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L'ICONA FOTOGRAFICA: IL POTERE DELLE IMMAGINI.
Autore: Valentina Cusano - Pubblicato il 29/07/11 - Categoria Cultura Fotografica
Gradimento: Molto Interessante
Questa pagina è stata visitata 9182 volte

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"Nelle grandi fotografie è sempre espresso un punto di vista" (Adam West, fotografo)

Nella memoria collettiva dell'essere umano, sono impresse immagini, fotografie, che con il tempo hanno assunto, in maniera variabile per ognuno di noi, un ruolo attivo, come per esempio le fotografie che ci hanno colpito, fatto riflettere, quelle che hanno cambiato il nostro punto di vista su un argomento specifico, immagini che ci hanno anche fatto piangere in taluni casi. Chi non ricorda Albert Einstein che mostra la lingua? Oppure il famoso gruppo di soldati americani che issa la bandiera a Iwo Jima? E ancora Marilyn Monroe ferma sulla grata della metropolitana di New York, mentre il vestito bianco si solleva ondeggiando nell'aria? Il bacio di Doisneau, il Miliziano ferito di Bob Capa, gli occhi della ragazza afgana fotografata da Steve McCurry. Gli esempi di fotografie che sono diventate indelebili sono numerosi. Non serve nemmeno più guardarle, perchè sono talmente radicate nella nostra memoria, che si sono prese il loro posto e le ricordiamo benissimo senza andarle a ri-vedere. Queste immagini significano per noi che le fruiamo, quanto per chi le ha prodotte. Ma cosa le rende così potenti, forti, appunto indimenticabili? Il fatto che siano diventate icone.
Per tradizione religiosa, l'icona è la rappresentazione di Dio e della fede attraverso l'utilizzo di figure come la Madonna con il Bambino, il Cristo Redentore, il Cristo in croce, la sua corona di spine e altri particolari. Ovviamente lo stesso discorso vale per le icone che rappresentano tutte le religioni possibili del mondo. Ma nell'universo dei media e della fotografia, l'icona è un simbolo. Una fotografia assume il ruolo di icona quando, tramite un meccanismo di riconoscimento di un forte valore - storico, culturale, estetico, religioso - le viene dato di diventare simbolo, conduttore di significato, e sostituirsi nella memoria collettiva, al ricordo della persona stessa raffigurata o all'evento storico raccontato. Mi viene in mente per esempio la fotografia della bambina in fuga da un bombardamento al naplam in Vietnam scattata nel 1972 da Nick Ut, oggi icona e quindi simbolo dell'orrore della guerra, del dolore e della richiesta di aiuto da parte di una bambina di 9 anni, nuda, spaventata, impotente, vittima di una guerra che non aveva di certo chiesto. La sofferenza atroce che sta nel suo volto è la stessa che possiamo ritrovare nell'Urlo di Munch, altra immagine ormai divenuta memoria collettiva intoccabile. Resta il fatto che immagini come queste sono state scattate con un forte punto di vista da parte dell'autore e per questo sono poi state utilizzate dai giornali, dalla televisione, e non solo, per rappresentare un significato simbolico. Altre immagini, più "leggere", forse affascinanti, sono state sempre utilizzate dai media, ma anche richiamate e in qualche modo citate nel cinema, nell'arte, nella letteratura, nel design, nella moda e nella pubblicità, tanto di diventare grazie a questo meccanismo "immagini simboliche immediatamente riconoscibili".
Il 4 marzo del 1960,un mercantile francese esplode nel porto di L'Avana, provocando la morte di 81 persone e 200 feriti. Il giorno dopo, Fidel Castro organizza una cerimonia di commemorazione per le vittime dell'attentato, che si sospettava essere stato voluto dagli Stati Uniti in quanto contrari alla politica di Castro. Prende parte a tale cerimonia anche il Ministro dell'Industria Che Guevara e in tale occasione Alberto Korda, fotografo ufficale di Castro, scatta la fotografia più famosa del mondo: il ritratto del Guerrillero Heroico, l'immagine che nella memoria collettiva rappresenta Che Guevara, come lo ricordiamo, e il suo valore storico e politico.
La fotografia, confessa l'autore, fu scattata da sotto una collinetta con una Leica M2, obiettivo 90 mm, pellicola Kodak Plus-X. Il Che alza per un attimo gli occhi per guardare lontano, verso sinistra, con uno sguardo intenso e pensieroso, mentre con le mani si sistema la giacca. Korda scatta in totale due fotografie, una in orizzontale con il soggetto ripreso in mezzo busto tra un'altra persona e una palma, e una in verticale, meno conosciuta. Una volta tornato a casa, il fotografo sceglie lo scatto in orizzonatale e in fase di stampa, con il cropping, tira fuori il primo piano più celebre di Che Guevara. La foto resta quasi sconosciuta fino al 1967, quando l'editore milanese Feltrinelli, si reca a Cuba dove incontra Alberto Korda, che gli regala due copie del Guerrillero Heroico, senza volere niente in cambio. Una volta tornato a Milano, l'editore usa proprio quella foto per la copertina del Diario in Bolivia di Ernesto Ghuevara. Fa inoltre stampare centinaia di migliaia di poster con la stessa immagine per tappezzare Milano e da allora questa fotografia non ha mai più smesso di girare e di essere utilizzata in ogni maniera possibile, su bandiere, magliette, tazze e non solo. Proprio nel 1967, Che Guevara viene catturato e ucciso in Bolivia, in suo onore la città di L'Avana espone sulle mura dei palazzi del Governo, la fotografia di Korda in grande formato: le stampe arrivavano a coprire l'intera facciata di palazzi alti dieci piani. La fotografia di Alberto Korda, fotografo cubano e vero nome Alberto Diaz, fu definita "l'incarnazione di un'utopia", e divenne, come oggi ancora è, l'icona di Che Guevara, il simbolo del martirio, della rivoluzione, del desiderio di libertà e uguaglianza.

"Le fotografie possono essere ricordate più facilmente delle immagini in movimento,perchè sono una precisa fetta di tempo anzichè un flusso. Ogni fotografia è invece un momento privilegiato,trasformato in un piccolo oggetto che possiamo conservare e rivedere." (Susan Sontag)

 

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