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Ritratti ad immagine e somiglianza dei numeri
Autore: Raffaello Ferrari - Pubblicato il 30/08/10 - Categoria Cultura Fotografica
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Ritratti ad immagine e somiglianza dei numeri

( piccola storia, per ora, della fotografia digitale )

di Raffaello Ferrari ( www.raffaelloferrari.com )


Cominciamo dalla fine…
  
La storia della fotografia, dalla sua nascita ufficiale nel 1836 fino ad oggi, non ha mai avuto un attimo di respiro; all'inizio certo i respiri erano molto più lenti rispetto ai tempi attuali, ma le innovazioni non si sono mai fermate e si è passati dai dagherrotipi alla caliotipia, dalla caliotipia all'alogenuro d'argento, e da questo, e ci sono voluti più di 50 anni, al digitale. Spesso non è facile trovare i confini precisi da una “fase” a quella successiva, specie quando la tecnologia corre come oggi, ma credo che tre notizie dichiarano la fine della fotografia analogica:

Mercoledì 11 gennaio 2006: la Nikon annuncia che non produrrà più reflex analogiche (e obiettivi per il medio formato) con le eccezioni della F6 ( il top della categoria e ancora utilizzata da molti professionisti ) e della FM10 ( una entry-level completamente manuale ).

 
Giugno 2006: la Epson commercializza la Stylus Photo R2400, la prima stampante a getto d'inchiostro (a livello amatoriale) che "sforna" stampe B/N di qualità pari a quelle che si ottengono in camera oscura. La stampa digitale a colori "casalinga" supera la qualità delle foto del classico laboratorio già da un paio d'anni ... ora,con questa stampante, anche la camera oscura, caposaldo intoccabile del vero fotografo, comincia a tremare.
 
Ottobre 2006: la Leica presenta la M8, la sua prima telemetro completamente digitale. La casa tedesca che ha fatto la storia delle fotografia, rimasta fedele negli anni al rullino, attaccata con le unghie ed i denti ad un granello di alogenuro d'argento, ora sembra cambiare radicalmente rotta ( ci sono già compatte digitali Leica ed anche un modulo digitale compatibile con la reflex R8 ) ... ma quì si parla dell'erede della M7!
 
Prendiamo in considerazione anche le riviste di fotografia: sembra di leggere riviste che trattano di informatica: dvd, monitor, hard disk, pixel prendono il posto di termini come:  carta politenata, ingranditore, raccoglitore in pergamino di negativi, sali d'argento.. il lettore chiede cosa può fare per far comunicare la reflex digitale con il computer invece di chiedere come migliorare le proprie stampa in B/N. Però quando due colossi come Nikon e Leica prendono le decisioni che abbiamo visto significa che il mondo della fotografia tradizionale è definitivamente al tramonto.

Tre piccoli annunci che segnano praticamente la fine di un'era.. la fotografia analogica rimarrà un prodotto di nicchia. Di sicuro per molti anni riusciremo a trovare ancora i rullini per diapositive e bianconero, ma sarà sempre più difficile e a costi sempre più alti. Già da un paio d'anni (2004) è impossibile trovare laboratori per stampare le diapositive con il metodo del Cibachrome, quindi per stamparle bisogna scansionarle. Finisce un'era e, senza piangere troppo, ne inizia un'altra: in chiave moderna abbiamo la stessa rivoluzione che si ebbe, ormai due secoli fa, nel passaggio dal dagherrotipo alla pellicola. Oddio forse un piccolo pianto possiamo farlo, e mi riferisco ai costi della fotografia per un fotoamatore: l'ingranditore durava una vita, una volta acquistato era difficile cambiarlo, mentre oggi, un computer, l'ingranditore moderno, ogni 2/3 anni va aggiornato: più memoria o un hard-disk più capiente o, addirittura, un computer nuovo. Questo perchè i file digitali delle macchine fotografiche sono sempre più grandi e per elaborarli serve sempre più “potenza” e spazio per archiviarli.  


