso del rame evidenziava i capezzoli e le labbra gli occhi erano pietre colorate, i denti d'argento. «Quest'ultimo particolare, finora unico esempio nella statuaria classica», dice Paolo Moreno, «enfatizza bene l'espressione di Tideo, che non è affatto sorridente come sembra. Il suo è invece un ghigno satanico e bestiale, simbolo della ferocia del guerriero capace di fermarsi a divorare il cervello del nemico tebano Melanippo: un orrendo atto di antropofagia che costò all'eroe l'immortalità promessagli da Atena». Un'altra tragica vicenda sembra emergere dall'espressione angosciata del bronzo B. Anfiarao, il guerriero-profeta, che tradito dalla moglie Erifile, era stato costretto a partire per la guerra pur conoscendo la tragica conclusione della spedizione e la propria morte. Secondo Moreno, il capo di Anfiarao era cinto da una corona di alloro, simbolo della carica di profeta: l'indizio decisivo è la presenza di un foro sulla nuca, espediente spesso usato per unire alla statua gli "accessori" necessari.

- Gli altri bronzi
Un'altra traccia seguita da Moreno è stata la descrizione, da parte di Pausania, di una copia del monumento di Argo edificata a Delfi. Dalla quale ha dedotto che le statue poggiavano su un semplice podio semicircolare in pietra del diametro di 13 metri (tuttora esistente).
Degli altri bronzi sono rimasti soltanto indizi indiretti pitture su vasi greci o copie in in marmo di statue di epoca romana. L'elemento più significativo è un vaso ritrovato a Spina, vicino a Ferrara, che risale al V secolo a. C. e che riproduce proprio i Sette di Tebe e gli Epigoni. Poiché gli eroi greci dovevano essere riconoscibili a tutti, avevano sempre le stesse espressioni e posizioni. Questo ha permesso a Paolo Moreno di ipotizzare la posizione dei bronzi sul podio semicircolare ad Argo.

- Il mistero del naufragio
Resta un ultimo enigma. Come hanno fatto i due bronzi superstiti ad arrivare nel mare della Calabria? «All'inizio si ipotizzò che i due bronzi fossero stati gettati in mare dall'equipaggio di una nave in difficoltà per il mare grosso», dice Moreno. «Ma nelle campagne di rilevamento successive si ritrovò un pezzo di chiglia appartenuta a una nave romana di età imperiale». Si notò inoltre che le due statue erano state ntrovate vicine e affiancate, cosa impossibile anche se fossero state gettate in mare contemporaneamente. Il ritrovamento sembra invece tipico di uno scafo di una nave naufragata, disfatta nei secoli a causa delle forti correnti e dell'acqua marina. «Una nave quindi trasportava i bronzi di Argo», conclude Moreno. Soltanto due? «Non è detto. Forse la nave apparteneva a un convoglio che trasportava l'intero gruppo, la cui sorte è ancora sconosciuta».

Riccardo Tonani
Tratto dal mensile "Focus" n.71 - Settembre 1998

 

IL SUO ULTIMO ARTICOLO E' ALLA PAGINA:  http://www.arsetfuror.com/r12Antico08.htm

 

 

INTORNO A DUE STATUE RITROVATE A RIACE NELL’AGOSTO DEL ’72, E NON SOLO.

Agosto settantadue. Marina di Riace, località Agranci. Nei giorni ventuno e ventidue i carabinieri del Nucleo Sommozzatori di Messina recuperano -dietro richiesta del soprintendente dott. Giuseppe Foti- due straordinarie statue, attestazioni dell’arte greca del V secolo a.C., oggi universalmente note come “Bronzi di Riace”. Trasferite al Museo Nazionale di Reggio Calabria per le prime “cure”, rimasero a disposizione dei tecnici interni fino al gennaio del settantacinque, per poi “viaggiare” verso le più complete e raffinate attrezzature di “risanamento” del Centro di Restauro presso la Soprintendenza Archeologica, a Firenze. Le “diligenze tecnologiche” terminarono nel dicembre dell’ottanta. Il quindici dello stesso mese furono “presentate” al pubblico (fino al giugno dell’ottantuno) nelle sale del Museo Archeologico in Piazza SS. Annunziata. Una breve sosta -per volere del Presidente Sandro Pertini presso la “Sala della Vetrata” del Quirinale e poi, finalmente e per sempre ancora alla volta del Museo nella città dello Stretto, dove conquistano un’esclusiva sistemazione, con sola “compagna” l’assorta “Testa del Filosofo”, recuperata dal relitto di Porticello (Villa S. Giovanni) nel sessantanove dal meritorio subacqueo reggino Giuseppe Mavilla. Tutto questo è inconfutabile.

Controverse rimangono invece -a tutt’oggi- le “vicende” legate al ritrovamento dei Bronzi i quali, nonostante gli approfondimenti sostenuti da più parti, vengono ancora dimessamente identificati come Statua A e Statua B. Molte le tesi offerte da studiosi autorevoli: secondo il prof. Paolo Moreno dell’Università Roma Tre, i due taciturni testimoni del passato rappresenterebbero Tideo e Anfiarao, plasmati dalle mani di Alcamene e Agelada, maestri eccelsi del V secolo. Altri ricercatori identificano Pitagora di Reggio quale autore della coppia bronzea. Policleto il vecchio ancora è designato “padre” delle celebri raffigurazioni. Secondo ulteriori esperti, ritrarrebbero la versione “bellica” di Castore e Polluce, abitualmente delineati imberbi i quali, per l’occasione militare, sarebbero stati effigiati in confacente atteggiamento guerriero. Divinità, eroi, egemoni o atleti? I dibattimenti sono ancora in opera.

