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Testi » Cultura Fotografica » Scheda Articolo

Roberto Saviano ed il fotografo Alberto Giuliani...
Autore: Luca B Pagni - Pubblicato il 04/07/09 - Categoria Cultura Fotografica
Gradimento: Molto Interessante
Questa pagina è stata visitata 6343 volte

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Il 30 giugno 2009 Roberto Saviano ha concluso il Festival LETTERATURE,
nella
Basilica di Massenzio a Roma.

Dopo l' introduzione affidata all' attrice Anna Bonaiuto,
impegnata nella lettura della prefazione al suo ultimo libro "
La bellezza e l' inferno",
Roberto Saviano è salito sul palco accompagnato da un' ovazione e dichiarando:


"Cavolo, non mi aspettavo tutto questo
- la risposta di Roberto Saviano davanti a un applauso infinito -
Grazie, grazie ancora. Stasera non leggerò, perché non sono capace.
Ma cercherò di fare un racconto, di una parte del Paese,
attraverso una serie di foto fatte da un amico, Alberto Giuliani,
nei paesi criminali, quelli meno raccontati.
Attraverso queste foto credo di riuscire a “mappare” una situazione.
Quella di un’Italia che ci riguarda".


Così, quando all’alternarsi delle copertine tradotte in 50 paesi del mondo del best-seller Gomorra,
si sono sostituite le immagini di casale e dell’agro è iniziato il racconto di Saviano alla platea,
in un silenzio fatto di attenzione e ammirazione.

Poco prima l’assessore alla Cultura del Comune di Roma, Umberto Croppi,
per conto del sindaco Alemanno, aveva annunciato il conferimento a Roberto Saviano
della cittadinanza onoraria romana allo scrittore.

A sugello la lettura di alcuni passi dell’ultimo lavoro pubblicato dallo scrittore per Mondadori
e letto con partecipazione da Anna Bonaiuto: La bellezza e l’inferno.


Con l’aiuto di fotografie,
Roberto Saviano ha parlato delle relazioni tra mafia e religione,
tra mafia e economia e mafia e politica,
terminando con il lungo elenco delle amministrazioni comunali sciolti per mafia.
I romani lo applaudono.
Si alzano in piedi. Stanno con lui, con le sue idee, con il suo coraggio, con la sua battaglia.


Alberto Giuliani, classe 1975, è rappresentato fin dal 1995 dall'Agenzia Grazia Neri.







All'inizio della sua narrazione, emozionante e dolorosa, Roberto Saviano mostra una fotografia di Alberto Giuliani, in cui compare una donna vestita di nero. La donna si chiama Angela Donato. Abita e vive in Calabria a Filadelfia. Angela Donato è la madre di Santino Panzarella, ucciso dalla ‘ntrangata per avere avuto una storia d'amore con la moglie di un boss, Angela Barducca, mentre il marito era in carcere. Infatti secondo le regole che valgono nel mondo della ‘ndrangata la moglie di un boss, quando questi si trovi in carcere, non deve avere relazioni sentimentali con altri uomini.

Saviano ha poi mostrato la foto di un'altra donna attempata vestita di nero: Anna Galati, madre di Valentino che è un giovane uomo eliminato dalla ‘ndrangata per avere avuto un rapporto d'amore con Angela Barducca. Cristian, il fratello di Valentino, conosce il nome e l'identità delle persone che hanno ucciso il fratello. Queste persone sono gli amici che Valentino frequentava, con cui divideva le sue giornate e i momenti di tempo libero.

Cristian decise di incendiare la macchina che apparteneva ad uno di questi ragazzi, che ha partecipato all' uccisione di suo fratello per spirito di obbedienza verso la ‘ndrina, malgrado vi fosse l'amicizia. Per avere compiuto questo gesto, Cristian venne picchiato, aggredito, gravemente ferito e crocifisso contro un albero. Malgrado l'efferatezza e la crudeltà della aggressione, Cristian, prima di morire nell'ospedale di Bari, riusco ad indicare ad un infermiere i nomi dei responsabili della morte del fratello e del pesante pestaggio che aveva subito.