Gli albori del digitale


Il primo embrione di macchina senza rullino risale nel lontano 1969, quando uno studente della Stanford University, D.Gregg, inventa la 'Videodisk Camera' che memorizza le immagini in maniera analogica su un primo prototipo di disco ottico. Purtroppo le immagini (leggi: le memorizzazioni) durano solo alcuni minuti; buffo: il fissaggio era il problema principale della fotografia nel corso del 1800, agli inizi della fotografia tradizionale! Passa il tempo, migliora la tecnologia, cambia il supporto dove si “memorizza" l'immagine ma l'uomo si ritrova davanti agli stessi problemi. Questo è un primo tentativo di registrare una foto, ma in modo analogico e parlare di digitale in questo caso è estremamente prematuro. Però nonostante l'insuccesso si "insinua" ed affascina l'idea di poter fotografare senza rullino. Questo tentativo sarà anche l'inizio che poi ci porterà ai CD / DVD.



Una parte del progetto del disco ottico di Gregg (2° brevetto)



Nel 1972 la Texas Instruments brevetta il primo sistema di macchina fotografica elettronica senza rullino. L’ideatore è Willis A. Adcock.


La macchina non è costruita, viene brevettato il sistema che è descritto come : "Un sistema completamente elettronico per registrare e quindi mostrare “fermi immagine” che è composto da un trasduttore ottico-elettronico per generare segnali elettrici corrispondenti ad una immagine ottica. I segnali sono memorizzati e quindi inviati ad un display. Ci sono circuiti per applicare i segnali ad una frequenza sincronizzata con la frequenza del display per mostrare un immagine ferma. Preferibilmente il display è un normale televisore."


Il progetto della macchina fotografica secondo la Texas Instr.



Lo "tsunami" della fotografia digitale inizia però nel 1969 quando, nella divisione componenti semiconduttori dei Bell Laboratories, Willard S. Boyle e George E.Smith costruiscono il CCD (Charge Coupled Device): un piccolo circuito integrato, formato da una griglia di elementi semiconduttori capaci di accumulare una carica elettrica proporzionale all'intensità di luce che li colpisce; quindi più luce il singolo elemento riceve, più alto è il segnale elettrico generato (come l'alogenuro d'argento nella fotografia analogica è fotosensibile ). Diventa così possibile ricostruire dalla matrice dei singoli elementi (pixel) l'immagine che li ha colpiti: il segnale elettrico,che è ancora analogico, viene convertito in numeri ( ecco il digitale ) e registrato nelle memorie dall'elettronica. Il CCD è sempre stato sinonimo di 'digitale' ma il segnale elettrico generato dal sensore è analogico! E' digitale la sua conversione e memorizzazione.



CCD oggi: milioni di elementi




Primo CCD: 100*100 elementi


William Boyle e George Smith


Lo sviluppo dell'immagine digitale, negli anni successivi,  segue, come spesso è successo alle grandi invenzioni, interessi "particolari" come ad esempio il suo utilizzo da parte del governo americano per i suoi satelliti spia. La Nasa infatti, già durante gli anni 60, convertiva i segnali da analogici in digitale per le trasmissioni delle immagini dalla luna alla terra e, grazie ai progressi dell'informatica, usava in modo sempre più pesante i computer per migliorare la visibilità delle immagini che i satelliti mandavano sulla terra.

Proprio per le missioni nello spazio dovevano essere sviluppati chip e circuiti integrati sempre più piccoli perchè la parola d'ordine nel campo satellitare era : "poco spazio, poco peso, molta potenza di calcolo". Ecco che molte imprese che a prima vista possono sembrare inutili, come i viaggi nello spazio, invece si rivelano utilissime e portano vantaggi alla tecnologia usata da tutti noi. Questo nel bene ma anche nel “male”: la seconda guerra mondiale, per esempio, ha portato a sviluppare computer sempre più potenti poiché servivano a calcolare più precisamente e più velocemente le traiettorie dei missili.



