Questo ritratto-icona di Pier Paolo Pasolini
viene spesso sfruttato a scopi commerciali
senza il consenso ne la citazione dell'autore
Dino Pedriali.
Per saperne di
più...
Purtroppo il ritratto di Pasolini viene da molti
considerato come un'icona
e perfino la RAI ha realizzato un TG2 DOSSIER andato in onda il 27/10/2008
"Pier Paolo Pasolini: Io so" by RAITVcultura di Giorgio De Luca,
sfruttando questa ed altre opere d'ingegno depositate anche in SIAE senza
l'autorizzazione degli aventi diritto,
ovvero l'Autore Dino Pedriali che non è stato neanche citato.
In Triennale la mostra dedicata a Pier Paolo
Pasolini - Fotografie di Dino Pedriali, sensibile fotografo che fu
assistente di Man Ray e autori di servizi fotografici a De Chirico, Andy
Warhol, Fellini. L'esposizione che raccoglie gli utlimi scatti prima della
barbara uccisione del '75, è un reportage che mostra il mondo privato del
Poeta che chiese proprio a Pedriali di illustrare il suo romanzo Petrolio
nel quale voleva entrare con tutto il suo corpo e le sue parole. Oltre a
bellissime immagini che rimandano alla poetica e all'immaginario
pasoliniano, molti nudi (in bianco e nero e dal vivo). Intervista al
direttore della Triennale Andrea Cancellato e all'editore Giovanna
Forlanella di Johan & Levi.
Servizio di: Francesca Esposito
Tecnico: Giovanna Tralli
Pasolini,ultime foto in mostra a Milano
Immagini scattate poco prima che morisse, in diverse e' nudo
14 giugno, 16:56(ANSA) -MILANO, 14 GIU- Foto di Pier Paolo Pasolini pochi
giorni prima che venisse ucciso, il 2 novembre 1975, sono in mostra fino
al 28 agosto a Milano alla Triennale. Sono 78 scatti in bianco e nero,
fatti dal fotografo romano Dino Pedriali nell'ottobre 1975, soprattutto in
casa dello scrittore, a Torre di Chia, vicino a Viterbo. Pasolini e'
ripreso attraverso i vetri delle finestre,come fosse spiato. In diverse
immagini e' nudo, mentre legge sul letto o si muove per casa.
In Triennale presentazione della
mostra Pier Paolo Pasolini. Fotografie di Dino Pedriali al cardiopalma.
L'artista Dino Pedriali ha ricevuto i giornalisti nudo e armato di coltello
a serramanico, rivendicando ilriconoscimento della propria professionalità.
La paternità delle fotografie, che hanno costruito l'iconografia pasoliniana,
è sempre stata esautorata, il copyright Dino Pedriali dimenticato.
«Nessuno ha mai creduto in me, - grida l'artista - vi chiedo solo
di riconoscere i miei meriti». E poi, seduto in fondo alla sala, è scoppiato
a piangere. Una reazione emotiva esagerata, ma davvero sentita e commovente
che ha lasciato tutti senza parole.
Che qualcosa non andasse, l'avevamo intuito da subito.
All'ingresso della Triennale (viale Alemagna 2), che ospiterà sino al 28
agosto gli scatti dell'intellettuale italiano, gli addetti informano che non
sarà possibile rilasciare immagini della mostra, se non su
espressaautorizzazione della Siae. E proprio il diritto d'autore ha fatto
scoppiare il caso.
Nessuna conseguenza a cose o persone, solo un gran spavento e commozione.
Come un personaggio uscito dalla penna e dalla cinepresa di Pasolini,
Pedriali ha saputo con il suo accento romano e la suanudità d'animo prima
che fisica, mettere in scena la storia di un uomoemarginato da una società
incapace ad amare.
Il fotografo Dino Pedriali nudo alla Triennale
Protesta contro l'uso improprio delle immagini e la strumentalizzazione
di Pasolini da parte della politica.
21,39
- Alla presentazione odierna alla stampa alla Triennale
di Milano della mostra: "Pier Paolo Pasolini, fotografie di Dino
Pedriali", il famoso fotografo, amico di Man Ray, che aveva ritratto il
poeta una quindicina di giorni prima della sua tragica fine, si è messo
a nudo con un coltello in mano inveendo contro l'editore del libro,
contro la mostra stessa e contro la stampa. Motivo il mancato
riconoscimento dei diritti di copyright da parte dei giornali e del uso
improprio delle immagini e la strumentalizzazione di Pasolini da parte
della politica.
La sua battaglia per la difesa del corpo del Poeta lo ha portato poi a
divenire un autore di nudo. Ma l'esperienza vissuta a 25 anni lo ha
segnato profondamente. Nel 1975, quando ero direttore del Le Arti, mi
propose degli scatti voluti da Pasolini per illustrare il suo romanzo
"Petrolio" (realizzati in 15 giorni tra Sabaudia e Chia), dalle immagini
molto crude che non accettai di pubblicare.
Non così sono quelle in mostra e nel libro, che lo ritraggono quasi
fosse inconsapevole, attraverso il vetro dall'esterno della casa tanto
amata di Chia o perso nelle ombre dei boschi o ancora alla scrivania
nell'atto di scrivere. Un mistero quelle foto che si aggiungono a quello
della sua fine che il mio amico Giuseppe Zigaina, e grande amico di Pier
Paolo, afferma essere stata meticolosamente concepita e organizzata
"come montaggio del film della sua vita".
MOSTRE - Alla presentazione alla stampa alla Triennale
di Milano della mostra: "Pier Paolo Pasolini, fotografie di Dino
Pedriali", il famoso fotografo, amico di Man Ray, che aveva ritratto il
poeta una quindicina di giorni prima della sua tragica fine, si è messo
a nudo con un coltello in mano inveendo contro l'editore del libro,
contro la mostra stessa e contro la stampa. Motivo il mancato
riconoscimento dei diritti di copyright da parte dei giornali e del uso
improprio delle immagini e la strumentalizzazione di Pasolini da parte
della politica. (Foto di Gianni Marussi)
Dino Pedriali nudo alla Triennale di Milano (c)
Foto di Gianni Ettore Andrea Marussi, Milano 14 giugno 2011
Dal 17 marzo 2011
Festa
dell’Unità Nazionale
è uscito in libreria
"Pier Paolo Pasolini" del Fotografo
Dino Pedriali
edito da
Johan&Levi Editore, pp. 120, Euro 38,00
ISBN: 8860100569 - ISBN-13: 9788860100566
Presentazione del volume "Pier Paolo Pasolini"
Giovedì 7 aprile 2011 ore 19.00 Libreria Altroquando
Roma, via del Governo Vecchio 80/82/83
Tel. +39.06.6879825
www.altroquando.com
Presentazione del libro fotografico “Pier Paolo Pasolini. Fotografie
di Dino Pedriali”.
Incontro con il fotografo Dino Pedriali che dialogherà con
Maurizio Giovanni De Bonis
sull’importanza documentaria e storica di quegli scatti.
Il volume raccoglie 78 immagini dedicate a Pier Paolo
Pasolini
tratte dal servizio che Dino Pedriali scattò la seconda settimana
dell’ottobre 1975.
Pedriali fu chiamato da Pasolini stesso per eseguire,
in due sessioni di due giorni ciascuna,
un servizio fotografico tra le due case di Chia e Sabaudia, immagini che,
secondo il fotografo,
Pasolini avrebbe voluto inserire nel suo ultimo romanzo, uscito postumo:
Petrolio.
Pedriali doveva
rivedere Pasolini per mostrargli le fotografie proprio il 2 novembre 1975,
il giorno in cui il corpo del poeta fu ritrovato al Lido di Ostia.
Come in un film le immagini ci guidano con struggente
intensità nella vita dell’eclettico intellettuale,
nei suoi momenti di lavoro e di svago – mentre scrive, corregge, disegna
–, nel suo vagare per le strade,
nel suo buen retiro medievale fino a entrare nell’intimità della
sua stanza,
dove Pasolini viene fotografato nudo dall’esterno della casa,
in un gioco di studiata sorpresa e inconsapevolezza,
un accordo tra fotografo e fotografato affinché gli scatti sembrassero
“rubati”.
Un viaggio inedito tra fotogrammi che diventano con
questo volume patrimonio pubblico e condiviso,
testimonianza ultima del lascito di Pasolini e della valenza artistica di
Dino Pedriali,
un rimando continuo alla poetica e all’immaginario dei film pasoliniani.
L'annuncio in anteprima è stato dato
dal settimanale
L'ESPRESSO n. 8 del 24 febbraio 2011
alle pagine 64-67
Un secondo articolo
a commento del testo di Dino Pedriali
presente nel libro
è stato pubblicato il 27 febbraio 2011
dal quotidiano
IL GIORNALE
"E’ il 26 marzo 2010 quando l’onorevole Walter Veltroni, in una lettera aperta
al ministro Angelino Alfano, chiede la riapertura delle indagini sul caso
Pasolini in seguito alle dichiarazioni del senatore Marcello Dell’Utri riguardo
uno dei capitoli scomparsi di Petrolio, “Lampi sull’Eni”. Volendo essere più
precisi il senatore in occasione della fiera del libro di Milano, dichiarò di
essere in possesso del manoscritto scomparso di Petrolio, in cui pare ci fossero
rivelazioni inquietanti sull’Eni e sulla storia italiana, manifestando la
propria volontà di renderlo pubblico proprio durante l’evento, cosa che poi
quasi ovviamente non accade. Le indagini per la morte di Pier Paolo Pasolini
vengono però riaperte. Qualcosa si muove, dal pm Francesco Minisci vengono
disposte nuove analisi, affidate ai Ris di Parma, sui reperti conservati al
museo di criminologia di via Giulia a Roma. Tutto sembra essere rimesso in
gioco, tutte le strade sono nuovamente aperte. Pasolini torna a morire, come una
storia che si ripete all’infinito senza una risoluzione."
Giovedì 4 novembre 2010 presso
la Feltrinelli Libri
e Musica in Piazza Colonna a Roma Andrea
Cortellessa
e
Walter Siti
hanno presentato il nuovo libro
di Marco Belpoliti PASOLINI
IN SALSA PICCANTE
Sono
trascorsi trentacinque anni dalla morte di Pasolini e forse è venuto il
momento di fare con lui quello che il Corvo consigliava a Totò e Ninetto in
Uccellacci e uccellini: i
maestri si mangiano in salsa piccante. Per digerirli meglio, ingerendo il
loro sapere e la loro forza. Andare oltre Pasolini con Pasolini: è quello
che si propone Marco Belpoliti nel suo saggio. Partendo dal primo processo,
nel 1949, in Friuli, per atti osceni in luogo pubblico e corruzione di
minore, passando attraverso la rilettura degli Scritti corsari e delle Lettere luterane, e attraverso
l’analisi dei nudi del poeta scattati nel 1975 da Dino Pedriali e le
foto inedite di Ugo Mulas sul set di
Teorema, sino ad arrivare alla pubblicazione postuma di Petrolio, Belpoliti mostra come
la cultura italiana abbia sempre rifiutato l’omosessualità di Pasolini, come
non abbia compreso che questa è la radice della sua critica alla "mutazione
antropologica", e come oggi si cerchi di fare di lui un martire delle trame
occulte degli anni Settanta, quasi per alleggerirsi del senso di colpa nei
suoi confronti. Un pamphlet che è un atto d’amore: mangiare Pasolini per
onorarlo, per liberarlo dal limbo dei cattivi pensieri e dei falsi perdoni,
delle solerti ammirazioni e degli impotenti moralismi che l’hanno tenuto
sospeso nei nostri pensieri per tre decenni. Mangiarlo in salsa piccante
perché è un maestro. Un grande maestro.
Marco
Belpoliti,
saggista e scrittore, ha pubblicato presso Guanda Il tramezzino del dinosauro, Il corpo del Capo e Senza vergogna. Ha curato le
opere di Primo Levi ed è autore di diversi libri: Settanta, Crolli, La prova, Diario dell’occhio, La foto di Moro. Curatore della
rivista-collana Riga (Marcos
y Marcos), insegna all’Università di Bergamo. Collabora a "La Stampa" e a
"L’espresso".
Con che sicurezza e
scioltezza invidiabili, parlando disinvoltamente a braccio, Andrea
Cortellessa, Marco Belpoliti e Walter Siti si
affaccendano con acuminati bisturi a sezionare ed eviscerare il
cadavere squisito di Pasolini! Dicono quello che Pasolini è stato - ne
periodizzano passaggi, epoche e fasi -, dicono quello che non è stato,
o che non è più, o è inutile pretendere che sia. Discettano sulla sua
vita, le opere, la morte, i fasti e i nefasti della sua omosessualità.
Certificano che Pasolini ha decretato la morte del sacro, del rito, del
desiderio e della conoscenza. Proclamano che Pasolini ha da essere
mangiato e digerito in salsa piccante, per assimilare così e
definitivamente metabolizzare la sua forza, e così basta, per favore,
che non se ne parli più! E intanto loro sono lì ben felici di parlarne
ancora, e ancora, e ancora. E Teorema, e Petrolio, e Salò, e i fatti di
Versuta e Ramuscello che stanno all'origine di tutto, e il corvo che in
Uccellacci e uccellini viene mangiato da Ninetto Davoli e da Totò, e le
cose migliori di Pasolini, le scintille del suo maglio, che sono Amado
mio e Atti impuri. Ma vuoi mettere però le ceneri di Gramsci, gli
Scritti corsari e le Lettere luterane? Ohibò, e dove mettiamo però Il
Vangelo secondo Matteo e la Trilogia della Vita, poi ripudiata e
affogata nelle terribili giornate di Sodoma/Salò?