Secondo Saviano questo racconto, tragico e doloroso, dimostra che le regole codificate dalla ‘ndrangata comportano, in molti casi, per gli affiliati il sacrificio della amicizia e del rispetto della vita delle persone, quando e nei casi in cui un cittadino calabrese ha agito consapevolmente per infrangerle. Saviano ha mostrato le foto delle giovani donne vestite di nero in Calabria e in Campania, le quali, rimaste vedove dopo che il marito è stato ucciso, non possono sposarsi se prima non siano trascorsi sette anni di tempo.




Ho chiesto ad Alberto Giuliani di parlarci di questo suo lavoro.

"Da quasi 3 anni lavoro sul tema delle mafie. Ho iniziato un po' per caso.
Come in ogni viaggio, nel cammino incontri vari personaggi. E tra magistrati, poliziotti e mafiosi,
ho lavorato anche con validi giornalisti. Tra questi Roberto Saviano.
Inutile dire che ho accolto con piacere la sua volontà di provare a raccontare le mie foto.
Superfluo dire che stimo molto il suo lavoro.
Ma dietro il "personaggio" Saviano ho trovato una bella persona.
E questo non è sempre scontato.


Il mio lavoro fotografico che si chiama per il momento "Married to the mob"
(tradotto in italiano "Sposati alle mafie") è in progress.
Spero di aggiungere presto altre parti.
Per il momento è diviso in capitoli.
In maniera un po' didattica ma molto efficace per la comprensione.
le foto che ti mando sono tratte dal capitolo "corpi di reato" (Camorra - il portafogli insanguinato).
Donne di Ndrangheta (Il ritratto di Angela Donato a Filadelfia),
e Politici e Mafia (giunta comunale Nicolosi di Corleone, Sicilia)."





Alberto Giuliani
è nato in Italia nel 1975.
Inizia a fotografare nel 1987 e nel 1993 inizia a lavorare come fotografo professionista.
Dal 1995 è rappresentato dall’agenzia Grazia Neri.



Le sue immagini nascono dalla passione per il racconto e talvolta le sue storie diventano anche racconti scritti o articoli giornalistici.
Con le sue immagini ha raccontato i grandi eventi del nostro tempo.
Dalla diaspora del popolo Tibetano alla guerra in Afghanistan, dalla crisi economica in Argentina alle sterilizzazioni forzate in Perù.
Nel 2003 pubblica il suo primo libro: NEXTONOTHING (ed. Logos Italy).
Un viaggio profondo ed emozionante attraverso la desolazione dei luoghi e delle loro genti.
Ma le sue immagini non sono solo fotogiornalismo.
Nello stesso anno, assieme al musicista Cesare Picco e all’attore Gioele Dix porta in scena uno spettacolo teatrale dal titolo Viaggio a Samarcanda, che debutta al Teatro Piccolo - Milano. Una suite per immagini, musica e voce che accompagna lo spettatore alle radici dell’Islam. E dello stesso anno è il lavoro realizzato per Pirelli “P0 Photo” (ed. Motta) esposto al Palazzo della Permanente di Milano.
Dal 2001 al 2006 lavora ad un progetto sull’Argentina. Benchè ancora in progress per i forti legami che lo uniscono a questa terra, ARGENTINA è stato pubblicato su molte riviste italiane ed estere ed è stato esposto alla galleria Cedro26 di Roma durante il Festival della Fotografia 2007.
Nel 2008 Nextonothing diventa anch’esso uno spettacolo teatrale che debutta al Festival di Ravello. Dal gennaio del 2007 Giuliani concentra i suoi lavori su tematiche legate alle mafie del nostro Paese, raccolti in un progetto chiamato “Married to the Mob”.
Questo lavoro, tuttora in pieno svolgimento, è stato finalista al W. Eugene Smith 2008 e gli è valso il premio alla memoria di G. Siani, dell’Ordine dei Giornalisti Campano, con il riconoscimento della Presidenza della Repubblica Italiana.
Una parte del lavoro, dedicata a ‘Ndrangheta e narcotraffico è stato esposto al TOPS China 2008 (Shangyen, China).
I lavori di Giuliani hanno ricevuto altri riconoscimenti tra i quali il Canon e l’Agfa.
Nel 2005 viene selezionato per il J.S.Masterclass del World Press Photo.
Nel dicembre 2008 pubblica insieme a Filippo Romano, per Amnesty International,
il libro Cina Tibet (EGA editore), nella collana “un fotografo per i diritti umani”.
Nel 2009 presenta "C’è ma non si vede. Reportage sulle mafie italiane" a Fotografia Europea 2009.