Riprendendo dalle divergenze sorte intorno al rinvenimento, schiude la via a complesse supposizioni la denunzia dello scopritore “ufficiale” dei Bronzi Stefano Mariottini, chimico romano ora in pensione. E’ ormai nota la circostanza che ha portato all’analisi di questo e altri documenti custoditi presso l’Archivio Storico del Museo Nazionale di Reggio Calabria, dove il sottoscritto ha avuto ventura di esamina e successivo approfondimento degli stessi. A sconcertarmi, più frasi comprese nel medesimo foglio. Il dott. Mariottini esordisce dichiarando di aver trovato “un gruppo di statue”. A Reggio, ne ammiriamo due. Continua nella descrizione dei fatti, il fortunato sub, ben tratteggiando lo stato dell’arte delle statue: “Barba fluente, a riccioli, gamba sopravanzante, modellato pulito, prive d’incrostazioni evidenti”. Ho pubblicato una foto poco divulgata della Statua A, dalla testa completamente invasa da incrostazioni, per lo più formate da ghiaia fluviale. La Statua B corrisponde perfettamente all’esposizione. Il “Giovane” no. Andando avanti nel racconto, il dott. Mariottini ci comunica che, al braccio sinistro del secondo bronzo (la Statua A) si presenta uno scudo. Mai visto. Troppe inesattezze, in una sola pagina. Non guadagnano la vaporosa, indulgente denominazione di “sbadataggini”. Se di ciò si fosse trattato, perché non si è mai badato a rettificare? Con esplicito riferimento al Soprintendente che accolse la comunicazione, sostengo che il clamore della rivelazione del subacqueo avrebbe dovuto non fargli trascurare il pur minimo indizio. Non è certo l’unico documento da me analizzato a sollevare dubbiosità sconcertanti. Eppure, tutte quelle carte erano lì, a portata di mano. Appare inverosimile che le stesse fossero ignote al successore e ai collaboratori del dott. Giuseppe Foti, Soprintendente all’epoca dell’eccezionale rinvenimento. Per chi vorrà cimentarsi nell’indagine, ho proposto in copia le “carte neglette” nel mio libro, edito da Monteleone in Vibo Valentia. Apprenderà, l’attento lettore, come un certo Potere abbia manipolato una storia così importante, e come si è amministrata. Avrebbero potuto distruggere le prove fondamentali del pasticcio, ricreandone di “similari” pur se, in un certo senso, in parte è avvenuto. Sono stati creati “ad arte” più di un atto, come ad esempio la “carta magistrale” che decretò la vittoria di Stefano Mariottini sui deboli e poveri “concorrenti” di Riace Marina. Alla Corte romana fu esibita, al posto della denunzia ufficiale che parlava di “gruppo di statue” e di “scudo”, una lettera “confezionata” dal Foti sotto parvenza di “ringraziamento” ai Carabinieri per aver partecipato alle operazioni di recupero dei Bronzi: nella stessa, si evidenziava la priorità della comunicazione del dott. Mariottini. Per la qual cosa, i Giudici mai seppero di possibili altre statue e di scudo: semplice e banale, perché la macchinazione ha “funzionato” fino all’undici di agosto del duemilasei, giorno il cui la sorte mi concesse di sfogliare i documenti in questione. D’altra parte, chi e perché avrebbe mai dovuto, prima del sottoscritto, “indagare” tra le carte ufficiali dell’Archivio Storico del Museo? Non dimentichiamo che -cosa d’altronde arcinota, a causa del “particolare” temperamento personale conosciuto a Reggio da tutti- il dott. Giuseppe Foti difficilmente avrebbe concesso adito ai faldoni relativi il ritrovamento: molto più semplice e smaliziato “dimenticarli”. Ho provato a intervistare il chimico subacqueo, senza riuscirvi. Ha negato dialogo. Avrei chiesto una precisazione, non ultima quella pertinente la pretesa scoperta da parte di quattro ragazzi di Riace Marina. Non ha voluto dialogare con me. “C’è già stata una sentenza del Tribunale di Roma.” Solo questo ha gradito dire. Altri giornalisti hanno avuto la mia stessa sorte. Scopo dell’intervista al dott. Mariottini era chiaramente metter fine a dicerie e pettegolezzi, ascrivendolo definitivamente tra i Beati o i Bugiardi. “Guardi che ho le querele pronte”, mi ripropose, riferendosi ai presunti rinvenitori i quali -ancora oggi- si ostinano a giurare di essere arrivati per primi: tuttavia gli esposti, contro di loro, non sono pervenuti. Sette mesi e ancora nulla. Possibile atto di filantropia. Nei giorni diciassette e diciotto agosto dello scorso anno, dalle colonne de “il Quotidiano della Calabria”, che ha ospitato la mia lunga inchiesta giornalistica, ho “lanciato” una considerevole, cavillosa provocazione nei confronti del subacqueo. Giorni prima, avevo esaminato i documenti archiviati. Non avevo svelato ad alcuno i contenuti preoccupanti, per la qualcosa il “rinvenitore ufficiale” non conosceva ancora che, a conoscere, c’ero anch’io. Il dott. Mariottini impugna finalmente la penna e, nella giornata di sabato ventisei agosto, risponde: “Premetto di essere rimasto soddisfatto di non aver concesso l’intervista richiesta dall’autore nel mese di luglio ultimo scorso”. Così esordisce lo scopritore dei Bronzi. Con nonchalance riprende: “Ritengo che la verità possa essere detta solo a chi è disposto ad ascoltarla e non può essere sprecata in uno scenario già predisposto e indirizzato da una malafede continuata e reiterata. In questi casi, quando necessario per affermare un diritto, si deve ricorrere alla “verità processuale” che per la mia verità c’è già stata e si è affermata così netta e precisa nel ricalcare la realtà dei fatti che, a differenza dell’autore dell’articolo, non “mi sento sulla pelle il gravare del dubbio”, che sono sempre affari suoi, ma la soddisfazione che la “verità stesa sui verbali da zelanti curatori” è per me lo stesso “bene personale che si possiede dentro”.  Anche in questo caso, fa temere che l’inchiesta da me svolta “sarà oggetto di una diversa valutazione”, alludendo chiaramente a eventuale querela. Sette mesi e ancora, per la seconda volta, nulla. Alcun esposto nei confronti del sottoscritto, bontà sua. Secondo, possibile caso di filantropia? Ironia a parte, dovremo dare per scontato che sinora, la gestione dei Bronzi e delle vicende legate al ritrovamento sono state affrontate in modo errato. Si erra nel momento in cui non si rimandano al pubblico dominio documenti ufficiali, si erra quando i Bronzi si ostentano come feticci, nello stallo di una Soprintendenza che non riesce a valorizzare un simile patrimonio: il Museo di Reggio, a parte le rare eccezioni, si limita ad aprire i battenti al mattino per chiuderli prima di sera. Tutto qui. La Calabria ha bisogno di attenzioni particolari, mirate, costanti e capaci. La Magna Graecia, madre nostra, è stata offuscata dal disimpegno e dall’incapacità gestionale di alcuni noti funzionari della Soprintendenza i quali, finora intoccabili “baroni”, hanno tra l’altro vilipeso il valore e l’efficacia d’altri silenti, apprezzabili preposti interni. A ciò va aggiunto il totale disinteresse -verso il territorio- di politici e addetti ai lavori, da rintracciarsi senza pietose velature nell’imperizia del nostro Assessorato Regionale alla Cultura. Personalmente, non ho niente in contrario che sia la politica a doversi occupare del patrimonio di conoscenze: gradirei lo facesse servendosi –ovviamente- di persone erudite. Che le vicende fin qui vissute attorno al ritrovamento dei Bronzi servano quindi –come pare stia succedendo, grazie all’intervento del Ministro Rutelli- di stimolo ai Dirigenti del MIBAC affinché possano, loro, provvedere con competenza e cura al recupero e alla valorizzazione della nostra Terra la quale, val la pena di rammentarlo ancora, è stata ed è tuttora la Magna Graecia. In assenza di “partecipazione” dell’Assessorato Regionale alla Cultura per la Calabria, ha con onore e intelligenza fatto le veci l’onorevole Angela Napoli, che attraverso un comunicato stampa ha rilasciato encomiabile dichiarazione di sostegno e merito. Sappiano, i contingenti “Signori del Sapere” come la Calabria –considerando che per altre vie ciò non è stato possibile- potrà avere riscatto sociale solo attraverso la giusta, esperta valorizzazione della storia del territorio, ultima spes. Chiederò personalmente al Ministro Rutelli -al quale va il mio personale plauso e quello dei calabresi tutti per l’immediato interesse riservato alla vicenda- l’istituzione di una commissione di studio composta di autorevoli e provate idoneità che affianchi (non controlli, dunque) i programmi e l’operato degli addetti ai lavori, suggerendo -laddove sarà opportuno- linee e indirizzi da seguire, nell’ottica dello sviluppo socio-culturale dell’intera Regione, non ultima ad alcuno in quanto a “radici”. Che il dott. Mariottini abbia o no scoperto le statue per primo, piuttosto che i quattro ragazzi di Riace Marina, è stato e sarà semplicemente un fatto di cronaca. Qualora il Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale ravviserà nell’intera vicenda episodi di malcostume (guardate le foto) avrà, la mia inchiesta, contribuito a produrre Verità Vera, non sterile “processuale attendibilità”. Al sottoscritto, come a quanti aderiscono all’iniziativa, sta a cuore il futuro della Regione, non il pettegolezzo da gossip. Non ho trascorsi da delinquente per cui bramare, attraverso puntigliosa indagine, “vendetta personale” contro la Soprintendenza reggina e la direzione del Museo Archeologico di Vibo Valentia, così come un caliginoso anonimo ha pensato di “propagare” all’interno di un Forum RAI (ed anche altrove) nel quale spazio -fino a pochi giorni fa- corrispondevo fornendo notizie e sviluppi attinenti il travagliato rinvenimento dei Bronzi. Chi ha orecchi per intendere, intenda. Vincerà -prima o poi- la Cultura, quella autentica e solare: la stizza popolare e zotica, dall’anonimo/a illetterato/a estrapolata attraverso farneticanti e sconnesse frasi dall’insufficienza lessicale, si consumerà esclusivamente nel buio esistenziale cui è condannato/a.