E Pasolini era contro i
capelloni perché lui adorava, dei ragazzi ,- oltreché beninteso il
rigonfio nei pantaloni - specialmente "il colpo di pollice" della nuca,
e quindi odiava l'affermarsi della moda dei capelli a cascata perché
diffondeva l'immagine di un tipo di ragazzo androgino che privava il
poeta della voluttà di esercitare sulle nuche adorate dei ragazzi il suo
voyeuristico sguardo estetico. E la santinizzazione di Pasolini da
parte della sinistra ne ha fatto un laico padre Pio, l'oracolo cui
chiedere responsi su tutti gli enigmi tragici di questi tempi oscuri. E
la giallizzazione della sua morte, l'efferato e feroce delitto politico,
i mille risvolti e retroscena - e il capitolo Lampi sull'Eni scomparso
dalla versione originaria di Petrolio, ritrovato da Dell'Utri e poi
nuovamente scomparso. Ma no, ma guardate che Pasolini in realtà quel
capitolo non l'aveva mai scritto, e le poche cose che sapeva le sapeva
in quanto normale lettore dei giornali e dell'Espresso...
E l'omosessualità di
Pasolini che è, tra le tante possibili, tutta particolare sua: e cioè
quella di uno sguardo possessivo innamorato dei ragazzi, i ragazzi di
Versuta e Ramuscello, di un innamorato cioè che pretende di essere
amante e maestro unico e assoluto, di chi è gelosissimo e non tollera
che ci sia anche una sola ragazza nei paraggi a lui alternativa e
concorrente. Pasolini che non ama i gay, tantomeno se uomini adulti, ma
solo ragazzi rigorosamente eterosessuali, e non omologati e livellati
dall'ideologia dei consumi. Pasolini che non vuole in fatto di eros
rapporti paritari, ma solo animaleschi al limite dello stupro, o
celestiali e divini immersi nella luce del rito e del mito. Pasolini che
sotto sotto, ma neanche tanto, l'omosessualità la disprezza, anche la
propria, la considera un meno, non un più, perché sotto sotto, ma
neanche tanto - questo gli rimproverava Dacia Maraini - Pasolini era
anche misogino, e assimilava, come detta il vero fondo ancestrale della
cultura patriarcale, il ruolo del maschio omosessuale a quello vile
passivo femminile. Insomma, sulla omosessualità/pederastia del Nostro,
un quadro piuttosto complicato e problematico.
E se, e ma , e però... e
via pasolineggiando tra i tre esperti conoscitori che sciorinano
giudizi, fatti, aneddoti, episodi nella cripta gelata della libreria
Feltrinelli sotto la galleria Alberto Sordi, davanti a noi pubblico
affascinato, mediamente un po' troppo sull'anziano ragnateloso, molte le
donne, pochissimi i giovani.
Fino a quando, dai
meandri e tra le colonne delle retrovie si fa avanti un personaggio
squisitamente pasoliniano, afferra il microfono e inizia un suo
personale show fatto di strepiti e urla intervallate da sonore e
colorite bestemmie. Si tratta - colpo di scena sbalorditivo - di
Dino Pedriali,
fotografo oggi sessantenne che nel 1975 riprese, nelle stanze della
torre di Chia, Pasolini nudo, ricavando del corpo dello scrittore una
sequenza iconografica rimasta celebre. E ora è lì, vestito di uno sfarzo
burino, a gridare con una orribile voce cigolante e rauca che il libro
di Belpoliti, per la parte dedicata al commento a quelle foto, non solo
non gli rende giustizia, ma anzi lo tradisce, penalizza e umilia. Anzi,
a dirla intera, l'autore del libro è proprio uno stronzo bugiardo e
traditore. Ma come, sulla scena e i retroscena avrebbe potuto
intervistarlo, quale migliore fonte originale e autentica di lui? E
invece niente, Belpoliti si era accontentato della versione di un certo
Schwarz, suo rivale e nemico. E intanto Pedriali urla e inveisce
agitando il microfono come una clava, al punto da temere che possa da un
momento all'altro scaraventarlo sulla testa del povero Belpoliti,
pallido e basito. Insomma, al di là dell'indiscutibile interesse dei
contributi dei tre critici e studiosi relatori, io credo che Pasolini si
sarebbe divertito un sacco all'irruzione dell'amico fotografo, così
visceralmente borgataro nelle sue invettive e bestemmie che io per
qualche istante ho pensato che il tutto fosse stato architettato per
lanciare meglio il libro. Perché a quel punto la presentazione si
trasforma in un happening con parte del pubblico che inveisce gridando,
altri che implorano il silenzio, altri ancora che temendo la rissa si
alzano di scatto per guadagnare lestamente l'uscita e mettersi in salvo.
Per dare il colpo di
grazia e finire in bellezza,
Dino Pedriali prende una
copia del libro dalla teca in cui sta esposta come santa reliquia, per
scaraventarla a terra e calpestarla manco fosse una serpe malefica.
Insomma, al di là di
ogni previsione, Pier Paolo Pasolini ha avuto in verità una
cinematografica attualissima e realmente piccante presentazione.
Altro che dichiararlo
superato, sorpassato e postumo.. !
La malafede di Marco Belpoliti è dismostrata dal fatto che non avendo
risposto alle mie domande inviategli via email il 3 novembre (il giorno
prima della presentazione) sebbene lo avessi avvertito che in caso di non
risposta lo avrei interrogato pubblimante, evidentemente voleva stare al
gioco credendo di dare solo un po' di colore alla serata.
Ma così non è stato grazie alla presenza di Dino Pedriali che NON era stato
invitato dal Belpoliti ma dal sottoscritto che gli ha dedicato la pagina web
www.photographers.it/articoli/dinopedriali.htm Dino Pedriali solo dopo la
serata mi ha confidato che Marco Belpoliti lo aveva contattato il 29 giugno
2010 per sottoporgli la prima stesura di un testo "DUE CORPI" commissionato
dalla casa editrice Johan & Levi diGiovanna Forlanelli,
in cui la moglie di Marco Belpoliti lavora come grafica, da pubblicarsi in
una monografia di prossima uscita. Dopo la bocciatura del testo, Marco
Belpoliti lo ha riscritto cambiandone e manipolandone le situazioni
descritte
ed inviandone una seconda stesura in data 15 luglio 2010 ma pure questa non
corrispondeva al vero tanto che Dino Pedriali l'ha respinta e corretta.
Nonostante tutto questo, Marco Belpoliti ha riportato il testo nel libro
"Pasolini in salsa piccante" mutandone il titolo in "DOPPIO CORPO" forse
sperando che un chiacchiericcio non possa che giovare alla vendita del libro
con cui si cerca di gettare nell'oblio sia Pasolini che Pedriali.
Questa bieca operazione deve essere fermata !
Roma 7 novembre 2010 Luca Pagni
Lunedì 20 settembre 2010 alle ore 20
la Résidence des Artistes (Kalaa Kebira -
Tunisia)
presenterà in anteprima il corpus fotografico
Carol Rama Self-portrait
con l'artista torinese ritratta nella propria
abitazione da Dino Pedriali
"Maestro della fotografia romano di fama
internazionale"
Carol Rama ritratta da Dino Pedriali, Torino
2005, Stampa ai sali d'argento su carta baritata 40x40 cm., tiratura 1/1
La mostra resterà
visitabile
dal 21 settembre al 20 ottobre 2010
Collection Privée (c) Texte et
Images Residénce Des Artistes
Trentotto
scatti rendono omaggio all’amica e raccontano la grande artista, il corpo
nudo, l’atelier, gli oggetti, le opere e Torino, la sua città, diventando[…]
lo sfondo di un romanzo esistenziale in cui Carol Rama mette in scena se
stessa, gli oggetti d’uso quotidiano, gli strumenti di lavoro o
semplicemente quei “feticci”, che l’artista torinese ha sempre detto di
amare e che “portano sgomento, erotismo nella vita di tutti i giorni”. Tra
le rotaie del tram ed il portone di casa compaiono quei “quadri sguaiati”,
quelle opere di Rama che insieme alla sperimentazione sulla propria figura
ed il proprio corpo hanno fatto della torinese una delle più grandi artiste
italiane del novecento. Se la città, l’abitazione e gli oggetti fanno da
sfondo al romanzo esistenziale di Rama il suo corpo nudo, il corpo
invecchiato di una donna che della vita ha fatto materia di sperimentazione
artistica, si presenta invece come la dichiarazione di una vita spesa per
l’arte, di un’esistenza esteticamente costruita e vissuta, di una vita che
attraverso l’arte lancia la sua ultima sfida, facendo della vecchiaia
orgogliosa e sfrontata ultimo ed importante elemento significante(Roberto
Mastroianni).
[…] il lavoro di Dino Pedriali è un vero e proprio atto d’ amore verso le
persone e verso le cose. In questa ottica ha inventato, si potrebbe
sostenere, una sorta di racconto figurativo fatto di sole immagini che non
hanno bisogno di didascalie per spiegarsi ma soltanto di essere disposte
secondo un ordine che è essenziale alla comprensione del tutto. […]
L’allievo di Man Ray e l’estimatore a oltranza di Andy Warhol esprime il
desiderio di entrare e di immergersi in uno spazio e in un tempo che hanno
attratto la sua attenzione e di sostarvi martellando incessantemente
sull’unico tema che gli sta a cuore di fronte ai suoi personaggi: il
riconoscimento e il disvelamento di quella impalpabile essenza che è vivere
la vita in un’ ottica integralmente artistica senza altro progetto che non
sia quello della scoperta del sé e della comunicazione agli altri, con il
solo strumento dell’ immagine, di quelle verità che sono ignote a noi
stessi. La storia delle foto scattate nel giugno del 2005 a Carol Rama sono
emblematiche di tutta la sua carriera. L’artista sa, in ogni occasione e più
che mai in quella occasione, che il soggetto delle sue rappresentazioni è
sostanzialmente l’autore delle immagini anche se non è la sua una specie di
“foto automatica” a simiglianza della “scrittura automatica” dei surrealisti
ma, all’opposto, è un progetto solidamente strutturato. […] Dino persegue,
così, un suo inquieto inno alla vita. E’ un artista puro che ha sempre
davanti agli occhi quello che lui definisce il più grande art director della
storia, quell’Andy Warhol che su di lui ha lasciato un segno indelebile
indirizzandone il temperamento e esaltandone la ricerca
(Claudio Strinati).
Immagini
di questa mostra NON sono state esposte a Roma
nel 2007 presso la Galleria Luxardo
nella cancellata mostra
“…ti voglio
bene”.“Io di più!”
(l’arte di
Carol Rama)
9 - 27 giugno 2010
la
Fondazione Arnaldo Pomodoro
(via
Andrea Solari 35, Milano)
espone la mostra fotografica collettiva
STILL aLIVE
Fotografie di
Aurelio Amendola, Gianni Berengo Gardin, Simone Bergantini, Antonio
Biasiucci,
Fulvio Bortolozzo, Enrico Cattaneo, Enzo Cei, Ferdinando Cioffi, Bruno Del
Monaco, Alessia De Montis,
Paola Di Bello, Alessandro Di Giugno, Fabio Donato, Giovanna Gammarota, Ico
Gasparri, Raffaella Mariniello,
Nino Migliori, Carlo Orsi,
Dino Pedriali,
Luca Piovaccari, Oliviero Toscani, Giuseppe Varchetta, Nicola Vinci.
Tutta
l’arte, al pari della filosofia e della religione, si offre sotto il segno
del mistero della morte e della condizione umana al suo cospetto. Dalla
monumentalità antica a Caravaggio, da Brueghel a Damien Hirst, non c’è
momento della storia dell’arte in cui il senso della vita non sia stato
affrontato a partire dal suo epilogo o in vista di un superamento di questo.
In tale prospettiva l’arte ha spesso camminato a fianco della medicina,
diventando a volte essa stessa "cura", come dimostrano le esperienze sempre
più diffuse di "arte terapia". A 33 casi clinici risolti sono stati abbinati
23 artisti-fotografi che hanno conosciuto gli ex pazienti, ne hanno appreso
le vicende e scrutato l’animo. In alcuni casi sono nate amicizie e,
grazie alla disponibilità di ciascuno, è avvenuto che da tutti gli incontri
si originassero altrettante opere fotografiche.
Notissimi autori e giovani meno conosciuti, tutti di grande talento, offrono
un messaggio positivo e una speranza in più ai malati e ai loro familiari,
ma anche un "ritratto" più veritiero sulla prognosi e sul destino di chi si
trova a percorrere questa esperienza drammatica. Come è naturale, eterogenei
sono stati i punti di vista degli autori. Alcuni hanno adottato un criterio
narrativo, cogliendo con grande sensibilità significativi momenti del
quotidiano dei soggetti ritratti ed evidenziando il loro ritorno alla felice
consuetudine dell’ordinario. Altri hanno adottato un linguaggio più
metaforico, con un
notevole equilibrio tra valore intrinseco dell’immagine e suo portato
concettuale. Altri ancora si sono affidati alla sapienza dei loro scatti per
condensare in una precisa e magica iconografia quel che solo l’arte può
offrire senza l’ausilio o la mediazione di altre esperienze culturali.
presso Palazzo Sant’Elia in via Maqueda 81 a Palermo
Titolo:La camera dello sguardo
Autore:
Bonito Oliva Achille
Editore: Peliti Associati
Data di Pubblicazione: 2009
ISBN:8889412410
ISBN-13:
9788889412411
Il 10 dicembre 2009 presso il MAXXI
a Roma
è stata consegnata una "menzione speciale" del "PREMIO TERNA 02"
alla carriera dell'artista Dino Pedriali
alla presenza del Ministro per i Beni e le Attività Culturali Sandro Bondi.
La Giuria del Premio Terna 02
per l’Arte Contemporanea
presieduta da Luigi Roth e da Flavio Cattaneo, Presidente e
Amministratore Delegato di Terna,
e composta dai curatori del Premio:
Gianluca Marziani e Cristiana Collu, da Massimiliano Fuksas,
Matthew Higgs, Giuseppe Piccioni, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, Vicente
Todolì e Luigi Ontani,
ha decretato, tra i finalisti degli oltre 3.500
partecipanti, le opere vincitrici delle categorie Terawatt, Gigawatt,
Megawatt e Connectivity.
La Giuria ha conferito una menzione
speciale a Dino Prediali, con l’opera “Miraggio”,
come riconoscimento sia per qualità dell’opera, sia per il valore di una
carriera coerente e rigorosa.
