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Rio de Janeiro 2009-07-16
Rogerio Reis è riconosciuto come uno dei più importanti fotografi brasiliani e autore di rilevanza mondiale.
Ha realizzato lavori in diversi settori, ma come molti fotografi brasiliani ha una forte inclinazione al sociale. Più volte si è trovato coinvolto, direttamente o indirettamente, in situazioni di grande violenza o, come lui la chiama, barbarie.
Tra tanti lavori uno in particolare ci è rimasto impresso. Lo abbiamo visto la prima volta qualche tempo fa alla MEP (Maison Europeén de
La vittima viene incastrata in piedi in cinque copertoni uno sull’altro e, con l’aiuto della benzina, viene bruciata. Come è capitato anche a un amico di Rogerio, giornalista, quando anni fa volle indagare troppo su quel mondo.
Per fortuna a Rio non esistono solo cose terrificanti. Un altro bellissimo lavoro di Rogerio intitolato Lona (Telo) riguarda il carnevale di strada. Risale a diversi anni fa, quando allestì con un telo bianco un set per la strada nel periodo del carnevale, per fotografare con una Hasselblad, singoli e gruppi di persone degni della più profonda menzione d’onore felliniana.
Siamo stati accolti da Rogerio Reis in casa sua per un’intervista. Le sue parole pensiamo possano essere di grande incoraggiamento per appassionati, fotografi emergenti e professionisti affermati.
Unaltrosguardo (UAS): Di cosa ti stai occupando adesso Rogerio?
Rogerio Reis (RR): Il 2009 è l’anno degli scambi culturali Francia-Brasile. Faccio parte di uno staff di fotografi brasiliani che fotografa
Personalmente ho voluta portare omaggio all’invenzione dell’aereo attribuita tra gli altri anche a Santos Dumont, brasiliano, ho comprato un modellino di biplano in cartone e l’ho fotografato a Parigi. Un assistente lo tiene sospeso e io lo fotografo con lo sfondo di monumenti famosi o di strade sconosciute.
(Ci ha mostrato le foto digitali in B/N. Bellissime. Alcune paiono essere foto d’epoca. Ci tiene a sottolineare che non ci sono fotomontaggi)
UAS: pensi che oggi la fotografia sociale abbia una funzione importante?
RR: La fotografia sociale non è mai morta. E’ normale che ci siano flussi e riflussi. Per qualche periodo l’attenzione dei media e della gente si è orientato più su altri temi, ma una delle funzioni importanti della fotografia è quella di documentare il mondo che ci circonda. Dunque restano importanti la denuncia della barbarie come la valorizzazione di quanto c’è di buono tra le persone.
Qualche tempo fa io e altri fotografi proponemmo a Elle un progetto intitolato “Visita Intima”. Fu accettato. In Brasile i detenuti, sia maschi che femmine, possono avere una stanza una volta la settimana a disposizione per una visita intima con il partner. Abbiamo dato piccole macchine digitali ai protagonisti con il compito di fotografare i propri incontri. Ne è scaturito un lavoro molto delicato pubblicato su Elle di diversi stati e in una mostra al MAM, Museo d’Arte Moderna di Rio. Non vi dico lo spiegamento di forze di polizia per la presenza dei detenuti all’inaugurazione.
L’interesse per la fotografia sociale stadi nuovo crescendo.
UAS: Più in generale come vedi trend e sviluppi della fotografia attuale e del futuro?
RR: L’avvento del digitale ha democratizzato la fotografia. E’ diventato molto più facile fotografare e questo è positivo. Anche molti professionisti hanno cambiato il modo di realizzare i propri lavori producendo moltissime fotografie. Il problema oggi sta proprio in questo: una volta prodotte migliaia o milioni di fotografie è necessario editarle.
L’importante oggi sa nel saper selezionare migliaia di immagini per arrivare a poche, o al limite a una sola, che esprima pienamente quello che si vuole dire.
Quindi si potrebbe dire che per un fotografo oggi ha un’importanza tutto sommato relativa il produrre belle immagini che comunque è più facile ottenere, per orientarsi maggiormente ai temi che si vogliono sviluppare. La fotografia intesa come gestione dell’immagine ha un’importanza strategica nella cultura odierna. Soprattutto perché in questa epoca di continua crescita della velocità la fotografia continua a rimanere un processo lento. Quasi una forma di meditazione.
UAS: Grazie Rogerio. Speriamo di poterti ospitare in Italia il prossimo anno.
Mauro Villone e Lidia Urani (Unaltrosguardo)













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