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LA FOTOGRAFIA, IL CONCORSO, IL DIRITTO D’AUTORE
Autore: ElioVilla - Pubblicato il 20/03/09 - Categoria Cultura Fotografica
Gradimento: Molto Interessante
Questa pagina è stata visitata 8134 volte

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LA FOTOGRAFIA, IL CONCORSO, IL DIRITTO D’AUTORE

Da quando è nata la fotografia chiunque può esprimere la propria sensibilità artistica.

Oggi che la fotografia digitale ha superato le difficoltà tecniche, dedicarsi alla parte creativa è molto più facile.

Tramutare in immagine le proprie emozioni, comunicarle attraverso le fotografie ad altre persone inorgoglisce chi ha il coraggio di mettersi in mostra all’approvazione o alla critica di altri.

Si sono, di conseguenza, moltiplicati i concorsi fotografici e molteplici sono i temi proposti. Tutto questo è nella normalità delle cose. Ognuno applica il tempo libero come meglio lo aggrada, cercando di esprimere, con un mezzo di comunicazione versatile e moderno, il proprio pensiero.

Molti concorsi sono fine a se stessi: premiano le fotografie e danno un minimo di riconoscimento, magari solo in ambito locale, ai vincitori. Altri concorsi sono gare nazionali e internazionali; i premi e riconoscimenti sono in proporzione e la pubblicazione su riviste a larga diffusione è il consolidamento della fama dei prescelti.

Le immagini, quelle rivolte alla documentazione del territorio, si rendono particolarmente adatte alla pubblicazione per illustrare e divulgare l’esistenza di una realtà naturale o monumentale particolarmente interessante. Vedersi pubblicata una fotografia con il proprio nome nella didascalia assume un valore enorme nell’immaginario.

Ecco che allora si scopre che le fotografie inviate al concorso vengono requisite ed entrano di diritto a far parte del patrimonio dell’ente che ha indetto il concorso.

Questi famigerati diritti che tutti conoscono e nessuno rispetta: giornalisti, riviste, art director e tutte le persone che ne usano o abusano.

Negli ultimi anni, molti enti statali, parchi naturali, enti sovraccomunali, adducendo ristrettezze di bilancio, si sono inventate un sistema pseudolegittimo per acquisire le immagini con una spesa irrisoria: organizzare un concorso fotografico accludendo nel regolamento un clausola:

La partecipazione al concorso comporta la concessione da parte degli autori agli enti

Comunali del diritto di utilizzo delle immagini a scopi divulgativi, didattici e

promozionali. Le immagini non verranno restituite, rimarranno di proprietà

dell’ente che ne farà libero uso, con l’obbligo di menzione dell’autore in caso di

pubblicazione a stampa.”

Non è prevista la restituzione delle opere inviate che entreranno a far parte della fototeca delI’Associazione, per permetterne l’esposizione in una successiva mostra e possibile pubblicazione in un volume apposito.

Ecco alcuni esempi di articoli scritti nei regolamenti del concorso. Evidente l’eliminazione del diritto d’autore in questo concorso.

In questo modo chiunque mandi la fotografia, inerente al tema richiesto, si ritrova depauperato dei diritti della stessa. In termini di spesa, può essere solo il costo della stampa fotografica, ma il valore artistico, e quindi il valore aggiunto che fa la differenza tra una ripresa e l’altra, viene eliminato perché si è concesso i diritti all’ente per ogni pubblicazione istituzionale o collaterale. Dopo la prima pubblicazione le fotografie restano indissolubilmente di proprietà del detentore dei diritti, eliminando i diritti naturali dell’esecutore.

Le finalità sono sicuramente nobili: risparmiare sul bilancio chiedendo ai fotoamatori di scattare migliaia di fotografie nel territorio con un costo molto limitato.

Ma il pensiero è più sottile e si riferisce alla mancanza di rispetto del valore della fotografia, alla mancanza la mancanza di rispetto dei diritti dell’individuo sia esso professionista o amatoriale.

Dare l’incarico ad un professionista, di sicuro sarebbe un costo diverso che organizzare un concorso. Indubbiamente la qualità sarebbe migliore, ma i costi di trasporto, i tempi di permanenza sul posto per la ricerca dei luoghi suggestivi hanno sicuramente un peso sui costi di prestazione del fotografo.

Oltretutto questi concorsi dimostrano di essere in contraddizione con se stessi: il valore della fotografia è considerato alto perché è importante avere la documentazione del proprio territorio, per contro si usa una iniziativa di poca spesa per ottenere ciò di cui si ha bisogno, dando così importanza nulla all’esecutore delle immagini,

Ora mi sorge una domanda spontanea: il fotoamatore che partecipa ai vari concorsi che lo privano di un diritto proprio, è contento che venga usata la sua opera corrispondendo solo la soddisfazione di una firma?

Personalmente sono preoccupato di questa maniera subdola di acquisire immagini, perché l’organizzazione si rinnega un diritto sancito dallo stato, toglie lavoro ai professionisti e incoraggia altri a seguire questo atteggiamento di strafottente prevaricazione della legge.

Fotoamatori meditate, meditate ………

Commenti:
05/05/09 17:46
Sal scrive:
Ok su tutti i fronti!!!
08/04/09 11:44
jacopus scrive:
Interessante spunto di riflessione, ma non concordo pienamente su alcuni punti.. Se, ad esempio, l'ente pubblico ipotizzabile, una comunita' montana della montagna altoatesina, affida il reportage ad un professionista di chiara fama ma residente nella zona di Agrigento, e' chiaro che i costi per eseguire il lavoro lievitano di molto...Inoltre il fotografo avra' maggior difficolta' nel calarsi dentro ad una realta' a se' aliena...Lo stesso ragionamento puo' riguardare situazioni speculari..
Non credo che i costi per un reportage affidato ad un professionista locale siano superiori a quelli necessari per sostenere l'organizzazione di un concorso, a meno che non si riesca a spillare una quota assurda ai partecipanti amatoriali..In questo caso l'ente pubblico potrebbe, chissa', andare perfino in attivo, speculando sui poveri fotoamatori!
Su altri punti dello scritto (copie pirata di opere etc.) concordo di sicuro..

un caro saluto
jacopus
01/04/09 23:12
sono pienamente d'accordo!
2 pagine: 1 2 > fine
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