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Esplorazione storiografica della Fotografia Femminile - 1° parte
Autore: Maria Fina Ingaliso - Pubblicato il 17/06/08 - Categoria Cultura Fotografica
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Esaminando le immagini storiche di alcune fotografe dell’epoca (1891, pieno periodo vittoriano, la presenza femminile è numerosa), ci si accorge che le loro immagini hanno un’esplorazione visiva diversa, sono intenzionalmente piene di significati. "Le fotografie … sono in realtà delle esperienze catturate e la macchina fotografica è l’arma ideale per una consapevolezza di tipo acquisitivo”, una considerazione di Susan SONTAG adatta a queste fotografe che hanno saputo inserire, nella meccanicità del mezzo fotografico, delle valenze significative, dettate dal codice dell’esperienza (uso del codice espressivo e dei simbolismi).

Tra le prime fotografe, della seconda metà dell’800, troviamo Lady Clementina Hawarden e Julia Margaret Cameron.
Luce, soggetto, ambiente, spazio sono gli elementi con i quali Lady Clementina Hawarden (1822 – 1865), spezzò le grate delle convenzioni vittoriane, che relegavano la donna a ruoli ben precisi, ed affidò la sua visione sia a simbologie sia alla complicità della luce diffusa (creatrice di significati).
Elementi nuovi, per il periodo, sono l’uso simbolico dello specchio, riflesso di un “io al di fuori di me”, replica visiva; e della finestra, allusione ad una nuova apertura, ad una fonte di luce e non più “ metafora classica della prospettiva”. Lady Hawarden, fu regista, scenografa, produttrice delle sue immagini.

Cupido

Specchio

“Quando durante la messa a fuoco, io giungevo ad un qualcosa che agli occhi miei pareva bellissimo, lì mi fermavo, invece di insistere con l’obiettivo verso una messa a fuoco più precisa, come fanno gli altri fotografi”, questa era la fotografia di
Julia Margaret Cameron
(1815 – 1879). Una fotografia dove la mancata nitidezza (soft-focus) era ricerca dell’esaltazione della bellezza, della purezza, dell’innocenza. L’interpretazione di scene mitologiche, l’incisività espressiva dei suoi soggetti (Darwin, Ruskin, Tennyson ed altri), erano riaffermazione della propria soggettività. Uno dei temi ricorrenti, della Cameron, fu quello religioso. L”higt art“, come arte Cristiana, illusione umana “della potenziale immortalità”, non doveva essere toccata, mentre, la “ fine art “, espressione religiosa soggettiva, poteva e doveva essere rivisitata per dare il senso dell’unione fra materia e spirito.


La stampa all’albume da negativo al collodio, il soft-focus, il primissimo piano, l’assenza del dettaglio, e l’esteticità della rappresentazione, conferiscono alle sue immagini, l’immediatezza comunicativa che la fotografia richiede.
Alla fine dell’800, i nuovi conseguimenti scientifici e filosofici, portarono la fotografia al periodo naturalistico, cioè, come per la pittura, ad un accostamento al reale naturale. La messa a fuoco sul punctum, le stampe al platino, la superficie matt, per ridurre i toni delle ombre, erano gli elementi peculiari. Un periodo questo, quasi subito assorbito dal Pittorialismo: l’immagine fotografica doveva avvicinarsi ai limiti pittorici, abbandonare l’iperdefinizione delle identità. Fu Alfred Stieglitz, ”forza traente” di queste nuove tecniche: stampa (o doppia esposizione) alla gomma bicromata, al carbone, al platino. L’avvento del Pittoralismo, per la sua espressività romantica, attrasse molte fotografe come Gertrude Kaisebier, Alice Boughton, e Anne Brigman.

© Maria Fina Ingaliso Collaboratrice DAC - FIAF

Bibliografia:

A new History of photography, by Michel Frizot
Sulla Fotografia – Susan Sontag-
Fotografia del xx secolo – Museum Ludwig Colonia – ed. Taschen
Arti visive del XX secolo - Edward Lucie-Smith ed:Konemann
Storia della Fotografia- Diego Mormorio-Tascabili Newton
Corpo e figura umana nella fotografia –Elio Grazioli – Ed. Bruno Mondadori








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