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High Dinamic Reality?
Autore: Fulvio Bortolozzo - Pubblicato il 28/01/12 - Categoria Eventi
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Venerdì 27 gennaio scorso alla sezione fotografica del C.R.D.C. di Torino ho avuto il piacere di assistere alla presentazione, organizzata da Maurizio Mangili, di Alessandro Sicco. Alessandro è un autore che da qualche anno porta avanti una serie di fotografie realizzate in edifici abbandonati che poi sottopone ad una sua personale postproduzione basata sulla tecnica dell'HDR.

Nelle sue opere ho trovato una certa varietà di soluzioni e di qualità formale, con alcune eccellenze, ma anche risultati che mi lasciano perplesso. La giovane età, e la recente intrapresa del suo cammino, mi fanno tuttavia ben sperare nella maturazione dell'autore, perché mi è parso di cogliere una rara autenticità nelle sue esigenze espressive.

Come forse era prevedibile, sia la scelta dei luoghi sia la tecnica di postproduzione hanno animato il dibattito e molti sono stati gli interventi tra la trentina di persone partecipanti alla serata. Devo subito dire che la notevole dialettica tra le diverse opinioni è stata molto interessante e utile. Questo va a tutto onore del circolo e della capacità dei soci, che avevo già riscontrato quando presentai il mio lavoro, di porsi in modo aperto verso qualsiasi discorso fotografico.

Detto questo, superando i confini della serata e del lavoro di Alessandro, penso sia necessario interrogarsi sul rapporto tra ripresa fotografica e suo trattamento successivo, anche per capire il successo attuale di tecniche come l'HDR, così come quello di altre manipolazioni che recuperano forme legate alla storia tecnologica della fotografia: effetto "Polaroid", effetto "stampa a colori dimenticata nel cassetto per vent'anni", effetto "pellicola strofinata sulla pelliccia del gatto", ecc. ecc.

In altre occasioni ho avuto modo di definire questo fenomeno "neopittorialismo" o anche "pittorialimo di ritorno". La differenza dal Pittorialismo storico sta, mi pare, nell'imitazione non più di tecniche classiche della storia dell'arte (litografie, carboncino, acquerello, ecc), ma di stili legati a periodi storici della tecnologia fotografica. In questo senso l'HDR non è assimilabile alle restanti soluzioni, perché non esiste nel passato alcuno stile o periodo fotografico simile. Tanto che ritengo probabile una connotazione epocale del tempo presente, almeno per quanto riguarda gli ambienti professionali e amatoriali, come "gli anni dell'HDR". In modo molto simile a come possiamo ricordare, per esempio, gli anni '80 del Novecento come gli anni delle diapositive sature e sottoesposte in stile "Franco Fontana".

Se devo quindi pensare ad un riferimento visivo per l'HDR più estremo, diventa necessario oltrepassare i confini della tradizione fotografica e della consueta storia dell'arte per approdare ai mondi virtuali della graphic novel, in specie di fantascienza (un autore: Enki Bilal su tutti). Anche certo cinema hollywodiano, il mondo dei video games e le illustrazioni più o meno gothic, convergono a dare il loro contributo nel formare un gusto eccessivo, sovraccarico, desideroso di luci bizzarre, persino vagamente mortifere, ma comunque sempre "ultra-naturali", quasi appartenessero ad un altro pianeta con altre regole illuminotecniche.

In tutto questo c'è il segno di una sensibilità, di una cultura, di una volontà di evasione dal dato verosimile, dalla restituzione aderente all'esperienza quotidiana vissuta come "piatta", monotona, banale, non più in grado di generare emozioni e fascinazione. Personalmente coltivo l'idea che il visibile sia invece così abbondantemente misterioso e carico di possibilità espressive da aver bisogno solo di più silenzio, più attenzione e più curiosità per ogni sua minima piega, in due parole di un "atteggiamento contemplativo" per continuare a regalarci emozioni e riflessioni. Su questo terreno, una fotografia neutra, di "grado zero", è perfettamente capace di inserirsi nell'esperienza umana e di fornire quel diverso livello cognitivo, alterato certo, ma che rimane molto molto vicino ad un vero e proprio viaggio spazio-temporale della traccia verosimile di quanto percepiamo. Il discorso qui si farebbe però davvero complesso e lungo. Ci tornerò sopra in altre occasioni.

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