Cresca, la Calabria sana: si ottiene di più aprendo bocca che essendo servile, poiché I Bronzi costituiscono Patrimonio  Universale così come il “coraggio” di far giusto costituisce forza.                

giuseppe braghò

 


www.icr.beniculturali.it/dalmarealmuseo.htm

Bronzi di Riace. Restauro come conoscenza

mercoledì  4 giugno  2003 ore 9,30 - 13,30
 

 

Mercoledì 4 giugno 2003

ore 9,30 – 11,00
Presentazione dei volumi - Artemide Edizioni
Bronzi di Riace, restauro come conoscenza. vol. I - a cura di Alessandra Melucco Vaccaro e Giovanna De Palma 
Bronzi di Riace, restauro come conoscenza. vol. II - di Mario Micheli e Massimo Vidale

Introducono
ELENA LATTANZI Soprintendente Archeologo per la Calabria; GIOVANNI DI SORTE Finmeccanica

Presentano

  • EUGENIO LA ROCCA Sovraintendente ai BB. CC. Comune di Roma e Professore di Archeologia e Storia dell’Arte greca e romana - Università di Roma “La Sapienza”

  • PIETRO GIOVANNI GUZZO Soprintendente per i Beni archeologici di Pompei


Coffee break

ore 11,15 – 13,30
Tavola Rotonda

Presiede
GIOVANNA DE PALMA ICR Direttore Servizio Beni archeologici
Intervengono

  • SERGIO ANGELUCCI Restauratore, Roma

  • EDILBERTO FORMIGLI Restauratore - Museo archeologico di Murlo, Siena

  • MAURIZIO MARABELLI Chimico, ex direttore laboratorio di Chimica ICR

  • MARCO MARTINI Istituto di Fisica - Professore di Esperimentazioni di Fisica presso l’Università di Milano - Bicocca

