L'unica Via della Fotografia è a Roma...

Grazie ad una iniziativa del
“Comitato per la Promozione della Fotografia C.P.F.” di Luca Pagni e Lucio
Valerio Pini,
e su proposta di Fabrizio Fratangeli già Consigliere delegato alla Cultura in XI
Circoscrizione (oggi XI Municipio),
Roma e’ il primo Comune italiano ad aver dedicato una strada ed un gruppo toponomastico alla Fotografia.

Luca Pagni, Fabrizio Fratangeli e Lucio
Valerio Pini © Roma 2003
In data 18 maggio 1998 il Comune di Roma con la Risoluzione n. 36/98 emanata dalla XI Circoscrizione ha espresso la volontà di reperire una strada da intitolare alla Fotografia, richiamando su di essa una maggiore attenzione da parte delle pubbliche istituzioni e degli organi di informazione.
In data 26 febbraio 1999 il Comune di Roma con Delibera di Giunta n. 358 ha denominato nuove aree di pubblica circolazione, indicando che tra “Via di Grotta Perfetta” e “Via Ardeatina”, siano presenti i seguenti toponimi:
Via della Fotografia : Arte umana
Via Louis Daguerre: Fotografo (n. 1769 – m. 1851)
Via Giacomo Brogi: Fotografo (n. 1822 – m. 1881)
Via Giacomo Caneva: Fotografo (n. 1813 – m. 1865)
Via Tina Modotti: Fotografa (n. 1896 – m. 1942)
Via Lorenzo Suscipj (n. 1802 – m. 1855)
Via Giorgio Sommer (n. 1834 – m. 1914)

Via della Fotografia : Arte
umana

Via
Louis Daguerre: Fotografo (n. 1769 – m. 1851)

Via Giacomo Brogi: Fotografo
(n. 1822 – m. 1881)

Via Giacomo Caneva:
Fotografo (n. 1813 – m. 1865)

Via
Tina Modotti: Fotografa (n. 1896 – m. 1942)

Via Giorgio Sommer (n. 1834
– m. 1914)
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La Delibera di Giunta n. 358 del 26/02/1999 e’ divenuta esecutiva dal 12 aprile 1999.
Il Sindaco di Roma Francesco Rutelli, nell’aderire al Comitato per la Promozione della Fotografia C.P.F., ha ribadito l’importanza di “…valorizzare una forma espressiva come la fotografia, spesso ritenuta ingiustamente un’espressione artistica minore”.
Tra le numerose personalità italiane che hanno aderito al C.P.F. si annoverano (in ordine alfabetico)
Gianni Berengo Gardin, Achille Bonito Oliva, Franco Fontana, Folco Quilici, Vittorio Sgarbi.
Tra le personalità straniere si annoverano la Direttrice delle gallerie F.n.a.c. Laura Serani.
Cliccare sulle delibere per ingrandirle
Questo nuovo Gruppo Toponomastico, dedicato alla Fotografia, si inserisce in un contesto culturale che già vedeva la presenza di altre strade intitolate all’arte, alla tecnica, all’artigianato, alla pittura, alla musica, alla scultura. al cinema, alla televisione, alla letteratura, al giornalismo, alla radio e perfino agli inventori, all’automobile, all’aereo etc.

