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Testi » Recensioni libri » Scheda Articolo

Lo sguardo in bianco e nero di Jack London
Autore: Irene Cabiati - Pubblicato il 18/12/15 - Categoria Recensioni libri
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IRENE CABIATI «Siccome sono vivo, voglio vedere, e il mondo intero è molto più grande, da vedere, di una cittadina o di una stretta vallata». E’ lo spirito con cui Jack London (John Griffith Chaney 1876-1916) ha vissuto la sua vita leggendaria di uomo toccato dalla grazia della curiosità, sempre alla ricerca, quasi disperata, di storie da vivere in prima persona, toccare, raccontare. Così ha trasformato la sua esistenza in un’avventura dentro l’avventura, come protagonista più che come testimone: diventando vagabondo sui treni che trasportavano carbone o sperimentando l’epopea, dolorosa e disumana della corsa dell’oro nel Klondike, alternando le prove di vita agli studi, all’attivismo politico, ai mestieri più disparati, ai viaggi. Documenti umani Anche raccontare è un’esperienza, oltre che un modo per mantenersi. E’ la prova più intima, forse, come attore principale che punta le armi della penna e della macchina fotografica (una Kodak 3A) su situazioni scomode per i benpensanti, i quali non gli perdonano il fatto di aver aderito al socialismo, di essere sceso in piazza a fianco degli scioperanti, di aver svelato la condizione dei derelitti. Con i suoi racconti è diventato uno degli scrittori più letti. Meno conosciuto, invece, come fotografo che considerava le sue opere come «documenti umani», testimonianze palpabili più dagli sguardi che dalle parole. Fu uno dei primi a capire quanto fosse utile usare la forza delle immagini per raccontare un’altra faccia della realtà. Il popolo dell'Abisso L’editore Contrasto pubblica, per la prima volta in Italia, alcune delle sue 12 mila fotografie, scattate fra il 1900 e il 1916, affiancate da una selezione di brani tratti dai suoi appunti, reportage, libri. E’ il diario di quattro appuntamenti importanti con le tragedie e le bellezze della vita. Nel 1902 si mescola con i senzatetto dell’East End di Londra a cui dedica un titolo significativo per il suo libro «Il popolo dell’Abisso». Due anni dopo segue, come inviato speciale, la guerra fra russi e giapponesi dal versante coreano raccontando anche il dramma dei rifugiati in fuga. Nel 1906 esplora i devastanti effetti del terremoto a San Francisco: il fuoco che, dopo la scossa ha distrutto gran parte degli edifici della città; la disperazione della gente, la desolazione delle macerie e della morte. Navigare nella tempesta Il 23 aprle 1907 salpa da Oakland a bordo dello Snark, un veliero di 13 metri. Dovrebbe essere la sua esperienza sublime, in compagnia della moglie Charmian e di un piccolo equipaggio: ha intenzione di avvicinare popoli lontani, scattare foto, scrivere e godersi l'esperienza del giro del mondo a vela affascinato dall'esempio di Joshua Slocum che, nel 1898, aveva concluso, in tre anni, la prima circumnavigazione in solitaria. Agli amici che vengono a salutarlo l'impresa sembra oltremodo bizzarra spiega il suo punto di vista evocando il momento supremo del sua vita: a 17 anni lavorava come marinaio su un tre alberi al largo delle coste giapponesi. Erano nel bel mezzo di un tifone, il veliero era pressoché ingovernabile. Jack prese il timone sotto lo sguardo perplesso del capitano mentre il resto dell'equipaggio, ormai sfinito, stava sottocoperta. Dopo un'ora gli diedero il cambio: era stremato "ma,- commenta -, ce l'avevo fatta! con le mie mani avevo manovrato il timone al meglio e girato una tonnellata di legno e ferro attraverso parecchie tonnellate di vento e onde". Quell'episodio riassume la sua filosofia: "Portare a termine un'impresa difficile significa aver saputo adattarsi al meglio a un ambiente ferocemente ostile". La fine dell'avventura L'intenzione era di concludere il giro in 7 anni ma, dopo aver fatto rotta sulle isole del Sud (Hawaii, Marchesi, Thaiti, Samoa, Fiji e Salomone), London è costretto a raggiungere Sidney per curare una malattia tropicale. Il sogno si è interrotto: torna in patria dove continua a scrivere mentre segue i lavori di costruzione del ranch in California. Un incendio distrugge al casa e la depressione, corroborata dall'alcol, trascina Jack in altre avventure, le più dolorose. Muore, nel tormento delle coliche renali a quarant'anni. LE STRADE DELL’UOMO, FOTOGRAFIE, DIARI E REPORTAGE di Jack London; a cura di Alessia Tagliaventi introduzione di Davide Sapienza; Traduzione di Maria Baiocchi e Anna Tagliavini; Contrasto editore; 70 fotografie in bianco e nero; 196 pagine; 19,90 euro La foto è tratta dal volume: Abitanti di Nuku Hiva, Isole Marchesi, 1907. © Henry E. Huntington Library L'articolo è stato pubblicato su lastampa.it http://www.lastampa.it/2016/01/29/societa/viaggi/libri-di-viaggio/lo-sguardo-in-bianco-e-nero-di-jack-london-DqLgqCLkc9NWkA1QZu6zHO/pagina.html
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