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News » Mostre » Scheda News

Opening Dancing at the Edge of the World
Autore: Z2O Galleria | Sara Zanin - Pubblicato il 31/01/20 - Categoria Mostre
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Dancing at the Edge of the World
7 Febbraio > 31 Marzo 2020
Opening & Performance Venerdì 7 Febbraio, h. 19.00 – 21.00

Performance di Proudick (Lindsey Mendick & Paloma Proudfoot)
Venerdì 7 Febbraio 2020, ore 19.00


Saelia Aparicio

Charlotte Colbert

Monika Grabuschnigg

Zsófia Keresztes

Alexi Marshall

Florence Peake

Proudick (Lindsey Mendick and Paloma Proudfoot)

Megan Rooney

Eve Stainton
 

Performance di Florence Peake & Eve Stainton      
Mercoledì 26 Febbraio 2020, ore 19.00

 

curata da

Marcelle Joseph

 

 

z2o Sara Zanin Gallery

via della Vetrina, 21

00186 Roma

 

 

‘...when women speak truly, they speak subversively -- they can't help it:

if you're underneath, if you're kept down, you break out, you subvert.

We are volcanoes. When we women offer our experience as our truth,

as human truth, all the maps change. There are new mountains’.

 

- Ursula K. Le Guin [Bryn Mawr Commencement Address (1986) in Dancing at the Edge of the World (1989)]


 

To make a new world you start with an old one, certainly.

To find a world, maybe you have to have lost one. Maybe you have to be lost.

This dance of renewal, the dance that made the world, was always danced here

at the edge of things, on the brink, on the foggy coast.

 

- Ursula K. Le Guin [World-Making (1981) in Dancing at the Edge of the World (1989)]

 

Prendendo in prestito il titolo dalla raccolta di saggi di Ursula K. Le Guin del 1989, Dancing at the Edge of the World, questa mostra collettiva mette in scena un mondo futuristico e alternativo in cui l'umanità parla attraverso quella che Le Guin chiama la "lingua madre", ovvero un linguaggio che incoraggia le relazioni , le connessioni e gli scambi, al posto di una "lingua paterna" biforcuta – ossia il linguaggio del potere parlato dall’ “Uomo Civilizzato” che guarda al resto della società da un’ottica dicotomica contesa tra termini oppositivi come soggetto / oggetto, sé / altro, maschio / femmina, mente / corpo, attivo / passivo, Uomo / Natura, dominante / sottomesso. La mostra stessa sarà un centro di attività femminista sovversiva in cui il corpo – fatto di carne, spesso permeabile e talvolta desideroso - è onnipresente ma mai separato dalla mente. Le artiste in questa mostra invadono la propria privacy per esplorare l'incarnazione e la rappresentazione attraverso una strategia anarchica e auto-realizzante di legittimazione. Ci saranno opere d'arte che possiedono una sensazione eruttiva in grado di riecheggiare gli universi dei romanzi di Le Guin, desiderosi di un'utopia femminista o non binaria - una sorta di nuovo universalismo, privo di disuguaglianze, dominio e sfruttamento e pieno di piacere femminile.

Al centro di questa mostra, alla stregua di un 'disegno nello spazio', ci sarà un letto a baldacchino di grandi dimensioni, completo di corona regale, realizzato da Charlotte Colbert, che verrà “attivato” durante le performance di mercoledì 26 febbraio 2020. Florence Peake ed Eve Stainton si esibiranno in un duetto esplosivo, impiegando l'intimità della loro relazione poliamorosa lesbica per elevare l'affetto, la sessualità, il potere e l'energia marginalizzati di un corpo queer sensuale e viscerale. Lo sfondo di questo spazio performativo sarà un gigantesco murale prodotto appositamente per la mostra da Saelia Aparicio. Un'altra performance si svolgerà nella serata di apertura quando Proudick (duo di artiste e impresa artistica collaborativa fondata da Lindsey Mendick e Paloma Proudfoot) si trasformeranno nelle commesse di un negozio di scarpe di design - paradiso per eccellenza cui aspira il desiderio femminile.

In questa mostra, per citare Le Guin un'ultima volta, queste dieci artiste "ballano [] ... al limite delle cose" per liberare il vecchio mondo dalla sua tendenza populista e patriarcale, che persiste nell'oppressione e nell’esclusione delle alterità, di quegli esseri umani che si trovano al di fuori di un ristretto gruppo demografico che si identifica con il potere e il genio, per costruire invece un nuovo mondo in cui le comunità emarginate non sono sempre sul punto di divenire, ma sono diventate comunità di individui pienamente realizzati, con tutti i diritti e i privilegi dell' “Uomo Civilizzato”.

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