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Fotografia professionale di Viaggio? Non solo belle foto!
Autore: Franco Barbagallo - Pubblicato il 20/01/10 - Categoria Riflessioni
Gradimento: Utile a Sapersi
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Fotografia professionale di Viaggio? Non solo belle foto!

Mi capita spesso che mi si chieda “cosà è la cosa di cui vai più fiero della tua lunga carriera di fotografo di viaggio?” e io rispondo, immancabilmente, raccontando un episodio che non ha nulla a che vedere con lo scattare delle fotografie. Per fare al meglio il fotografo di viaggio, infatti, le belle fotografie non sono certo un accessorio ma “non bastano “. Servono tante ma tante altre cose. Una fra e più importanti è questa: partivo con la giornalista Maria Grazia Casella per un incarico per Tuttoturismo su una crociera su un veliero nelle isole della Tailandia. Arrivo in aereoporto e il mio passaporto era ... scaduto! Lei è partita e io no. Orrore! anche perchè la nave sarebbe partita la sera stessa del nostro/suo arrivo! Se il servizio fosse saltato per colpa di quella mia superficialità (non aver controllato il passaporto) la mia pur ventennale collabozione con Tuttoturismo sarebbe potuta anche diventare a rischio o comunque sarei stato lo zimbello della redazione vita natural durante. Ho applicato, allora, una delle regole d’oro di questo mestiere: non arrendersi, MAI! Alle 10 del mattino di quel martedi a Fiumicino sono cominciate le 48 ore più angosciose ma più esaltanti della mia carriera: L’indomani partiva un’altro aereo ma sarei arrivato a Phuket con la nave già in alto mare da 24 ore. Prima che la giornalista partisse le ho chiesto notizie sulla seconda tappa della crociera. Lei sapeva solo che era l’arcipelago delle isole Surin, null’altro. Io vivo in Sicilia quindi il primo problema era riuscire a farsi rinnovare in giornata il passaporto a Roma. Impossibile di norma. Ho fatto una sequela di telefonate alla questura di Catania, dalla quale dipendeva il rinnovo, a quella di Acireale, dove vivo, a quella di Roma dove mi trovavo. Grazie alla pietà che ho suscitato nella Polizia di Stato e al fatto che ero iscritto all’ordine dei giornalisti (colleghi, se avete la tessera dell’ordine e vi capita anche a voi è possibile farsi rinnovare il passaporto anche adistanza in giornata), mia moglie è andata a firmare il suo assenso al rinnovo ad Acireale (pure quello ci voleva) che è stato mandato via fax a quella di Catania che sempre via fax ha poi mandato il nulla osta per il rinnovo a quella di Roma città dove mi sono recato. Il pomeriggio alle 17, incredibilmente, avevo il passaporto rinnovato e l’indomani prendo l’aereo per Phuket. Rimaneva solo il problema non da poco di raggiungere leisole Surin e “trovare la nave”. Ho studiato la situazione durante il volo e ho scoperto che c’erano due possibilità: la prima: affittare un auto sciropparmi una marea di km, quindi noleggiare un imbarcazione con pilota e andare nel vasto arcipelago alla ricerca di un ago nel pagliaio, la seconda: l’arcipelago era anche una destinazione diving e c’erano diversi operatori che, da Phuket, raggiungevano l’arcipelago per fare immersioni. Appena arrivato ho cominciato a telefonare a tutti gli operatori di diving esistenti sulla guida. Alla dodicesima telefonata, quando rimanevano solo due operatori da interpellare, mi rispondono che la sera una loro imbarcazione sarebbe partita per le isole arrivando in loco alle prime luci dell’alba successiva. Qualche volta avevano visto una grande nave da crociera a vela (si trattava proprio di un veliero la mia) ma non avevano idea se si trattasse dello “Star Flyer” e non si ricordavano nemmeno in quale isola l’avevano vista e se durante il primo o il secondo o il terzo giorno del loro viaggio. Incrociando le dita sono partito ugualmente navigando tutta la notte con quel veloce , piccolo yacth con a bordo sei divers australiani che bevevano birra a tutto spiano. L’indomani mattina presto, la barca all’ancora vicino una bella isola dai fondali da sogno, ero sulla tolda mentre gli altri facevano colazione e si preparavano alla prima immersione. Alle 8 mi è parso di vedere all’orizzonte un imbarcazione avvicinarsi. Solo venti, interminabili, minuti dopo ho pouto riconoscere gli alberi, solo un’ora dopo ho potuto leggerne il nome: ERA LEI! Trionfante sono saltato sul tender con i miei bagagli e mi hanno portato sotto bordo. Sulla nave sapevano tutti che il fotografo della giornalista era rimasto in Italia e potete immaginare la sorpresa che ho suscitato nel farmi trovare, trionfante e raggiante, a bordo di quel canottino, nel bel mezzo del mare delle Andamane ad ... aspettarli. La Casella ancora si chiede come sia mai potuto riuscire a farmi rinnovare il passaporto e ad arrivare fin li! NON ARRENDERSI MAI di fronte a un qualsiasi problema, qualunque esso sia, è una dei tanti comportamenti pretesi da questo mestiere meraviglioso ma crudele, che non consente errori, rilassamenti e men che meno, “il bucare, per giunta così clamorosamente, un servizio”. Ho apllicato questa regola stakanovista in tante altre occasioni anche molto più legate allo scattare fotografie e potrei riempire un libro con tanti altri episodi che riguardano le decisioni non arrendersi di fronte alle condimeteo e allo studio delle previsioni del tempo, al riuscire a raggiungere una posizione per scattare una fotografia ideale ma difficilmente raggiungibile per tutta una seie di motivi apparentemente insormontabili, dal convincere un direttore della bontà della propria proposta, dall’ottenere da un ufficio del turismo un cambiamento dell’itinerario al fine di portare a casa una nuova situazione scoperta in loco e le mille altre occasioni diquestolavoro dove si deve “tenere duro, non arrendersi”. Riuscire a non arrendersi, fino a quando non si è riusciti a ottenere quello che si vuole per la migliore riuscita del servizio oppure fino a quando non si sono davvero esaurite fino all’ultimo tutte le posibili risorse a disposizione, non è ne semplice ne facile ed è un atteggiamento che si riesce ad imporsi solo ponendosi sempre questo obbiettivo, sin dall’inizio della cariera, mettendosi alla prova ogni giorno in field. Il mio ex assistente , tanto per fare un esempio, non ha mai compreso fino in fondo questo concetto che gli ho espresso tante volte: ogni volta che per qualche motivo non riusciva a raggiungere un obbiettivo di lavoro, aveva sempre delle scuse, lasciava sempre qualcosa di intentato, non si era soffermato mai abbastanza per cercare di aggirare gli ostacoli, non si era scervellato per trovare una soluzione anche arrampicandosi sugli specchi: si era “accontentato” di fare solo ciò che le situazioni apparentemente permettevano senza sforzarsi di trovare soluzoni alternative. Amici giornalisti mi dicono che questo capita anche a professionisti affermati, forse appagati. Mi piacerebbe sentire raccontate altre avventure limite del “Non arrendersi mai” da colleghi e appassionati. Chiunque voglia approfondire il discorso del “non arrendersi, del non accontentarsi” mi può anche contattare quando vuole, sono a casa per alcuni giorni.

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