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L’intervista: Patrizia Dottori, il dolore delle donne va scritto sulla pietra
Autore: patrizia dottori - Pubblicato il 08/04/14 - Categoria Mostre
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Patrizia Dottori, artista di straordinaria sensibilità , empatica e dolce, è una fotografa italiana che vive tra Roma e Buenos Aires. Uno dei suoi ultimi lavori, Lapides è dedicato al grave problema della violenza sulle donne e al femminicidio, si tratta di un lavoro fotografico poetico, forte e commovente dalla innegabile valenza estetica. Le immagini di Patrizia Dottori sono divenute l’emblema della lotta alla violenza sulle donne, un tema complesso e delicato che merita attenzione estrema anche da parte delle istituzioni. (LAPIDES, a cura di Francesca Pietracci,dal 2 aprile al 7 maggio 2014 Acta International via Panisperna, 83 Roma http://www.actainternational.it/author/admin ) Come è nata la tua passione per la fotografia? Devo dire che l’immagine mi ha sempre accompagnata: mio padre dipingeva, mio zio, da parte di mamma, era un fotografo. Ma non sono mai stata capace nemmeno di disegnare, e quanto alla fotografia ne sono stata satura fino a 25 anni! Sì ho iniziato tardi, ma in realtà avevo già tutto dentro… E’ avvenuto per caso: un amico aveva una Nikon che non usava e mi sono studiata il manuale. Ho fatto un po’ di scatti e mi sono piaciuti e ho continuato. Poi ho trovato una macchina fotografica per strada, una Minolta xgm, e quello è stato il segno vero: era il 1988, da allora non ho più smesso. Poi anche l’amore per il surrealismo e la metafisica, come per Ansel Adams e Man Ray nella fotografia, tutto mi ha portato verso una direzione che allora non conoscevo. Poi ho fatto corsi, approfondimenti, stage, anche molto diversificati dalla fotografia, come regia, sceneggiatura, pittura, montaggio. Credo che la fotografia sia un modo per esprimere la propria ricerca interiore. Per questo non è tecnica, anzi per me è tutto fuorché tecnica pura: io, infatti, l’ho dimenticata, l’ho sciolta nelle cose che ho assimilato. Perché un lavoro sulla violenza sulle donne? Oltre alla fotografia mi sono sempre occupata di politica e di diritti, quindi, siccome penso che ognuno di noi porta con sé ciò che ha dentro, credo di aver messo insieme arte e politica. All’inizio più inconsapevolmente, poi nel tempo ho scoperto, proprio attraverso le mie foto, che quella era sicuramente una delle strade che volevo percorrere. Quando ho iniziato il progetto di Lapides nel 2010, mi ero già occupata del tema del femminicidio, ma non avevo prodotto un lavoro mio. Cercavo il mio modo interiore per tirare fuori un messaggio importante, un modo che non fosse didascalico, che non fosse già visto. Prima di partire per un lavoro nella cava di granito di Luz di Compostella, in Spagna, sono stata attratta da un vecchio negozio dove andavo anni prima e quel vestito fuxia è stata la prima cosa che ho visto. Pensavo ad un vestito da indossare, ma non era della mia taglia, e nonostante ciò non ho potuto fare a meno di comprarlo e di portarlo con me. Non sapevo ancora perché, l’ho scoperto quando ero nella cava… E’ stato un momento magico, anche perché in una delle pareti della cava, segnata dal taglio, c’era proprio la forma del mio vestito. Ogni volta che ci penso ho i brividi. Ci parli del tuo rapporto con la femminilità? Non è facile oggi parlare di femminilità: è tutto molto confuso dalle lotte femministe. Confuso in modo sbagliato intendo… E’ stato molto difficile dagli anni ’70 ad oggi riprendersi la femminilità che non era mai stata messa da parte. Mi sento femmina, femminile e femminista: tre aspetti diversi che vivono in perfetta armonia tra loro. Non molto secondo il genere maschile… Infatti credo che gli uomini abbiano paura proprio di questa armonia che oggi ci appartiene e che mi piace definirla “Bellezza”! Noi donne, in armonia, siamo belle, e la Bellezza fa paura…come pure la felicità… Credo che nella nostra cultura sia intrinseco il pensiero che non possiamo o non meritiamo di stare bene, di essere felici e di essere belli. E non