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Testi » Riflessioni » Scheda Articolo

C'è troppa gente che fotografa ?
Autore: Fratelli_Tartaglione - Pubblicato il 27/09/11 - Categoria Riflessioni
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"New York 2010" - foto di Pedro Meyer

dal nostro blog (www.fratellitartaglione.org)

Desidero parlare di un articolo di Pedro Meyer, fondatore e direttore di Zone Zero"Are too many people taking photographs ?" dove l'Autore con molta pacatezza riflette su uno dei temi più controversi dell' era digitale. In particolare ho apprezzato la sua visione positiva sulla diffusione massiccia e non sempre pienamente consapevole della fotografia. Pedro Meyer ritiene, secondo me a ragione, che ormai la fotografia di massa è qualcosa con cui tutti dobbiamo confrontarci. Diciamola tutta, noi fotografi abbiamo da qualche anno il dente avvelenato verso questa invasione di fotografie prodotte da non professionisti e che ormai condizionano il mercato dell' immagine e hanno cambiato la vita di tanti operatori dell' immagine. Ai tempi d'oro della fotografia professionale, anni 60-70 e parte degli anni 80, c'era una corsa verso il miglioramento della professione e si era creato un circolo virtuoso dove ciascuno cercava fare meglio del proprio collega e le Aziende facevano a gara nel comunicare attraverso la fotografia. Poi, dopo un lento e inesorabile il declino, l' obbiettivo è diventato unicamente il costo; il digitale ha poi suggellato il tutto e ormai il confronto nel valutare una fotografia è unicamente il suo costo. L' impressione è che ci si sia assuefatti ad una generale mancanza di qualità e quindi non si capisca il motivo per pagare un professionista quando si può trovare la stessa foto, (si va bene, non proprio la stessa !),  a costi di gran lunga inferiori. E' come quando ci si abitua a pasteggiare con vino scadente ed alla fine non si apprezza più il gusto di una buona etichetta. Lungi dal piangermi addosso e dal maledire il digitale, che peraltro ha semplificato e migliorato tanto il nostro lavoro, ho ritenuto interessante proporre questo editoriale di Pedro Mayer che qui ho tradotto in italiano. In particolare sono stato colpito da una sua riflessione sulla fotografia. Pedro Meyer  si chiede se forse la fotografia sia diventata oggi un commodity; un semilavorato, aggiungo io, su cui si innestano altri processi, a cura del fotoritoccatore, del fotolito, dell' editore, dell' art director. La fotografia dunque  perde forse qualsiasi peculiarità dovuta all' autore e la sua  discriminante è solo il prezzo? Bisogna spiegare a questo punto il significato di questo termine tecnico del mondo finanziario, non traducibile in italiano.

Commodity è un termine inglese che indica un bene per cui c'è domanda ma che è offerto senza differenze qualitative sul mercato ed è fungibile, cioè il prodotto è lo stesso indipendentemente da chi lo produce, come per esempio il petrolio o il latte. Entrato oramai nel gergo commerciale ed economico per la mancanza di un equivalente italiano, deriva dal francese commodité, col significato di ottenibile comodamente,pratico. Una commodity deve essere facilmente stoccabile e conservabile nel tempo, cioè non perdere le caratteristiche originarie. (da wikipedia)

 Pedro Mayer  è tra i più riconosciuti rappresentanti della fotografia contemporanea. Ha prodotto centinaia di mostre e pubblicato tanti lavori ma soprattutto è un instancabile divulgatore. E' il fondatore e direttore del sito di fotografia Zone Zero che fra le altre cose ospita il lavoro di oltre un migliaio di fotografi ed è visitato mensilmente da oltre 200.000 persone. Invito tutti a visitarlo per avere una panoramica della fotografia contemporanea. Pubblica editoriali in inglese e spagnolo.

Potete leggere la traduzione integrale dell'articolo qui: http://wp.me/p1pHQq-fB


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