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Fotografi » Centro » Scheda personale di: ALESSANDRO BUGELLI

ALESSANDRO BUGELLI
MONSUMMANO TERME - Pistoia - Toscana
Classe utente: Fotografo
“Inizia in terza media, nel 1978, l’amore per la fotografia. Fu l’ultima parte dell’anno scolastico, quando nelle ore di educazione tecnica ebbi modo di conoscere i primi rudimenti di questa arte e soprattutto di camera oscura. Mi si aprirono orizzonti e conoscenze semplicemente inebrianti. Durante l’estate di quell’anno iniziai a scattare fotografie con una “Splendidflex”, una biottica interamente in plastica che montava rulli formato 127, acquistata per poche lire per corrispondenza - se non ricordo male - al Postal Market. Di macchina fotografica, pensandoci bene, aveva ben poco, solo il design, ma mi bastava per proseguire ad imparare. E sognare. Per avere una macchina fotografica vera dovetti aspettare la fine dell’estate successiva, passata a lavorare come cameriere stagionale sulla Montagna Pistoiese, il mio luogo di nascita. Dopo avere divorato tutte le riviste possibili, aver letto attentamente recensioni e commenti (ed anche pagine pubblicitarie) giunsi alla decisione che la “mia” fotocamera sarebbe stata una Canon. Una AE-1. Trecentosettantacinquemila lire con borsa pronto e 50mm f/1,8. Me lo ricordo bene, furono i miei primi soldi guadagnati ed anche . . . subito spesi! Ma spesi bene. Iniziai così a fotografare in modo più "vero" ed anche sistematico. Anche in prima superiore, nel biennio sperimentale, c’era la materia “fotografia” al pomeriggio, con il tempo pieno, quello fu un altro momento determinante per la mia cultura fotografica e per assimilare la tecnica. Tecnica che cercai di farmi propria leggendo molti libri e soprattutto uscendo a fotografare. Fotografare di tutto. Testai molte pellicole a colori e bianconero, tra esse mi esaltarono - nella mia ancora poca conoscenza tecnica - la Agfa CT 18 (quelle a sviluppo compreso nel prezzo di acquisto), il Kodachrome 25 e 64 e la Kodak Tri-X pan in bianco e nero. Divoravo riviste e scattavo a più non posso, gli unici perplessi erano i miei genitori, che faticavano a starmi dietro per allungarmi soldi per pagare sviluppi e stampe. Comprai poco dopo il primo “tele”, un 135mm. f/3,5, non un granché luminoso, ma quello doveva e poteva essere, le finanze non permettevano di più. Imparai a fotografare anche con una focale più lunga del "normale" ed il mio primo flash lo acquistai di lì a poco: un Sunpak, compatto, numero guida . . . 20! A piccoli passi mi feci un corredo destinato a diventare importante, sempre Canon, con un’altra AE1, poi una A-1, un 100-300 f 5,6, un flash Nissin 3600 (che ho ancora), seguito poco dopo da un Metz 45 CT-5 ed infine un corredo Mamiya 645, con il quale imparai a capire il medio formato, poi imparato bene con una YashicaMat 124 biottica, eccezionale, ed una Zenza Bronica ETR. Dal 1984 iniziai a interpretare la fotografia come un lavoro, il servizio militare fermò temporaneamente questo fermento, che riprese nel 1986 con il motocross, parallelamente all’attività di articolista prima e giornalista poi, spaziando anche allo still-life, al ritratto ed alle riproduzioni di opere d’arte, utilizzando 6 corpi macchina ed 11 ottiche, dal fish-eye al 300mm. Fino al 1995 il “click” è stato parte integrante della mia vita anche con grandi soddisfazioni, come il primo premio nel concorso nazionale (ad oggi il primo e l’unico cui ho partecipato) di fotografia sportiva del Panathlon International di Empoli (1991). Poi, dal 1996, gli orizzonti professionali mi portarono altrove e la fotografia divenne solo un piacevole ricordo. E’ stato il digitale, nel 2004, a farmi rinascere fotografo, ho sostituito tutta la mia vecchia attrezzatura analogica con una di pari valore dell’ultima generazione. Sempre Canon”.
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