Dino Pedriali e i suoi amici
A cura di Janus
Da venerdì 25 settembre 2009 a
venerdì 13 novembre 2009
Paolo Tonin Arte Contemporanea - Palazzo
della Chiesa di Roddi - Via San Tommaso 6, Torino
Le ventinove fotografie raccolte sotto il titolo “Dino Pedriali e i suoi amici”,
rappresentano una sintesi del lavoro fotografico che Pedriali ha svolto nel
corso della sua attività artistica:
Gli scatti nello studio parigino di Man Ray insieme a Juliet e Luciano
Anselmino, allora titolare a Torino della galleria “Il Fauno”,
in un’ immagine surrealista con la maschera;
Il reportage realizzato durante “ Il viaggio in Italia” di Andy Warhol in un
momento con Liza Minnelli e Carol Rama, a Roma;
Le immagini celeberrime che destinate ad integrare l’opera postuma “Petrolio” di
PierPaolo Pasolini;
Io sguardo sul cinema con i ritratti di Marcel Carné e Danilo Donati e la
presenza, non meno importante,
della più grande sceneggiatrice italiana Suso Cecchi D’Amico;
Il momento di intimità in camerino prima dello spettacolo, durante il trucco, di
Rudolf Nureyev,
che assume valore assoluto, dell’espressione e del corpo dell’uomo, nel nudo e
nel ritratto in pieno giorno;
Le note pensate e rimaste nell’aria, alla fine dell’esecuzione, nell’incredulità
che avvolge lo spettatore prima dell’applauso,
nello sguardo di Renata Scotto.
Pedriali vuole condividere il privilegio di questi incontri anche con chi è meno
noto, ma ha lo stesso valore evocativo “d’opera” che è:
“…Una rivelazione autonoma dell’apparecchio fotografico, con la complicità
dell’artista.”
La passione per l’arte, che difende sopra ogni cosa, lo ha spinto da sempre
verso lo studio del nudo,per lui vocazione irrinunciabile e che ha bisogno di
artisti e testimoni, (questa è la ragione della presenza di Luigi Ontani e del
compianto Giacinto Cerone), per non essere dimenticato.
Testo di gianluca bemporad
Le case di Alda Fendi pensate da Raffaele
Curi con undici asserzioni di Man Ray.
Presentazione del volume De rebus. Le case di Alda Fendi pensate da Raffaele Curi con undici asserzioni
di Man Ray
Con festa ad inviti il 18/12/2008 dalle ore 22 alla Galleria Foro Traiano 1 a
Roma.
Il progetto intende trasmettere un nuovo modo di concepire l'abitazione,
sperimentando nuovi schemi allontanandosi nettamente da quelli usuali
a cui siamo abituati e distante da alcune avveniristiche concezioni di
architetti e interior design del nostro tempo.
In occasione dell'incontro,
la Fondazione ha allestito una mostra di 83 ritratti di Man Ray realizzati da
Dino Pedriali
facenti parte della collezione privata di Alda Fendi.
Il 21 novembre
2008 al Palazzo delle Esposizioni di Roma
- all'interno della VII Settimana della Cultura D'impresa organizzata da
Confindustria -
si terrà un incontro sul tema "La promozione del talento italiano: il
PremioTerna e lo Young Blood".
Dal 26 al
30 novembre 2008
al Palazzo delle Esposizioni
avrà luogo un evento espositivo con tutte le opere dei Terawatt,
dei 14 premiati Gigawatt e Megawatt e dell'opera più votata online.
Senza titolo" [cod.1578]
Inchiostro su Innova smooth cotton hight white, 100 x 260, 2008
Categoria: Terawatt Da Roma, Dino Pedriali
Profilo dell'artista Nome: Alfredo Cognome: Pedriali Pseudonimo: Dino Pedriali Data di nascita: 25/09/1950 Luogo di lavoro:
Roma Sito web: Galleria di riferimento: Vision
quest contemporary photography - genova
Statements: In un'epoca in cui il consumismo sempre più
sfrenato inizia a mettere in crisi le risorse energetiche della Terra, ho
ritenuto fondamentale riportare l'attenzione sull'uomo, raffigurandolo in tutta
la sua forza e la purezza. Infatti non soltanto la sua straordinaria energia
interiore potrà operare un profondo ripensamento e, attraverso l'intelletto e il
rispetto per gli altri, trasformarsi in quella rinnovata energia capace di
garantire il futuro all'intero pianeta con giustizia ed equità.
Fabrizio Fratangeli consegna a
Dino Pedriali una targa di riconoscimento alla sua
opera,
con motivazione: a Dino Pedriali: "Caravaggio della
fotografia del '900" cit. Peter Weiermaier.
Dino Pedriali
Romae
Galleria Anna D’Ascanio, Via del
Babuino 29, Roma
Data
inaugurazione: Giovedì 28 Febbraio 2008, dalle ore 18,30.
Venerdì 29 febbraio apertura serale sino alle ore 24
D
al
28
febbraio al 28 marzo 2008
Opere: 11 fotografie in b/n cm. 200 x 160 e cm. 120 x 55
Stampate in tecnologia INKJET con inchiostri pigmentati
...a due passi da Piazza del
Popolo
Dino Pedriali mette a nudo il paesaggio di Roma
in una mostra di grande fascino ed impatto visivo per lo spettatore
che rivisita insieme all'artista le strade di Roma
alla scoperta dei luoghi a Lui cari:
da Monteverde a Villa Sciarra, all’ Ostiense, al Flaminio, sino all’Appia
Antica.
Poche tappe,
pochi essenziali scatti:
l’aquila di un particolare del Fontanone, il cane di pietra a Villa
Sciarra,
il gasometro, lo scarabeo dell’Auditorium,l’Ara Pacis, la Villa dei
Quintili e Villa Adriana.
Con 11 immagini fotografiche in
b/n, di grandi dimensioni (cm.200x160 e cm.120x55)
stampate in tecnologia INKJET con inchiostri pigmentati,
Dino Pedriali si scrolla di dosso le etichette con cui è universalmente
conosciuto:
"fotografo maledetto", "Caravaggio
della fotografia del '900" e "amico di Pier Paolo Pasolini.
Dino Pdriali, con
questa importante mostra,
dimostra finalmente di essere una cosa sola: ARTISTA.
Galleria Anna D’Ascanio S.a.s - 00187 Roma -
Via del Babuino, 29 - P. IVA: 06 32 62 11 007
tel.: 06.36 00 18 04 - fax: 06.32 42 6 42 - www.galleriadascanio.it -
e-mail: info@galleriadascanio.it
verrà inaugurata a Venezia nella sede di
IKONA PHOTO GALLERY in Campo del
Ghetto Nuovo
la mostra: “Il Velodromo”,
fotografie di Dino Pedriali.
TITOLO
DELLA MOSTRA
IL
VELODROMO
fotografie
di DINO PEDRIALI
LUOGO
Ikona
Venezia
Campo del
Ghetto Nuovo, Cannaregio 2909
INAUGURAZIONE
Giovedi 13
settembre ore 18
DURATA
dal 13
Settembre al 18 Novembre 2007
ORARIO
dalle 11
alle 19 – chiuso il sabato
MOSTRA A
CURA DI
Živa Kraus,
Ikona Photo Gallery
in
collaborazione con
Comune di
Venezia, Assessorato alla Cultura
Musei
Civici Veneziani - Museo Fortuny
…Come nel 1965, alla vigilia
del campionato italiano di ciclismo su strada, categoria giovanissimi.
La mattina della gara
l’appuntamento è all’EUR, piazzale Sturzo dove si svolgono i controlli,
punzonatura delle biciclette dei partecipanti.
La partenza è davanti al
Velodromo.
Mi avvicino ad un motociclista
della polizia municipale:
"E’ lei la staffetta di
coda?..., Si ?. bene…, allora quando te lo dico accendi la sirena
e come si dice , beati gli ultimi che saranno i primi. E sai perché ?,…ho
sognato stanotte come devo condurre la gara".
Mi sorride.
Pronti per la partenza.
Il percorso è Roma-Ostia, Via!
Mi avvicino al motociclista:
“ Quando entriamo per la via
del Mare (per intenderci la via Ostiense)
a seicento metri dal curvane che ci ricollega all’EUR,
accendi la sirena ma non mi stare troppo vicino,
e quando arrivo alla curva sotto il ponte rallenta,
raggiungimi subito dopo.”
Ecco come ho svolto la gara:
ero in coda al gruppo e controllavo
a distanza che nessuno dei ciclisti in testa prendesse troppo vantaggio sul
gruppo centrale,
poi è successo come nel sogno:
il traguardo in pista ed io l’ultimo ad entrare,
i ciclisti divorati e sommersi
di fango. Poi spariscono i ciclisti, sparisce il fango,
entro e vinco, perché la
regola è che vince chi resta.
In questo modo mi sono
aggiudicato il campionato italiano Libertas
Io unico superstite di quella
apocalittica scena.
Come queste foto. Rivelatrici.
Da fine di una civiltà. Per una nuova.
(Il Velodromo, Dino
Pedriali)
In
questi scatti, il fotografo romano, coglie il disfacimento che il tempo e
l’incuria hanno causato alla pista romana dedicata a Fausto Coppi e
costruita nel 1960 per le Olimpiadi di Roma. Con la sensibilità fotografica
che contraddistingue i suoi lavori, Pedriali, mostra la cronaca di una
struttura architettonica sempre più evanescente e la memoria autobiografica
di un luogo.
Definito da Peter Weiermair il Caravaggio della fotografia del Novecento per
la sua “estetica della luce” e per la nobilitazione di modelli presi dalla
strada, Dino Pedriali, ha saputo cogliere con il suo obiettivo scene di
genere sulla spiaggia di Ostia, ritratti di giovani drogati, ragazzi di
strada e “ragazzi di vita” di Roma, grandi personaggi della cultura come
Segal, Manzù, De Chirico, Zeri, Rama, Moravia, Fellini, Nurejev, Warhol, Man
Ray (che lo indusse alla fotografia), Pasolini (fotografato nella sua casa
di Chia nel 1975 per il libro Petrolio poco tempo prima della suo
tragico assassinio). Celebre per i suoi nudi, presentati presso la Galleria
Ikona nel 1982 e accompagnati da un’intervista del fotografo ad Alberto
Moravia, e per le sue nature morte, è evidente l’eredità lasciata dallo
studio della pittura antica che rende i primi scultorei, astratti e fa
risorgere come forma pura gli elementi “morti” delle sue nature.
L’evento è curato da ŽIVA KRAUS fondatrice e direttrice di Ikona Photo
Gallery dal 1979.
La mostra resterà
aperta fino al 18 novembre 2007
dalle ore 11 alle 19 (chiuso il sabato)
G a l l e r i a L
u x a r d o
presenta
Dino Pedriali
Inaugurazione lunedì 5 febbraio 2007 ore 19
5 febbraio – 31 marzo 2007
Orario di
apertura: da martedì a sabato ore 16 – 19,30
L’arte è togliere.
Raggiungere l’essenza delle cose, metter a nudo l’anima, spogliare.
Dino Pedriali
è celebre per il Nudo a cui ha saputo conferire la dimensione spazio-tempo
basata su un rapporto di messa in scena tra chi fotografa e chi è
fotografato. Il Nudo diventa palcoscenico, corpo dell'Anima, le forme –
quasi astratte, trasparenti - sono scolpite dai chiaroscuri della
sofferenza e della bellezza. Pedriali ha reso il Nudo scultoreo, astratto
senza togliergli la linfa, la pulsione,
la vita. Al
tempo stesso
Dino Pedriali
si è dedicato a ciò che vita non è più e morte non è ancora:
la Natura Morta,
still life che è vita immobile raggelata, “essenzializzata” . Se la luce era
complice nel chiaroscuro del rapporto fotografo –modello nella Natura Morta
essa diventa indiscussa protagonista. Essa smaterializza l´oggetto
irradiandolo. Nelle Natura morte di Pedriali tutto ciò che è natura, terra
madre - frutti, piante, fiori, animali – “muore” per risorgere come Forma
Pura. Pedriali spoglia la materia, la scarna, la colpisce con raggi di luce
per rendere visibile l´invisbile. Nelle immagini di Pedriali si avverte un´
insolita quiete, è come se fosse arrivata dopo una terribile tempesta e
violenti scontri. E´ come se l´artista avesse fatto a pugni con la materia
per liberarsi da essa, per piegarla alla sua volontà. E se il frutto si
arrende più facilmente l´animale pone più resistenza ma alla fine anche esso
si trasforma in luce pura e in raggiante purezza.
La mostra
non si realizza causa veto Tutor di Carol Rama.
Con sentenza 1330/06 (fasc. 34262/05 - cron. 4528/06) del 27.2.2006
il Tribunale di Torino ha pronunciato l'interdizione di Carol Rama per
"infermità di mente"
come certificato dal Dr VIGNA il 19.09.05.
Con provvedimento 6.4.2006 il Giudice Tutelare ha nominato L'Avvocato
Michele Carpano Tutore della stessa.
In tale qualità
l'Avvocato diffida la Galleria Luxardo e Dino Pedriali dall'utilizzo
delle immagini...
Le
fotografie sono state realizzate mesi prima della sentenza, nel giugno
del 2005,
quando Dino Pedriali su invito di Carol Rama si é recato a
Torino.
Per rispetto della grande
artista Carol Rama la Galleria Luxardo
rinuncia alla mostra
ma desidera ancora una volta sottolineare
che il lavoro di Dino Pedriali
- consistente in 38 fotografie scelte con
la massima cura -
rende pienamente giustizia alla grandezza di Carol
Rama, alla sua arte e alla sua vita.
Il lavoro non ha nulla di
scandalistico, ma è
un atto d'amore di
Dino Pedriali nei confronti di Carol Rama.
