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FOTOGRAFIA Festival Internazionale di Roma s.t. foto libreria galleria Postcart
Tano D’Amico
Disordini
a cura di Matteo Di Castro
17 ottobre-20 novembre 2011
s.t. foto libreria galleria, via degli ombrellari,
25 Roma
dal lunedì al sabato 10:30-19:30
17 ottobre, ore 18:00 opening della
mostra e presentazione del libro di Tano D’Amico
Di
cosa sono fatti i ricordi (Postcart, 2011). Interviene Marino Sinibaldi, direttore di Radio 3
Nell’ambito del circuito di Fotografia Festival Internazionale di Roma,
s.t. foto libreria galleria presenta una mostra antologica di Tano D’Amico
intitolata Disordini. Nel corso
dell’inaugurazione, lunedì 17 ottobre alle 18:00, il direttore di Radio 3
Marino Sinibaldi presenterà inoltre il libro di riflessioni sulla fotografia di
Tano D’amico recentemente pubblicato da Postcart: Di cosa sono fatti i ricordi.
Nel linguaggio giornalistico, il termine disordini viene spesso utilizzato per
riassumere l’esito più o meno violento di una manifestazione di protesta. Le
immagini possono offrire, naturalmente, diversi livelli di documentazione ed
interpretazione della dinamica e delle responsabilità di tali accadimenti.
Tano D’Amico è stato ed è il testimone non occasionale e non neutrale di molte
di queste situazioni, di cui ha saputo
cogliere la drammaticità puntando soprattutto sulle emozioni individuali,
sull’intensità della partecipazione degli individui alle vicende della vita
pubblica.
Da questa prospettiva, si può dire che per Tano D’Amico il disordine è solo la
forma più traumatica, esplosiva, di una precarietà costitutiva del nostro
equilibrio sociale; un ordine contraddittorio e dunque fragile, che per essere
messo a fuoco richiede un approccio metodico quanto partecipato, amoroso quanto
rigoroso: non quello del reporter che si trova casualmente a registrare gli
eventi della cronaca; ma quello dell’artista che perlustra l’intera trama del
vissuto quotidiano per metterne a fuoco i margini più sfrangiati: quelli capaci
di produrre una sospensione, uno scarto e un rivolgimento del nostro sguardo e
della nostra coscienza.
La mostra attraversa più di quarant’anni di storia italiana, combinando
immagini di disordini veri e propri
(cortei, occupazioni, scioperi, interventi della polizia), con quelle che
meglio testimoniano la vocazione del fotografo a ritrarre le vibrazioni e gli
urti del reale. Alle foto più note del passato, quelle che offrono un ritratto
tutt’ora unico dell’Italia degli anni settanta (nei suoi risvolti innovativi ma
anche tragici: dalle lotte del movimento femminista all’omicidio di Giorgiana
Masi), si affiancano gli scatti più recenti, che testimoniano l’inesauribile
curiosità di Tano D’Amico verso i sommovimenti anche più impercettibili della
storia.
Oltre alle trenta immagini esposte a parete, selezionate dallo stesso fotografo
e stampate per l’occasione, negli spazi di s.t. foto libreria galleria saranno presentate
altre opere e documenti riconducibili al lavoro del fotografo: stampe vintage, giornali
e riviste del passato, libri rari e fuori commercio.
Tano D'Amico nasce nel 1942 nell’isola siciliana di Filicudi e vi rimane fino
all’età di sette anni, quando si trasferisce con i genitori in una Milano
ancora piegata dalla guerra. Dopo gli studi classici al liceo Beccaria e la
frequentazione della facoltà di scienze politiche alla Cattolica -anni
cruciali, nei quali prende forma una visione critica dei meccanismi umani e di
potere che regolano la nostra società, nel 1966 parte alla volta del Friuli per
la leva militare, da lui stesso considerata una delle esperienze-chiave della
sua vita. Nei quindici mesi di caserma, infatti, Tano conosce e si lega a
giovani etichettati come “diversi” e di conseguenza emarginati: analfabeti,
carcerati, isolani come lui.
Tornato a Milano, si rende conto di non
poter tornare alla vita precedente, e si trasferisce a Roma,
già in pieno fermento sociale nei mesi che precedono il fatidico ‘68. La
partecipazione attiva ai movimenti lo conduce, quasi suo malgrado, sul
difficile sentiero della fotografia: i compagni riconoscono l’originalità del
suo sguardo, in grado di comunicare appieno i mutamenti in atto, e affidano al
fotografo siciliano la parte visiva del loro impegno in giornali e riviste come
Potere Operaio, Ombre Rosse e soprattutto
Lotta Continua, con cui collaborerà fino
alla definitiva chiusura del
quotidiano. Successivamente, le sue
immagini troveranno spazio anche sull’altra storica testata della nuova sinistra
italiana, il manifesto.
