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Shoot4Change in tour con la fotografia sociale
Autore: Shoot4Change - Pubblicato il 29/04/12 - Categoria Mostre
Gradimento: Molto Interessante
Questa pagina è stata visitata 3254 volte

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Ancora una volta protagonisti gli scatti dei fotografi volontari di Shoot4Change, che documentano quotidianamente i lati nascosti della società contemporanea. Scatti che vogliono cambiare il mondo e far riflettere, dando visibilità a chi solitamente non fa notizia e raccontando storie – orrende o meravigliose – che avvengono sotto casa così come nei luoghi dimenticati del pianeta. Fotografie riunite nella mostra 100 click 4 Change, a cura di pianoBI, e che vanno ora in tour: dopo il successo dello scorso settembre a Roma, dal 9 maggio al 24 giugno la mostra si sposta a Reggio Emilia nell’ambito della VII edizione del Festival della Fotografia Europea. Ne parla il fondatore di Shoot4Change, Antonio Amendola.

Quali sono le novità rispetto alla prima tappa della mostra?

Abbiamo deciso di rendere la nostra mostra itinerante portandola in altri luoghi importanti per Shoot4Change, e allo stesso tempo di modificare alcuni tasselli. Rispetto alla mostra di Palazzo Valentini, la narrazione fotografica di persone, luoghi e fatti ha un nuovo capitolo dedicato allo sport, grazie alla collaborazione con UISP – Unione Italiana Sport Per tutti. Sport come fattore di coesione e appartenenza, ma anche di riappropriazione degli spazi, nel racconto che inizia dalla straordinaria squadra di calcio dei Liberi Nantes, la prima in Italia composta esclusivamente da rifugiati politici e richiedenti asilo, e che prosegue con i Mondiali Antirazzisti. Sempre al fianco di UISP, in Senegal a Dakar in occasione del Social Forum, gli scatti sulla corsa ciclistica Dakar-Bamako e i progetti a Foundiougne; senza dimenticare la manifestazione podistica Vivicittà in Congo. Abbiamo dimostrato che anche un racconto di sport, divertente, leggero può essere il pretesto per raccontare storie importanti e ispirare altri a fare altrettanto.

Quali altre storie?
Dai volti dei sopravvissuti al massacro di Srebrenica ritratti dal pluripremiato Alfons Rodriguez, si arriva in Sicilia dove la macchina fotografica riprende i momenti di vita quotidiana di un campo nomadi in cui la vita sembra essersi fermata a vent'anni fa. Ci sono poi reportage a più mani dedicati alla marcia mondiale della pace, o gli sguardi degli abitanti della città dei morti: oltre 800.000 persone che per necessità vivono nel cimitero monumentale del Cairo accanto alle tombe dei loro estinti. E poi le esperienze di integrazione e rinascita nelle baraccopoli di Mumbai attraverso l'arte come elemento di partecipazione. Le storie di chi lotta per una cittadinanza negata , la lunga attesa per la registrazione dei profughi in Bangladesh; chi perde la propria identità originaria contaminandosi con la civiltà occidentale, nel caso degli aborigeni cambogiani. E molte altre storie ancora.

Dopo Roma e Reggio Emilia, come proseguirà il tour di Shoot4Change?
Saremo a New York a luglio e poi di nuovo a Roma a dicembre, anche al di là della formula del racconto in 100 scatti che potremmo rivedere. Intendiamo toccare presto altre città in Italia e all’estero, raccontando anche così oltre che sul web le storie ‘invisibili’ proposte man mano da tutti i fotografi del network.

Perché raccontare storie 'invisibili' cambia il mondo?
Di recente Moni Ovadia - in occasione di un web doc che abbiamo realizzato insieme ai volontari delle protezione civile ANPAS per il terzo anniversario del terremoto d’Abruzzo - ci ha ricordato che nulla racconta l’uomo, come le storie che l’uomo ama raccontare su se stesso. Aggiungiamo che non sono sempre e solo le grandi storie, quelle con la “S” maiuscola, che cambiano il mondo. Sono quelle piccole che lo cambiano davvero, e per questo è nata anche Shoot4Change. Le storie spesso dimenticate, sottovalutate, ignorate. Quelle degli innovatori locali, quelle di chi insiste e resiste, di chi fa il volontario e spontaneamente rinuncia a parte del proprio tempo mettendolo a disposizione di chi ha bisogno. Quelle di chi porta sollievo a chi vive in situazioni di disagio sociale. Nel nostro caso, le storie di chi insegna fotografia ai bambini di uno slum affinché abbiano una chance lavorativa e, in futuro, possano raccontare se stessi e la loro realtà al mondo esterno. O quelle di chi – con un ritratto – fa nuovamente sentire belli e visibili dei senza dimora che pensavano di essere diventati trasparenti al resto del mondo.

Come cambia invece Shoot4Change?
Faremo un bilancio di quest’ultimo anno al suo termine, ma già in questi pochi mesi trascorsi dalla mostra di Roma, siamo andati tanto avanti ad una velocità tipica dei social network, di questa incredibile “arma di racconto di massa” che è Internet. Abbiamo lanciato nuovi gruppi di volontari in giro per il mondo, gli ultimi dei quali - in ordine di tempo, a Città del Messico e a Tokyo. Ma non ci è bastato, ovviamente. Continua il nostro supporto a ONG e associazioni del terzo settore, da quelle piccole a livello locale a quelle grandi e strutturate: recentissimo il supporto a VIS – Volontariato Internazionale per lo Sviluppo per una campagna fondi per il Congo. Proprio insieme ad altre realtà no profit, Shoot4Change è tra i partner fondatori di YOUGIVE, la prima app in Italia per il fundraising on line. Con il progetto Shoot4Change Next Generation continuiamo invece a insegnare ai bambini in giro per il mondo che è bene non solo saper raccontare storie ma anche volerlo fare, nel nostro caso attraverso la potenza delle immagini. E in attesa dei futuri ‘racconta storie’, gli oltre 700 fotografi che fanno ora parte Shoot4Change continuano a raccontare il mondo da nuovi punti di vista, fino a rintracciare anche nel nostro quotidiano la bellezza nell'orrore, e l'orrore nella bellezza.
<www.shoot4change.netpress@shoot4change.net >
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