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un giardino
http://www.photographers.it/articoli/risorgimento.htm http://cronologia.leonardo.it/mille/002.htm http://cronologia.leonardo.it/storia/biografie/garibal7.htm http://www.giuseppegaribaldi.info/home.html
Chiunque, ancor oggi, si avvicini alla figura di Giuseppe Garibaldi viene colpito, in primo luogo, dall’atmosfera di leggenda che avvolge il personaggio. E’ difficile capire dove finisca l’immagine reale del condottiero dei Mille e dove inizi il suo mito che, praticamente intatto, arriva fino ai nostri giorni. Pochissimi personaggi storici hanno saputo come lui rappresentare una figura così straordinariamente viva e da tutti riconosciuta. Colpiva, ma per buoni versi colpisce ancora, l’assoluta semplicità dell’uomo, che con la stessa naturalezza si faceva ora condottiero assai difficile da contrastare, ora padre affettuoso, ora marinaio, ora agricoltore che amava anche sperimentare nuove tecniche. Ma il mito di Garibaldi, come ben si sa, non fu solo proprio degli italiani. Alcuni paesi dell’America Latina, quali Brasile, Uruguay e Argentina lo hanno elevato a simbolo delle loro lotte di liberazione. Testimoni di tanta popolarità sono le migliaia di raffigurazioni che, nel corso del tempo, sono state realizzate di Garibaldi: dipinti, fotografie, litografie, ma anche medaglie, francobolli, cartoline. Al punto che la sua vita, le sue imprese sembrano riassumere, da sole, tutta la vicenda del Risorgimento italiano. A rinfocolare questo mito ha contribuito anche l’ormai divenuto famoso Album dei Mille, recentemente ripubblicato, realizzato a suo tempo da Alessandro Pavia nel corso di una lunga peregrinazione, come scrivono i suoi biografi, iniziata poco dopo l’impresa garibaldina del 1860. Scopo dell’Album, viene ancora ricordato, era quello di costituire un vero e proprio monumento moderno, imperituro ricordo delle gesta dei Mille. In questo senso la tecnica fotografica bene si prestava a questa operazione, perché riusciva a cogliere la memoria istantanea del personaggio che si voleva rappresentare, divenuto ormai “eroe popolare”. Quest’anno ricorre il Bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi, le cui celebrazioni sono coordinate dal Comitato Nazionale, che mi onoro di presiedere, insediato presso il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, che ha previsto convegni internazionali di studio, mostre e pubblicazioni. In questa cornice era giusto riservare un doveroso omaggio anche alla figura di Alessandro Pavia. Andrea Marcucci
Presidente del Comitato Nazionale
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Alessandro Pavia
Una targa per ricordare Alessandro Pavia
Riceviamo e volentieri pubblichiamo:
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DIETRO LA FOTOGRAFIA (Motivi per una modesta proposta) testo di Lucio Valerio Pini La richiesta dell'intitolazione di una via o una piazza dedicata alla fotografia nasce dalla constatazione che non esiste sul territorio metropolitano di Rama una tale via o piazza. La fotografia ha costituito е costituisce, a partire circa dalla metà del secolo scorso, una tra le più grandi invenzioni che l'uomo, con il suo ingegno, abbia prodotto. Sia detto senza malizia essa è figlia di parecchi padri. Ricordiamo Nicéphore Nièрсе, francese, che nel 1826 a Chalon sur Sаòn, dopo parecchi tentativi, ottenne quella che si considera la prima foto. William Henry Fox Talbot, inglese, che inventò il negativo. Hippolyte Bayard, francese, che trovò il mezzo di realizzare fotografie come positivi direttamente sulla carta. Ma l'ufficialità della paternità dell'invenzione è stata universalmente riconosciuta a Louis-Jacques Mandé
Daguerre, ancora un francese, il quale il 19 agosto del 1839
dinanzi аll'Acаdémie des Sciences e аll'Acаdémie des
Beaux-Arts di Francia in seduta congiunta, illustrò la sua invenzione che si
chiamò dagherrotipo in onore dell'inventore. Il progresso tecnologico perfezionò sempre di più sia il mezzo fotografico per la ripresa sia il materiale sensibile necessario a evidenziare quanto fotografato. L'industria, poi, per mano del sig. George Eastman (leggasi Kodak) a partire dal 1888 diede sviluppo mondiale alla diffusione dell'impiego della fotografia. Unа grande invenzione, quindi, a cui si sarebbero aggiunte via via l'automobile, la radio, il cinema, l'aereo, anch'esse grandi invenzioni destinate a cambiare il modo di vita dеll'umanità. Un mezzo per informare, un mezzo per "raccontare", un mezzo per comunicare con gli altri e stabilire con essi quel rapporto sociale che è alla base dell'esistenza. Memoria viva del passato prossimo e testimonianza del presente. Un' "invenzione fatale" come la definì Alberto Savinio per la capacità della fotografia di penetrare "nelle pieghe dei fatti соmuni", di fissare"gli atteggiamenti più segreti", di fermare "i moti più fuggitivi". E, poiché illuminante e folgorante, la stessa definizione di "Una invenzione fatale" è stata usata da Diego Mormorio, noto critico fotografico, per dare il titolo ad un suo testo stampata dall'editore Sellerio e riguardante una breve genealogia della fotografia. Dice infatti Savinio "...la fotografia ha creato una maniera penetrante e crudelissima di considerare uomini e cose. Ha levato davanti a noi una tragica aurora, ha fissato nuove mete allo sguardo e, attraverso l’occhio svestito di pietà e di pudore, ha levato il sipario sugli spettacoli proibiti, ha spalancato le porte degli ospedali, ha sorpreso l’orrore dei manicomi, ha registrato la faccia dell’angoscia, della disperazione, di quella gioia così violenta che confina con lo strazio e che più? Ci ha rivelato l'attimo della morte, quell’attimo che prima della fotografia nessuno era riuscito a vedere... ". Qualcuno ha definito la fotografia come fatta "da un raggio di luce e dal veleno" con sicuro riferimento, per il veleno, ai prodotti chimici necessari аl trattamento della stessa ma anche alle vicende, alle lotte, alle aspre critiche, agli apprezzamenti negativi che hanno accompagnato la nascita e i primi passi di questa grande invenzione. Funzione sociale, quindi, ma anche mezzo di espressione artistica. Esiste un mercato internazionale per la vendita delle fotografie prodotte come de da grandi maestri fotografi di oggi e di ieri e con quotazioni da capogiro. Solo alcuni nomi. Per l'estero Man Ray, Helmut Newton, Ansel Adams, Josef Koudelka, Robert Doisneau, Willy Ronis, Boubat, William Klein, Henri Cartier-Bresson e tantissimi altri. E i nostri Luigi Ghirri, Franco Fontana, Ferdinanda Scianna, Giorgio Lotti, Ugo Mulas tanto per citarne alcuni tra i più grandi. Le opere di questi grandi della fotografia fanno parte di collezioni private e costituiscono una parte del patrimonio artistico dei più grandi e importanti musei del mondo. La nostra vicina Francia considera la fotografia un bene culturale di grandissimo valore e di conseguenza attua politiche e comportamenti volti a promuoverla costantemente e ovunque ad altissimo livello. In Italia l'interesse purtroppo è assai minore. Cominciamo a rendere omaggio alla Fotografia ed ai fotografi che l'hanno resa grande dedicando loro una via o unа piazza.
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Segnalazione © (C.P.F.), Roma 2003