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News » Mostre » Scheda News

Paesaggio subìto
Autore: Angelo Zzaven - Pubblicato il 11/12/13 - Categoria Mostre
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  Dal 14 Dicembre 2013 al 12 Gennaio 2014 in provincia di Catania a Caltagirone
Mostra fotografica collettiva unopuntosette - autori: Licia Castoro, Franco Ferro, Alfio Garozzo, Antonio Tudisco, Mario Valenti, Angelo Zzaven. ________________________________________________________________ Siamo uomini e donne, fotografi, che intendono ricostruire il senso di una appartenenza comune con il territorio che abitiano, ricercando un linguaggio idoneo per confrontare e condividere emozioni che, altrimenti, andrebbero perdute tra quelle vaganti costellazioni di sensi e di significati che hanno fatto del paesagggio della nostra esistenza un baratro di non visibilità e, ancor peggio, di paura. Citando l’amato Ghirrri, intendiamo tracciare con la fotografia un percorso soffice come i sassi di Pollicino per tornare alle radici delle nostre emozioni e capirne le rappresntazioni; pertanto, ci costringiamo a pensare per immagini per sfuggire alle tentazioni delle polemiche pretestuose ed alla ghettizzazione del nostro sforzo artistico. Vogliamo essere “guardati” attraverso la nostra opera che ormai è testimone della nostra età e della nostra esperienza. Rivolgiamo l’attenzione al paesaggio della nostra esistenza poiché in esso rinveniamo le tracce della memoria e le cicatrici delle cose scomparse; e rivolgiamo ad esso il nostro sguardo perche con la fotografia intendiamo liberarlo dalle strettoie in cui lo hanno racchiuso politici , ecologisti, geologi, ambientalisti, urbanisti e scienziati tutti che ne hanno carpito la capacità unica e specifica di saper coniugare l’infinito nel finito della visione, sottraendolo ai soli che l’abbbiano saputo coniugare e costruire ovvero i poeti ed i contadini. Sono loro i nostri evidenti compagni di lavoro e di viaggio; sono loro che costantemente ci indicano la rotta per poter fornire alle istituzioni l’iconografia del paesaggio e dei sentimenti che ad esso sottende: non lavoriamo per una rilevazione di tipo documentativo ma spendiamo le nostre agnizioni e le nostre scoperte per l’individuazione di un riconoscimento. Siamo convinti che il paesaggio non possa essere racchiuso nell’atto di una visione fisiologica o mappale e, meno che mai, risolversi nell’individuazione dei suoi elementi ritenuti costitutivi; guardiamo piutt osto alla sua storia, alla sua secolare evoluzione, alle sue drammatiche ed urgenti necessità perché in esso riconosciamo il nostro volto medesimo, le nostre stessse preoccupazioni, le nostre aspirazioni. Cerchiamo la collaborazione delle istituzioni politiche ed amministrative, e quelle scolastiche, non solo per supportare la doverosa ricerca di quella tutela che impone la nostra Carta Costituzionale, ma anche individuare i nuovi canoni estetici che stanno modificando la realtà del nostro paese senza che ci sia stato un momento di consapevolezza sulla natura e sulle proporzioni di tale trasformazione. Siamo consapevoli che tale ricerca, oltre che rivolgersi ai luoghi dove abitano le emozioni, passa, quasi in simbiosi, per lo sguardo che rivolgiamo a noi stessi, ai nostri corpi, ed al nostro vissuto, e, pertanto, inevitabilmente la filigrana delle nostre immagini rivela l’individualità delle nostre esistenze che desideriamo mettere in comune con chi vuol seguire la linea del nostro sentimento. Privilegiamo in questo ragionare le risorse della tecnica e dell’arte della fotografia, considerando che la sua storia ed i suoi risultati sono, a nostro avviso, dei caposaldi del pensiero intorno all’indagine sulla natura del paesaggio e sui suoi fondamenti estetici e filosofici. Ci ricolleghiamo, in tal senso, all’azione intellettuale e politicamente propositiva di chi, nel recente passato, è stato capace di incidere e modificare una visione meramente monumentale o naturalistica, riconducendo la visione del nostro ambiente a matrici culturali, più intime e collegate a memorie comprensibili e condivisibili. L’esperienza del Nuovo Paesaggio Italiano, del LandScape Americano, dei New Topographic, sono nel nostro DNA culturale avvertendone come urgenti i segnali da loro lanciati sulla necessità di far presto. Abbiamo, infatti, poco tempo per poter prendere cognizione delle trasformazioni visive delle forme del nostro pianeta (come del pianeta uomo) e – mentre i grandi protagonisti della fotografia eroicamente si cimentano nell’impresa di cogliere nel nostro tempo quei segnali che possono riportarci all’alba dl mondo – noi rivolgiamo l’attenzione alla nascita o, ahimè, alla soppressione, degli angoli della nostra Terra dove ancora l’ombra non viene sfrattata, dove l’eco di una fontana è percepita come tale, dove la linea dell’orizzonte diviene il luogo della contemplazione, dove il dinamismo interno all’immagine è avvertito come il ritmo del no stro desiderio di vivere. Abbiamo occhi e cervello rivolti al futuro e, pertanto, “siamo in ascolto” di coloro che camminano sulla nostra strada, così come siamo vicini a coloro che, sacerdoti della memoria o meno, ne custodiscono il simbolo e la sacralità e, quindi, ne hanno cura. ____________________________________________________________________________________________ avv. critico fotografico Pippo Pappalardo
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