  • MARIO MICHELI ICR Restauratore

  • GIOVANNI MORIGI Restauratore, Bologna

  • PAOLO MORENO Professore di Archeologia e storia dell’arte greca e romana - Università Roma Tre

  • MARIO TORELLI Professore di Etruscologia - Università di Perugia


Conclusione dei lavori
 

 

 
http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getintervento&id=364

Sul premio Anthurium d'argento a Stefano Mariottini: fare chiarezza sul ritrovamento dei Bronzi di Riace
30-07-2007
Luca Pagni
 

Egr. Presidente della Camera dei Deputati
On. Fausto Bertinotti

Egr. Presidente della VII Commissione
(CULTURA, SCIENZA E ISTRUZIONE)
On. Pietro Folena


Sono Luca Pagni e curo la sezione CULTURA di Photographers.
Sottopongo alla Vs. attenzione una notizia di malcostume culturale che potrebbe mettere in cattiva luce l'immagine dell'Italia,
non solo della Calabria.

Sarebbe gradito un Vs intervento istituzionale ed un cenno di riscontro alla presente comunicazione.

Il 4 agosto 2007 nel parco termale di Caronte, a Lamezia Terme (CZ), si terrà alle ore 20:30 la ventesima edizione del Premio Anthurium d'argento, alla presenza del Presidente Emerito della Corte Costituzionale Cesare Ruperto e di "...nomi prestigiosi che hanno fatto grande la regione Calabria in tutto il mondo".

Per la sezione "Calabria" il riconoscimento andrà a Stefano Mariottini, "...chimico con la passione della ricerca subacquea che nel 1972 scoprì i Bronzi di Riace, i due guerrieri conservati nel Museo di Reggio che rappresentano un capolavoro dell'arte ellenica del V sec. a.C.
La scoperta ha incentivato la ricerca archeologica sottomarina e, al contempo, ha anche perfezionato le tecniche di restauro delle opere in bronzo".

Il testo è fedelmente riportato dalla motivazione ufficiale del Premio.

Il Premio Anthurium, sezione Calabria, viene conferito a Stefano Mariottini mentre sono in corso da sei mesi indagini di Polizia, Magistratura e Ministero per i Beni Culturali, volte a fare chiarezza sulla sparizione del "gruppo di statue" e dello "...scudo che si presenta al braccio sinistro di una delle due emergenti", così come riferito nella denunzia di ritrovamento presentata da Stefano Mariottini, il quale sarebbe stato visto da più persone mentre mandava fuori uso il motore della propria barca nel tentativo di prelevare qualcosa di troppo pesante
dal fondo marino adiacente la scoperta.

Questo avveniva il giorno precedente la data ufficiale del rinvenimento.

Nei primi anni dell'ottanta il subacqueo romano creava una Associazione Culturale di volontariato (chiamata prima "Archeo sub" ed in seguito "Kodros") ottenendo autorizzazione a prospezioni e ricerche subacquee da parte della responsabile dell'Archeologia Subacquea per la Calabria dottoressa Maria Teresa Iannelli, la quale secondo le leggi vigenti avrebbe dovuto rivolgersi al Ministero competente per l'aiuto di professionisti
istituzionali nel condurre studi e ricerche, e non certo a una associazione amatoriale di volontariato.

Tale stato di cose si è protratto per oltre venti anni, con il beneplacito della dottoressa Elena Lattanzi, soprintendente archeologica per la Calabria fin dall'epoca del concluso restauro fiorentino dei due capolavori.

Ancora, stralciando dalla motivazione del premio, Stefano Mariottini avrebbe fatto altre rilevanti scoperte subacquee,
le quali però risulterebbero agli studiosi già note , e alcune d'esse già in passato oggetto di specifiche pubblicazioni.

Alla luce dell'inchiesta giornalistica effettuata dal ricercatore e studioso vibonese Prof. Giuseppe Bragho', pubblicata e arricchita da "scottanti e inequivocabili" documenti (rintracciati dallo stesso nell'Archivio Storico
del Museo di Reggio Calabria) nel libro I BRONZI: LE ALTRE VERITA', il Vice Premier Francesco Rutelli ha incaricato
Magistratura, Carabinieri della Tutela Patrimonio Artistico e lo stesso Ministero di svolgere accurate indagini - in corso da sei mesi - volte a verificare tutte le responsabilità sul possibile trafugamento di elmi, lance e scudi, appartenuti ai Bronzi di Riace che forse erano 3 e non 2.

Essendo in corso delle indagini ufficiali, appare quanto meno affrettato il conferimento di un premio a Stefano Mariottini
il quale, contattato personalmente per raccogliere la propria versione dei fatti in risposta al libro del Prof.Giuseppe Bragho',
pubblicata in estratto alla pagina web http://www.photographers.it/articoli/bronzidiriace.htm

ha seccatamente risposto che: "parlero' solo in un'aula di tribunale".

L'assegnazione del Premio Anthurium, sezione Calabria, a Stefano Mariottini, non appare, alla luce dei fatti, segnale di propagazione culturale, e a parer nostro dovrebbe attendere la conclusione della triplice inchiesta.

Luca Pagni
Resp.le Cultura di Photographers
 

 

 
Fonte: gazzettadelsud.it

http://www.lameziaweb.biz/news.asp
 
http://www.ilquotidianocalabria.it/primapagina/calcz.pdf
 
Ci sarà anche il presidente emerito della Corte Costituzionale Cesare Ruperto alla ventesima edizione del Premio Anthurium d'argento fissata per il 4 agosto 2007 nel parco termale di Caronte. L'alto magistrato, orginario di Filadelfia, nel 2002 aveva ricevuto l'Anthurium "Calabria nel cuore", un riconoscimento apprezzato e gradito ricordato anche in un suo libro.
Nel volume "Una terra nel cuore" Ruperto infatti ha scritto: «Portare una terra nel cuore significa sentire radici, custodire immagini ed esperienze, tuttavia riversandole in quel che si è. Questo è il mio modo di sentire la terra che mi ha dato i natali, la Calabria che porto nel cuore e solo per questo ho accettato il Premio Anthurium». Un presidente onorario d'eccezione per un'edizione che segna un traguardo ambizioso.