Roberto Saviano è nato a Napoli nel 1979.
La letteratura e il reportage sono gli strumenti che Roberto Saviano usa per raccontare la realtà.


Il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano,
nella foto con Roberto Saviano, autore del libro "Gomorra,
il Regista del film Matteo Garrone e l'attore Ciro Petrone.

Il Presidente Giorgio Napolitano ha così consegnato il premio Siani a Roberto Saviano:

"Il coraggio è espressione di senso civico e di moralità;
e sono certo che di senso civico e di moralità ce ne siano e si possano suscitare in tanti giovani,
in quanti fanno giornalismo come Giancarlo Siani, in quanti scrivono come Roberto Saviano.
Sono esempi importanti da raccogliere, per stimolare quella educazione alla legalità e quella mobilitazione civile
che costituiscono il supporto principale delle forze che operano al servizio dello Stato."

Dal 13 ottobre 2006, in seguito al successo del romanzo Gomorra, fortemente accusatorio nei con fronti delle attività camorristiche,
Roberto Saviano ha ricevuto numerose minacce da parte della camorra e vive sotto scorta,
cambiando continuamente dimora.

Ecco i siti per conoscere e sostenere attivamente Roberto Saviano:

http://www.robertosaviano.it - http://www.sosteniamosaviano.org - http://www.oltregomorra.com/

Commenti:
06/01/10 11:10
Luca B Pagni scrive:
REALITY - INTERVISTA A ROBERTO SAVIANO:
http://www.youtube.com/watch?v=AgOJEkoTvqU
15/07/09 11:52
Luca B Pagni scrive:
Per i criminali il confine che separa la vita dalla morte è sottile e quasi inesistente. Sanno di essere in guerra, per affermare la loro egemonia sugli affari e l'economia meridionale. Saviano ha mostrato una foto in cui comparivano le scene del funerale, tenutosi dopo la famosa strage di Duisburg, in cui vennero uccisi in Germania gli esponenti della ‘ndrina di San Luca. Ciò che colpisce in queste scene è l'ostentazione esagerata del dolore da parte dei parenti delle vittime dell'agguato mafioso, attraverso il quale di solito s' nvia un messaggio alla fazione opposta, per informarla che hanno prodotto un grande e sconfinato dolore. In una foto, che ritraeva alcuni oggetti trovati nel portafoglio di una vittima della faida mafiosa, Saviano ha fatto notare acutamente che vi era la carta di credito, l'immagine della madonna di Pompei e quella della famiglia dell'uomo ucciso.Ogni oggetto trovato nel portafoglio della vittima svela aspetti fondamentali della mentalità criminale. La carta di credito evoca il potere economico e gli affari, la famiglia si riferisce alla società naturale che offre protezione, la madonna di Pompei viene considerata una figura sacra che intercede in favore dei criminali con Dio. Gli uomini d'onore sono prigionieri e dominati da una contraddizione religiosa. Infatti sono consapevoli di agire in molti casi con grande crudeltà per affermare la loro egemonia criminale, ma, pur di ottenere il perdono divino per il male compiuto, necessario per assicurare la sopravvivenza della loro organizzazione, si affidano alla madonna di Pompei.





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