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Immagini » Reportage » Scheda Progetto

Toro-Toro
Autore: Matteo Bertolino - Pubblicato il 24/06/10 - Categoria Reportage

“Toro-Toro” è dichiarato parco nazionale ed area protetta nel 1989. Nel nord del Dipartimento di Potosì, in Bolivia, si estende per più di 150 Km quadrati una zona immersa nelle rocce e nei suoi disegni, nelle innumerevoli caverne ancora inesplorate, nelle cascate, nei canyons carsici, nelle pitture rupestri; una zona ricoperta dalle impronte dei dinosauri che abitavano un tempo la regione, che conta oggi con un immenso potenziale geologico, antropologico e paleontologico, selvaggio e ricco di fauna silvestre, mesozoico parco giurassico compreso tra i 1800 e i 3800 metri sul livello del mare.
Vallate, altipiani e montagne sono tanto magici quanto, per certi versi, ostili alle comunità di etnia Quechua (una delle 36 etnie della Bolivia) che abitano la regione di Toro-Toro: la scarsa fertilità della terra, prevalentemente rocciosa, e le stagioni regolano la poca produzione locale, basata principalmente sulle patate e su qualche cereale; l’allevamento è l’attività maggiormente diffusa: vacche, asini, capre e pecore popolano le vallate, nella costante ricerca di mangime. L’isolamento di molte comunità è estremo, talune si raggiungono solo dopo molte ore a piedi attraverso sentieri scoscesi, il clima arriva ad essere molto aspro, a seconda delle altitudini; no vi è praticamente elettricità (eccetto per qualche raro pannello solare installato nell’ambito di uno dei progetti di cooperazione internazionale) e l’acqua - che secondo la cosmovisione andina simbolizza il sangue della dea Pachamama - è egualmente scarsa, per tutti, uomini, animali e piante.
In una Bolivia in fase di costante e imprevedibile cambiamento politico e sociale, sotto la ferma guida del primo presidente indigeno democraticamente eletto, Evo Morales - discusso e controverso - esistono realtà che ancora appaiono semi-congelate nel tempo, in parte dispensate dai pro ed i contro della modernità. Discendenti dell’impero Inca, per i quali lo spagnolo è ancora una lingua semi-sconosciuta, costretti oggi a migrare verso i centri abitati in cerca di migliori opportunità, si lasciano dietro anziani e bambini: per questi ultimi non restano che piccole scuole comunitarie, raggiungibili dopo ore e ore di cammino. Strutture semplici e spesso precarie ospitano coraggiosi maestri costretti ad adeguarsi alla povertà dei mezzi di insegnamento messi loro a disposizione.
Le disparità tra uomini e donne rispetto alle difficoltà del vivere quotidiano sono, come purtroppo spesso accade, marcate. Gli uomini - spesso bevitori ma sempre e comunque instancabili masticatori di foglie di coca (che gelosamente ripongono nell’inseparabile sacchetto di plastica verde che li accompagna) - si occupano dei campi e degli animali, come degli altri lavori così detti “pesanti”. Le donne, invece, sono dedite alla cucina (per tutto il nucleo familiare pur essendo le ultime a mangiare) alla cura dei sempre numerosi figli e della casa, fino a quella delle pecore, alla raccolta della legna, e a tutto ciò che d’altro si richieda, con la fatica perennemente in viso. Li accomunano mani ruvide e callose, volti segnati dal tempo e dal vento, dentature stentate, consumate, dall’incessante masticare la sacra foglia.
Attori della cooperazione internazionale, governativi e non, - assieme agli sforzi delle autorità locali – operano nella zona, nel tentativo di contribuire a migliorare le condizioni di vita della popolazione; i settori d’intervento principali sono il sostegno all’allevamento e alla produzione locale, i diritti (casa, acqua, istruzione), il turismo sostenibile, la salute, la protezione della Pachamama (dell’ambiente, in gergo occidentale).
In un tempo senza fine, dai dinosauri sino ai giorni nostri, la potente Natura - seppur affaticata - resta indiscussa regina a Toro-Toro, e i Quechua con lei condividono da sempre lo spazio ed il tempo, nella costante ricerca di un equilibrio difficile, entrambi lottando per un’esistenza più giusta.
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La selezione fotografia è estratta dalle 20 immagini di cui si compone il lavoro.
Gradimento: Fantastico
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