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Contenitori e contenuti, riflessi e sporgenze degli sguardi.
Autore: danielegarofalo
- Pubblicato il 24/08/11 - Categoria
Reportage
Ciò che catturano questi scatti è l'incontro di sguardi in prossimità del limite che separa ordinario e straordinario. Grazie alla permeabilità visiva concessa da una rete metallica, cosa che non sarebbe possibile ad esempio dinanzi a un muro, il limite tende a farsi soglia e ad essere quindi valicabile per mezzo dell'occhio.
La rete, oltrepassando in contorni delle foto, confonde ciò che racchiude, il suo contenuto. Così ci interroghiamo tra gli apparecchi volanti da un lato, e le persone intente a osservare dall'altro. Persone le cui apparenti differenze generazionali e sociali non impediscono il comune orientamento degli sguardi oltre la rete.
É il comune guardare di persone che diremmo comuni, immerse nella quotidianità di un gelato o di un'uscita in bicicletta domenicali. Quotidianità che per definizione non può spingersi oltre i confini dell'ordinario. I confini entro cui si dispiega la più mediocre delle dimensioni di una vita, quella delle abitudini, delle preoccupazioni e dei bisogni di ogni giorno.
Ecco dunque che oltre l'ovvio di ogni giorno, al di là della rete, si intravede qualcosa di straordinario. É l'apparecchio che si solleva da terra sporgendosi oltre le bassezze del quotidiano. Nell'innalzarsi queste bassezze si faranno sempre di più tali. Quasi come ad assumere la dimensione che a loro è propria, infinitamente più piccola e impercettibile rispetto alla vastità delle possibilità offerta dal campo visivo che dall'alto si apre sul mondo.
Più ci si allontana da qualcosa più se ne riconoscono i contorni. Così, in una visione che diremmo d'insieme, da un punto di vista “alto”, le preoccupazioni e i bisogni del quotidiano ci paiono meno insormontabili, affrontabili come meri ostacoli lungo una corsa che sporge oltre l'ordinario, sporge verso una meta straordinaria.
Per affrontare realmente i problemi, infatti, occorre tornare “con i piedi per terra” e, forti della visione alta e ampia che ora ci muove, vivere l'ordinarietà del quotidiano con nuovi occhi.
Ora che l'aereo fa ritorno nel suo porto, le persone in esso contenute e da esso fuoriuscite sono i viaggiatori. Viaggiatori arricchiti dalla nuova visione e dalla scoperta maturate nel viaggio.
A loro, ai viaggiatori resi lungimiranti dal viaggio, e alla loro straordinarietà, ci piace pensare che gli astanti dinanzi alla rete rivolgano lo sguardo. In un gioco di riflessi e sporgenze. Dove i contenuti, che siano chiusi entro un apparecchio, entro una rete o entro le incombenze quotidiane, ambiscano a sporgersi oltre il contenitore.
Così infine, come la visione di uno scatto ambisce a sporgere oltre le immagini in esso contenute.
Testi: Christian Goldoni
La rete, oltrepassando in contorni delle foto, confonde ciò che racchiude, il suo contenuto. Così ci interroghiamo tra gli apparecchi volanti da un lato, e le persone intente a osservare dall'altro. Persone le cui apparenti differenze generazionali e sociali non impediscono il comune orientamento degli sguardi oltre la rete.
É il comune guardare di persone che diremmo comuni, immerse nella quotidianità di un gelato o di un'uscita in bicicletta domenicali. Quotidianità che per definizione non può spingersi oltre i confini dell'ordinario. I confini entro cui si dispiega la più mediocre delle dimensioni di una vita, quella delle abitudini, delle preoccupazioni e dei bisogni di ogni giorno.
Ecco dunque che oltre l'ovvio di ogni giorno, al di là della rete, si intravede qualcosa di straordinario. É l'apparecchio che si solleva da terra sporgendosi oltre le bassezze del quotidiano. Nell'innalzarsi queste bassezze si faranno sempre di più tali. Quasi come ad assumere la dimensione che a loro è propria, infinitamente più piccola e impercettibile rispetto alla vastità delle possibilità offerta dal campo visivo che dall'alto si apre sul mondo.
Più ci si allontana da qualcosa più se ne riconoscono i contorni. Così, in una visione che diremmo d'insieme, da un punto di vista “alto”, le preoccupazioni e i bisogni del quotidiano ci paiono meno insormontabili, affrontabili come meri ostacoli lungo una corsa che sporge oltre l'ordinario, sporge verso una meta straordinaria.
Per affrontare realmente i problemi, infatti, occorre tornare “con i piedi per terra” e, forti della visione alta e ampia che ora ci muove, vivere l'ordinarietà del quotidiano con nuovi occhi.
Ora che l'aereo fa ritorno nel suo porto, le persone in esso contenute e da esso fuoriuscite sono i viaggiatori. Viaggiatori arricchiti dalla nuova visione e dalla scoperta maturate nel viaggio.
A loro, ai viaggiatori resi lungimiranti dal viaggio, e alla loro straordinarietà, ci piace pensare che gli astanti dinanzi alla rete rivolgano lo sguardo. In un gioco di riflessi e sporgenze. Dove i contenuti, che siano chiusi entro un apparecchio, entro una rete o entro le incombenze quotidiane, ambiscano a sporgersi oltre il contenitore.
Così infine, come la visione di uno scatto ambisce a sporgere oltre le immagini in esso contenute.
Testi: Christian Goldoni
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