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Testi » Cultura Fotografica » Scheda Articolo

Quando un pittore PLAGIA un fotografo...
Autore: Luca B Pagni - Pubblicato il 29/01/09 - Categoria Cultura Fotografica
Gradimento: Molto Interessante
Questa pagina è stata visitata 19650 volte

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L'Avvocato Salvo dell'Arte

ci ha segnalato che il Giudice Antonio Corte del
Tribunale di Milano,
in nome del popolo italiano
ha condannato il pittore Giuseppe Muscio
per aver plagiato il fotografo Mauro Davoli,
con una sentenza che auspichiamo faccia accrescere l'attenzione verso la fotografia,
intesta
come mezzo d'espressione e non solo come mezzo per riprodurre la realtà.

Quello che determina Ia violazione del diritto dì autore è la appropriazione indebita della altrui idea,
la quale diviene indubitabilmente ed immediatamente riconoscibile nella copia abusiva,
e non il mezzo meccanico con cui la copia è realizzata.

Nonostante questo principio, sono molti i fotografi che continuano a veder violati i propri diritti d'autore,
ed i propri diritti di uso e pubblicazione delle immagini fotografiche da loro stessi realizzate, con o senza ingegno.

Un esempio lampante di questa persecuzione è il fotografo Dino Pedriali,
che vede i propri ritratti a Pier Paolo Pasolini,
tratatti come fossero icone senza tempo e senza padre.
http://www.photographers.it/articoli/dinopedriali.htm
Nonostante questa sentenza,
notiamo che sul sito del pittore Giuseppe Muscio, riconosciuto colpevole,
http://www.giuseppemuscio.it/Muscio_Generale/05_Stampa_Press.html
sono ancora presenti le copertine dei cataloghi di Giuseppe Muscio
riportanti in copertina opere molto simili alle opere pubblicate nel catalogo
"Nature morte - Fotografie di Mauro Davoli "
(con testi di Franco Maria Ricci e Giovanni Mariotti), Collecchio 2004

Nature morte, Foto di Mauro Davoli, Collecchio 2004


http://www.giuseppemuscio.it


Nature morte, Foto di Mauro Davoli, Collecchio 2004


http://www.giuseppemuscio.it

Riportiamo un abstract della sentenza:

N 48374106 RG NR

TIR N. 200354108 RG GIP
Tribunale di Milano

Ufficio del Giudice per le indagini preliminari

REPUBBLICA ITALIANA

In nome del Popolo italiano


Il Giudice per le indagini preliminari, Antonio Corte ha pronunziato la seguente SENTENZA

Nel procedimento penale nei confronti di:
MUSCIO Giuseppe, contumace.

Imputato

Art. 171 L. 633/1941, in quanto ha riprodotto in modo pedissequo in una serie di almeno undici
dipinti ad olio altrettante opere fotografiche realizzate da Mauro Davoli,
attribuendo a ciascun dipinto un titolo differente da quello dell'opera fotografica originaria
e riportando nella pubblicizzazione sul suo sito Internet l'indicazione
"fotografato da Mauro Davoli". In San Donato Milanese prima del 21/11/2006

Persona offesa: DAVOLI Mauro

La riproduzione illecita
è solo quella idonea ad ingenerare nel pubblico
una confusione tra l'originale e la copia riprodotta,
così che il pubblico possa acquistare o anche solo apprezzare la riproduzione
scambiandola per l'originale.


In primo luogo va affermato che la opera fotografica è senz'altro compresa,
per diretta previsione dell'articolo 2, n. 7, legge n. 633/1941 (da ora l.a.)
entro l'ambito di protezione delle normativa in questione, Né vi è alcun dubbio che il manufatto del Davoli debba essere qualificato come "opera" e non già comune fotografia ai sensi dell'articolo 87 l.a.. Ciò, a tacere della giurisprudenza citata dall'opponente - in tutto conferente con la situazione di specie relativa al Davoli - è esplicitamente riconosciuto alla persona offesa daI medesimo Tribunale di Milano, sezione proprietà intellettuale, proc. n. 71134/06.