rivolgiamo questo pensiero nemmeno a ciò che ci circonda e ci appartiene, natura compresa. La freddezza immobile della pietra, la sua durezza e la dolcezza effimera di un vestito rosa, una metafora sublime, me la illustri? Ecco: intanto l’idea della pietra si avvicina al concetto di freddezza. Ma la nostra terra è pietra! Pare così fredda? Ho pensato proprio questo: l’utilizzo della pietra, che brilla nel mio caso per via di un granito particolare, ridà vita alla pietra, quindi alla natura, quindi alla Bellezza! Anche Donna è Bellezza, come dicevo, per questo Ho messo insieme ciò che l’uomo deturpa, perché deturpa la Bellezza. Il riferimento alla pietra, con Lapides, dal latino lapis lapidis, che richiama alla lapidazione, è un urlo contro chi usa la pietra per uccidere. Le pietre non devono essere scagliate contro la bellezza… Il tuo messaggio agli uomini che fanno del male alle donne … Oggi si parla molto di violenza contro le donne, di femminicidio, anche in Italia, in proporzioni che mai avremmo potuto immaginare. E’ un problema di società, di cultura, di tradizioni che vedono l’uomo sempre preponderante rispetto ad una donna. Intanto credo che non ci sia l’educazione al rispetto, alla bellezza e alla felicità, quindi è facile, in tutti i campi, non solo in questo in particolare, prendersela con chi ci appare più debole o più emarginato. Sono coloro che emarginano a credere che i “diversi” siano più deboli, in realtà è esattamente il contrario. Le donne sono forti, come pure chi attraversa un mare in barche improbabili dimostrano forza e coraggio. Elementi che mancano ai prepotenti, altrimenti non sarebbero tali… Un messaggio? Più introspezione… e una riflessione: una volta che hai ucciso la donna che non gli appartiene più, davvero si sentono meglio? Io credo di no, perché il problema non è nel far sparire il problema, ma nell’avere il coraggio di affrontarlo e affrontarsi, Ecco oggi gli uomini che dal tempo del femminismo non hanno fatto molti passi avanti, si sentono a disagio, e non hanno strumenti per esprimere questo disagio che li consuma… Come artista, sto cercando di fare il mio lavoro in questo senso, attraverso le immagini di assenze, lavoro sulla mancanza di un corpo in luoghi isolati della natura. Se anche uno di loro proverà tristezza nell’avvertire l’assenza, ho raggiunto il mio obiettivo. Il tuo prossimo lavoro? Ho già iniziato un altro lavoro sull’identità, Identity PAssporT, sul racconto di se stessi attraverso il passaporto, che è un documento di viaggio così com’è un viaggio la nostra vita, presente, passata e futura. Inoltre sto terminando un libro su Cuba, anche lì tra politica e diritti (si intitola “Propaganda – Cuba on the wall”, con le foto della propaganda politica cubana e della vita quotidiana, accompagnate dal testo dei diritti fondamentali della Costituzione cubana) e spero di chiuderlo nei prossimi mesi. Ma ho ancora molto da fare con Lapides e con gli altri lavori sugli elementi della natura (FireBerg, ShineBerg, WoodBerg, Moonshining, Skin), che ho unito in un lavoro unico che si chiama Mother&Land. Vorrei però superare i limiti delle mostre e fare in modo che questi lavori diventino un messaggio vero, che possano essere visti per riflettere, che è poi il lavoro degli artisti. Ho presentato un progetto di opera pubblica (ForEveRose – 4ER): l’idea è di stampare le foto sono su una lastra di granito di 180x80cm circa, insieme ad alcune rose create da una scultrice, e metterle in luoghi pubblici, dove le persone passano e ne possa rimanere traccia nei loro pensieri. Allora sì che centinaia, migliaia di persone sarebbero costrette a pensare, o anche solo a portarsi dietro un’immagine… e da un’immagine ne scaturiscono altre che portano ognuno in angoli nascosti della propria anima. La foto che vorresti ancora scattare? Questa è proprio una domanda difficile! Mi vengono in mente alcune foto che avrei voluto scattare, ma non quelle che scatterei… Mi devo cercare nei prossimi scatti che farò, come ho fatto fino ad oggi… https://www.youtube.com/watch?v=QYXDMVu0ras (Virginia Zullo)
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