La splendida cornice di Caronte, divenuta ormai ambientazione perfetta per la consegna dei premi, anche per quest'anno vedrà la presenza di nomi prestigiosi che hanno fatto grande la nostra regione in tutto il mondo. L'Anthurium d'argento "Calabria nel cuore" sarà assegnato ad Ermanno Arslan, l'archeologo veronese che nel 1965 iniziò gli scavi del Parco archeologico della Roccelletta di Borgia. Arslan è stato sovrintendente del Castello Sforzesco di Milano e direttore delle Civiche raccolte d'arte del capoluogo lombardo. Nel suo curriculum c'è anche la cittadinanza onoraria conferitagli dal Comune di Borgia.
L'Anthurium per la sezione letteraria Rubbettino premierà il libro "Mediterraneo, un nuovo breviario" dell'autore russo-croato Predrag Matvejevic. Non un calabrese, dunque, ma un uomo venuto dall'Est che col suo libro fa un quadro della storia geopolitica del Mediterraneo e dei paesi che vi si affacciano: unendo così le storie e le contraddizioni del "mare che in mezzo alle terre" ha rappresentato fin dall'antichità vita e ricchezza. Matvejevic è stato docente all'Università di Zagabria e alla Sorbona di Parigi. Attualmente è ordinario di slavistica alla Sapienza di Roma. Ha scritto numerosi libri tradotti in molte lingue; nel nostro Paese è stato insignito anche di molti premi, mentre il Presidente della Repubblica gli ha concesso la cittadinanza.

Per la sezione "Calabria" il riconoscimento andrà a
Stefano Mariottini, chimico con la passione della ricerca subacquea che nel 1972 scoprì i Bronzi di Riace, i due guerrieri conservati nel Museo di Reggio che rappresentano un capolavoro dell'arte ellenica del V sec. a.C. La straordinaria scoperta ha incentivato la ricerca archeologica sottomarina e, al contempo, ha anche perfezionato le tecniche di restauro delle opere in bronzo. Come volontario dell'associazione Kouros ha compiuto altre importanti scoperte nei fondali marini calabresi come il complesso archeologico rinvenuto nel mare di Caulonia, il porto greco-romano della città di Hipponion, alcune cave tra Parghelia e Pizzo e due stabilimenti romani per la lavorazione del tonno sempre nelle acque tra Pizzo e Briatico.

La sezione "Speciale Calabria" sarà assegnata all'Ordine dei Minimi in occasione del quinto centenario della morte di San Francesco di Paola. Un ordine religioso che continua a perseguire con fedeltà e dedizione gli insegnamenti del suo fondatore.
La sezione "Lamezia" dell'Anthurium d'argento assegnerà il riconoscimento al Movimento Apostolico fondato nel 1979 a Catanzaro dalla signora Maria Marino. Una realtà di preghiera e di impegno di fede che in questi ultimi anni è riuscita a farsi breccia fra l'indifferenza e il laicismo che pervadono la nostra società attuale. Il carisma del Movimento è essenziale: portare la parola di Cristo al mondo che sembra averla dimenticata perché privo di quella verità e di quei principi morali che sono la bellezza interiore ed esteriore dell'uomo.
 
 

