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LA GRANDEUR DI PARIGI - Saggio di Bertrand Marret - nipote di Henri Cartier-Bresson
Autore: STUDIO GRAZIANO VILLA - Pubblicato il 18/09/16 - Categoria Mostre
Gradimento: Molto Interessante
Questa pagina è stata visitata 1495 volte

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LA GRANDEUR DI PARIGI” di Graziano Villa - saggio di Monsieur Bertrand Marret è nipote per DNA di Henri Cartier-Bresson; Storico dell'Arte e collaboratore del Prof. Antonio Paolucci, Direttore dei Musei Vaticani

Una selezione di stampe fotografiche di Graziano Villa delle grandi architetture parigini, con elaborazioni artistiche per accentuare la loro “anima grafica”.

Palazzo Graziani Via Piazzale Lo Stradone 13 , 47890 Repubblica di San MarinoDal 31 luglio al 30 settembre

Scrive Graziano Villa: In questo particolare momento storico nel quale Parigi è stata ferita dai nuovi vandali, il mio è un omaggio alla città della Libertà, della Cultura e dell’Arte, dove nata la Fotografia. Naturalmente il nostro pensiero va dritto a Daguerre, Nadar o Atget che a saputo meglio di tutti captare quell’atmosfera magica, quasi irreale di Parigi.

Graziano Villa ci propone nel corso di questa mostra, una visione nuova, inattesa e molto personale della Ville Lumière. I monumenti li conosciamo per averli visitati o visti riprodotti sulle cartoline postali: la Tour Eiffel, la Pyramide du Louvre, il Beaubourg, Notre-Dame, le Invalides, l’Hotel de Ville, la Grande Arche e i grattacieli della Défense…ma quello che importa è l’interpretazione o per meglio dire la rilettura, la rivisitazione alla quale l’artista ci invita, perché possiamo guardare da un altro punto di vista, con occhio diverso. Egli ci fa scoprire la poesia delle forme d’ispirazione geometrica librate come la frase di un ritmo musicale. Le immagini di Graziano Villa evocano subito l’ambiente formalista dell’avanguardia russa, il Costruttivismo, il Suprematismo e la loro pura sensibilità plastica e le sue Tours Eiffel riportano a quelle cubo-futuriste di Delaunay, un pò di sbieco, coloratissime.

Attraverso una ricerca di peculiarità stilistica e seguendo un ideale di armonia matematica, l’artista cerca una visione inedita di ciò che generalmente s’offre allo sguardo come omogeneità architettonica. Assistiamo allo “smontaggio” del meccanismo che teneva l’opera unità, cioè all’elogio del frammento. Alcune parti di una struttura architettonica vengono isolate, tagliate fuori dallo scatto fotografico e proiettate in uno spazio altro, dove, fuori dal loro contesto, non partecipano più di quel sistema di segni e generano inevitabilmente altri significanti, in questo caso di esplosiva bellezza. Si crea un diverso ordine di segni che coinvolge lo spettatore nel nuovo spazio visivo. Questo modo di sottoporre l’organismo architettonico alla “scomposizione” è evidentemente un artificio ed è proprio questo “fuoco d’artificio” che mette in scena il fotografo. Artificio, da lui scoperto “ad arte”, per raggiungere un effetto che possiamo certamente definire “pittorico”. Il termine “pittorialismo” è stato molto utilizzato nell’ambito fotografico europeo e americano alla fine del XIX secolo per indicare una tendenza verso i valori formali dell’immagine e che si basava su procedimenti elaborati di tirature. Così l’obbiettivo di Graziano Villa diventa uno straordinario strumento al servizio di una razionale architettura di artifici.

Se osserviamo l’antica tripartizione della pittura: Invenzione, Disegno, Colorito, possiamo affermare che Graziano Villa è senza dubbio un colorista che sa ottenere il massimo delle possibilità espressive del colore, in particolare sullo sfondo di molte immagini in cui le sagome architettoniche prendono un rilievo insolito e poetico. Nell’ “ottica” dell’artista la vibrazione della luce cambia secondo la trasparenza dei piani e il suo impatto non può che essere diverso quando le forme sono aperte, piegate o chiuse e questo fa sì che le sue immagini presentino sempre qualcosa di imprevisto. Quel sottile rapporto colore-luce che caratterizza il lavoro di Graziano Villa mi hanno fatto pensare al progetto di una città “policroma” di Vasarely che invade felicemente il campo urbanistico.

Infine, vorrei dire che queste elaborazioni fotografiche nascono sotto il segno della fantasia, poi sono grafia, scrittura, icone, scena e teatro, perché sappiamo bene che l’architettura cela sempre in sé un dispositivo teatrale.

Bertrand MARRET *

* - Monsieur Bertrand Marret è nipote per DNA di Henri Cartier-Bresson;  Storico dell'Arte e collaboratore del Prof. Antonio Paolucci, Direttore dei Musei Vaticani

- P.S. : La Mostra è prolungata fino al 6 Novembre 2016

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