Citiamo il
comunicato stampa della Galleria
Luxardo:
"I due artisti si conoscono dagli anni
´70 quando Pedriali giovanissimo comincia la sua carriera proprio a
Torino la città di Carol. Scrive Pedriali: "Ricordo che un giorno di
fine inverno accompagnai un gallerista che aveva un appuntamento con un
artista che si chiama Carol Rama. Arrivammo nella sua casa studio e da
quel momento io e lei diventammo amici. Ero sempre a casa sua. Il
dispetto più bello che le facevo era quello di appoggiare la bocca piena
di fumo sul suo enorme cespuglio di capelli ricci: soffiavo e sembrava
che le si incendiasse la testa. Si divertiva e si arrabbiava,
cotonandosi per mandarlo via: "Dino, merdìn , cafìn !, smettila che mi
lasci il puzzo di sigaretta e me li devo lavare.". Il lavoro di Dino
Pedriali è un omaggio a Carol Rama, un atto d´amore compiuto con la
sincerità di un fotografo capace di entrare nelle sfere più intime
svelando, ma con rispetto e con riservatezza, i lati meno conosciuti
delle persone. Ogni singola foto è un´opera d´arte compiuta, un
dettaglio che racchiude in se la storia dell´incontro, una storia che
segue un percorso circolare, in cui il punto di partenza e il punto
d´arrivo coincidono: la strada dove abita Carol Rama. In mezzo trascorre
la vita - passata, presente e futura - che si rivela come un´epifania
nelle immagini poetiche e metaforiche di Pedriali."
Il
lavoro di
Dino Pedriali
è un omaggio a Carol Rama, un atto d´amore compiuto con la sincerità di
un fotografo capace di entrare nelle sfere più intime svelando, ma con
rispetto e con riservatezza, i lati meno conosciuti delle persone.
Ogni singola foto è un´opera d´arte compiuta, un
dettaglio che racchiude in se la storia dell´incontro, una storia che
segue un percorso circolare, in cui il punto di partenza e il punto
d´arrivo coincidono: la strada dove abita Carol Rama. In mezzo trascorre
la vita - passata, presente e futura - che si rivela come un´epifania
nelle immagini poetiche e metaforiche di Pedriali.
Eva Clausen
G a l l e r i a L u x a r d o
presenta
“…ti
voglio bene”.“Io di più!”
(l’arte di Carol Rama)
fotografie di
Dino Pedriali
5 febbraio – 31 marzo 2007
Orario di apertura: da martedì a sabato ore
16 – 19,30
Dino Pedriali, il grande fotografo di Man
Ray, Pier Paolo Pasolini, Andy Warhol, George Segal, Nureyev e Manzù
incontra Carol
Rama la celebre artista a cui nel 2003 la Biennale di Venezia ha
assegnato il Leone d´Oro della Carriera. Nell´estate del 2005 Pedriali va a
Torino e incontra Carol Rama nella casa -studio dell´artista in Via Napione.
L´incontro si trasforma in una performance in cui
Carol Rama “interpreta” la sua arte, anzi è la sua arte. Solo un grande
fotografo come Dino Pedriali poteva saper cogliere quel momento magico,
fissarlo nelle immagini che raccontano in una parabola la vita e l´arte di
Carol Rama.
Pedriali non “ritrae” nel senso classico della parola, ma “ricrea” le
persone, nel suo fare fotografia le dimensioni del tempo e dello spazio
entrano a pieno titolo, le sue immagini sono scatti del momento da cui
traspare il passato e si intravede il futuro.
Carol Rama ha detto: "La rabbia è la mia
condizione di vita da sempre; sono l'ira e la violenza a spingermi a
dipingere; e il lavoro mi appaga, mi rasserena". Le sue parole diventano
visibili, tangibili, comprensibili nelle fotografie di Pedriali. Complice
è senz´ altro la loro lunga amicizia.
I due artisti si conoscono dagli anni ´70
quando Pedriali giovanissimo comincia la sua carriera proprio a Torino la
città di Carol. Scrive Pedriali: “Ricordo che un giorno di fine inverno
accompagnai un gallerista che aveva un appuntamento con un artista che si
chiama Carol Rama. Arrivammo nella sua casa studio e da quel momento io e
lei diventammo amici. Ero sempre a casa sua. Il dispetto più bello che le
facevo era quello di appoggiare la bocca piena di fumo sul suo enorme
cespuglio di capelli ricci: soffiavo e sembrava che le si incendiasse la
testa. Si divertiva e si arrabbiava, cotonandosi per mandarlo via: “Dino,
merdìn , cafìn !, smettila che mi lasci il puzzo di sigaretta e me li devo
lavare…”.
Il lavoro di Dino Pedriali è un omaggio a
Carol Rama, un atto d´amore compiuto con la sincerità di un fotografo
capace di entrare nelle sfere più intime degli artisti che ritrae, svelando,
ma con il giusto rispetto, con la giusta riservatezza, i lati meno
conosciuti delle loro personalità.
Ogni singola foto è un´opera d´arte
compiuta, un dettaglio che racchiude in se la storia dell´incontro, una
storia che segue un percorso circolare, in cui il punto di partenza e il
punto d´arrivo coincidono: la strada dove abita Carol Rama. In mezzo
trascorre la vita - passata, presente e futura - che si rivela come
un´epifania nelle immagini poetiche e metaforiche di Pedriali.
In mostra ci saranno 38 fotografie ,
formato 40 x 40 in b/n disposte secondo un ordine stabilito dal curatore
della mostra Gianluca Bemporad.
Accompagna la mostra un catalogo con testi
di Claudio Strinati, Dino Pedriali e Gianluca Bemporad.
Lei è una decana dell'arte
italiana e internazionale. Ha una lunga e prestigiosa storia alle sue spalle
(è nata a Torino nell'aprile del 1918) e può vantare quasi un secolo di
esperienze trasgressive, condite da un carattere tosto e una pittura che
sventaglia ampie indagini sulla sessualità e le mutazioni del corpo, in
beffa totale alle convenzioni sociali. Carol Rama,
Leone d'oro alla carriera
alla Biennale veneziana numero 50, aveva deciso di posare nuda per una serie
di fotografie dell'amico DinoPedriali (acuto «interprete»,
fra gli altri personaggi, di Pasolini, Warhol, Nureyev). In virtù di una
affettuosa amicizia che li lega fin dagli anni Settanta, l'artista aveva
invitato il fotografo a Torino e da lì era nato il ciclo di immagini «osé»
vissute da entrambi come un «atto d'amore». La serie di immagini, 38 scatti
che risalgono al giugno del 2005, avrebbero dovuto essere esposti alla
galleria Luxardo di Roma, dal 5 febbraio prossimo fino al 31 marzo. Ma la
mostra è stata annullata: una sentenza del tribunale di Torino del febbraio
scorso ha pronunciato l'interdizione di Carol Rama per infermità di mente e
l'artista è stata posta sotto «tutor». Così l'avvocato ha diffidato la
galleria dal mostrare quelle foto «sconvenienti» e l'evento è stato
cancellato dall'agenda. Davvero Carol Rama non era in grado di intendere e
volere quando ha posato per Pedriali? Suona molto strano che chi non
è più giovane non possa disporre liberamente del proprio corpo e, conoscendo
le passate opere dell'artista, è lecito porsi più di una domanda. Non piace
guardare la vecchiaia in diretta? Oppure l'intimità è semplicemente oscena
quando non è patinata e televisiva, simulacro da calendario? Sembra che
l'anarchia del corpo possa spaventare ancora nel XXI secolo, ripercorrendo
la via scandalosa dei cadaveri esposti da Andres Serrano, ormai diversi anni
fa. Ricordiamo a chi non conoscesse bene la produzione artistica di Carol
Rama che fin dagli anni Quaranta questa pioniera della provocazione ha usato
il corpo come luogo del perturbante, soggetto-oggetto dove apparecchiare il
disagio dell'esistenza. Così, nelle sue opere, volavano dentiere, protesi,
fisionomie smangiucchiate dal tempo, arti amputati, scarpe, sedie a rotelle
e citazioni esplicitamente sessuali. Già nel 1945, la sua prima personale fu
bloccata e le opere sequestrate. Adesso, sotto chiave, viene messa lei
stessa, con tutta la fisicità pesante dei suoi anni. «La rabbia - ha scritto
Rama - è la mia condizione di vita da sempre».
Questa
mostra presenta un aspetto dell’ attività di Dino Pedriali che non sembrerebbe
tipico del suo lavoro. Celebrato, infatti, come maestro del Ritratto e
del Nudo, fino a essere definito da Peter Weiermair il “Caravaggio della
fotografia del Novecento”, Pedriali è anche autore di una serie impressionante
di Nature Morte, di prodigiosa e purissima qualità che confermano appieno
la definizione di Weiermair permettendo, anzi, di approfondire ancora
meglio il singolare paragone che il grande critico ha istituito tra Pedriali
fotografo e Caravaggio pittore.
In un certo senso i tempi sono particolarmente maturi per esaminare la
questione da un tale punto di vista.
Ci sono voluti secoli per capire come il Caravaggio sia stato in effetti
un pittore che ha prelevato le sue immagini dalla Realtà per trasferirle
in uno spazio di contemplazione in cui tutto viene consacrato e depurato
da una luce che è la struttura essenziale dell’opera d’ arte e
non è né naturale né artificiale ma è la forma stessa che si manifesta
e che, solo per questo fatto, assume una sorta di laica sacralità, capace
di sottrarre le immagini al fluire implacabile del tempo, facendole sentire
come perennemente contemporanee a chi, di tempo in tempo, si pone a osservarle.
Questa idea di fare un’opera d’arte per preservare la cosa rappresentata
e trasformarla, togliendo tutto il superfluo, in una sorta di essenza
visiva che è buona e positiva in sé, è realmente caravaggesca ed è proprio
ciò che si vede in queste foto di Pedriali .
Il Caravaggio fu un potentissimo pittore di Natura Morta e fu, nel contempo,
un sublime pittore di figura.
E’ la stessa attitudine mentale di Pedriali che potrebbe fare sua la sentenza
che si dice il Caravaggio abbia pronunciato a proposito della propria
arte. E’ una frase che è stata tramandata da uno dei massimi committenti
di Michelangelo Merisi, il Marchese Vincenzo Giustiniani. Questi racconta
come il Caravaggio gli avesse detto testualmente “che tanta manifattura
gli era a fare un quadro buono di fiori, come di figure” e lo si capisce
perfettamente quando ci si trova di fronte ai quadri.
Per Pedriali è la stessa cosa. Lo scrupolo assoluto con cui Pedriali costruisce
i Ritratti che sembrano emergere da uno spazio gigantesco e incombente,
si ritrova nelle sue terse e limpide Nature Morte dove l’ immagine e lo
spazio che la contiene si avvicinano penetrando l’una nell’altro attraverso
un dosaggio quasi impercettibile dell’ombra che funge da struttura di
equilibrio e di raccordo tra i diversi piani.
L’ idea della Natura Morta di Pedriali è, quindi, quella antica di “vita
silenziosa” (Still-Leven definirono gli antichi maestri olandesi questo
genere di pittura ) e, nella sua opera, gli oggetti inanimati, nella loro
infinita quiete e persistenza, esprimono veramente la fugacità, la transitorietà
della vita, inoltrandosi quasi nella sfera della rappresentazione dell’Invisibile
proprio con lo strumento della Luce che toglie alle immagini ciò che era
loro rimasto di “naturale”, di “materico” per conferirvi un nuovo stato
non più di quotidianità ma di sospensione nello spazio e nel tempo,
una dimensione integralmente mentale . Naturalmente l’ ipotesi di un ideale
e profondo rapporto con il lavoro di un sommo maestro del passato non
deve essere intesa come un influsso o una emulazione. Il paragone deve
fermarsi qui, perchè il mondo di Pedriali è un mondo attuale e presente,
debitore molto più a un personaggio come Man Ray, cui Pedriali è stato
effettivamente vicino, che a un maestro di un’ epoca entro certi limiti
irrecuperabile.
Indubbiamente
in Dino Pedriali l’immagine scaturisce proprio dall’ impatto con
una realtà che è in sè cruda e aggressiva. Ma il passaggio decisivo
avviene quando una tale aggressività viene placata e racchiusa in un oggetto
che potrebbe apparire anche banale. Ma la banalità della cosa diventa
la pura forma scaturita dalla eterna dialettica tra la materia e lo spirito,
tra oggetto e creazione, tra vita e morte per dimostrare alla fine
la nudità, l’ essenza e la caducità delle cose e della vita, una sorta
di superiore saggezza, determinata dall’opera d’ arte, che continua a
nutrire la carriera di un artista che ha fatto del suo lavoro una sorta
di laica cerimonia continuamente rinnovata pur restando fedele a quei
principi che la mostra rende chiari e evidenti.
Orari di apertura: lunedì,
domenica e festivi 8.30 -13.30; martedì – sabato 8.30 – 13.30,16.00-
19.00.
Per informazioni:
0971-417236/ 444833.
Il 7 novembre verrà inaugurata presso il Museo
Archeologico di Potenza la mostra organizzata dalla Provincia di Potenza
Pasolini 1975 che raccoglie le fotografie di Pier Paolo Pasolini
realizzate da Dino Pedriali nell’ottobre del 1975 a pochi giorni dalla morte
dello scrittore.
Le foto furono realizzate nella casa di Pasolini a
Chia, presso Viterbo, dove lo scrittore aveva ristrutturato un fortilizio
medievale diroccato ricavandone una casa dalle grandi vetrate.
Il risultato dell’incontro fra il giovane fotografo
pieno di talento e lo scrittore furono settantasette fotografie in bianco e
nero in cui Pasolini si lascia fotografare nella sua quotidianità
intellettuale: seduto alla macchina da scrivere, a correggere bozze di
articoli, a leggere, a camminare, a pensare o a disegnare nel suo atelier
fra gli alberi, nudo nella sua stanza da letto.
La mostra cattura lo spettatore per la bellezza del
racconto del personaggio e per la forza del montaggio che Pedriali, a
distanza di molti anni, ha scelto di dare alle sue fotografie proprio in
occasione della mostra Pasolini 1975.
“Le fotografie di Pedriali riescono a restituirci un
Pasolini che rivendica un amore per la vita così forte da non ammettere
compromessi,” commenta Sabino Altobello, Presidente della Provincia di
Potenza, “da accettare e preferire la solitudine della sua visione infernale
del mondo alla rinuncia del sogno, dell’ideale, dell’illusione”. La mostra è
allestita proprio in terra lucana, lì dove il Pasolini regista scelse di
girare il suo Vangelo secondo Matteo “ una testimonianza del profondo
legame di Pasolini stesso con la Basilicata” continua il Presidente
Altobello “ma anche della preveggenza dello scrittore che denunciava il
genocidio di tante culture dell’Italia centrale e meridionale, come quella
lucana, schiacciate nella loro identità da una cultura di massa sempre più
mostruosa ed omologante”.
