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Sulla Strada, ovvero il Jack Kerouac della fotografia nipponica
Autore: Luca Casagrande - Pubblicato il 06/10/10 - Categoria Mostre
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di Luca Casagrande Tokio. Un uomo con la testa appoggiata al finestrino, dietro a dei Ray-Ban a goccia. Gli occhi sono chiusi. Oppure no? Gioca a fare l'Alain Delon versione Manga o si è solo appisolato? E' un depresso e legge da mezz'ora le istruzioni su come abbassare il sedile di fronte o contempla il panorama con sguardo traverso? Questo non lo sappiamo, sicuro è che Naoki Mori è molto amico di chi gli sta scattando la foto, una di quelle amicizie basate su un uso prepotente di pillole, non proprio da posologia consigliata. Un' immagine diventata icona, per più di un aspetto. Per il significato stesso della fotografia, che sia la rappresentazione della realtà o la finzione di un istante congelato nel tempo e quindi interpretabile; perchè Hippie Crime, così si intitola, è appena stata battuta all'asta da Christie's per la cifra di 15000 dollari; e ancora perchè è diventata il manifesto della prima, grande retrospettiva italiana di un grande maestro ed interprete della fotografia, Daido Moriyama. Devo dire che questa recensione non è obiettiva, sono un grande fan di "the master of imperfection", come è stato battezzato. “Visioni dal mondo”, così si intitola la mostra, in un primo momento era stata pensata di 300 foto, ma, per volere dello stesso Moriyama, è stata allargata a 450. Lo scopo di tale operazione è quello di proporre una selezione il più esaustiva possibile della sua monumentale opera. Si è rivelato anche persona umile e sensibile, contribuendo di persona alle fasi di allestimento e presenziando la conferenza stampa e l’inaugurazione. Ah si, è a Modena, e dura fino al 14 novembre, all’ex ospedale di Sant’Agostino, pieno centro storico. Le sue quotazioni sono in ascesa vertiginosa, negli ultimi anni sono circa un centinaio le foto battute all’asta, quasi il mondo lo abbia scoperto solo ora. Che mondo distratto. Ha 20 anni quando se ne và alla volta di Tokio, in cerca di fortuna, spinto da ideali di ribellione al sistema, tipici della generazione nata sotto le bombe della guerra. E ha sempre 20 anni quando viene pubblicato “On the road”, di cui subì tutto il fascino che in quel contesto storico poteva avere quel libro ed il suo autore: “Jack Kerouac aveva il dono di riuscire a trasmettere immagini fotografiche dei suoi viaggi attraverso la macchina da scrivere: questa sua capacità ha influenzato e condizionato il cammino che poi ho intrapreso. Quel che mi colpì molto di “Sulla strada” furono il tema della libertà e del vagabondaggio: il fatto di viaggiare per il gusto di farlo, senza una meta precisa. La realtà del viaggio è quel che io vivo spostandomi, non tanto un luogo dove arrivare”. Scatti vagabondi, quindi, randagi come quel cane che diventerà un’altra delle sue fotografie più rappresentative, Stray Dog, immagine dannata, dirà qualcuno. Fotografo libero da convenzioni stilistiche, anzi, in aperto conflitto con tutti i dogmi e le ipocrisie dell’epoca, pubblica il suo primo lavoro nella rivista “Provoke” , testata trasgressiva e innovativa, portavoce del malessere giovanile dell’epoca. La rivista dura solo 3 numeri, ma diventerà un oggetto di culto. La mostra modenese ci dà l’opportunità di vedere quegli scatti per la prima volta. "Per questo avevamo deciso di andare contro lo stereotipo, attraverso contrasti fortissimi, inquadrature in movimento, creando - insomma - disordine tra colori e non colori, considerando che le fotografie erano in bianco e nero. Le nostre immagini non erano quelle che tutti si aspettavano e che, in particolare, l’informazione di massa continuava a propinare”. Moriyama vaga per le strade, spinto da una curiosità compulsiva, per un’indagine senza fine del mondo, per il bisogno di raccontare le città e chi ci vive. Cani compresi. Non cerca risposte nei suoi lavori, fotografa per il gusto di farlo, perché “ogni cosa è degna di essere fotografata”, e non importa chi la fa (spesso tra i suoi soggetti ci sono riproduzioni di altre fotografie o pubblicità), perché ciò che conta è quel frammento d’esperienza, quella piccola verità che si materializza nell’incontro tra lo stimolo che proviene dall’esterno e la reazione che spinge il fotografo a fare click. Una serie interminabile di causa-effetto, vedo-scatto, per l’assoluto bisogno di comprendere il mondo attraverso questa serie infinita di tessere di puzzle, di sentirsi partecipe alla vita sociale, alla sua maniera. Un viaggio interminabile che svelerà al mondo l’ebbrezza e lo smarrimento dei suoi conterranei, persi tra sesso a buon mercato, Hell’s Angels del Sol Levante, bettole di malaffare, locali notturni bukowskiani, freaks e periferie degradate. On the road.
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