Il che comporta che il Davoli è titolare, sulle opere fotografiche da lui realizzate, dei diritti morali ed economici elencati dal Capo III La., tra cui il "diritto esclusivo di utilizzare economicamente I'opera, in ogni orma e modo, originale o derivato" (art. 1) e il correlato diritto di riprodurre,
che ha per oggetto la moltiplicazione in copie diretta o indiretta, temporanea o permanente,
in tutto o in parte dell'opera, in qualunque modo o forma, come la copiatura a mano, la stampa, la litografia, l'incisione, la fotografia, la fonografia, la cinematografia ed ogni altro procedimento di riproduzione" (art. 13); ovvero il diritto "di opporsi a qualsiasi deformazione, mutilazione od altra modifrcazione, ed a ogni atto a danno dell'opera stessa che possano essere di pregiudizio al suo onore o alla sua reputazione" (art. 20). Entrambi questi aspetti dell'opera - patrimoniale e morale - sono tutelati dalla normativa penale di cui all'articolo 171 l.a. (Cass., 16,12. 1994, n. 3395) ed entrambi questi aspetti sono violati dalla condotta del Muscio.

Muscio, attraverso la pedissequa riproduzione degli elementi figurativi costituenti l'opera fotografica di Davoli, pone in essere una condotta di contraffazione idonea ad attribuirgli vantaggi economici derivanti dalla ideazione del Davoli
ed altresì idonea a pregiudicare l'onore e la reputazione artistica dell'autore.

Sotto questo ultimo profilo, basta osservare che il Davoli - il quale, come documentato, è oggettivamente conosciuto in ambito artistico - non solo subisce la riproduzione in altra forma delle sue realizzazioni, ma è vittima di una frase volutamente e dolosamente ingannevole (Fotografato da Mauro Davoli) la quale, ad intenderla nel senso più benevolo, quantomeno palesa il ruolo artistico servente del Davoli rispetto al Muscio:
ovvero l'esatto contrario di quanto realmente accaduto.

Le argomentazioni del Pm e della difesa sì appuntano, pressoché esclusivamente,
sul fatto che l'opera dei fruscio utilizzerebbe un supporto diverso - quello pittorico -
rispetto agli originali del Davoli.

Detta circostanza appare priva di rilievo e non in grado di escludere la tutela invocata dal Davoli.

L'articolo 171 I.a. espressamente vieta la riproduzione dell'opera in qualsiasi forma.

La pedissequo contraffazione realizzata dal Muscio, iI quale replica con assoluta fedeltà tutti gIi elementi costitutivi della fotografia originale (la quale scaturisce dalla attenta combinazione ed elaborazione concettuale del soggetto naturale), rende meramente accessorio il fatto che il predetto utilizzi il colore e non la fotografia: insomma, Muscio - come si definisce lui - è iperrealista. ma nel copiare le opere altrui.

Quello che determina Ia violazione del diritto dì autore è la appropriazione indebita della altrui idea,
la quale diviene indubitabilmente ed immediatamente riconoscibile nella copia abusiva -
e non il mezzo meccanico con cui la copia è realizzata.

Diversamente pensando, si dovrebbe escludere protezione al brano musicale
che venga eseguito con strumenti diversi da quelli pensati da chi lo ha scritto,
o al Libro scritto a mano, che venisse riprodotto a stampa.,
ll fatto poi - sottolineato dalla difesa dì Muscio - che Davoli mai si sia rivolto alla pittura
come modo di espressione, non fa altro che aggravare la condotta deI Muscio.
Ciò perché la divulgazione di opere i cui soggetti sono sicuramente riconducibili al Davoli,
in altra forma da quella originale. pregiudica la identità artistica dei fotografo.
In definitiva, sussiste 'Il reato di cui all'articolo 171, c. 1, lett. a) e c. 3."

