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Testi » Cultura Fotografica » Scheda Articolo

Fleurs des femmes
Autore: Natallia Sitkevich - Pubblicato il 11/02/10 - Categoria Cultura Fotografica
Gradimento: Molto Interessante
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Nel panorama dei giovanissimi artisti, Natallia Sitkevich è un personaggio fuori dall’ordinario: fotografa di formazione, opera nell’ambito dell’arte digitale, elaborando al computer i suoi scatti con sovrapposizioni e trasparenze. I suoi primi lavori vengono subito apprezzati dalla critica, difatti la sua prima mostra si tiene presso un Centro Internazionale di Arte Contemporanea, assieme ad artisti “veterani” e affermati. Ma non è tanto questo, che già sicuramente è un episodio atipico, che colpisce, quanto i temi delle sue opere che, all’età di ventitré anni, recano titoli e contenuti - e basterebbe solo citare i primi - che indicano la precoce profondità dei suoi interessi umani e conseguentemente artistici: “Croce”, “Illusione di libertà”, “Una morte”. Sono opere drammatiche dove vediamo, nella prima, delle mani spasmodicamente intrecciate a formare una croce; poi una giovane donna che scompare tra il vento e le nuvole e, infine nella terza, delle braccia maschili che si avventano, fuoriuscendo dall’oscurità, verso il cappio di un patibolo, sotto il quale è predisposto un già traballante sgabello. Una sua installazione, allestita nella sede sopra citata, è strutturata su due parallelepipedi neri, recanti un imprinting di poesia visiva come riflessione esistenziale, dagli esiti inaspettati e inquietanti. Le opere che, a due anni di distanza, presenta l’artista, frutto della sua ultima ricerca, provenienti da una rassegna intitolata Fleurs des Femmes, sono notevolmente differenti: appaiono lavori alquanto delicati, nei quali l’oggetto è il corpo stesso dell’autrice, che viene immerso, circondato o sovrapposto/sottoposto a larghe distese floreali, in una realtà veramente onirica. L’esito di questo dialogo appare assolutamente innocente: è un corpo etereo, trasparente, attraversato poi dai colori vivaci dei fiori che sembrano possederlo. Dalle opere scaturisce un velato erotismo, specialmente a causa del valore simbolico che ha la struttura delle composizioni. Numerosi artisti usano il proprio corpo come veicolo per rivelare la propria interiorità - talvolta anche senza l’intenzione di farlo - nelle diverse forme espressive possibili, dalla fotografia alla pittura, al disegno, dalla scultura alla videoart. Le immagini di questi Fleurs des Femmes sembrano rivelare, dell’autrice, desideri più o meno inconsci, che giocano anche in modo ambiguo. Fiori sbocciati e boccioli sembrano alludere ad un corpo pronto per un amore ancora non trovato che sembra attendere all’infinito in un pazientissimo spasimo, che si manifesta attraverso una dicotomia cromatica tra il corpo-soggetto e il paesaggio, mentre le foglie e i magnifici fiori multicolori ne dipingono la carne. E’ dunque il corpo e non fiori e boccioli - rossi simboli di una potenzialità nascosta e del colore della passione - che attende di essere colto, per uno slancio sensuale e romantico, per un amore che sarà ardente, impetuoso ed egocentrico. Questo corpo vive di amore e non può e non vuole essere nient’altro, ma contiene una creatura lieve ed elegante. Fianchi e seni nudi tradiscono un esibizionismo che punta piuttosto al carattere che all’erotismo, attraverso le immagini di una metamorfosi floreale che sottende un’innocenza seduttiva ma virginale, velata di malinconia, in bilico fra immaginario e realtà, soffiata e immersa nella nebbia leggera del sogno. Ma il lavoro della Sitkevich, che si nutre di simboli, ci rivela come l’aspetto virginale altro non sembra che un escamotage per arrestare lo scorrere del tempo. Che l’amore ha una valenza esorcizzante nei confronti della morte (Eros versus Thanatos). Che per l’artista l’arte è più che mai strumento di sublimazione (“La fotografia è per me la passione che trasforma il respiro delle tenebre nella luce della vita” ha dichiarato Natallia). Che, non a caso, i fiori sono simbolo di caducità nella loro breve e sfolgorante esistenza. E nascondendo sempre il proprio volto, la Sitkevich ci comunica l’ansia e il timore di riconoscere sé stessa, in un rifiuto della presa di coscienza dell’effimero e della finitezza dell’Io. Un’artista spirituale, diremmo di lei, sulla cui opera leggera inevitabilmente gravano molteplici e significativi contenuti. Hary Daqua
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