http://www.lameziaweb.biz/forum/topic.asp?TOPIC_ID=2009
 

Buonasera a tutti.
Sono Giuseppe Braghò, autore dell'inchiesta giornalistica ( apparsa su Il Quotidiano della Calabria dal 17 agosto 2006 in poi e in seguito fiorita in un libro dal titolo "I Bronzi: Le Altre Verità" - Monteleone Editore - Vibo Valentia) sul complicato e comprovato "affaire" di malcostume che ha avuto, fin dal 1972, come protagonisti i due capolavori emersi dalle acque di Agranci-Riace.
Ho dissepolto nell'Archivio Storico del Museo di Reggio Calabria, dall'oblio nel quale versavano, incredibili documentazioni ufficiali mai rese note dalle quali, chiunque ne abbia desiderio, potrà rilevare come sia stato facile, more solito italico, velare una verità notevolissima, e per così lungo tempo. Stefano Mariottini, pescatore subacqueo "...con la passione per l'archeologia" dichiara, nella denunzia di ritrovamento, di "...aver trovato un gruppo di statue" e che "...al braccio sinistro di una delle due emergenti, si presenta uno scudo". Non è la sola "carta" a sbigottire. Due giorni dopo il rinvenimento, il pescatore capitolino "dimentica" di averlo scritto e fornisce, all'Ispettore della Soprintendenza Pietro Giovanni Guzzo, versione "redenta" della vicenda, eliminando d'un sol colpo il "gruppo di statue" che diventano DUE e "lo scudo", il quale si...dissolve. Non è finita. Il dottor Guzzo (attuale Soprintendente ad interim per la Calabria) "orna" i Bronzi di elmi, redigendo con precisione lo status delle opere appena ripescate. Riporta, nella relazione ufficiale, le testuali parole: "...anch'esso barbato e con elmo", il che lascia intendere - pur nelle nostre povere contrade non sempre a norma nei confronti del lessico puro - come ci fossero due elmi, a corredo delle statue. Mai visto, quanto riferito dagli incartamenti ufficiali. Dove sono andati a finire i reperti menzionati? Se di visione "collettiva" s'è trattato, perchè mai non esiste smentita? Perchè si sono "celati" documenti così sconcertanti? Ho avuto la fortuna di poter godere dell'accesso nelle poco frequentate stanze museali, e questo mio dileggio è tanto piaciuto al Ministro Rutelli da farne impiantare inchiesta presso la Magistratura: i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Artistico ci lavorano su da quasi sei mesi, prontamente attivati dal Vice Premier, informato dal sottoscritto. Il 25 giugno scorso sono stato ricevuto a Roma dalla dr.ssa Silvana Rizzo, Consulente culturale del Ministro, il quale è turbato assai... Ho richiesta (ed ottenuta) la disponibilità di una nave scientifica da ricerca subacquea, per andare a controllare a cosa corrispondono le "anomalie metalliche" riscontrate nelle adiacenze del ritrovamento nel luglio-agosto 2004 e MAI indagate, su "parere tecnico" del pescatore Mariottini, benedetto nel frattempo archeologo subacqueo dalla Soprintendenza dell'epoca, con abilitazione alla ricerca, pur se travisata da "collaborazione di volontariato". Fatto è, amici Calabresi, che questo signore ha svolto attività archeologiche in mare per oltre 23 anni, e con il beneplacito di Reggio Calabria. Questo stato di cose si è per fortuna interrotto a causa della mia inchiesta. I volontari possono "supportare" l'archeologo titolato, non supplirlo. La Soprintendenza priva di professionista specifico deve richiederlo al Ministero, titolato a provvedere. Tanto deve essere sfuggito alla dr.ssa Maria Teresa Iannelli, responsabile per l'Archeologia subacquea della Calabria e, naturalmente, musa di "Stefano", pubblicamente dalla stessa elevato a rango di ricercatore e collaboratore. A chi riscontrerà, nelle mie parole, eccesso di pathos polemico, consiglio di leggere il libro o, meglio ancora senza spendere, di fare un "giro" in rete. Basta digitare le convenzionali parole chiave: Giuseppe Braghò, Bronzi di Riace, Stefano Mariottini.
Dopo questa breve sinossi, mi sia consentito di aprire l'argomento che più mi sta a cuore, in questo momento.
Stimo la vostra città, sia per le memorie antiche sia per la realtà lavorativa contemporanea, malgrado i consueti problemi che affliggono il territorio. Questo è un male comune: ciò non conforta, ma non affligga al punto da inibire il meritato progresso, figlio legittimo dell'etica sociale, spesso calpestata non solo dalla 'ndrangheta, costante alibi di politici incapaci e guasti. Le cronache di questi giorni rimarcano l'assunto. Il Lametino si è sempre distinto per operosità in più ambiti: ciò è inequivocabile. Mi stupisce, e arrivo al punto, come possa, la nobile vostra città, consentire che si debba "premiare" con l'Anthurium d'argento, e per ironia della sorte con motivazione di "merito archeologico", il signor Stefano Mariottini. Non credo sia il momento più giusto per farlo. L'Associazione Culturale disposta a ciò, se mi legge, dovrebbe a parer mio desistere dal "progetto". Non voglio usare espresioni che potrebbero apparire improprie, nel rispetto di Lamezia tutta, cittadina che non merita di entrare nelle cronache per aver "gloriato" Stefano Mariottini, persona -tra l'altro- che ha sempre rifiutato interviste a mezzo mondo da quasi un anno, riparandosi dietro il gratuito e ripetuto commento "Parlerò solo col Giudice e con i Carabinieri". Cari amici Calabresi: i Carabinieri hanno già "sentito" il pescatore "fortunato", e non solo lui. Bisognerebbe attendere, Signori dell'Associazione Culturale Anthurium di Lamezia, la conclusione delle indagini, ormai a buon punto. Ho comunicato oggi stesso al Ministero quanto potrebbe accadere, il prossimo 4 agosto 2007. L'ho supportato, senza velature, di un personale commento: NON lo sopporteremo. Non vada intesa la presente come squallido tentativo di scoraggiare l'evento, per tornaconto di personale immagine: ho lavorato, sull'intera vicenda, due anni di seguito e, senza offesa, credo di saperne più di voi.
Spero di avere interlocutori sull'argomento.
Un saluto cordiale per tutti.
Viva Lamezia, Viva la Calabria, quella...
sana,
quella che
è vigile,
è partecipe,
è veritiera,
è democratica.
Quella che
non ha amicizie potenti,
non decide:
quella che
difende la Verità.

giuseppe braghò

 

 

BRONZI DI RIACE:

MINISTERO, MAGISTRATURA E CARABINIERI INDAGANO DA SEI MESI

E LAMEZIA PREMIA.

Premio Anthurium 2007 - Lamezia Terme
Premio Anthurium 2007 - Lamezia Terme

 Stefano Mariottini riceve Premio Anthurium, sezione Calabria 2007
Stefano Mariottini riceve il Premio Anthurium, sezione Calabria 2007

Stefano Mariottini riceve Premio Anthurium, sezione Calabria 2007
Stefano Mariottini riceve il Premio Anthurium, sezione Calabria 2007

Stefano Mariottini riceve Premio Anthurium, sezione Calabria 2007
Stefano Mariottini riceve il Premio Anthurium, sezione Calabria 2007