La prima “senza”

La prima immagine ottenuta con un CCD è stata ottenuta senza la macchina fotografica! Infatti fu realizzata nel 1974 con un CCD 100x100 pixel della Fairchild e un telescopio da 8-inch. La Fairchild è stata un pioniere delle immagini elettroniche. Il suo primo CCD risale al 1973. E’ stata la prima a produrre immagini per la Difesa e a sviluppare immagini commerciali per le mappature terrestri da satellite.


La prima imagine ottenuta da un CCD


La prima “con”

Il primo prototipo di macchina fotografica digitale è stato costruito nel 1975 da Steven Sasson, un ingegnere della Kodak. La macchina produceva immagini monocromatiche di 10.000 pixel (100x100) e impiegava 23 secondi per memorizzarla su una normale cassetta audio. Il suo peso era di 3.6 kg e per l’alimentazione servivano ben 16 batterie!


 
Steve Sasson


a proposito di batterie...ricordo la prima volta che ho usato una macchina digitale (1999) una Kodak DC220: metto le batterie nuove, l’accendo, e nel piccolo monitor posteriore vedo quello che inquadra l’obiettivo. Bello!! Scatto 3 o 4 foto, chiamo un collega per mostrare la ‘meraviglia tecnologica’ : “Hey guarda quì nel monit….” puff! Batterie finite!!!! Ma se posso fare solo 4 foto a cosa mi serve questa macchina fotografica? “



Il “tostapane” della Kodak: 100x100 pixel, Tempi: 23 secondi.



Kodak DC220: 1152 x 864 pixel. ISO 140. F/4 29-58mm zoom. Tempi da 1/2 a 1/360 sec.


L'invenzione di Sasson comincia con una breve discussione di 30 secondi, quando chiede al suo superiore, Gareth lloyd, di assegnargli un compito veramente difficile. La pronta risposta fu: "possiamo costruire una macchina fotografica usando un sensore a semi-conduttore?” Cercare qualcosa di simile a cui ispirarsi nella letteratura del tempo era impossibile vista la novità del CCD; solo la Texas Instruments, come abbiamo visto, aveva brevettato un sistema simile che non usava la pellicola, ma nemmeno il CCD. Allora Sasson (forse “ispirato” da quel sistema) “assemblò quello che unicamente era disponibile: un convertitore analogico-digitale della Motorola, l'obiettivo di una cinepresa Kodak e il piccolo CCD da poco inventato. Si accinse a costruire il circuito digitale basandosi sulle misure di un oscilloscopio: questo significò che non ci furono immagini da vedere fino a che l'intero prototipo non fu assemblato completamente! Il test finale fu nel dicembre 1975: Sasson convinse un suo assistente a posare per lui. La macchina impiegò 23 secondi per registrare l'immagine sulla audio-cassetta e altri 23 secondi per essere visualizzata su di una normale televisione. Il risultato? Si intravedeva solo la silhouette dei capelli ma, dopo una piccola taratura all'elettronica, il viso dell'assistente fu subito visibile.

Sasson nell'anno successivo presentò e mostrò la sua macchina a moltissime persone incontrando un po' di curiosità ma più che altro disinteresse: l'opinione più diffusa era quella che non sarebbe mai successo che quel nuovo modo di "fare fotografia" potesse prendesse il sopravvento su quello tradizionale. Ma Sasson non vedeva il motivo per cui, fra molti anni, 15-20 , non potesse invece succedere. Il geniale inventore vedeva lontano, anche se probabilmente la sua era una visione molto "fantascientifica", perchè il vero successo della fotografia digitale è stato quello di poter vedere immediatamente la foto appena scattata, non quello di non usare più il rullino (mentre sulla sua macchina un monitor LCD proprio non era previsto). Probabilmente senza l' LCD, che mostra l'immagine "live" , la fotografia digitale non avrebbe spopolato in questo modo.


