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Fotografi » Nord » Scheda personale di: AQUAAURA

AQUAAURA
Milano - Milano - Lombardia
Classe utente: Fotografo
AQUA AURA
AQUA AURA - Il tentativo di una biografia.
Vive e lavora a Milano.
Formazione: Accademia di Belle Arti di Brera, diploma nell’anno 1992, successivamente... ha proseguito la sua formazione in giro per il mondo.

“Aqua aura is a term used to describe a natural crystal that has been coated with gold fumes. It is created in a vacuum chamber from quartz crystals and gold vapor by a process known as vapour deposition. The quartz is heated to 871 °C (1600 °F) in a vacuum, and then gold vapor is added to the chamber. The gold atoms fuse to the crystal's surface, which gives the crystal an iridescent metallic sheen. The process was awarded the United States Patent No. 6997014 on 14 February 2006.”

L’Aqua Aura è il frutto di un processo chimico-fisico, una preziosa trasformazione dovuta ad un trattamento termico con i vapori d’oro in grado di mutare l’aspetto esteriore cromatico di un cristallo naturale (il quarzo) senza intaccarne la forma ed appena impercettibilmente la consistenza.
Nel leggerne il procedimento, così come viene presentato nelle descrizioni che si possono trovare in rete, l’operazione può ricordare da vicino un’antica pratica alchemica, valida forse più per le attività di una fumosa fucina quattrocentesca che per un laboratorio di produzione di immagini contemporanee. Il percorso sembra quello tracciato da uno pseudo scienziato nell’ambito della filosofia naturale, tutto intento a ricercare ed estrarre nuovi ordini della materia, fluttuanti tra la lettura fisica e metafisica delle cose.
E’ da questo suggestivo artificio che Aqua Aura ha tratto ispirazione per descrivere e affermare la propria trasformazione artistica, avvenuta dopo un periodo di attività creativa ed espositiva compiuta sul campo negli anni novanta - operando a stretto contatto con gallerie d’arte italiane e curatori, partecipando a diverse mostre collettive e tenendo alcune personali - ed un successivo periodo, lungo circa dodici anni, trascorso a debita distanza dal mondo dell’arte, vissuto solo da ricercatore in proprio, spettatore e viaggiatore.
Aqua Aura rappresenta quindi una (ri)nascita, avvenuta attraverso una lenta e consapevole metamorfosi che ha generato nuovi stimoli creativi ed un più incisivo tratto tematico.
Lo spiccato interesse per il mezzo fotografico, che in seguito si contraddistinguerà come suo mezzo fotografico principale, si manifesta durante un viaggio in Islanda nel corso del 2006.
Le immagini raccolte in quel viaggio nascono come annotazioni e frammenti colti in un rigoroso bianco e nero. Questo processo di raccolta e di suggestione viene proseguito nei tre anni successivi lungo percorsi e rotte di viaggio tra Europa e Medio Oriente. In questa fase iniziale le immagini realizzate non vogliono configurarsi nell’ambito dell “fotografia come arte”, almeno non nell’accezione che nell’arte d’oggi pare dai più condivisa. Non hanno cioè come intento quello di inseguire percorsi più o meno complessi nel tentativo di definire una nuova identità e natura del linguaggio fotografico sull’orizzonte della contemporaneità. L’unico onere che Aqua Aura richiedeva a queste immagini era quello di diventare documenti e semplici sguardi con spiccata inclinazione ai problemi della luce. In un certo senso si potrebbero già definire quei lavori come “ritratti di paesaggio”, quietamente adagiati negli insegnamenti della tradizione della ripresa “en plein air” dei fotografi viaggiatori. Su questo orizzonte, ovviamente, si fa riferimento alla lezione dei maestri storicizzati, Ansel Adams o Edward Weston, ma anche Edward Steichen e in generale la scuola americana del paesaggio.
Aqua Aura esordisce più specificatamente nel territorio della fotografia d’arte quale strumento di ricerca nel 2010, anche questa volta a seguito di un viaggio di studio tra Spagna, Belgio e Olanda. I nuclei della nuova indagine sono concentrati sulla “disciplina” del ritratto, da un lato, e sul tentativo di una reinvenzione dell’idea di paesaggio dall’altro. In quell’anno prende vita una serie di lavori fotografici in light box, una sorta di pseudo ritratti dal titolo POTRAITS SURVIVANTS, il cui debito estetico è completamente rintracciabile nel solco della grande tradizione pittorica seicentesca invece che nella fotografia propriamente intesa. Si tratta di una raccolta di immagini realizzate in sala di posa e successivamente “ricostruite” in studio attraverso un tenue o a volte incisivo intervento di post produzione. Il risultato è frutto di un lungo lavoro di progettazione pre-scatto, costruito dall’autore inseguendo personali visioni ma anche volentieri, dal contributo che le storie mute dei singoli soggetti ritratti trasfondono nel flusso progettuale delle opere. L’anno successivo prende forma la serie FROZEN FRAMES che rappresenta invece la sperimentazione sull’idea di paesaggio, di luoghi e spazi mentali pur nel realismo del mezzo fotografico, nei quali la reinvenzione condotta in laboratorio con gli strumenti della post-produzione riveste molta importanza.
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