Lamezia Terme, quattro agosto duemilasette, ore venti e trenta: per Stefano Mariottini, il fortunato subacqueo che trentacinque anni fa scoprì i Bronzi di Riace, arrivano ancora riconoscimenti. Oltre che per l’operato di “…aver trovato il giorno 16 c.m. durante una immersione subacquea a scopo di pesca, in località Riace, Km 130 circa sulla SS nazionale Ionica, alla distanza di circa 300 metri dal litorale ed alla profondità di 10 metri circa, un gruppo di statue, presumibilmente in bronzo” (fedelmente riportato dalla denunzia ufficiale di rinvenimento, mai resa pubblica e “dissepolta” dall’oblio dell’Archivio Storico del Museo di Reggio Calabria dallo studioso prof. Giuseppe Braghò, che ne ha fatto argomento di una lunga inchiesta giornalistica prima e di un libro in seguito) il sub romano è altresì premiato per “meriti archeologici”. Così recita la motivazione del Premio consegnato a Mariottini dalle mani della signora Amarelli, madrina della cerimonia. Secondo l’osservatorio culturale che ha deciso di gratificare il sub romano, lo stesso avrebbe realizzato, per conto della Soprintendenza della Calabria, numerose e importanti scoperte archeologiche, nel corso di venticinque anni di “collaborazioni”. Tra l’altro, tali “scoperte” sarebbero già state oggetto di passate pubblicazioni tecniche da parte di numerosi studiosi, pertanto già conosciute. Stefano Mariottini fondò, negli anni ottanta, un’Associazione di Volontariato offrendosi alla collaborazione della Soprintendenza che, attraverso improprie autorizzazioni, lo abilitò ad autonoma ricerca subacquea. Le vigenti norme di legge non consentono che un “volontario” si sostituisca al professionista archeologo, ma, di tanto a Reggio Calabria non si è mai tenuto conto. L’Associazione Culturale Anthurium di Lamezia Terme, presieduta dal dott. Ruberto, parimenti non ha considerato che, al momento, una triplice inchiesta (Magistratura, Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale e Ministero) è in atto, per far luce sui tanti, incredibili “misteri” che aleggiano sui Bronzi di Riace. Il prof. Braghò, dopo una tenace ricerca durata quasi due anni, ha denunciato al Ministro Francesco Rutelli l’inquietante scoperta di documenti i quali, inequivocabilmente, lasciano intravedere una preoccupante vicenda di malcostume, dal perfetto italian style. Il Vice Premier ha dato credito alle “carte” del professore, “manovrando” tre inchieste congiunte atte a far luce su circostanze che hanno dell’inverosimile, dal “gruppo di statue” che il sub espone ufficialmente di “aver trovato”, seguendo poi allo “scudo che si presenta al braccio sinistro” di una delle “due emergenti” e terminandosi con la citazione di due elmi, descritti –pur se in impianto fumoso- da Pietro Giovanni Guzzo, attuale Soprintendente di Pompei e giovane Ispettore preposto all’epoca del ritrovamento. Fu lui a “verbalizzare” l’incredibile resoconto del fortunato subacqueo Mariottini, esposizione che, a due giorni dal primo rapporto, fu completamente modificata dal chimico romano. Il “gruppo di statue” si dissolse: uguale destino toccò allo scudo descritto con meticolosità e, ancora, agli elmi di Guzzo. Elementi sufficienti per sostenere il lavoro investigativo di decine di figure istituzionali. Addirittura, non si esclude la possibilità che una terza statua abbia avuto medesimo destino dei corredi descritti ufficialmente. Troppe verità celate. La Soprintendenza di Reggio Calabria non aprì mai il faldone “Bronzi di Riace” alla curiosità degli studiosi. Perché non rese pubblica la dichiarazione del pescatore romano? Perché, lo stesso, cambiò versione dei fatti a distanza di trentasei ore? Oltre sessanta documenti imbarazzanti sono stati meticolosamente fotografati dal ricercatore vibonese Braghò, che ha potuto analizzare gli incartamenti per circostanza fortuita e unica, mai capitata in trentaquattro anni. Sono ora pubblicati per intero nel libro “I Bronzi: le altre verità” edito nel novembre duemilasei per i tipi dell’Editore Monteleone di Vibo Valentia. Il professore ha inoltre chiesto e ottenuto, dal Ministro, la disponibilità di una nave da ricerca per controllare la natura di numerose “anomalie metalliche” rilevate nel duemilaquattro da una spedizione italo-americana nelle adiacenze del ritrovamento dei Bronzi e MAI verificate dalla Soprintendenza di Reggio Calabria, preferendo seguire il “parere tecnico” del volontario Stefano Mariottini, il quale ritenne non “fosse il momento opportuno” per approfondire il sorprendente risultato. Così ebbe a dichiarare il subacqueo, in una nota di replica al prof. Giuseppe Braghò. Da quando però lo studioso ricercatore ha pubblicato per intero la vicenda riguardante gruppo di statue, scudo, elmi e anomalie metalliche, il fortunato subacqueo rifiuta interviste e contatti, affermando seccamente: “Parlerò solo di fronte al Giudice”. Tanto, non hanno considerato a Lamezia Terme. Una santificazione prematura e impropria, che mortifica la parte sana della vilipesa Calabria, afflitta di per sé da altri importanti, noti morbi.

Giuseppe Braghò

Vibo Valentia, 5 agosto 2007

 

 

 
http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getarticle&id=566

Bronzi di Riace, polemiche sull’ipotesi di "clonarli"
Kw Art - News, 28 gennaio 2003

Bronzi di Riace, polemiche sull’ipotesi di "clonarli".
Per gli Amici del museo della Magna Grecia è solo demagogia l’operazione annunciata dalla Regione Calabria.


REGGIO CALABRIA - L'Associazione "Amici del museo" della Magna Grecia in una nota stampa definisce "rigurgito culturale l'intenzione del governatore della Regione Giuseppe Chiaravalloti di clonare, sull'esempio della pecora Dolly e dei deliranti progetti raeliani, i Bronzi di Riace".  Per l'Associazione "a fronte dell'ingente spesa prevedibile per realizzare le copie dei Bronzi, con l'intento di farne gli ambasciatori della Calabria nel mondo e di attrarre flussi turistici sulla città, nessun intervento di rilievo economico è stato effettuato, né programmato, per valorizzare i beni culturali di Reggio Calabria, il che costituisce una priorità assoluta rispetto alla realizzazione di copie di opere d'arte già esposte, fruibili e ben conservate. I visitatori del museo nell'anno 2001 sono stati circa 150 mila, cifra già raggiunta nel mese di ottobre del 2002. Basterebbe questo solo dato - conclude la nota - a condannare iniziative demagogiche e nocive ai flussi turistici".

http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getarticle&id=567

Bronzi di Riace in replica al laser per tour promozionali
Kw Art - News, 20 gennaio 2003

Le due sculture verranno ricostruite per essere esposte in manifestazioni sportive e culturali come simboli della Calabria. Lo ha annunciato la Regione. Ma non mancano i dissensi.

