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Ma la fotografia è ancora viva?
Autore: Dario Palomba - Pubblicato il 03/02/12 - Categoria Riflessioni
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  Le immagini ci sommergono. Annaspiamo sommersi da miliardi di immagini senza corpo scattate con i cellulari (che vivranno il breve volgere di un istante prima di venir cancellate per fare spazio ad altre).
  In Internet, attraverso i motori di ricerca, è possibile trovare fotografie di questo e di quello, su questo e su quello. Esistono siti dove è possibile pubblicare i propri scatti, "senza censura".
  Eppure non sono sicuro che si tratti di fotografia, o meglio: la fotografia, così come nasce poco prima della metà dell'800 e si sviluppa fino a quando non arriva il digitale, mi sembra che non esista più.

  Nel 1760 (ben prima quindi che gli esperimenti di Niepce e Daguerre vedano la luce nella prima metà dell'800) viene pubblicato un racconto, che oggi chiameremmo di fantascienza, intitolato Giphantie. Il racconto descrive una pratica fantastica che consiste nello spalmare una vernice portentosa sulla tela che, esposta davanti alla realtà, ne registra ogni minimo particolare creando un'immagine miracolosamente fedele ad essa.
  È il sogno di rappresentare la realtà in modo automatico, "verace"; e questa pretesa di veracità decreta la fortuna della fotografia, già subito dopo la sua nascita: ciò che si vede nell'immagine fotografica è il segno, la traccia lasciata dalla realtà.

  La svolta arriva con il digitale. La fotografia analogica produce, come dicevo, tracce, la fotografia digitale produce codice. Sappiamo bene come con opportuni programmi questo codice può essere modificato, generando immagini verosimili che non hanno più alcun rapporto con la realtà.

  Come dice Roberta Valtorta (1), l’industria ha ceduto il passo all’informatica, con un salto tecnologico l’immagine è balzata in avanti e il mondo delle cose meccaniche ha consegnato la fotografia al mondo impalpabile del digitale.
  Nella postmodernità ogni esperienza creativa è un unicum, si richiama al passato solo per citarlo, le regole sono costantemente in corso di creazione, arte e realtà non artistica si incontrano sullo stesso piano, i significati sono intercambiabili.

  Fra le arti, oggi impegnate in un processo di cambiamento profondo, la fotografia sembra occupare una posizione centrale: ha superato le prove culturali che ci si aspetta che un’arte superi ed è pienamente, seppur tardivamente, accettata. Quanto sia in realtà capita nella sua complessità non è chiaro, poiché oggi la fotografia è principalmente accettata come immagine (e oggi tutto è immagine) tecnologica (come ogni altra cosa oggi) aperta a molti immaginari (sia la produzione che la fruizione delle immagini fotografiche lasciano spazio a ogni tipo di investimento emotivo).
  E’ frammentata, variabile, diversa dal cinema e dal video, diversa dall’immagine del tutto virtuale e immateriale che va affermandosi e dalla quale presumiamo sarà abitato il nostro futuro.

  Non sappiamo, oggi, se la fotografia sia viva o morta, se sia veramente contemporanea come il mercato sembra dichiarare, o se appartenga al passato. Non ci è ancora chiaro in termini teorici, se l’immagine digitale sia l’erede naturale della fotografia chimico-fisica, oppure sia un’immagine di natura radicalmente diversa. Possiamo solo studiare il problema, ricavandone opinioni diverse. Quello di cui da tempo sono convinto è che la recente fortuna della fotografia si deve, in un certo senso, alla sua morte provocata dal digitale (simile alla morte che la fotografia portò, al suo nascere, alla miniatura e all’incisione e per certi aspetti alla pittura).

  Nessuna arte è mai del tutto morta, sappiamo, ma certamente ogni arte ha, nella storia, momenti nei quali è giovane e immatura per collocarsi in modo significativo nella cultura; momenti nei quali sa farsi portatrice di novità per l’intera società; momenti, poi, nei quali la sua carica diminuisce rispetto ai ritmi della cultura e della società; e infine momenti nei quali viene “superata” da un’altra, o da altre arti.

  Non so se la fotografia è ancora viva. Di certo i fotografi non stanno tanto bene.

Dario Palomba
(articolo pubblicato su minima photographica)

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(1) - Dalla giornata di studio su “La cultura fotografica in Italia oggi” a cura dell' AFT, Prato, 17/2/06.

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