Questa è considerata la prima foto ufficiale scattata con la "Kodak".



Le acque cominciano a muoversi

 

La prima vera macchina elettronica senza rullino (ma sempre un prototipo) è stata la Pro Mavica della Sony annunciata nell' Agosto del 1981. Non è una vera macchina digitale ma una "still camera": produce fotografie da un fermo immagine video... insomma è una video camera specializzata per fotografare. Memorizza le immagini in modo analogico su appositi floppy disk (Mavica sta per: MAgnetic VIdeo CAmera ). Per vedere le foto poi si doveva usare il lettore per i floppy disk in dotazione collegato ad un normale televisore.


La Pro Mavica


Era una reflex con obiettivi intercambiabili: inizialmente un 25mm f/2, un 50mm f/1.4 ed uno zoom 16-65mm f/1.4. Il sensore era composto da 570 x 490 pixel e misurava 10mm x 12 mm. L'esposizione era controllata manualmente seguendo le indicazioni luminose presenti dentro il mirino. La sensitività era di 200 ISO. Originariamente la Mavica aveva un solo tempo di 1/60 di secondo. Ogni immagine a colori era registrata sul floppy disk (fino a 50), chiamato "Mavipack". L'alimentazione era ottenuta da 3 comuni batterie stilo AA.



Le prime sul mercato


I primi modelli che vengono commercializzati nel 1988 sono l’ MVC-C1 Hi-Band Mavica ( Sony ) , la DS-1P ( Fuji ) e la QV-1000C ( Nikon ).


SONY MAVICA MVC-C1 PERSONAL CAMERA


Obiettivo: 15mm f/2.8

Tempi: da 1/60 a 1/500 di secondo

Sensore: 2/3-inch 280K MOS.

ISO: 80.

Accessori: MAP-T1 Playback Controller per rivedere le fotografie alla televisione.

Prezzo: $230



FUJI DS-1P


La prima macchina digitale che registra le foto su schede memoria SRAM da 16 MB (che necessitano di una batteria interna per mantenere le informazioni).

Obiettivo: 16mm f/5.6

Tempi: da 1/60 a 1/2000 di secondo

Sensore: 400K CCD.

ISO: 720$

Note: viene commercializzata solo in Giappone.



NIKON QV-1000C


Registra le immagini solo in bianco-nero.

Obiettivo: Nikkor 10-40mm f/1.4 e 11-20mm f/2

Tempi: da 1/8 a 1/2000 di secondo

Sensore: 2/3-inch, 380K CCD

ISO: ISO 400, 800 e 1600

Prezzo: $20.300

Note: vendute circa 100 macchine.


Un tragico destino

Un curioso articolo apparso sul sito Nikon qualche anno fa, prova a spiegare il fallimento della QV-1000C: "..le machine digitali furono un fallimento commerciale. Erano usate (in prova) da pochi giornali e, quando le fotografie venivano portate in redazione , ci veniva scritto sopra che erano state realizzate con una macchina digitale di marca Xxxxx (che ancora veniva chiamata “Still video camera”). Poichè la maggior parte delle foto erano di qualità molto povera, la scusa per non usarle era: "la cattiva qualità della foto è colpa della qualità della macchina, non è dovuta all’incapacità del fotografo, o al metodo di stampa".

Sulle fotografie fatte con la Nikon QV-1000C non fu mai scritta la loro provenienza digitale, nonostante le molte opportunità di essere stampate su giornali. Questo perchè molto probabilmente la qualità della foto era al livello di quella analogica per quanto riguarda la stampa sul 'supporto cartaceo' di un quotidiano. Così la QV-1000C perse l'opportunità di essere conosciuta perché la sua qualità era buona abbastanza per un uso pratico. Ironia della sorte: fu un fallimento perché era decisamente superiore alle altre macchine fotografiche elettroniche del tempo!

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