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Saper vedere per fotografare
Autore: claudia rocchini
- Pubblicato il 22/01/12 - Categoria
Recensioni libri
Il nuovo libro di Giulio Forti disponibile online e nelle edicole: “Questo libro è dedicato a coloro che vogliono fare belle fotografie senza dover diventare informatici”.
Dopo “Fotografia, teoria e pratica della reflex”, uno dei libri di settore più conosciuti e diffusi in Italia, Giulio Forti, editore e direttore di FOTOGRAFIA REFLEX, presenta un nuovo lavoro incentrato sulla visione fotografica.
“Saper vedere per fotografare” è un libro che stimola lo sviluppo delle “capacità dell’occhio fotografico. Osservare per capire dov’è la fotografia e la tecnica minima per non sbagliarne una“.
Un approccio differente da quelli che van per la maggiore, ove la tecnica si ritaglia il suo spazio, minimo, per cedere finalmente il posto ai fondamentali della fotografia, quelli oggi troppo spesso trascurati: composizione e visione, suddivise per temi e generi fotografici (dalla gente, ai panorami, al movimento, interni ed esterni…) con un approccio informale, stile chiacchierata con il lettore.
In ogni capitolo del libro sono presentati esempi pratici di fotografie scattate dall’autore, con didascalie esaustive, tenuto conto della scena, delle varie situazioni di luce, e delle fotocamere utilizzate che vanno dalla compatta alla professionale. Su questo tema , l’autore tiene a puntualizzare che: “In queste pagine c’è un po’ di tutto ed è per questo che la mia scelta di immagini, che potrai serenamente giudicare belle o brutte, è caduta su quelle che potessero rappresentare l’idea che c’è dietro a questo lavoro. Non vuole essere una galleria di stile o di scuola, ma una mera serie di esempi raccontati. Fotografie che chiunque può scattare senza difficoltà. (…) Quello che ho cercato di fare è stato di mettere in secondo piano la tecnica per stimolare in prima istanza l’occhio del fotografo a fare il suo mestiere”.
L’autore mi perdonerà se copio di seguito alcuni brani che, a mio avviso, aiutano a ben comprendere l’impostazione del libro.
Giulio Forti ha un proprio punto di vista, pratico ed essenziale, su concetti, parole e azioni di cui, spesso, non ci preoccupiamo della loro applicazione concreta, per concentrarci sui meri strumenti di ripresa: “Alla ricerca della migliore inquadratura, l’attrezzatura di base è costituita dalle tue gambe. Non è lo zoom che ti aiuta a inquadrare la scena, è il punto di ripresa. (…) Muoversi significa usare un cespuglio o un tronco d’albero per nascondere un cassonetto della spazzatura o un palo della luce (…). Spostarsi significa anche cercare, se esiste, la possibilità di scattare dall’angolazione che ti propone il taglio di luce più efficace“.
E ancora: “(…) Devi o puoi scegliere se desideri curare l’estetica delle tue riprese o se vuoi fare non dico reportage, ma racconto. L’estetica di una fotografia non può prescindere dallo stile di ciascuno di noi né dalle nostre inconsce preferenze, ovvero il modo in cui visualizzi le forme della scena o del soggetto. E’ geometria, ed in fotografia come nella pittura non esistono troppe scappatoie. Linee parallele, cerchi, divergenze, triangoli fatti di materia, di luce, di colori. Forme che poi non sono altro che gli oggetti solidi della realtà davanti ai tuoi occhi che dalle tre dimensioni passano, attraverso l’obiettivo, alle due dimensioni“.
Un’altra delle caratteristiche di questo libro è checontiene molti spunti che aiutano ad armonizzare i due aspetti, consci o inconsci, che guidano le nostre scelte fotografiche: istinto e ragione. Ognuno di noi è più razionale o più istintivo, in ogni cosa. Nella fotografia è possibile imparare a sviluppare la parte meno “forte” e a gestire quella dominante, per raggiungere quel mix armonico tra le due componenti del nostro essere che, spesso e volentieri, fanno a pugni o, peggio, si ignorano a vicenda. Anche fotograficamente.
