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" Alchèmia " - Immagini fotografico / pittoriche di Roberto Sardo
Autore: ROBERTO SARDO - Pubblicato il 18/04/11 - Categoria Mostre
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UNASP ACLI PROVINCIALE DI RIMINI – Progetto Immagine

 in collaborazione con la Famiglia Tiboni

 

Alchèmia

Immagini fotografico – pittoriche di Roberto Sardo

 dedicate a Michelangelo Amerighi da Caravaggio

 progetto inedito,  2010 / 2011

Presentazione critica :  Roberta Ridolfi, critico d’arte

 

Rocca di Montebello – Comune di Torriana  ( Rimini )

dal 16 aprile al 25 settembre 2011

giorni ed orari di apertura : www.castellodimontebello.com

tel.  338 4893342

 


In Caravaggio vedo il precursore della Fotografia. Luce, colore, ombra come nessuno all’epoca. Poi talento e anima fra sacro e profano, spesso oggetto di critiche e censure.

Dopo molti omaggi e citazioni alla sua opera, in ogni campo artistico, è difficile aggiungere qualcosa a tutto quello che è già stato detto. Anche sul “mistero” di quadri che potrebbero contenere messaggi criptati. E sul vero nome. Io l’ho scelto in base ai pochi riferimenti storici, discordanti o indecisi.

Con Alchèmia vorrei interpretare personalmente quella poetica  ( definita “ barocca “ o “ naturalismo tenebrista “ ) , tra classico e modernità. Nel senso umile di chi si avvicina a qualcosa di grande. Con immagini ideate attraverso uno studio documentato ed istintivo allo stesso tempo. Col sentimento che unisce Fotografia e Pittura come un’alchimìa.

La tecnica impiegata è completamente artigianale: fotocamera meccanica, pellicola negativo colore, valutazione della luce anche senza strumenti. Nessuna elaborazione digitale.

L’interprete è un modello non professionista.

                                                                                                   Roberto Sardo



Alchèmia, un altro Caravaggio possibile

di Roberta Ridolfi – critico d’arte

 

Di lui è stato detto e scritto tanto. Caravaggio per alcuni è stato un’estrosa anima inquieta, per altri un bravo pittore dal difficile carattere, per tutti e soprattutto per la storia è stato e universalmente è  un grande artista. Per capire Caravaggio non basta conoscerne le opere, così come non  è sufficiente riconoscere la grande qualità comunicativa: per comprenderne l’essenza e dunque la valenza poetica occorre entrare nel suo straordinario mondo. Un mondo che travalica i confini di spazio e tempo per rimandare all’alterità tutta la tensione e l’energia creativa che ancor oggi trasuda dalle sue tele. Nel definire “straordinario” l’universo immaginifico di Caravaggio si deve tener conto dell’accezione più completa di questo termine. Significa cioè “fuori dall’ordinario”, fuori dalle regole, ma non già fuori dalla realtà. Nelle tele di questo artista convivono mondi differenti, e probabilmente i suoi incubi trovano corpo proprio nelle sue tele, così come lo trova sua incontenibile passionalità.

Questa premessa era necessaria per comprendere il parallelismo poetico che traccia il rapporto, tutto ideale, tra il maestro Michelangelo da Caravaggio e l’artista contemporaneo Roberto Sardo. Pensiamo subito all’esile e labile confine che  esiste tra pittura e fotografia in Caravaggio, pensiamo al suo modo di usare la luce, al suo trattare la scena da dipingere come fosse un’inquadratura fotografica. Non ci lascia scampo questa considerazione! La pittura di Caravaggio è una “pittura fotografica”, la fotografia di Roberto Sardo è pittorica. Una sorta di paradosso? Un gioco per la visione? Niente di tutto ciò. Solo, ed esclusivamente un percorso parallelo, le cui basi trovano giustificazione in una sensibilità comune.

Quando Roberto Sardo fotografa, usa spesso una tecnica artigianale, e in questo caso rifiuta il digitale poiché lo considera artificio tecnologico, non funzionale alla natura “sentimentale e poetica” di un linguaggio creativo istintivo ed autentico. Valuta la luce con l’esperienza e con il sentimento, sente giusta l’esposizione poiché fotografa con l’anima. Persino l’intervento cromatico che agisce di sua mano sulla fotografia non è tecnologico, non è un ritocco ma semmai un “tocco” da artista funzionale al corpo totale dell’opera che ne determina il senso.

I soggetti rappresentati nelle opere di Sardo sembrano travalicare gli schemi del tempo e della storia, non conoscono convenzioni, non conoscono limitazioni. Per queste ragioni, probabilmente con sottile ironia, Roberto Sardo, aggiunge alle sue opere particolari, frammenti, che tendono a contestualizzare il soggetto, ma che nel contempo sorprendono, fin anche a far smarrire il senso in chi le guarda. Il colore in questo ciclo di lavori tra sacro e profano ha il compito di velare-svelare, celare e rivelare, vedere e sentire. L’uso del rosso, non allude banalmente al colore del sangue o ai suoi simboli, traccia invece un profilo lucido della vita del nostro tempo.

E’ forse per  queste ragioni che si compie un’alchimia. Una fotografia è il fermo immagine di un istante, la pittura è espressione di un momento infinito del nostro essere. Nel lavoro di Roberto Sardo sono presenti entrambe in un’implosione unica di sensi. Il mistero è trattato in queste 15 opere come fossero un appiglio alla salvezza e non un artificio obsoleto atto a vivacizzare il reale. La tenebra, l’oscurità, lo smarrimento non sono presenti come stati d’animo d’irrequietudini passeggere, sono piuttosto vissuti come momenti in cui riflettere sul senso intimo di questa vita. In fondo il dolore e la morte fanno parte dell’esistenza e sono “passioni” come lo sono l’amore ed il bene. Sono quindi gli estremi che conferiscono equilibrio alle nostre scelte e al mondo in cui riteniamo di dover condurre la vita.

Tutto ciò induce a pensare al corpo fotografato non come banale entità fisica, fatta di umori, e di esigenze fisiologiche, siamo condotti a percepirlo invece come “fisicità spirituale” . Un ossimoro curioso, questo, che tiene in bilico constante l’anima ambivalente di cui sono fatti gli uomini. Il corpo in posa rappresenta l’esegesi del vissuto, la sua grazia posturale accompagna lo sguardo entro i morbidi ed oscuri anfratti dell’anima, aprendo una voragine nelle possibilità sensoriali che queste immagini immancabilmente sanno richiamare.

Le atmosfere rarefatte che avvolgono talvolta la scena, possono alludere a tutto uno schema simbolico , su cui si regge la natura umana, nella sua antica accezione archetipa. Potremmo pensare ai vapori caldi di una sauna turca, alla nebbia opalina che incanta certi paesaggi, o più semplicemente e cinicamente ad un ambiente viziato da un banalissimo fumo di sigaretta. In queste considerazioni è possibile trovare tutto il tempo, le epoche e gli spazi, e perfino tutte le persone che hanno contribuito a costruire quell’apparente solitudine.  Ecco dunque che queste opere ci forniscono nuovi stimoli, nuove motivazioni e nuovi occhi con cui guardare il mondo. Apriamoci dunque, ascoltiamo con anima e cuore quello che questa mostra intende suggerirci. Solo così, quando usciremo porteremo dentro noi qualcosa di buono. L’arte questo può fare, e questo sa fare!

                                                                                                             

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