Flaminio Gualdoni:
ex direttore del Museo d'arte moderna e
contemporanea di Varese.
Docente presso l'accademia di Belle Arti di Brera.
Autore di numerosi libri e curatore di importanti mostre.
Curatore del "Premio Lissone giovani artisti
emergenti".
Cura le esposizioni alla "TA
MATETE", galleria di
Art'e'
http://www.neripozza.it/autori/guladoni.htm
http://www.neripozza.it/schedelibri/arteinitalia.htm
1) Esiste un mercato
della fotografia in Italia ?
1)
Un mercato vero e proprio direi di no.
Esiste un nocciolo storico di collezionismo, di nicchia e di alta
qualità, ma non tale da configurare un mercato inteso come sistema
economico complesso. In questi ultimi anni, in coincidenza con
l’omologazione dell’opera fotografica al mercato artistico, vanno
nascendo collezionisti d’arte che scelgono di specializzare la propria
raccolta in questo senso.
Tuttavia, quantitativamente e qualitativamente il fenomeno non ha ancora
rilevanza.
2) Di quale nazionalità
sono gli eventuali acquirenti ?
2)
Se consideriamo la foto storica, da sempre collezioni tedesche, francesi
e statunitensi trovano da noi materiale prezioso: penso a casi come un
Sella o un Incorpora, per esempio, oppure ai Luxardo e ai Veronesi. Del
resto, anche il riconoscimento di autori viventi come Basilico e Fontana
è, in Italia, fenomeno di ritorno rispetto al circuito internazionale.
Le forme di collezionismo nuovo sono, per converso, da noi assai
provinciali, e si sentono garantite solo dai nomi che vengono dal
circuito internazionale: Sherman, Goldin, Mannikko, …
Va ricordato però che per una breve stagione, negli anni Settanta,
nacquero da noi collezioni di quella che i Tedeschi chiamano “Kunst mit
Photographie”, che partiva dalla foto dada (non dimentichiamo che Man
Ray ha avuto per riscopritore un gallerista come Giorgio Marconi) per
arrivare, attraverso certe cose Fluxus, al concettuale, alla narrative,
eccetera: i Becher, Krims, Graham, Samaras, Hilliard… Non va dimenticato
che in quegli anni alcuni autori italiani ebbero immediato
riconoscimento internazionale, da Zaza a Ontani, né che il debutto di
autori come Paladino e De Maria avviene in questo ambito.
3) Negli U.S.A. la fotografia viene venduta come Arte, a prezzi
che in Italia sarebbero improponibili:
nel 1993 la casa d'aste Cristie's ha venduto a 398.500 dollari una foto
di Stieglitz scattata nel 1920.
Il
7
settembre 1993 da
Sotheby’s New York
è venduta a 662.500 dollari l'opera di
Edward Curtis:
<<A
complete set of Edward Curtis’s monumental, 40 volume, publishing
project, Tribes of the North
American Indian was purchased in 1993 for $
662,500.
>>.
In Italia manca una cultura specifica e, come dichiarato anche da Lanfranco
Colombo,
"...gli italiani sono ancora convinti che appendere foto alle pareti
di casa rappresenti un buon affare; forse perché le fotografie appaiono
in migliaia di copie sui giornali o perché tutti si credono capaci di
scattarne una..." Qual'è il suo punto di vista al proposito e quali
i suoi auspici per il futuro ?
3)
Direi che va distinto il fenomeno di gusto
dal riconoscimento culturale, del quale il collezionismo è parte non
secondaria. In Italia è rinato il gusto, nulla più. Specialisti, anche
sul piano degli studi, ne circolano ancora troppo pochi, e alla fin fine
solo la Galleria Civica di Modena svolge un programma collezionistico ed
espositivo pubblico dedicato. Per creare un ambito stabile, occorrerà
ancora molto tempo.
4) Con l'avvento
delle tecnologie digitali, la stampa alla gelatina d'argento viene vista sempre
più come un procedimento anacronistico e forse storico.