“Pasolini 1975 è un evento” conclude il
Presidente Altobello “che va al di là del suo indiscutibile valore
documentario ed artistico per diventare anche motivo di conoscenza e di
riflessione su di noi e sulla nostra stessa ricerca di identità, nel
tentativo di far coincidere, come affermava lo stesso Pasolini, lo sviluppo
con il progresso, il tenore di vita, con la vita ”.
Centro Espositivo d'Arte Moderna e Contemporanea
Ex-Pescheria Centrale di Trieste
Sabato 22 Luglio - Domenica 22 Ottobre 2006
Dalle ore 10 alle ore 23 tutti i giorni
Prezzo del biglietto: normale 10 €, ridotto 7€
Progettata
da ART LAB e coorganizzata con il Comune di Trieste, la mostra è realizzata
con il sostegno dell’Assessorato alla Cultura della Regione Friuli Venezia
Giulia, della Fondazione Cassa di Risparmio di Trieste e della Camera di
Commercio di Trieste.
Cuore della
mostra, suo centro espressivo e concettuale, è la presenza di capsule del
tempo originali provenienti dal Museo Andy Warhol di Pittsburgh (USA) il cui
contenuto messo a confronto con opere che ne sono derivate il cui fulcro
è la collezione Rosini Gutman di
Riccione, saranno guida e comunicazione primaria per il visitatore.
La mostra si
articolerà in un enorme spazio all’interno del quale è possibile un
allestimento composto da installazione di grandi contenitori il cui
significato rimanda all’idea di costruzioni di tipo ancestrale o
indefinibili cellule architettoniche che assemblate in forma di libera e
casuale architettura troveranno senso logico nel luogo cavo al loro interno.
Si tratterà
di forme monocolore molto ampie con aperture che permettono l’ingresso ai
visitatori. All’interno di ciascuna costruzione ci si troverà avvolti da una
stanza le cui pareti saranno decorate dalla riproduzione di carte da parati
originali di Warhol. Queste costruzioni sono previste in numero di 5 e
occuperanno lo spazio espositivo in successione logica.
Il catalogo della mostra,
ANDY
WARHOL’s Timeboxes è pubblicato da
Federico Motta Editore e sarà
realizzato in due versioni, di cui una a tiratura limitata e numerata in 500
copie.
Il volume è
una derivazione dalla grafica e impaginazione dell’ Index Book di
Warhol compresi di suoi pop-up e le invenzioni mobili che caratterizzano
alcune pagine.
Curatore
della mostra e del catalogo è Gianni Salvaterra.
Il saggio
introduttivo sarà a cura di Robert Rosenblum, professore di Fine Art presso
la New York University. Lo studio grafico di Kenny Scharf. All’interno del
catalogo testi di Tom Sokolowski direttore del Museo Andy Warhol di
Pittsburgh, di John Smith e Matt Wrbican, archivisti dello stesso Museo e di
Geralyn Huxley, Curatrice della Filmografia sempre del Museo Andy Warhol di
Pittsburgh.
Le opere
della Collezione Rosini Gutman che non verranno esposte a Trieste daranno
vita ad una mostra che sarà presentata alla
Galleria LipanjePuntin a Trieste
e Roma da settembre ad ottobre.
La
Galleria Rosini è a Riccione,
in viale M. Ceccarini 35/G,
e osserva i seguenti orari: tutti i giorni 10:30-12:30, 16:30-19:30,
21-23.
Per informazioni. 0039 0541 693007.
http://www.mottaeditore.it/home.php?_idnodo=1515
POICHE' IN ESSE NON VIENE CITATA
LA
Collezione Rosini
Gutman, gestita dalle
Gallerie Rosini & C. di Riccione
CHE PARE ABBIA PRESTATO IL 99% DELLE OPERE ORIGINALI ESPOSTE
tra cui il VIAGGIO IN ITALIA DI ANDY WARHOL del fotografo Dino
Pedriali.
Accanto alle opere di Andy Warhol
sono esposte le immagini del suo
"viaggio in Italia"
realizzate dal
fotografo Dino Pedriali
e gentilmente prestate dalla Gallerie Rosini & C. di Riccione
“Trovava nella Chiesa il
contrappeso a tutto ciò che di negativo c’è nella società”
BARCELLONA, mercoledì, 7 giugno
2006 (ZENIT.org).-
Il Direttore del Museo diocesano di Barcellona, Josep Maria Martí Bonet,
ha analizzato questo mercoledì il successo riscosso dall’esposizione che
accoglie questo mese 130 opere realizzate da Andy Warhol dal 1957 fino
all’anno della sua morte, il 1987.
Si tratta di “un quadro molto intimistico” del rappresentante della pop
art.
“Warhol era molto contraddittorio – ha dichiarato il sacerdote all’agenzia
Veritas –. Da un lato molto rivoluzionario, ma dall’altro trovava nella
Chiesa il contrappeso a tutto ciò che di negativo c’è nella società e la
grande soluzione a tutti i problemi che egli stesso aveva”.
Martí Bonet ha spiegato che l’artista non nascondeva la sua condizione di
cattolico praticante, aveva un Cristo nel suo studio e si è riferito alla
volontà di fare un’evocazione dell’Ultima Cena negli ultimi anni della sua
vita. “Era un uomo molto contemporaneo, con problemi che oggi si vedono
ovunque, ma con speranza, nonostante tutto”, ha aggiunto.
L’esposizione, aperta dal 1° giugno al 9 luglio, invita a riflettere
sull’uomo contemporaneo e mostra il desiderio della Chiesa di stabilire un
dialogo aperto a tutti sui problemi che si trovano nelle opere esposte,
sostiene Martí Bonet.
Il Museo diocesano di Barcellona dedica un’attenzione speciale all’arte
contemporanea, in cui si iscrive quasi la metà delle circa duecento
esposizioni che ha accolto. “Vogliamo abbracciare tanti artisti che
desiderano manifestare il dialogo di convivenza che è l’arte – ha concluso
il Direttore del Museo –, grazie al quale possiamo capirci e rispettarci”.
Una exposición en el Museo
Diocesano de Barcelona reúne un centenar de obras de Andy Warhol
Barcelona acoge
una muestra de piezas de Andy Warhol creadas entre 1957 y 1987
Del 1
de junio al 9 de julio del 2006
10:43:26 -
02/06/2006Vocento VMT - Una exposición en
el Museo Diocesano de Barcelona reúne un total de 110 obras de Andy
Warhol que muestran el lado más íntimo del máximo exponente del Pop
Art, pero también su faceta más popular.
Las obras, en su
mayoría inéditas, proceden de coleccionistas privados americanos,
italianos y franceses y abarcan la trayectoria artística de Warhol desde
1957 hasta sus últimos trabajos realizados en 1987, según explicó hoy el
comisario de la exposición,
Gianfranco Rossini,
que conoció al artista en 1974.
Rossini destacó que
del total de obras expuestas, 80 son piezas "únicas" de Warhol, a las
que se suman retratos del artista a cargo de Hans Namuth y Mimmo Jodice
así como un conjunto de 28 fotografías de
Dino Padriali
capturadas en 1975.
La muestra, que ya
se ha visto en Italia y se anticipa un año a la celebración del vigésimo
aniversario de Andy Warhol, reúne algunas de sus primeras producciones,
entre ellas la serie "Gold Book" (1957) de 20 dibujos realizados a
partir de la técnica "blotted line", que consiste en extender tinta o
acrílico por una superficie pulida para después ser trasladada a papel.
Siguiendo el mismo
sistema crea en 1962 "Seven drapes", estudio para un motivo de
decoración repetitiva que también se exhibe en la muestra.
A partir de los
años 60, Warhol se dirige hacia la creación de obras personales no
vinculadas a su actividad publicitaria sino basadas en imágenes
comerciales. En pleno clima expresionista abstracto crea sus primeras
obras centradas en la Coca-Cola, tal y como refleja la muestra con la
litografía "Three Coca-Cola bottles" (1962).
Tras el éxito
alcanzado con este firma, Andy Warhol propone una serie de imágenes
análogas de objetos comerciales realizadas mediante procedimientos
mecánicos. De este periodo destaca en la exposición "Flowers", que forma
parte de la serie del mismo nombre que el artista realizó en distintos
soportes, medidas y colores.
Uno de los
principales atractivos de la muestra son dos vestidos elaborados con
imágenes del envase de la sopa Campbell, célebre símbolo de la obra de
Warhol. Ambos datan de 1968 y están estampados sobre algodón y celulosa.
La exposición
prosigue con los retratos de personajes famosos que Warhol realizó a
principios de los años 70, entre los que destacan Mick Jagger, Mao
Tse-Tung, Liza Minelli y su padre, Vincent Minelli.
La organizadora de
la muestra, Charo San Juan, destacó que las obras dedicadas a Liza
Minelli, realizadas con distintos fondos y encuadres, constituyen obras
"raras y únicas", ya que la cantante nunca autorizó a Warhol la
reproducción seriada de su imagen.
La muestra recoge
también la famosa serie "Ladies & Gentleman" (1975), dedicada a un grupo
de amigos aficionados a disfrazarse imitando el aspecto de sus héroes y
estrellas favoritas.
La serie de obras
sobre frutas "Space fruits", un tema inédito en él hasta entonces, que
prosiguió con "Grapes" se exponen también en esta exposición, que ofrece
la oportunidad de contemplar la refinada "Diamond dust shoes", elaborada
con polvo de diamante sobre tela y cartón.
Retratos de
personajes de la cultura europea como Mildred Scheel o Kimiko marcan la
obra de Warhol, asi como de su amigo Joseph Beuys, protagonista del arte
conceptual europeo, protagonizan la obra de Warhol a principios de los
años 80, cuando el artista realiza también "Camouflage", como respuesta
irónica a la guerra, y "After Munch".
SERIE DE MARILYN
La muestra, que se
podrá visitar hasta el 9 de julio, constituye un testigo de la
fascinación de Warhol por el mito de Marilyn, a quien inmortalizó en
numerosos retratos. Así, la exposición recoge la serie "Sunday B.
Morning", en las que el artista invita al comprador a estampar su firma.
Embrujado por la
ciudad de Nápoles, donde sus obras tuvieron una excelente acogida, el
genio del pop art crea "Vesuvius", dedicado al volcán, mientras que de
sus últimos trabajos destaca el inquietante retrato de Lenin sobre un
fondo rojo que, junto a un retrato del artista, ponen fin a la
exposición.
El conservador del
Museo Diocesano, Josep Maria Martí Bonet, explicó que esta exposición se
enmarca en la voluntad del centro "de abrir diálogos con el arte más
moderno" y recordó que el pop art "ha sido capaz de conectar con el
pueblo".
Questa Mostra,
illuminata dalla preziosa presenza di oltre 50 opere, di cui una parte
sostanziosa proveniente da collezioni private americane e quindi mai esposta
prima in Italia, propone una interessante panoramica sulla produzione
artistica del grande genio creativo di Andy Warhol e rivela alcuni momenti
determinanti della carriera di un protagonista che di sé ha segnato il suo
tempo.
L'esposizione si apre con il famosissimo Gold Book, libro composto da 20
opere rilegate a mano, ed eseguito con quel metodo "blotted line" che,
sperimentato negli anni del college, diverrà il suo "marchio" nella POP ART
e che caratterizzerà le opere del primo periodo.
È intorno al 1964 che l'artista realizza la famosa e fortunata serie dei
Flowers, la cui leggerezza estetica risulta impareggiabile, ed è invece nel
1974 che realizza una cartella contenente 10 soggetti dedicati ai fiori
denominata Flower.
Sono anni, questi, di grande fervore artistico in cui Warhol riprende a
realizzare ritratti di personaggi famosi, quali Mao Tze Tung, Joseph Beuys e
Liza Mannelli ed in cui realizza la famosissima cartella dei "Ladies and
Gentlemen", con soggetti dedicati ad un gruppo di suoi amici che amava
travestirsi per copiare il look dei loro eroi e delle loro star preferite.
Del ritratto di Liza Minnelli, l'artista eseguì varie versioni, ma la
Minnelli non dette mai il consenso per la riproduzione della propria
immagine rendendo così, le opere qui esposte, particolarmente rare.
È di questi anni anche una serie di opere inedite dedicate ai suoi frutti
preferiti e da lui denominate " Space fruit - Frutti spaziali".
Assolutamente unici e preziosi sono i pezzi su plexiglass che costituiscono
le prove che Warhol ha realizzato per definire i colori e l'impostazione
spaziale e , poi, a loro volta eseguite su cartone quale prototipo unico e
definitivo di quei soggetti che successivamente sono stati riprodotti in
tirature grafiche.
Di questi pezzi unici sono presenti in mostra alcuni su plexiglass altri su
cartone Lennox Museum.
Dopo questa fortunata serie di cui l'artista stesso parla nei suoi diari
come della sua rinascita creativa, ne realizza un'altra prendendo come
"modello" il mitico grappolo d'uva - "Grapes", di cui si potrà qui ammirare
il prototipo dal quale è stata tratta una serie in differenti colori. A
questa fase produttiva appartiene anche "Gem" che, avendo come soggetto le
pietre preziose, viene realizzato con polvere di diamante per rendere al
massimo l'effetto del brillante.
La panoramica sull'artista prosegue con le opere del periodo italiano quali
"Vesuvius" di cui abbiamo l'unica versione in formato quadrato dal quale, in
seguito, fu tagliato il cielo rosso e venne tratta la fortunata serie di
pezzi unici con diverse variazioni cromatiche. "Camouflages" rappresenta,
invece, quasi un' ironica risposta alla guerra, in cui i soggetti mimetici
vengono poi usati in sovrapposizione o quale sfondo per il suo autoritratto
o per il ritratto di Beuys, per esorcizzarne definitivamente il carattere
negativo e trasformarlo paradossalmente in qualcosa di decorativo e, quindi,
inoffensivo.
