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Ladri di lavoro
Autore: Michele Vacchiano - Pubblicato il 02/06/14 - Categoria Riflessioni
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Da diversi anni nascono e si moltiplicano (soprattutto in occasione della bella stagione) concorsi fotografici indetti da amministrazioni pubbliche: comuni, comunità montane, parchi regionali ed enti vari.
Questo di per sé non sarebbe un male (anzi!) se non contenesse un secondo fine.
Un secondo fine peraltro dichiarato, ma non sempre compreso appieno dai fotoamatori che – allettati dall'offerta – cadono nell'inganno.
Tale secondo fine sta in una clausola che compare – più o meno con le stesse parole – in tutti i regolamenti: "Il Comune di *** si riserva il diritto d'uso e pubblicazione gratuiti sulle opere presentate. E' autorizzato alla pubblicazione delle fotografie ed all'utilizzo delle immagini a scopi promozionali, redazionali e documentari, senza obbligo di consenso da parte dell'autore".
Senza obbligo di consenso!?
No, cioè, fammi capire, tu pubblichi il mio lavoro quando vuoi e dove vuoi e neanche me lo dici!?
Alcuni aggiungono, bontà loro, "con il solo vincolo di indicare il nome dell'autore stesso".
Grazie, neh?
Formalmente non viene violata alcuna legge, dato che l'accettazione del regolamento da parte del partecipante ha valore contrattuale; ma viene violata, ben più profondamente, una regola di civiltà che dovrebbe valere ovunque e per tutti: il lavoro va riconosciuto!
Invece no: vogliono pubblicare un nuovo pieghevole turistico sostituendo le foto fatte dal nonno del tabaccaio negli anni Settanta?
Perfetto, ma perché rivolgersi a un professionista e pagarlo?
Così si bandisce un bel concorso fotografico; si sfruttano il lavoro, l'impegno, la fatica e l'intelligenza dei dilettanti (molti dei quali indubbiamente capaci), a fronte di un premio risibile e della promessa (talvolta disattesa, come ho avuto modo di constatare personalmente) del nome pubblicato in fondo a un libercolo, in mezzo a decine di altri, in quella lista di "credits" che nessuno legge.
Non sto facendo un discorso corporativo, non sto dicendo che queste iniziative tolgono lavoro ai professionisti.
Anzi, sono contento che i dilettanti si mettano alla prova (non potrei non esserlo, dal momento che ho formato centinaia di fotoamatori, alcuni dei quali divenuti poi professionisti), soprattutto quando intendono fare della fotografia qualcosa di più che un hobby.
Ma non sopporto che la loro passione venga sfruttata! Non sopporto la disonestà intellettuale di chi cerca di ottenere senza pagare.
Anche perché – e questo è il secondo punto – le fotografie che saranno poi pubblicate sui pieghevoli di promozione turistica vengono spesso scelte da persone che normalmente non si intendono di fotografia: giudici di concorso scelti per amicizia, per conoscenza, quasi sempre estranei al mondo della fotografia e solitamente (di nuovo) non pagati.
Risultato?
Pubblicazioni promozionali e pieghevoli turistici pieni di verticali convergenti, di orizzonti inclinati, di controluce allietati da miriadi di circoletti luminosi, di ombre illeggibili.
E non è necessario credermi sulla parola: basta recarsi presso un'azienda di promozione turistica di una qualunque località marina o montana e fare man bassa di dépliant per constatare di persona fino a che punto l'ignoranza e l'incompetenza riescano ad ammazzare la qualità.
A mio parere le associazioni di categoria (come già sta facendo Tau Visual: http://www.fotografi.org/concorsi/) e i fotografi stessi dovrebbero inviare a questi signori un messaggio forte e chiaro: smettetela di scippare ai fotoamatori il loro impegno, la loro fatica, la loro intelligenza.
Cari fotoamatori, boicottate questi pseudoconcorsi, inviate a chi li propone centinaia di mail, intasategli la casella di posta, costringeteli a lavorare fino a tardi la notte per scaricare messaggi con un unico, chiarissimo contenuto: siete dei ladri!
Perché il lavoro va pagato, punto e basta.

Questo articolo è pubblicato sul sito di Michele Vacchiano alla pagina http://www.michelevacchiano.com/tip/tip_giugno_2014.shtml

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