Nella giurisprudenza di merito:

Ai fini della distinzione tra opera fotografica (protetta come oggetto dì diritto di autore)
e semplice fotografia (oggetto di diritto connesso)
occorre condurre l'indagine circa la sussistenza o meno del carattere creativo.

Nel campo delle fotografie che riproducono opere dell'arte figurativa e, segnatamente, opere architettoniche
(in cui uno sforzo creativo venne già a suo tempo compiuto dall'autore dell'opera fotografata)
difficilmente la fotografia consegue carattere creativo, in quanto la necessaria fedeltà nella rappresentazione oggettiva
del soggetto riprodotto, caratteristica naturale di tale tipo di fotografia, ne costituisce anche l'altrettanto necessario limite. (Pretura Saluzzo, 13 ottobre 1993 Dir. autore 1994, 484).

La tutela dell'opera di carattere creativo nel campo della fotografia
è operante tutte le volte che il fotografa non si sia limitato ad una riproduzione della reaità sebbene attraverso procedure tecnicamente sofisticate, ma abbia inserito nell'opera la propria fantasia, il proprio gusto e la propria sensibilità, così da trasmettere le proprie emozioni a chi esamini la fotografia in tal guisa realiziata; dal punto di vista tecnico l'autore curerà particolari luci, scorci, inquadrature e simili, nel tentativo dì aggiungere una dose di immaginazione alla riproduzione meccanica del soggetto. (Tribunale Milano, 28-06-1993 Foro II -, Rep. 1994, voce Diritti d'autore, n_ 165).

Sono prive di carattere creativo, e di conseguenza non tutelabili come opere dell'ingegno, fotografie che, seppur ottenute con un processo di elevato livello tecnico, sono realizzate su commissione e raffigurano modelli predisposti dal comm utente. (Cassazione civile sez. 1, 4 luglio 1992, n, 8186)

Stimasi pena adegua, tenuto conto della bagatellarità della vicenda,
e della evidente ancillarità della tutela penale rispetto a quella civile, autonomamente intrapresa,
quella minima di Iegge di 40 (Pb 4019, continuazione interna 60, riduzione per il rito a 40).

P. Q. I.
Visti gli arti. 442, 533 e ss. c.p.p.

Dichiara MUSCIO Giuseppe colpevole del reato a lui ascritto e, operata la riduzione per il
rito abbreviato lo condanna alla pena di E 40 di multa,
oltre al pagamento delle spese processuali,
Milano, 19.11. 008

DEPOSITATA IN CANCELLERIA 21.11.2008

Ci domandiamo come mai si parli di bagatellarità della vicenda,
alla luce dell'esperienza acquisita dal fotografo Mauro Davoli,
le cui opere fotografiche vengono cosi presentate da Franco Maria Ricci:

Si chiamano Nature morte perché gli oggetti raffigurati sono inanimati. senza vita:
fiori recisi, clessidre ormai vuote, teschi. conchiglie, minerali, ma anche oggetti quotidiani come pentole, vasi, alimenti.
In realtà. nel genere, si possono individuare tre filoni ben precisi. Uno più decorativo con fiori. cacciagione, strumenti musicali: uno ove gli oggetti senza vita riconducono appunto alla vanità e provvisorietà dell'esistenza. alla morte certa: uno che sottintende soprattutto l'inganno. o come si dice, il trompe-l'eoiI.
Le foto di Mauro Davoli che vediamo in questo catalogo sono più di un semplice trompe-l'eoil perché ci ingannano tre volte. Sono foto che fingono altre foto (quelle esposte), le quali fingono quadri del Seicento olandese, che fingono a loro volta degli oggetti della realtà. Direi che anche quando gli elementi rappresentati riconducono al tipo delle Vanitas (come teschi, libri, clessidre) non intendono darci avvertimenti sulla caducità del mondo ma solo ingannarci con un'operazione di bravura creativa.
Un po' come accade quando un abile prestigiatore ci confonde. Sappiamo si tratta di un trucco, ma l'applauso è sincero.
Davoli non solo ci affascina con la sua abilità di trasformare la chimica Kodak in quella luce, o meglio quasi-luce, che è la grande qualità della pittura fiamminga, ma da persona colta e dal gusto sicuro ha voluto rivelarci anche il suo maestro - uno dei più straordinari del Seicento olandese - e cioè Adriaen Coorte, artista poco noto, di produzione esigua ma di grandissima intensità ed eleganza.