Un felicissimo esempio della grande passione di Warhol di trasporre in
termini grafici e pubblicitari gli oggetti del desiderio consumistico è
rappresentata dalla "Grand Passion", l'opera scelta dall' artista che poi
verrà utilizzata nella campagna pubblicitaria per la nuova bevanda da
lanciare sul mercato.
Quasi come un triste presentimento al forzato concludersi della sua breve ma
intensissima ascesa in campo artistico, realizza le immagini dedicate agli
animali in via di estinzione cui appartiene anche "Douc Langur".
La mostra - organizzata da ARTime S.r.l. con il sostegno di
Comune di Spoleto,
Fondazione Carispo e
Margaritelli S.p.A. - acquista un
risalto speciale attraverso l'emozionante sequenza fotografica dal titolo
"Anticamera con Andy Warhol", realizzata dall'artista Dino Pedriali che
"attraverso la sua sensibilità pellicolare, come sottolinea Achille Bonito
Oliva, realizza mediante il mezzo fotografico un corpo a corpo con la star
della Pop Art americana inquadrando il flusso dell'esistenza e dando cornice
alla vita dell'artista.
ANDY
WARHOL "La Filosofia dell'Estetica"
SPOLETO
Palazzo Racani Arroni
23 dicembre - 27 febbraio 2005
ORARIO
Dal LUNEDI' al VENERDI': dalle 10.00 alle 13.00 dalle 15.00 alle 19.00
SABATO e DOMENICA e festivi: dalle 10.00 alle 19.00 orario continuato
(Ingresso consentito sino ad un'ora prima dell'orario di chiusura)
Dall'aprile 1997 il
Chiostro del Bramante ospita mostre, concerti, incontri, attività
didattiche.
Il complesso monumentale e' stato inaugurato con la mostra "Andy Warhol
Viaggio in Italia"
che è stata visitata da circa 70.000 visitatori in soli quattro mesi.
Edito da Mazzotta, il catalogo
propone tre interventi significativi: Achille Bonito Oliva sul rapporto
Warhol-Italia, Angela Tecce sul rapporto Warhol-Napoli e Ada Masoero sulla
vita e lo opere dell'artista.
A conclusione sono riportati dei bellissimi stralci dei diari di Warhol al
fine di esplorare i suoi rapporti "intimi" con il denaro, la critica, il
cibo, le droghe, le nevrosi. Infine, le fotografie di Dino Pedriali
mostrano, a partire da un' "Anticamera con Andy Warhol" momenti irripetibili
della poliedrica personalità dell'artista americano.
Estratto del
catalogo dal testo di Ada Masoero
Ci sono tre cose che
trovo sempre belle: il mio solito vecchio paio di scarpe che non mi fa male,
la mia stanza da letto, e la dogana degli stati Uniti quando torno a casa",
apparentemente banale, anzi, deliberatamente banale come la maggior parte
delle asserzioni di cui sono fitti i testi di Andy Warhol, questa piccola
frase racchiude invece in sé una chiave capace di aprire molte porte del suo
mondo interiore. E rivela in primo luogo il suo attaccamento profondo agli
Stati Uniti, il paese che a lui, figlio di un misero emigrato cecoslovacco,
cresciuto fra gli stenti a Pittsburgh, aveva offerto l'opportunità di dare
vittoriosamente la scalata al successo, alla fama, al denaro, proiettando su
una ribalta planetaria.
Quando morì, nel 1987, in seguito ad un banale
intervento alla cistifellea, dopo i funerali a Pittsburgh si tenne a New
York una messa commemorativa nella cattedrale di S. Patrick. Vi
parteciparono oltre 2.000 persone desiderose di salutare per l'ultima volta
quello gnomo irridente che veniva dall'Europa dell'Est, ma che più di ogni
altro aveva saputo identificare e riprodurre facendone vera arte, le icone
dell'immaginario collettivo americano. Forse per molti quella era solo
un'occasione mondana da non perdere, ma neanche questo faceva parte del
gioco visto che mondanità e culto per la celebrità erano stati elementi
ineludibili del suo vivere, corollari insostituibili del suo personaggio.
E poiché in lui più che mai la vicenda umana si intreccia inestricabilmente
con la riproduzione artistica - di cui si avvalse come un grimaldello per
uscire dalla miseria e dall'anonimato - vale la pena di ripercorrere
dall'inizio della sua storia, partendo dalla tetra infanzia e dalla ancora
più angosciosa adolescenza che trascorse a Pittsburgh, dove viveva in un
quartiere abitato da operai e minatori ("il ghetto cieco", come lo definirà
anni dopo).
L'infanzia, l'adolescenza, gli
studi
Minatore e, in seguito, operaio edile
era il padre. Andrej Warhol, emigrato poco prima della grande guerra
dall'Europa agli Stati Uniti, quattro anni dopo avere sposato Giulia Zavacky.
Quanto a lei, la madre di Andy, una contadina con una quindicina di fratelli
e sorelle, era rimasta sola in Cecoslovacchia, con una bambina che sarebbe
morta di lì a poco. E solo nel 1921 avrebbe potuto raggiungere il marito a
Pittsburgh dove avrebbe messo al mondo tre figli: Paul(1922), John (1925),
Andrew (1928).
L'infanzia dei piccoli Warhola - anni dopo Andy regalerà al suo cognome un
suono più yankee levandogli la "A" finale - non è certo delle più felici: i
tempi sono quelli del
la "Grande Depressione" i sobborghi operai della
città sono miseri, sporchi, inquinati
e, per finire, quando Andy è appena quattordicenne il padre muore di
peritonite tubercolare, lasciando la famiglia in condizioni meno che
precarie. La madre - che anni dopo al tempo della Factory collaborerà con
Andy sbarca il lunario confezionando fiori di carta.
Intanto nel piccolo Andrew si manifestano alcuni tratti del carattere che lo
accompagneranno per il reso della vita: sin dall'età di sei anni prende
infatti a collezionare fotografie di star del cinematografo,
irresistibilmente attratto dalla fama da un lato, e dall'altro
compulsivamente spinto a raccogliere e accumulare come per esorcizzare la
miseria e la costante privazione in cui è costretto a vivere.
A partire dagli otto anni, durante le vacanze estive soffre di convulsioni
che lo isolano dagli altri: "Avevo avuto tre esaurimenti nervosi da bambino,
a un anno di distanza uno dall'altro - racconterà -. Gli attacchi (ballo di
S. Vito) cominciavano sempre il primo giorno di vacanza. Non so cosa volesse
dire. Passavo tutta l'estate sdraiato sul letto.
Durante l'età adulta, raggiunto il successo Andy avrebbe continuato a
raccogliere in modo quasi coatto ogni sorta di minuzia (le lettere più
insignificanti come le ricevute dei suoi innumerevoli, futilissimi acquisti,
le fotografie con i cappelli, lo shopping bag e quanto altro), stipando poi
tutto alla rinfusa, in scatole di cartone marrone datate, da lui chiamate
"time capsule", capsule del tempo, quasi fossero navicelle spaziali
destinate a valicare non lo spazio ma il tempo.
A quattordici anni Warhol prende parte ad un corso d'arte presso il Carnegy
Intistute of Tecnology (oggi Carnegy Mellon University) di Pittsburgh, al
quale si iscriverà nel 1945 dopo il diploma.
Per mantenersi da lezioni di disegno e durante l'estate lavora in un grande
magazzino; poi, al terzo anno, vince il Mrs John L.Porter Prize for Progress
e inizia a curare i giornali studenteschi come Art Editor.
La mostra è stata realizzata in collaborazione con il Comune di Napoli
e la Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Napoli e Provincia.
Il
Sindaco di Napoli Antonio Bassolino
ha il piacere di invitare la S.V.
all'inaugurazione della mostra
"WARHOL
- viaggio in Italia"
Castel Nuovo
19
luglio 1996 ore 19
Prolusione di Achille Bonito Oliva
Interverranno Renato Nicolini e Nicola Spinosa
Catalogo
Mazzotta alla mostra “Warhol: Viaggio in Italia”, Castel Nuovo, Napoli.
Ecco
alcune pagine del catalogo, riprese dalla copia personale di Dino Pedriali,
che le ha commentate e classificate a posteriori...
La
CNA di Ravenna, in collaborazione con le
Gallerie Rosini di Riccione e
il Comune di Cervia
festeggia con un evento di grande rilievo artistico il suo 60° anniversario.
Inaugurazione: domenica 29 maggio 2005 ore 18,00
presso Magazzino del Sale "Torre" di Cervia,
presente il fotografo Dino Pedriali.
Più di 50 opere del grande maestro
della Pop Art ANDY WARHOL e altrettante immagini del fotografo Dino Pedriali
saranno esposte al Magazzino del Sale "Torre" di Cervia nella mostra che
inaugura domenica 29 maggio e che rimarrà aperta tutte le sere fino al 10
luglio.
La mostra acquista un risalto
speciale perchè ideata in due parti: "Private Collection" che raccoglie
alcuni tra i più famosi quadri dell’artista la cui preziosità, facendo parte
quasi tutte di collezioni private, sta anche nella possibilità di vedere
opere che non sono esposte al pubblico, e "Anticamera con Andy Warhol",
emozionante sequenza fotografica di immagini in bianco e nero che raccoglie
la fantastica documentazione scattata dall’amico dell’artista Dino Pedriali,
che sarà presente alla inaugurazione.
La CNA di Ravenna, in
collaborazione con le Gallerie Rosini & C. di Riccione, prestatrice di parte
delle opere, ed il Comune di Cervia, vuole festeggiare il 60° anniversario
con questa esposizione di grande rilievo.
La mostra suggerisce ciò che meglio
caratterizza l’opera del mito della Pop Art attraverso veri e propri oggetti
del desiderio. Warhol "non dipinge la bottiglia della Coca Cola, ma
un’immagine pubblicitaria che la rappresenta, non la parola arte ma una
rappresentazione grafica della parola arte" (da Arte Contemporanea -
Electa).
Percorrendo la mostra s’incontrano
i disegni del Gold Book del 1957. Il libro è composto da venti opere
rilegate a mano, delle quali alcune ritoccate ad acquarello, eseguite con il
metodo "blotted line", metodologia di lavoro che diventerà il "marchio" di
Warhol nella Pop Art. Mao Tze Tung del 1972 uno dei più famosi ritratti in
cui il Maestro introduce l’uso della grafica. Esposti i ritratti – blu,
bianco e nero – di Liza Minnelli, particolarmente rari poiché l’attrice non
diede mai il consenso per la riproduzione della sua immagine, accanto alla
litografia di Liz e alla serigrafia su carta di Marilyn. Ladies & Gentlemen,
i cui soggetti sono dedicati ad un gruppo di suoi amici, che amava
travestirsi per copiare il look dei loro eroi e delle loro star preferite.
Alla realizzazione della famosa cartella di grafiche partecipa attivamente
il giovane fotografo Dino Pedriali, che poi seguirà Andy Warhol in tutte le
sue tappe in Italia e in Europa. Sono esposte tra le altre: Seven drapes,
Diamond Dust Shoes, realizzate con polvere di diamante sia su tela sia su
cartone, anche questo è un prototipo unico da cui ha poi eseguito la grafica
a tiratura limitata di dieci esemplari, il Grapes in mostra è il "prototipo"
da cui poi è stata tratta una serie in differenti colori; gli Space fruit,
Grand Passion, i Ritratti di Joseph Beuys, l’opera unica Camouflage del
1984, i Vesuvius del 1985 di cui in mostra l’unica versione in formato
quadrato dal quale in seguito fu tagliato il cielo rosso trasformato in
opera seriale. Del 1986, come un triste presentimento al forzato concludersi
della sua breve e sfolgorante ascesa artistica, sono le serie dedicate agli
animali in via di estinzione, di questi ultimi lavori fa parte anche Douc
Langur.
La sinergia che si instaura tra
l’artista e Dino Pedriali in occasione della collaborazione Ladies &
Gentlemen, stimola il lavoro del fotografo dando così vita alla serie di
opere fotografiche denominate "Anticamera con Andy Warhol" che è parte
integrante di questa mostra. Incredibilmente emozionanti, le fotografie di
Dino Pedriali ripercorrono la vita di Warhol, ricostruendo, tra la cronaca e
la visione, pedissequamente la praticità stessa della vita di un artista,
soddisfando un immaginario collettivo di curiosità sulle gestualità più
semplici di un’icona del nostro tempo.
Il 22 Febbraio del 1987, in un
ospedale di New York, a seguito di uno scambio di cartelle cliniche durante
un’intervento chirurgico, Andy Warhol muore. Dino Pedriali fedele amico
dell’artista lo ricorda in un testo omonimo alla mostra fotografica
contenuto nel catalogo a cura dell’Associazione M.A.R.E.
In esposizione 130 fra le
opere più celebri dell’artista newyorkese, dalle Marylin (1967) alla
Campbell Soup (1964-86), alla serie di grande impatto emotivo delle Electric
Chair (1971).
Si tratta di una raccolta di opere decisamente rappresentative della
produzione di Andy Warhol, proveniente in gran parte da collezionisti
privati.
La mostra è realizzata in collaborazione con il
Chiostro del Bramante.
Fondatore e maggiore esponente della Pop Art, Andy Warhol, pseudonimo di
Andrew Warhola, nasce a Pittsburgh nel 1928, da una famiglia di emigrati
cecoslovacchi.
Dopo gli studi al Carnegie Institute of Technology, Warhol si trasferisce
nel 1949 a New York dove si dedica con successo al lavoro di grafico
pubblicitario.
