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Fotografia umanitaria:Raffaella Milandri a favore della ILO 169
Autore: Raffaella Milandri - Pubblicato il 23/09/09 - Categoria Fotografia & Dintorni
Gradimento: Molto Interessante
Questa pagina è stata visitata 3871 volte

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La  viaggiatrice in solitaria e fotografa Raffaella Milandri  al rientro dalla sua spedizione in Botswana annuncia:  “Il mio progetto immediato è mettere il mio operato  e le mie opere al servizio di cause umanitarie.  La Fotografia Umanitaria è uno strumento importantissimo per aiutare chi soffre. E’ uno specchio vivido e tangibile sulla realtà, senza trucchi o mistificazioni. E le potenzialità di sensibilizzazione e di aiuto concreto a chi ne ha bisogno sono tantissime, attraverso i media, mostre, proiezioni, aste di beneficenza, e collaborazioni con le ONG ( ndr  Organizzazione Non Governativa.)”

Chiediamo alla fotografa : come è nato per Lei il concetto di Fotografia Umanitaria?

Dice la Milandri, già autrice di una mostra sul lavoro minorile in India e di una mostra  con asta di beneficenza a favore di un centro per anziani senzatetto del Nepal :

“ E’ stato un percorso personale che ha amalgamato diversi ingredienti. Passione per la fotografia e  per il viaggio in solitaria. Attenzione estrema per i Paesi in sofferenza e in via di sviluppo,  le culture in pericolo, i diritti umani violati.  Curiosità innata, spirito di osservazione  e capacità di adattamento  alle situazioni estreme. Ho viaggiato scomodamente, ho scattato foto in condizioni difficili, ho mangiato spartanamente , ho dormito in modesti alloggi -ma sempre col sorriso -mischiandomi  fra la gente,  adeguandomi ad un diverso stile di vita e ad una diversa mentalità, assorbendo come una spugna costumi , atteggiamenti  e sentimenti. Essere donna, pur se con molti rischi, mi ha fatto accettare e giudicare inoffensiva” 

Come pensa di mettere in pratica i suoi programmi, e a chi darà la priorità negli aiuti?

“Prima di tutto sono disponibile per ONG e associazioni non profit, come dicevo, con il mio operato e le mie opere;  poi ho focalizzato i primi due obiettivi precisi , per i quali agirò attraverso i media e una mostra fotografica. Il primo obiettivo è sostenere e promuovere la  ratifica dell’Italia alla ILO 169, una convenzione internazionale a favore dei diritti dei popoli indigeni e tribali. Allo scopo ho anche già formato un gruppo su Facebook, stiamo inviando lettere di sollecito al Ministro Frattini.Siamo già in diverse centinaia. Il link è http://apps.facebook.com/causes/355059?m=cc366e79

 LA ILO E LA ILO 169.

La ILO , Organizzazione Internazionale del Lavoro(International Labour Organization) è l’ agenzia delle Nazioni Unite, con sede a Ginevra, che si occupa di promuovere il lavoro, in condizioni di pace, libertà, uguaglianza, sicurezza e dignità; gli Stati membri sono  179 , promuove i diritti dei  lavoratori ed è responsabile dell’attuazione delle norme internazionali del lavoro, promuovendo pace, prosperità e progresso. L’Italia è stato membro e dal 1919 ha  ratificato 111 Convenzioni internazionali. Ma non ancora  la ILO 169. La ILO 169 mette per iscritto i diritti fondamentali dei popoli indigeni e "tribali" e si occupa di questioni d'importanza vitale : garanzia dei diritti umani e delle libertà fondamentali; il diritto all'identità culturale e  alle tradizioni comunitarie ;il diritto alla partecipazione dei popoli interessati alle decisioni che li riguardano;l'uguaglianza di fronte all'amministrazione ed alla giustizia .

I popoli che tuttoggi aspirano ad uguaglianza e a diritti sono : gli aborigeni australiani, i maori neozelandesi, i boscimani del Kalahari, gli Innu canadesi e tanti tanti altri(per non parlare della scottante situazione tibetana).L’Italia nel 2000 ha rifiutato di aderire alla ILO 169 come la Germania, dicendo che non ha popoli indigeni che vivono nel Paese .

Riprende la Milandri: “Ma è molto importante che anche l’Italia, pur se non direttamente coinvolta,  ratifichi la ILO 169 in quanto trattato universale a garanzia dei diritti delle popolazioni indigene. E’ una adesione doverosa e rispettosa dei diritti umani. Queste popolazioni  hanno subito già stermini, abusi, privazioni, esili. Ora sono spesso tragicamente minati da alcol, AIDS, suicidi. Stanno perdendo la loro identità e hanno pieno diritto, dopo che le loro terre sono state usurpate per petrolio, oro, diamanti, uranio, legname, a recuperare la loro dignità e a mantenere le loro tradizioni, fortemente legate alla terra

ancestrale.”

Aggiunge la Milandri: “Non voglio che questi popoli e le loro tradizioni rimangano solo nei documentari o nei film. E’ sacrosanto fermare e combattere l’estinzione di  popoli, culture, tradizioni.”

Sensibilizzare il Governo per la ratifica alla ILO 169, dunque, è il primo obiettivo.

E il secondo?

“ Ho avuto modo di appurare di persona il problema  dei boscimani del Kalahari. E’ una questione ampia e complessa, ma l’urgenza ora è far aprire i pozzi d’acqua per quei villaggi isolati all’interno del Central Game Reserve. I boscimani (Bushmen) hanno vissuto per più di 22.000 anni in quei territori e molti di loro sono stati recentemente allontanati sulla base di programmi governativi di reinsediamento.

L’urgenza è far riaprire i pozzi per coloro che tuttora vi abitano, e poi permettere, a tutti coloro che vogliono, di ritornarvi. Vi è un tesoro di tradizioni e cultura in questo popolo, e va preservato: ma senza l’acqua non si vive. ”

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