Dai suoi primi scatti fino ad oggi, Tano D’Amico ha scelto di mettere a fuoco
gli attori più marginalizzati della scena sociale -disoccupati e senza-casa,
bambini e malati mentali, detenuti e immigrati, e di raccontare con continuità
le battaglie dei diversi movimenti che contestano l’ordine su cui si regge il
mondo in cui viviamo. Dopo i primi reportage dedicati alla Sicilia e alla
Sardegna, ha viaggiato anche fuori
dall’Italia: nell’lrlanda della guerra civile, nella Grecia dei colonnelli, nella
Spagna franchista, in Portogallo durante la Rivoluzione dei Garofani, e più volte in Palestina. Negli anni
ottanta e novanta andrà poi in Somalia, Bosnia, Chiapas e Stati Uniti.
La sua peculiare sensibilità, da giovane recepita come un difetto, diviene un
tratto distintivo del suo percorso creativo e professionale, nel corso del
quale riesce a incontrare anche mondi apparentemente lontani: come quello di
Joseph Beuys, il grande artista concettuale di cui Tano documenta in esclusiva
nel 1981 l’happening “Terremoto” a Palazzo Braschi di Roma; o come quello
cattolico, che lo chiama a illustrare con le sue immagini il nuovo catechismo
per i giovani e a collaborare con il settimanale Il Sabato.
Come gran parte dei foto-repoter italiani della sua generazione, Tano D’Amico
non si è presentato e non è stato riconosciuto come un artista, da studiare e
proporre in quanto tale negli spazi museali e nelle gallerie private. Nei
progetti espositivi come in quelli editoriali sin qui realizzati, il suo nome è
rimasto per lo più legato ai diversi
protagonisti delle sue immagini: i giovani del ’77, i pacifisti, le
donne, gli zingari… Del tutto innovativa è stata dunque la scelta di Francesco
Bonami di inserire il lavoro di Tano D’amico (e quello di un’altra grande
fotografa militante: Letizia Battaglia) nella mostra Italics. Arte italiana fra tradizione e rivoluzione 1968-2008
(Venezia, Palazzo Grassi, 2008).
Fra i suoi libri più recenti e facilmente reperibili in commercio,
ricordiamo: Il Giubileo nero degli zingari,
Editori Riuniti, 2000; Una storia di donne. Il movimento al femminile dal '70 agli anni no
global, Intra Moenia, 2003; La dolce ala del dissenso. Figure e volti
oltre i cliché della violenza, Intra Moenia, 2004; E’ il 77, Manifestolibri, 2007; Volevamo solo
cambiare il mondo. Romanzo fotografico degli anni '70 di Tano D'Amico, Intra
Moenia, 2008; Di cosa
sono fatti i ricordi. Tempo e luce di un fotografo di
strada, Postcart,
2011.
Mai illuso e mai arreso, irriducibile e forse romantico, Tano
prosegue tuttora il suo lavoro di fotoreporter, la sua densa e appassionata
ricerca sull’incanto e la speranza degli ultimi.
Tano D’amico Di cosa sono fatti i ricordi. Tempo e luce di un fotografo di strada
Postcart,
2011; pagine 136; € 12,50
Sessantatré articoli scritti per il
settimanale Gli Altri con
stile lucido e poetico, come “personali lettere alla società”, permeati da un profondo senso
critico verso le ingiustizie che dasempre colpiscono gli sconfitti, coloro che
vivono ai margini della società e di cui si
tenta di rimuoverne il ricordo. Con le sessantatré foto che accompagnano i
testi, il fotogiornalista Tano D’Amico
traccia una linea di speranza che lancia al mondo come zattera di salvataggio. Il suo sguardo si distingue subito da quello
degli altri fotografi. Tano è il fotografo dei senza potere, dei vinti, di cui
riesce a cogliere la bellezza umana nel disagio sociale. Le sue immagini
restituiscono dignità a coloro cui la dignità è stata tolta. Li rappresenta con
complicità, simpatia, partecipazione, facendo del bianco e nero e
dell'obiettivo 35 millimetri una precisa scelta stilistica.
s.t. foto libreria galleria
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