CATANZARO - I bronzi di Riace, le due statue d'età greca rinvenute nel 1973 da un sub nel mare Jonio e oggi custodite nel Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria, saranno replicati con il laser ed esposti in manifestazioni sportive e culturali internazionali. Lo ha annunciato il presidente della regione Calabria, Giuseppe Chiaravalloti.
La giunta regionale calabrese intende fare dei due guerrieri bronzei, da molti studiosi attribuiti alla scuola di Fidia, gli ambasciatori della Calabria nel mondo. "Si tratta - ha detto Chiaravalloti - di riprodurre i bronzi con procedure basate sul laser che consentiranno una ricostruzione quasi perfetta, con differenze millimetriche, delle due sculture con l'obiettivo di farle debuttare a Liegi in occasione della mostra Europalia".

Chiaravalloti ha anche rivelato che le due statue sono state chieste dalle autorità della Grecia che intenderebbero farne il simbolo dei prossimi giochi olimpici. L'idea di inviare i bronzi nelle sedi delle maggiori rassegne mondiali non è inedita: negli anni scorsi aveva suscitato vivaci polemiche da parte di settori del mondo culturale calabrese che vedono nella presenza a Reggio delle due opere un motivo di attrazione di turisti e considerano il loro invio all'estero, sia pure in copia, nocivo da punto di vista promozionale.

http://www.repubblica.it/arte/index.html?idContent=325037&idCategory=1922&page=news
 

 

 
Cagliari - dal 30 ottobre al 20 novembre 2004

I bronzi di Riace, le riproduzioni filologiche a grandezza naturale

La Mostra sui Bronzi di Riace vuole essere uno degli eventi per offrire ai cittadini cagliaritani, sardi e calabresi,
l’occasione di conoscere queste due opere che appartengono solo fisicamente alla Calabria, ma sono capolavori del mondo intero.

vernissage: 30 ottobre 2004.

orario: dal martedì alla domenica dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 20, lunedì: riposo (possono variare, verificare sempre via telefono)

biglietti: ingresso libero

Via San Lucifero 71 Cagliari

Tel 070666399

Email exma@tiscali.it

 


BRONZI DI RIACE TORNANO IN GRANDE FORMA

Repubblica — 22 novembre 1995   pagina 37   sezione: CULTURA

Roma - Il mito non finirà. Il restauro dei Bronzi di Riace s' è concluso felicemente. I depositi di sali e d' argilla che dall' interno attaccavano il metallo sono stati eliminati. Le statue, che tanto impressionarono l' Italia degli anni Ottanta, ancor oggi oggetto di culto, sono entrate nella fase della convalescenza. Continueranno i controlli. Ma ormai non corrono più pericoli. I Bronzi di Riace sono in condizioni di sicurezza, in grado di reggere scosse telluriche perché nel museo di Reggio Calabria sono stati agganciati a basi antisismiche. Non è poco anche se questa, a una settimana da un convegno che riunirà presso l' Accademia nazionale dei Lincei studiosi di tutto il mondo, sembra l' unica certezza. Sul resto - sulle tecniche di fusione, sulla provenienza, sulla possibilità di spostar le statue da Reggio Calabria per un qualche grande evento - il dibattito è appena cominciato. Ma non v' è dubbio che l' intervento che è stato portato a termine nell' arco di tre anni, segnato da un felice incontro tra pubblico e privato (da una parte lo sponsor, Finmeccanica, dall' altra il ministero per i Beni culturali), è di grande interesse sia per le tecniche di restauro sia per i risultati che, tra l' altro, sono già computerizzati. I problemi nascevano dalle terre di fusione e peli presenti dentro le due statue e dai depositi dovuti alla secolare permanenza sul fondo marino. Non erano stati eliminati a Firenze, durante il primo restauro. Le difficoltà registrate a metà degli anni Settanta però sono state superate a vent' anni dal recupero, avvenuto il 16 agosto del 1972 nelle acque di Riace Marina. Nel 1992 i restauratori sono entrati all' interno dei bronzi con tecniche di tipo endoscopico, usando microtelecamere e bisturi, nonché ablatori ad ultrasuoni di tipo dentistico: con questi hanno "tagliato" le terre di fusione, le hanno portate all' esterno. Ci sono voluti tre anni di "microscavo archeologico" per vuotare le statue. Ogni frammento è stato pesato e catalogato. E' dall' esame delle terre di fusione - complessivamente ne sono state estratte 120 chilogrammi - che sono venute fuori le sorprese. Tanto per cominciare è stato confermato che i Bronzi non sono gemelli. Sì, sono simili nell' aspetto ma sono diversi stilisticamente e sicuramente sono stati fusi in epoche e città diverse. Furono staccati dal piedistallo originale dalla stessa mano ma tra i due bronzi, sicuramente realizzati in Grecia, c' è una distanza di una trentina d' anni: il modello indicato con la lettera A è collocabile tra il 460 e il 450 avanti Cristo, il B tra il 430 e il 410. Il primo viene assegnato a Mirone o inquadrato nella produzione di Fidia il giovane, il secondo a un allievo, Alkamenes. Le città sarebbero Atene e Corinto. L' altro dato riguarda le tecniche di fusione. I nuclei terrosi interni erano stati costruiti avvolgendo in senso concentrico centinaia di sottili lastre di argilla e peli animali. Su questo modello sarebbe stata applicata la cera. E' la tecnica chiamata diretta. Sono questioni di grande importanza per capire qual era il rapporto tra lo scultore e la bottega del bronzista, che nell' impasto gettava un po' di tutto, anche pezzi di coccio tanto che sono stati trovati frammenti di ceramica nera. Sono questi che forse forniranno qualche certezza in più sui Bronzi, i cui dati saranno confrontati con opere conservate in Grecia. E forse la Grecia sarà la tappa di un futuro viaggio di questi due capolavori. Anche se il ministero - a sentire il direttore Mario Serio e Michele Cordaro, che guida l' Istituto centrale di restauro - è contrario. Ma forse non è l' ultima parola. - di PAOLO VAGHEGGI

 

 

 

Segnalazione di Luca Pagni