Come crede che ne verrà influenzato il mercato della "foto-arte"
?
4)
5) Mi è stato riferito
che per una polaroid "foto-test" di Helmut Newton, è stata investita
la somma di 1.800.000 Lire nel 1996.
Non le pare che sia una piccola beffa visto e considerato che le polaroid
di piccolo formato non hanno lunga vita, e considerando che le immagini in
esame sono solo dei test e non delle "foto d'autore" finite ?
5)
Se è per
quello, sono nati veri e propri fenomeni di culto intorno alle polaroid di
Mollino e di Ghirri… La polaroid è deperibile, ma ha dalla sua l’unicità: in
una prospettiva feticistica, di collezionismo modaiolo o maniacale, ciò ha
un gran peso.
6) Se intorno
ad un tavolo si dovessero trovare anche solo due persone che scoprono di aver
investito somme ingenti per comprare e possedere la stessa fotografia,
dello stesso autore, solo con un numero diverso stampigliato sul retro, quale
pensa che possa esserne la reazione ?
6)
Di complicità, di reciproca identificazione come appartenenti alla setta
di coloro che sanno, di relativa esclusività. In generale e salvo casi
particolari, non di disagio.
In fondo nulla di diverso dal collezionare incisioni, cosa che accade da
secoli, o dal comprare dei Picasso e dei Warhol, la cui unicità è nulla
più che una convenzione.
La numerazione limitata ha sempre avuto l’effetto di far percepire più
il valore della limitatezza, che della moltiplicazione. Per parte mia,
trovo aberrante che un procedimento che nasce per poter moltiplicare
l’immagine, come la foto, venga ristretto entro il falso confine
dell’esemplare unico: a meno di esperienze tecniche particolari, o di
atteggiamenti sottilmente patologici di collezionismo.
7) Negli U.S.A. dove
il mercato della fotografia rappresenta un buon volume d'affari, la fotografia
che trova posto nel collezionismo è per lo più una fotografia datata e firmata
da fotografi di fama mondiale. In
Italia ci sono artisti che si esprimono con la fotografia e le loro immagini
sono quotate pure nelle aste. Penso a Franco Fontana o Mario Giacomelli, tra
i più famosi, ed a Massimo Attardi o Antonio Biasiucci, tra i fotografi
un po' più giovani. Cosa pensa che si possa fare per incentivare il mercato
della fotografia, non solo di nomi strafamosi ?
7)
Trovo pericoloso parlare di incentivare un
mercato.
Un mercato nasce o non nasce, si sviluppa o meno, secondo meccanismi che
sono felice di sapere non condizionabili se non in piccola parte.
Sono sicuro, per contro, che si può fare molto per la cultura della
fotografia, la sua conoscenza: finchè si parlerà solo di tirature, firme,
vintage, prezzi, e non del perché esiste una “Kunst mit Photographie”, e che
cos’è, e come funziona concettualmente ed esteticamente, non si andrà
lontano. Il mondo della fotografia si è appiattito totalmente su quello
dell’arte, assumendone tutti i vezzi anche dal punto di vista del costume
economico.
Ma l’arte trascina con sé secoli di cultura, di conoscenza, di critica.
Ancora non esiste una critica specialistica degna di questo nome, in
fotografia.
Questo è ciò che serve, anche per il mercato.
Messaggi come il prezzo miliardario di aggiudicazione di un LeGrey, senza un
contesto culturale di riferimento, non portano da nessuna parte, sinché
nessuno sa chi diavolo era LeGrey.
8) Per finire... Come
fronteggiare i problemi relativi all'acquisto di opere di giovani artisti
?
8)
Dirò provocatoriamente: rifiutando il meccanismo
drogato della formazione del prezzo in arte. Facendo valere, una volta
tanto, una differenza e non un’affinità. Una consapevolezza e un orgoglio,
non una sudditanza dall’arte che viene avvertita ancora come “maggiore”.