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Agathae
Autore: fabrizio villa - Pubblicato il 01/02/10 - Categoria Mostre
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"Le immagini sono enigmi che si risolvono con il cuore" GIORDANO BRUNO
Chiedetevi cosa chiedete a una foto. Un attimo di mille attimi. E in quell'attimo si apre un mondo sugli infiniti bagagli di forme rappresentabili. Moholy-Nagy diceva che la Fotografia ci insegna ad esercitare una "vista intensiva". Quante possibilità? E' un vortice di poesia, solo pensarlo, solo immaginare quante infinite variabili. Clic!…eccola la FESTA. La sentiamo nei nostri cuori, è qui, è arrivata. Fabrizio Villa ci racconta la festa di AGATA, la “gente di Agata”. Così come un poeta scrivendo una poesia mette dentro se stesso, dialogando con il lettore in un tacito accordo spirituale, allo stesso modo Villa attraverso le immagini ci conduce alla scoperta del suo mondo interiore. Ed è davvero una scoperta! Essere fotografo professionista non è solo un lavoro, un'arte o una tecnica: è una grande avventura dello sguardo e del pensiero. Tra cielo e mare, tra terra e fuoco, l'Autore ci racconta la sua Agata. Perchè appunto questo è il senso e il valore alto della fotografia: "non riprendere il visibile, ma rendere visibile", in una evidenza simultanea. Ma un fotografo non si muove a caso, le va a cercare le storie da raccontare, quando non si presentano da sole per un incontro fortunato... Non bisogna per forza viaggiare tanto, andare lontano: la quotidianità ci offre spesso tutto il meglio e tutto il necessario per raccontare storie incredibili eppur vere. Storie anche semplici. Storie sempre uniche. Cosa può esserci ancora da dire di questa festa? Eccole le immagini. Una festa corale, di popolo. Per tre giorni consecutivi la città si ferma, lascia ogni pensiero e lavoro usato e si immerge in una dimensione spirituale, diventa "devota" alla sua "santa bambina". La prima cosa che ci colpisce e attira di questi scatti è la capacità di rendere il senso della partecipazione, la presenza della "folla" percepita come forza autonoma e portante dell'intera celebrazione religiosa, una folla indistinta dove braccia, gambe, voci, occhi, colori, pare si muovano insieme e insieme si uniscono seguendo da sempre lo stesso rituale, gli stessi percorsi: le mani si tendono, i corpi si ammassano, i cori si intonano. Eccola la festa! L'Autore entra nella folla, e allora inizia il viaggio più bello: coglierne i dettagli, un dettaglio che travolge al di là del soggetto. L'occhio del fotografo ci conduce dentro le storie, osserva per noi. Per ogni corpo una vita, un peso sulle spalle portato con gioia. Chissà finita la festa, riposta la livrea da cerimonia o il bianco sacco quale vita riprenderà come sempre: un venditore al mercato del pesce, un autista, un giovane studente, un professore, un bancario, la proprietaria del bar dove si racconteranno le emozioni dell’ultima notte. Ci vien quasi da sorridere della nostra ingenuità. Noi che spesso guardiamo ma non osserviamo. Dettagli che conosciamo, che sappiamo di aver visto, ma che troviamo adesso innalzati verso un significato altro, pur riconoscendoli come veri, come vissuti. Dettagli che ci emozionano e ci lasciano lì a godere di quell'immagine, in un momento di percezione superiore dell'istante che è già passato. Come l’odore della cera liquefatta rimasto impigliato tra le basole e così nelle nostre narici… E' poco? Dettagli semplici, questo è il bello, semplici come le cose vere e importanti, come la fede autentica, vissuta nelle difficoltà quotidiane, come la luce dell'Aurora che attende l'uscita della sua Regina, come l'incanto magico dei fuochi che si stagliano nel cielo nero e freddo, come gli occhi dei bambini che tutto guardano con incanto. Semplici, non banali. Così cogliamo questa festa, così ce la restituisce l'occhio sensibile di Fabrizio Villa, una festa per chi sa pregare, una festa che deve toccare l'anima. E allora guardiamo queste immagini come qualcosa che ci appartiene. E' come guardare una musica che si snoda attraverso le sue sequenze. Niente vieta ad un immagine di ritornare ad un'altra, alla prima o alla più vicina, restituendo ciò che è stato perso. Immaginando gli intervalli non rappresentati, immaginiamo il transitivo....Guardarli tutti insieme questi scatti, dopo averli amati uno per uno, è un'esperienza che ci assicura la forza dello sguardo. Ancora un lampo, ancora un cero acceso, una faccia stralunata, un effetto di controluce, un tocco di colore puro, qualcosa che ci mancava quando pensavamo di aver visto tutto. Ogni emozione suscitata in noi rende credibile l'istante, perchè l'istante continua a vivere in noi. E così anche la nostra esperienza si mescola a quella dell'Autore e ne diventa parte. Perfetto! Come vorremmo vederla sempre così la nostra città, e la sua gente! Unita, sincera, devota, partecipe, disposta ad amare! Eccola, è arrivata la festa più bella, è qui, con i suoi volti espressivi, i lampi di luce, le attese lunghe, le urla, la gioia, la commozione, la fatica. Quanta fatica! Catania prega e piange, spera e invoca a gran voce, fa rumore per farsi sentire, lì, dove i suoi dolori verranno compresi e consolati. Eccola la gente di Agata, è qui, il magico rito si rinnova, ancora, come una preghiera.

                                                                                                                    Valeria Sanfilippo


“AGATHAE” Mostra fotografica di Fabrizio Villa
Palazzo Platamone, 31 gennaio – 14 febbraio 2010
Catania, via Vittorio Emanuele 121
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