Dopo “Fotografia, teoria e pratica della reflex”, uno dei libri di settore più conosciuti e diffusi in Italia, Giulio Forti, editore e direttore di FOTOGRAFIA REFLEX, presenta un nuovo lavoro incentrato sulla visione fotografica.
“Saper vedere per fotografare” è un libro che stimola lo sviluppo delle “capacità dell’occhio fotografico. Osservare per capire dov’è la fotografia e la tecnica minima per non sbagliarne una“.
Un approccio differente da quelli che van per la maggiore, ove la tecnica si ritaglia il suo spazio, minimo, per cedere finalmente il posto ai fondamentali della fotografia, quelli oggi troppo spesso trascurati: composizione e visione, suddivise per temi e generi fotografici (dalla gente, ai panorami, al movimento, interni ed esterni…) con un approccio informale, stile chiacchierata con il lettore.
In ogni capitolo del libro sono presentati esempi pratici di fotografie scattate dall’autore, con didascalie esaustive, tenuto conto della scena, delle varie situazioni di luce, e delle fotocamere utilizzate che vanno dalla compatta alla professionale. Su questo tema , l’autore tiene a puntualizzare che: “In queste pagine c’è un po’ di tutto ed è per questo che la mia scelta di immagini, che potrai serenamente giudicare belle o brutte, è caduta su quelle che potessero rappresentare l’idea che c’è dietro a questo lavoro. Non vuole essere una galleria di stile o di scuola, ma una mera serie di esempi raccontati. Fotografie che chiunque può scattare senza difficoltà. (…) Quello che ho cercato di fare è stato di mettere in secondo piano la tecnica per stimolare in prima istanza l’occhio del fotografo a fare il suo mestiere”.
L’autore mi perdonerà se copio di seguito alcuni brani che, a mio avviso, aiutano a ben comprendere l’impostazione del libro.
Giulio Forti ha un proprio punto di vista, pratico ed essenziale, su concetti, parole e azioni di cui, spesso, non ci preoccupiamo della loro applicazione concreta, per concentrarci sui meri strumenti di ripresa: “Alla ricerca della migliore inquadratura, l’attrezzatura di base è costituita dalle tue gambe. Non è lo zoom che ti aiuta a inquadrare la scena, è il punto di ripresa. (…) Muoversi significa usare un cespuglio o un tronco d’albero per nascondere un cassonetto della spazzatura o un palo della luce (…). Spostarsi significa anche cercare, se esiste, la possibilità di scattare dall’angolazione che ti propone il taglio di luce più efficace“.
E ancora: “(…) Devi o puoi scegliere se desideri curare l’estetica delle tue riprese o se vuoi fare non dico reportage, ma racconto. L’estetica di una fotografia non può prescindere dallo stile di ciascuno di noi né dalle nostre inconsce preferenze, ovvero il modo in cui visualizzi le forme della scena o del soggetto. E’ geometria, ed in fotografia come nella pittura non esistono troppe scappatoie. Linee parallele, cerchi, divergenze, triangoli fatti di materia, di luce, di colori. Forme che poi non sono altro che gli oggetti solidi della realtà davanti ai tuoi occhi che dalle tre dimensioni passano, attraverso l’obiettivo, alle due dimensioni“.
Un’altra delle caratteristiche di questo libro è checontiene molti spunti che aiutano ad armonizzare i due aspetti, consci o inconsci, che guidano le nostre scelte fotografiche: istinto e ragione. Ognuno di noi è più razionale o più istintivo, in ogni cosa. Nella fotografia è possibile imparare a sviluppare la parte meno “forte” e a gestire quella dominante, per raggiungere quel mix armonico tra le due componenti del nostro essere che, spesso e volentieri, fanno a pugni o, peggio, si ignorano a vicenda. Anche fotograficamente.













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