Al principio degli anni sessanta Warhol produce i primi dipinti tratti dalle
immagini dei fumetti. Nel 1962 nascono le immagini seriali: i barattoli
della Campbells’ Soup, le bottiglie di Coca-Cola, i biglietti di dollari e i
volti delle star di Hollywood. Da questo momento in avanti, Warhol attinge
dalla cultura visiva di massa un serbatoio di immagini da riprodurre
meticolosamente, che ripete all’infinito “come una macchina”, aiutato dalla
tecnica della serigrafia fotografica. Nel frattempo, apre la sua celebre
“Factory”, laboratorio della creatività a trecentosessanta gradi dove un
folto gruppo di artisti lo aiuta a realizzare opere pittoriche e
cinematografiche di carattere sperimentale. Nel 1965 fonda insieme a Lou
Reed e Nico il gruppo rock The Velvet Underground. Nel 1968, scampato
miracolosamente alle pistolettate di Valerie Solanas, una ex collaboratrice,
femminista accanita che aveva deciso di eliminarlo, crea la rivista
Interview. Negli anni 70 Warhol continua a dipingere, collaborando con
giovani artisti come Basquiat e Clemente, fino alla sua morte avvenuta a New
York nel 1987.
Electa ha dedicato ad Andy
Warhol i seguenti cataloghi:
Fotografia. Ritratti
inediti del regista italiano.
Pasolini, stato di grazia
Di Brigitte Ollier
Quotidiano: Libèration,
venerdì 10 febbraio 2006.
Mairie
du Xe arrondissement. Salle des fêtes,
72, rue du Faubourg-Saint-Martin. 75010 Paris.
Jusqu'au 24 mars. Rens. : wwww.mairie10.paris.fr.
“
Era una persona semplice e non un personaggio o un maestro, ed è
questo che mi manca, il valore stesso dell’uomo ”, dice Dino Pedriali
in mezzo alle 76 fotografie in bianco e nero che moltiplicano la
bellezza elettrica di Pasolini. Viso tagliato. Corpo febbrile. E
quello sguardo acuto di perseguitato immobilizzato, d’un nero
assoluto, si direbbe un mare agitato, di notte. Questi ritratti, per
molti, inediti, sono stati scattati la seconda quindicina d’ottobre
1975, e Pasolini non li ha mai visti, assassinato nella notte fra il
1° e il 2 novembre.
All’epoca,
Pedriali era un giovanissimo fotografo e Pasolini , stanco degli
scandali, preparava Petrolio, suo romanzo postumo. Queste foto
dovevano essere un punto di partenza per Petrolio, un Work in
progress, comunque erano il loro segreto. Pasolini vuole essere “sorpreso”, come se non sapesse di
essere fotografato.
A Chia, vicino
Roma, nella sua casa lontano dal mondo, si mette a nudo; a Sabaudia,
passeggia per la città come se fosse estate, in vacanza “Ho provato a
mescolare le carte”, dice oggi Pedriali con molta emozione.
Al limite delle lacrime di fronte a questo lavoro magnifico che ha
dovuto preservare.
Grazie a lui, ecco
Pasolini in stato di grazia, mentre legge dei fogli dattiloscritti
(“una proposta per eliminare la criminalità in Italia”), mentre
dipinge per terra e posa nudo sul suo letto, con un libro in mano,
come se fosse solo.
In mostra, questa
frase di PPP, come un epitaffio: “Bisogna bruciare per arrivare
consumati all’ultimo fuoco.”
DINO PEDRIALI
PRESENTA IL PASOLINI CHE HA INCONTRATO E CONOSCIUTO IN UNA MOSTRA EVENTO
DI SPOLETOESTATE
Venerdì, 5
Agosto 2005 ore 20:44
Il
fotografo romano Dino Pedriali autore della mostra su Pasolini,il corpo
intatto -foto Massimo Menghini
Stamani
alla Galleria Civica d’Arte Moderna di Spoleto, il fotografo romano Dino
Pedriali ha presentato la mostra “Pasolini Corpo Intatto” che verrà
inaugurata ufficialmente nel pomeriggio.
Anticipato dall'organizzatore dell'evento spoletino Vittorio Faustini e dal
neo assessore alla Cultura del Comune di Spoleto Giorgio Flamini,l'autore
visibilmente commosso ha cercato di spiegare contenuti e storia di questo
corpo fotografico che viene presentato per la prima volta a spoleto che
anticipa poi le grandi celebrazioni dedicate a Pasolini dalla città di Roma.Una
mostra evento,di grande fascino che Dino Pedriali,il Caravaggio della
fotografia,ha raccolto in una serie di scatti privatissimi che sono una
testimonianza viva del grande rapporto di amicizia e di fraterna simpatia e
affetto che c'era tra l'artista e il poeta regista.Documenti veri,rari,di
grande effetto che confermano quanto ormai si sapeva di Pedriali,già visto a
Spoleto con la mostra di Wharol.
La Mostra è l’incontro di Pier Paolo Pasolini col fotografo Dino Pedriali e
il risultato sono le scandalose foto scattate allo scrittore poco prima del
suo assassinio.Ho avuto modo di conoscere e conversare a ruota libera con
Pedriali su questo incontro vissuto intensamente con Pier Paolo Pasolini,lui
giovanissimo cresciuto nella dimensione del grande intellettuale.
Le fotografie, riprese attraverso una finestra, registrano anche i riflessi
delle foglie degli alberi sul vetro. I riflessi avvolgono Pasolini in un
soave chiaro - scuro, sembra di guardare e un acquario con la stessa
sensazione di lontananza tattile che esiste fra noi e ciò che vi è
all'interno. Nasce spontanea una considerazione: il documento fotografico
che nelle intenzioni dell'artista doveva rivelare i suoi lati più nascosti,
in realtà pone interrogativi inquietanti su questo personaggio enigmatico.
Pedriali, con la sua profonda sensibilità, ha registrato la non volontà di
denudarsi. La nudità del corpo, con la sua evidenza, nasconde i moti
interiori. L'occhio, fermandosi sulle forme, non penetra in profondità. Il
vetro è il diaframma fra il mondo degli altri e l'intimità dell'anima. E la
dichiarazione postuma e involontaria di Pasolini sull'imprendibilità della
sua personalità.Una mostra destinata a far parlare e scrivere ,su cui
torneremo ancora nei prossimi giorni
Presidente dell'Istituzione Galleria d'Arte Moderna
e
Peter Weiermair
Direttore dell'Istituzione Galleria d'Arte Moderna
sono lieti di invitarla alla presentazione alla stampa della
mostra
Martedì 25 gennaio, ore 11.30 - Sala Savonuzzi- Palazzo d'Accursio
SOPRENDIMI. Una scelta della
COLLEZIONE GAM
dal 27 gennaio al 25
settembre 2005
Galleria d'Arte
Moderna
Piazza della Costituzione, 3 Bologna
Orari: 10-18 chiuso il lunedì
Durante il periodo di ARTE FIERA aperto anche lunedì dalle ore 10
alle 18.
Ingresso:
intero 4 euro; ridotto 2 euro
Dopo le importanti mostre "Fuori dall'ombra" e "Materia d'Arte",
poco prima del trasferimento all'ex Forno del Pane all'interno della nuova
Manifattura delle Arti,
si offre ai visitatori una selezione della collezione della Galleria d'Arte
Moderna.
Una sorprendente
antologia del XX secolo dell'arte italiana e internazionale in un nuovo
allestimento che propone un dialogo tra alcune importanti opere della
sezione storica e quelle della sezione contemporanea.
Dal 16 al 22 maggio con visita ai reperti
della Basilica Ulpia
e dal 18 al 28 maggio con le ultime foto di Pier
Paolo Pasolini
la Fondazione Alda Fendi
partecipa alla Settimana
della Cultura .
PASOLINI: ULTIMO ATTO?
E’ il titolo della mostra composta da 110 foto, in gran parte inedite e
scattate poche ore prima della sua morte, che dal 18 maggio saranno
esposte nella galleria della Fondazione Alda Fendi FORO TRAIANO 1.
Le immagini, realizzate nel
1975 da Dino Pedriali, fotografo preferito dal grande poeta e scrittore,
ritraggono Pasoliniin varie situazioni e tra queste, 16, in cui è
ripreso completamente nudo lo mostrano sereno, nel pieno dell’integrità
del suo corpo non ancora martorizzato, mentre scrive o legge
nell’interno della sua abitazione.
Queste opere (collezione
Alda Fendi) che rappresentano quasi il suo testamento spirituale vengono
rese pubbliche in un momento in cui si torna ad indagare il mistero
dell’omicidio di Pasolini, con l’intenzione di aggiungere un’ulteriore
riflessione su uno tra i più grandi autori italiani del Novecento.
Le foto, realizzate nel 1975
da Dino Pedriali, saranno in mostra fino al 28 maggio.
Dal 16
al 22 maggio (dalle ore 18 a mezzanotte), la Fondazione Alda Fendi –
Esperimenti, aderendo all’invito del Ministero dei Beni Culturali,
presenta con la Soprintendenza Archeologica di Roma i ritrovamenti della
Basilica Ulpia e il film-documento di Geri Morellini, liberamente tratto
da “Kaisar – Verità Negate” con Vincent Gallo e Sheila Chandra, scritto e
realizzato da Raffaele Curi, direttore artistico della Fondazione.
Ingresso libero.
GALLERIA FORO TRAIANO 1 –
ROMA
06 69200463 – 06 679 2597
Comunicazione di Gianna
Volpi 06 58331126 – 338 6425492
Dino Pedriali è presente nel volume
Das
Selbstportrait, 1988,
insieme ad artisti di fama mondiale
Il 23 gennaio è la
volta di Dino Pedriali che apre la mostra dal titolo “Dino Pedriali: nudi e
ritratti. Fotografie dal 1974 al 2003” che ripropone l’argomento del nudo e del
corpo, tema della grande mostra dal titolo “Il Nudo fra Ideale e Realtà” aperta
dal 22 gennaio alla GAM.
«La “privata” Villa
delle Rose, cornice ideale per la mostra, e il catalogo che l’accompagna,
rivelano ora per la prima volta i diversi aspetti iconografici di quest’opera
fotografica di cui non è mai stata presentata una selezione tanto ampia in un
contesto istituzionale, anche al di fuori dell’Italia.
MANIFESTO PUBBLICO DEL COMUNE DI ROMA
Dino Pedriali: Pier Paolo Pasolini - Testamento del corpo
Roma, Pallazzo Braschi, 17 novembre - 17 dicembre 1995
MANIFESTO PUBBLICO DEL COMUNE DI ROMA
Dino Pedriali: Pier Paolo Pasolini - Testamento del corpo
Roma, Pallazzo Braschi, 17 novembre - 17 dicembre 1995
Dino Pedriali è
stato il fotografo personale di Pasolini, ed è l'autore di alcuni dei più famosi
ritratti del poeta friulano nonché dei celebri nudi che, secondo il progetto di
Pasolini, dovevano finire in allegato a Petrolio., pubblicato da Einaudi
nel 1992/1993.
Il ritratto di Pier Paolo Pasolini è stato sfruttato senza
l'autorizzazione dell'Artista
perfino dalla RAI per uno Speciale TG2 del 27/10/2008
intitolato "Pasolini e il ruolo dell'intellettuale".
Con in esclusiva: PASOLINI - UN DELITTO ITALIANO di Marco Tullio Giordana
Salò,
o le 120 giornate di Sodoma
Paolo Bonacelli; Giorgio Cataldi; Umberto Paolo Quintavalle; Aldo Valletti;
Caterina Boratto; Elsa De Giorgi; Hélène Surgère; Ines Pellegrini; Sonia
Saviange
Regia Pier Paolo Pasolini
Il Decameron
Pier Paolo Pasolini; Franco Citti; Ninetto Davoli; Jovan Jovanovic; Vincenzo
Amato; Angela Luce; Silvana Mangano
Regia Pier Paolo Pasolini
Il fiore delle Mille e una Notte
Ninetto Davoli; Franco Citti; Franco Merli; Tessa Bouchè; Ines Pellegrini;
Giana Idris; Fessazion Gherentiel
Regia Pier Paolo Pasolini
I racconti di Canterbury
Hugh Griffith; Laura Betti; Ninetto Davoli; Franco Citti; Josephine Chaplin;
Alan Webb; Pier Paolo Pasolini
Regia Pier Paolo Pasolini
Pasolini Romanzi e racconti
A cura di Walter Siti e Silvia De Laude Anno di
pubblicazione 1998
http://www.librimondadori.it/libri/index.jsp Collana: I Meridiani Formato 10,2 x 16,8 -
Pagine 2050 Legatura cartonato con sovraccoperta
ISBN 8804452927 -
Prezzo € 49,00onologia.
Nota all'edizione.
Il sogno di una cosa. Appendice a
Il sogno di una cosa. Alì dagli occhi azzurri. Teorema. Appendice a
Teorema.
La Divina Mimesis. Appendice a La Divina Mimesis. Petrolio.
Racconti, sopralluoghi e pagine autobiografiche. Note e notizie sui
testi. Bibliografia
Pubblicato in occasione della mostra tenuta Roma nel 1987
Dino
Pedriali:
Photographs
by Federico Ceri
ISBN:
3-905514-38-9 / 3905514389
TITOLO: Dino Pedriali: Photographs
AUTORE: Federico Ceri
FOTO: 71
EDITORE: Pub Group
West - Switzerland
Title: Andy Warhol / testo di Giancarlo Salzano;
fotografie di Dino
Pedriali.
Author: Salzano, Giancarlo.
Published: Roma : Magma, [1976]
Description: 172 p. : ill. ; cm.
Series: Quinta parete ; 3
LC Call No.: N6537.W28 S23
Notes: Italian text with English translation.
Subjects: Warhol, Andy, 1928-
Other authors: Pedriali, Dino.
Control No.: 77481819
Il 13 giugno 2002, il
Museo d’Arte Contemporanea di Roma in collaborazione con la “The George and
Helen Segal Foundation” (www.segalfoundation.org)
inaugura la mostra retrospettiva su George Segal, grande protagonista della
Pop Art americana.
La mostra è stata curata da Gianni Mercurio, con contributi
critici in catalogo di Daniel Berger, Martin Friedman, Carroll Janis, Dino
Pedriali, Pierre Restany e Adachiara Zevi.
Il catalogo illustrato e bilingue (italiano-inglese),
edizioni De Luca, è la sola pubblicazione in lingua italiana su questo
grande artista, ormai scomparso.
