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Testi » Riflessioni » Scheda Articolo

Essere Fotoreporter. Una passione, un lavoro..
Autore: Obiettivo Reporter - Pubblicato il 04/11/11 - Categoria Riflessioni
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di Valentino Catalani Fare il fotoreporter, che passione ! Che spettacolo ! Essere fotoreporter è una professione non è un gioco, fatelo come tale con il massimo rispetto che dovete a questo lavoro e riceverete in cambio grandi soddisfazioni. Se invece pensate che basti saper fare le fotografie, fate i fotografi ma non definitevi fotoreporter. Inizia tutto così, con un entusiasmo contagioso, un po perchè è la tua passione e tutti sognano di mantenersi facendo cio che piace fare e poi fa figo dire che fai il fotografo, soprattutto quando hai 20 anni, ma anche a 30 e 40… L’apprendimento e la gavetta nella cronaca, lavorando per testate locali rafforzano questo entusiasmo, ti trovi spesso al centro del mondo e ti confronti con i telegiornali serali per capire cosa hanno scoperto più di te o che tu hai scoperto più di loro… si perchè perchè quando fai qualsiasi tipo di cronaca sei più investigatore che fotografo e se arrivi primo sul posto e sei più attento degli altri scopri cose che magari agli altri fotografi sfuggono. Il premio è che le tue foto vengono pubblicate e quelle degli altri no. Questo è il primo cambiamento, da fotografo a fotoreporter o fotogiornalista che dir si voglia. Forse non te ne rendi nemmeno conto perchè tutto è collegato da un binario e tu sei il treno che lo percorre. Ci devi stare sul binario se vuoi raggiungere la stazione di arrivo e la stazione in questo caso è il risultato che passa prima dalla pubblicazione e conseguentemente al risultato economico, perchè se non pubblichi non fatturi. Trattate l’ agenzia a cui date le foto come un partner perchè non è il cliente finale ma il tramite al quale affidate le vostre immagini. Quando ho iniziato correvo a destra e sinistra con lo scooter per la città, sotto la pioggia, con la neve e il freddo o con il sole a 40°c… Tutto questo non pesa, stanne certo, perchè è il tuo lavoro, la tua passione e l’entusiasmo che ti accompagna cancella tutte le difficoltà. Le difficoltà sono sempre presenti, tutti i giorni, di ogni tipo. Non farti abbattere, mai, cerca e trova la soluzione. Forse devi cambiare qualcosa, capisci cosa. Ho iniziato nel 1992 e tutto era ancora in analogico e ti pagavano in lire, cambiare i rullini sotto l’acqua durante una manifestazione non era cosa semplice perchè se si bagnava era un casino, ma lo facevi. Fotografare e rischiare le botte in manifestazione era frustrante perchè stavi facendo il tuo lavoro ma lo facevi. Tornare in agenzia e sviluppare i rulli e vederli trasformarsi in negativi era fantastico, vedere l’immagine sotto l’ingranditore e vederla comaprire dentro una bacinella su un foglio di carta era magico. Vedere quell’ immagine il giorno dopo pubblicata su un quotidiano era un “orgasmo” era il raggiungimento della massima soddisfazione professionale. Oggi le cose non sono cambiate, lai magia resta e quando pubblichi la sensazione è sempre quella, ma sicuramente è più difficile. Da una parte le migliaia di “fotografi” che con il digitale sono spuntati come funghi, dall’altra un mercato più chiuso dettato da problemi economici che colpiscono l’editoria e che obbligano le testate a contrattualizzare pochi fotografi o agenzie per contenere i costi. Il consiglio che mi sento di dare è di imparare a scattare come se aveste un rullo di diapositive da 36 in macchina. Scattate giusto. Scegliete il soggetto giusto, fate un’ esposizione perfetta e un’ inquadratura fedele a quanto volete raccontare. Questo vi permetterà di essere veloci nello trasmettere le vostre immagini alle redazioni senza passare minuti preziosi a sistemare le foto al computer e perdere così altre situazioni da raccontare. La fotografia vi da tante possibilità, moda, food, reportage, still life, arte… decidete voi e appasionatevi a quello che fate, in ogni caso, non dimenticate che sarà il vostro lavoro e come tale va interpretato. Good shot, good job.
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