FRANCO MARIA RICCI (cit. Nature morte, Fotografie di Mauro Davoli, Collecchio 2004)




Riceviamo e volentieri pubblichiamo, i commenti dell'Avvocato e del fotografo plagiato.

Caro Luca
la pena è irrisoria ma avere una sentenza di condanna sulle spalle per un reato è una fardello pesante per un artista che fa della sua espresione la ragione di vita è sicuramente un apietra miliare anche se la consapevolezza dei giudici deve essere affinata; conta che i ggiudici penali non sono specializzati come quelli civli delle sezioni della proprietà industriale.

Avv. Prof. Salvo Dell´Arte
www.dellartegambino.it

Caro Luca,
ti scrivo in merito alla sentenza emessa dal tribunale di Milano
per la causa di plagio di cui sono stato vittima.
Nulla da eccepire per l' esito della sentenza che credo e spero sia caposaldo nella legislazione
per frequenti casi di plagio in cui noi fotografi siamo consapevolmente e inconsapevolmente
vittime attraverso altre arti visive.
Devo dire che ciò che mi ha spinto a perseguire fino in fondo questo risultato,
oltre alla mia personale certezza del diritto e la amarezza di tale violazione,
è stato il bisogno etico di tutelare un sacrosanto diritto della nostra categoria professionale.
Il "gesto" fotografico, quando nasce da un indiscutibile linguaggio personale
- fatto di emozione, di sensibilità, di "gusto" e di imprescindibile visione singolare -
deve essere assolutamente riconosciuto come tutti gli altri linguaggi,
non sono attraverso eterei commi di giurisprudenza ma con affermazioni "esemplari" .
In tal senso condivido la soddisfazione dell' avvocato per un principio sancito.
Certo è poi, rileggendo la sentenza, resto un poco allibito quando leggo che il giudice,
" tenuto conto della bagatellarità della vicenda,
e della evidente ancillarità della tutela penale rispetto a quella civile"

condanna, con riduzione per rito abbreviato, il pittore
"alla pena di 40,00 (quaranta) euro di multa, oltre alla spese processuali".
Come si può parlare di bagatella di fronte a 11 fotografie pedissequamente copiate
e introdotte nel mercato dell' arte attraverso copertine, articoli su riviste nazionali,
mostre, televendite ed interviste televisive con critici rampanti ?
Tali pene per questi reati potranno mai essere freno ad altri ?
Credo che ci sia ancora da far conquiste.

Un caro saluto

Mauro Davoli
www.maurodavoli.com

Commenti:
14/03/11 12:28
Luca B Pagni scrive:
Purtroppo il ritratto di Pasolini viene da molti considerato come un'icona
e perfino la RAI ha realizzato un TG2 DOSSIER andato in onda il 27/10/2008
"Pier Paolo Pasolini: Io so" by RAITVcultura di Giorgio De Luca, sfruttando questa ed altre opere d'ingegno depositate anche in SIAE senza l'autorizzazione degli aventi diritto, ovvero l'Autore Dino Pedriali che non è stato neanche citato.
20/02/10 12:59
Luca B Pagni scrive:
A chi spetta il copyright sul poster-simbolo di Obama ?
Visitate http://www.fotoinfo.net/articoli/detail.php?ID=764
nel quale è presente un LINK a questa pagina. Grazie !
18/01/10 17:52
Luca B Pagni scrive:
Visitate http://www.artegiuseppemuscio.ru con nuove immagini forse plagiate
3 pagine: 1 2 3 > fine
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Di: Visiva - la città dell'immagine - Visualizza scheda video

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