In occasione
della mostra George Segal – The Artist’s Studio (13 giugno – 1
settembre 2002), sarà esposta una selezione di cinquanta fotografie
inedite (in bianco e nero) scattate nel 1976 da Dino Pedriali, che
ritraggono l’artista al lavoro nel suo studio a South Brunswick nel New
Jersey.
Un anno dopo
l’incontro di Pedriali con Man Ray (che lo porterà sulla
strada della fotografia) e con il quale crea il lavoro a quattro mani
“Atelier Man Ray” (1975), avviene l’incontro con George Segal, fondamentale
nel percorso creativo del fotografo.
Pedriali,
giovane fotografo italiano con un interesse molto vivo per la scultura,
maturato ed approfondito attraverso lo studio dei grandi classici
(Michelangelo, Bernini, Canova), si trova a “raccontare” una giornata
lavorativa di George Segal, uno dei massimi esponenti della scultura
contemporanea.
Le fotografie
scattate da Pedriali in un contesto atemporale, cioè nella fattoria
dell’artista nel New Jersey, documentano in modo puntuale e incisivo
l’originalità della tecnica scultorea adottata da Segal, il quale plasma le
sue opere in gesso con una sensibilità che le rende animate, protagoniste
dello spazio.
Lo scultore
viene ritratto mentre lavora, mentre riposa o beve un caffè; in particolare,
le fotografie scattate nello studio, ripropongono l’atmosfera di stupore
tipica delle “wunderkammer”, un ambiente in cui andare a cercare un
disegno, un rilievo, una scultura o la presenza stessa dell’artista in un
clima di meraviglia e tensione creativa.
Dino Pedriali
esce da questa esperienza con la consapevolezza di voler dare il suo
contributo allo studio del corpo umano, un intento che si realizza
attraverso un particolarissimo fare creativo; quasi tutto il percorso
artistico del fotografo è caratterizzato da lavori sul corpo che Pedriali
indaga cercando di insinuarsi all’interno di esso per catturarne le
vibrazioni e gli echi che la vita gli dà.
Pochi altri sono
i reportage sugli artisti che Dino Pedriali realizza in trent’anni di
carriera: documenta un magnifico incontro con Andy Warhol in Italia e
realizza un lavoro su Pasolini peraltro molto discusso ed esposto
varie volte in importanti musei italiani ed europei (in Italia, al Museo di
Roma nel 1995).
Durante la sua
carriera espone in numerose mostre sia in gallerie private che in musei
pubblici, in Italia e in Europa. Le prime personali vengono allestite nel
1976 presso le Gallerie Romani Adami a Roma, da Barozzi a Venezia, nel 1981
al Museo Civico di Ferrara e nello stesso anno da Ugo Ferranti a Roma.
Nel 1983
Pedriali espone al Frankfurter Kunstverein, nel 1986 alla Kunsthalle di
Basilea e nel 1997 a Palazzo Marini a Milano.
Ad oggi
l’artista sta preparando una grande retrospettiva al Museo d’Arte Moderna di
Bologna.
1997 – “Il Paparazzo
1954-1964. I Paparazzi 1964-1997", Robert Miller
Gallery, New York.
“Warhol: Viaggio in
Italia”, Chiostro del Bramante, Roma (catalogo
Antonio Mazzotta, Milano).
1998 – “Photo Roma Show”
Stand S.I.A.E.
Radio Tre:
“Viaggio dentro l’Immagine”
di Francesca
Vitale, intervista a Dino Pedriali.
(messa in
onda: 16-01-1998).
2000 – “Anableps”, Studio
Miscetti, Roma.
2002 – George Segal, “The
Artist’s Studio”,
Museo d’Arte
Contemporanea, Roma.
“Desire”, Museum Rupertinum, Salisburgo; Galleria d’Arte Moderna,
Bologna.
2003 –
“Incontri…Collezione Graziella Lonardi Buontempo”, Villa Medici, Roma
“Andy Warhol
artista globale”, Complesso di Santa Sofia, Salerno.
2004
– "A nudo", Palazzo Bice Piacentini, Centro Arte Contemporanea, San Benedetto
del Tronto
(Galleria
Rosini, Riccione)
2005 – "Andy
Warhol eLa filosofia
dell'Estetica", Palazzo Racanati Arroni, Spoleto.
"Andy
Warhol eLa filosofia
dell'Estetica", antico castello sul mare, Rapallo.
"Private Collection"
& "Anticamera con Andy Warhol",
Magazzini del sale, Cervia
(Galleria
Rosini, Riccione).
2006 –
"ANDY
WARHOL's Timeboxes",
Centro Espositivo d'Arte Moderna e Contemporanea,
Trieste
(Galleria Rosini, Riccione).
Nuovi
Argomenti, n. 10, 3a serie, edizioni A. Mondadori, Milano 1984.
Vanity,
edizioni Condé Nast, Milano, luglio 1984.
Nuovi
Argomenti, n. 20, 3a serie, edizioni A. Mondadori, Milano 1986.
Cartelle / Portfolios:
“Nuove
Immagini Italiane: cinque Pittori e un Fotografo”, (a cura di Italo Mussa),
edizioni Il Ponte Editrice d’Arte, Roma 1982.
“Avventura – l’Incisione”, (a cura di Italo Mussa), edizioni La Virgola, Roma
1982.
Bibliografia / Bibliography:
M. L. Agnese, “Pasolini era d’accordo?”. Panorama, Milano, 14marzo 1978.
G. Scimè, “Dino Pedriali”. Fotozoom, Città Del Messico, maggio 1978.
P. Berengo Gardin, “Piero Berengo Gardin e Dino Pedriali in parallelo”, Catalogo
Palazzo dei Diamanti, Ferrara, gennaio 1981.
I. Mussa, “La ricerca di Pedriali procede di volta in volta per scatti
improvvisi”, L’Avanti!, 26 marzo 1981.
V. Morelli, “Fotografia / Dino Pedriali”, Corriere della Sera, Roma, 26 maggio
1981.
P. Berengo Gardin, “Un fotografo che rifiuta il realismo”, Paese Sera, Roma, 7
giugno 1981.
G. Semerano, “Inquadrature ravvicinate”, Il Tempo, Roma, 10 giugno 1981.
L. Carluccio, “Dino Pedriali, Il Corpo Umano”, Panorama, Milano, 29 giugno 1981.
L. Berettoni, “La Luce come ragione d’essere”, Catalogo Galleria Pan, Roma,
maggio 1982.
F. Vincitorio, “fotografia”, L’Espresso , Roma, 23 maggio 1982.
D. Micacchi, “Un fotogramma di luce per i volti tragici di giovani pasoliniani”,
L’Unità, Roma, 11 giugno1982.
M. Falzone del Barbaro’, “Pedriali mette a nudo il nudo”, Il Giornale Nuovo,
Milano, 16 luglio 1982.
E. Siciliano, “Visi nudi”, Nuovi argomenti, Milano, dicembre 1982.
R. Alfonso, “Dino Pedriali”, Segno, Pescara, maggio/giugno 1982.
G. Scimè, “Il corpo come Simbolo”, Zoom, Milano, gennaio 1983.
A. Bonito Oliva, “L’Essere dipende dall’Apparire”, Catalogo D’Annunziana, Gruppo
editoriale Fabbri, Milano, 1988.
P. Citati, “Narciso notturno in cerca di un io”, Catalogo D’Annunziata, Gruppo
editoriale Fabbri, Milano 1988.
D. Fernandez Recatala, “La mort parfumèe”, Catalogo D’Annunziata, Gruppo
editoriale
Fabbri, Milano 1988.
A. Gareffi, “Fratte Gabry de Coty”, Catalogo D’Annunziata, Gruppo editoriale
Fabbri, Milano 1988.
R. Musappi, “D’Annunzio e il puer”, Catalogo D’Annunziata, Gruppo editoriale
Fabbri, Milano 1988.
A. Romani Brizzi, “D’Annunziana”, Contemporanea International, edizioni Il
Quadrante, Torino, settembre/ottobre 1988.
E. Battarra, “D’Annunziana”, Segno, n.78, Pescara, ottobre 1988.
P.Weiermair, “Dino Pedriali in Santa Maria delle Croci”, Catalogo Mostra,
Ravenna, edizioni Essegi,1988. Catalogo Artefiera, Bologna, 1989, Faenza
Editrice, Faenza.
D. Pedriali, “Twesde week van october”, (seconda settimana di ottobre), Catalogo
Mostra “Pier Paolo Pasolini: Testamento del Corpo”, Arturist, Arnhem, 1989.
P. Balmas, “Un’annunciazione nuda per Dino Pedriali”, Il piacere dell’occhio,
trovaroma, La Repubblica, 29 aprile 1989.
Z. Tentella, “Rarità in bianco e nero”, Il Tempo, 5 maggio 1989.
G. Gigliotti, “Corpi di luce che accendono la notte”, Cultura, Paese Sera, 17
maggio 1989.
Bibliografia / Bibliography
Dino Pedriali – Alberto Moravia “Nove domande di Dino Pedriali ad Alberto
Moravia”,
Catalogo Ikona Photo Gallery, Venezia, novembre 1982.
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gennaio 1983.
G. Calvenzi, “Dino Pedriali: Immagini di borgata”, Il Fotografo, Milano, marzo
1983.
B. Berlinguer, “Pedriali fotografo ‘Guardone’ ”, Il Messaggero, Roma, 17 marzo
1983.
V. Pigazzini, “Giovinezza irruente di borgata”, Arte Boloffi, Milano, maggio
1983.
G. Turrone, “Moravia, by Pedriali”, Corriere della Sera, Milano, 8 maggio 1983.
G. Gargiulo, “Un occhio magico”, Il Mattino, Napoli, 2 giugno 1983.
D. Mormorio, “Ti voglio fotografare nudo”, Il Manifesto, Roma, 9 giugno 1983.
I. Mussa, “Dino Pedriali”, Presentazione alla cartella “Nuove Immagini
Italiane”, Il Ponte Editrice d’Arte, Roma, ottobre 1983.
G. Patroni Griffi, Catalogo Galleria Il Modulo, Terni, novembre 1983.
P. Weiermair, “Ragazzi di vita”, Wolkenkratzer, Francoforte, febbraio/marzo
1984.
G. Scimè, “Il Volto o il Corpo, nudi?”, Progresso Fotografico, Milano,
luglio/agosto 1984.
D. Pedriali, “Nureyev: un mito denudato”, Nuovi argomenti, n.10, 3a serie,
edizioni A. Mondadori, Milano, aprile/giugno1984.
P. Weiermair, “Dino Pedriali”, Catalogo Frankfurter Kunstverein, marzo 1984.
D. Mormorio, “Il Nudo delle Aquile”, IL Messaggero, Roma, 31 maggio 1985. J.C Amman, “Fur Dino Pedriali”, Catalogo
Frankfurter Kunstverein, marzo 1986.
L. Berettoni, “Dino Pedriali”, Catalogo Frankfurter Kunstverein, marzo 1986.
G. Scimè, Catalogo Centro Culturale Editoriale, “Pier Paolo Pasolini”,
Agrigento, ottobre 1986.
D. Pedriali, “Seconda settimana d’ottobre”, Catalogo Centro Culturale
Editoriale, “Pier Paolo Pasolini”, Agrigento, ottobre 1986.
P. Weiermair, “Manner schen Manner”, edizioni Verlag Photographie, AG,
Schaffhausen, Svizzera, ottobre 1986.
D. Mormorio, “Pasolini a nudo”, Giornale di Sicilia, Catania, 14 novembre 1986.
D.Pedriali – I. Teobaldelli, “Intervista a Dino Pedriali”, Babilonia, Milano,
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I.Mussa, “Dino Pedriali: La Cacciata”, Catalogo Mostra Centro di Cultura Ausoni,
De Luca Editore, Roma, 1987.
P. Bandini, “Nuove Acquisizioni”, Catalogo Pinacoteca Comunale di Ravenna, 1988.
P. Weiermair, “Nuove Acquisizioni”, Catalogo Pinacoteca Comunale di Ravenna,
1988.
C. Casorati, “D’Annunziana”, Catalogo Mostra Università “G. D’Annuzio”, Pescara,
Gruppo Editoriale Fabbri, Milano, luglio '88.
Daniela Treveri, “La verità in camera oscura”, Il Tempo, 16-02-1993.
Mario De Candia, “Una geografia dell’uomo creata con l’obiettivo”, Trovaroma,
17-06-1993.
Nino Garrone, “Obiettivo su Pier Paolo Pasolini”, La Repubblica,23-06-1993.
Maurizio Marini, “Rappresentazione di anima e di corpo”, Catalogo “Dino
Pedriali”, edizioni Stemmle, Zurigo 1994.
Peter Weiermair, “L’opera di Dino Pedriali”, “Dino Pedriali”, edizioni Stemmle,
Zurigo 1994.
Domenico D’Antuono, “La mostra. Un artista: La vita. Il nudo”, Corriere delle
Saune, dicembre 1994.
Mario De Candida, “Pedriali e l’idea di uomo”, La Repubblica, Trovaroma,
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Natalia Lombardo, “Volti che pesano denudati in uno scatto”, L’Unità,
13-12-1994.
Dino Pedriali, “L’arte in una corsa infinita senza traguardi”, La Repubblica,
Trovaroma,12-01-1995.
Lucia Spadano, “Dino Pedriali”, Segno, gennaio 1995.
Gianluca Marziani, “Dino Pedriali”, Flash Art, gennaio 1995.
Ivan Teobaldelli, “C’era una volta Hammamet”, Babilonia, febbraio 1995.
Mario Codognato, “Dino Pedriali”, Artforum, febbraio 1995.
Simonetta Desi e Andrea Purgatori, “Pasolini Nudo”, Corriere della Sera, Sette,
07-09-1995.
Natalia Lombardo, “Pasolini cammeo della Poesia sullo sfondo della vita”,
L’Unità, martedì 12 dicembre 1995.
Maurizio Marini, “Pasolini: ultima provocazione”, Il Tempo, 28 novembre 1995.
Laura Pertico, “Pasolini foto d’autore”, La Repubblica, 1 dicembre 1995.
Patrizio Barbaro, “Gli scatti corsari, i giornali pirata”, Vita, 27 gennaio
1996.
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