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Immagini » Fine Art » Scheda Progetto

Crime Scene - Do Not Cross
Autore: Tommy Retro - Pubblicato il 28/08/08 - Categoria Fine Art
Volendosi approcciare in modo ermeneutico, dunque interpretativo, alle scene di crimine di Tommy Retrò, dobbiamo innanzitutto riconoscere come il referente narrativo dell'artista sia il Noir nel cinema, come nell'opera di un grande maestro della fotografia, qual' è stato Helmut Newton...:Il tema del Noir nell'opera di Tommy Retrò emerge dal palcoscenico proiettivo dell'arte sotto forma di scene/contenitori delle pulsioni inconsce di morte dell'artista.

"Scena" deriva dal greco Skene "luogo al coperto" e la sua matrice è la parola Skia "ombra".

Vediamo allora come il Noir di Tommy Retrò (il nero foriero di morte e di ombra) venga perfettamente accolto nel luogo artistico e "oscenizzato" tramite la creazione di frammenti proiettivi di sogno e di fantasie di sparizione del femminile attraverso la fotografia.

La fotografia dunque è un tentativo di guarigione da un istinto di morte e da una fantasia di sparizione messa in "scena" attraverso questi scatti che, simili a sogni, ci aprono al mondo fantasmatico e inconscio dell'artista che attraverso di essi metaforizza e sublima lo psichico.

"Tutte le immagini, a prescindere dalle differenze di natura estetica, sono espressioni della psiche umana", scrive Ingrid Riedel, possiamo dunque analizzare le sequenze fotografiche di Tommy Retrò come fossero espressioni inconsce rese accessibili alla coscienza tramite l'arte.

Prendendo in analisi la location del crimine, notiamo immediatamente come i settings degli omicidi siano "luoghi altri", territori ctoni ed inconsci. La cantina è infatti la parte più sotterranea della casa, come l'inconscio è luogo "inferiore" rispetto al conscio; il bagno, con la vasca ci apre al simbolismo divorante del materno acquatico: quello che Freud chiamava "il gran mare dell'inconscio" che può divorarci e portarci alla morte psichica; le scale, citando l'antropologo M. Augè sono "non luoghi": palcoscenici tetri di personaggi "altri", vicini di casa sconosciuti e di passaggio, personaggi dunque di un quotidiano privo di vita. Le scale inoltre, sono per Freud simbolo del coito che rimanda ad una sessualità che come vedremo, l'artista tende a rimuovere dalla sua opera, assieme al concetto stesso di donna erotizzata.

Altro setting per Tommy Retrò è l'angolo in disordine della stanza, angolo come ricettacolo di ombre e "luogo nascosto", confuso: anch'esso riconducibile al simbolismo psicologico dell'inconscio.

"Il perchè delle donne? Beh di sicuro mi reputo un fotografo di donne...o almeno di corpi femminili…
Ho tremende difficoltà con i soggetti maschili anche ora con le foto di moda.. le mie immagini non possono prescindere dalla figura femminile...", scrive l'artista.

In effetti ciò che salta immediatamente all'attenzione è il ripetersi ossessivo della morte del femminile, che assurge la donna, nella sua opera, a vera e ultima Regina di questo regno di morte, su un palcoscenico inconscio allestito per lei.

Potremmo affermare che il femminile negli scatti di Tommy Retrò è visto come il contenitore di fobie e inquietudini da rimuovere attraverso la morte. Quella che viene uccisa, legata e coperta in volto non è la donna tout court ma l'idea di donna autoritaria, direttiva, divorante.

Jung ha immensamente scritto nella sua opera dell'archetipo del femminile che può essere vissuto nella psiche umana in due modi contrapposti: la madre di vita e la madre di morte, la madonna e la strega.

Tommy Retrò uccide il lato "oscuro", ctonio, inconscio e divorante della madre di morte proiettata sulle sue modelle de-erotizzate in quanto simboleggianti il lato del femminile pericoloso e foriero di morte, non di sessualità ed eros.

Devitalizzando questo lato della donna, che viene dunque vissuto come anrti-erotico e depotenziato delle sue capacità creative, il maschile dell'artista scongiura inconsciamente il pericolo di essere automizzato e concupito dalla direttività inglobante di un materno autoritario.

Sembra dunque sia possibile giungere ad affermare che davvero l'arte sia un tentativo di guarigione psichica e un luogo ampio di sublimazione di fobie e ansie personali e potremmo dire "deturnando" Freud a mò dei situazionisti del maggio francese che l'arte è la via regia per l'inconscio.

Basti pensare anche al simbolismo della scarpa, ricorrente nell'opera dell'artista.

"Alla fine io il progetto "crime scene" non riesco a vederlo come un lavoro noir.. e nemmeno come un lavoro sugli omicidi..
…è più come una autobiografia… Ci sono vari elementi come specchi…acqua… polaroid… (o anche il fatto di coprire il viso e il coprire con bende e sacchi) …che sono elementi visivi che ritornano spesso nelle mie foto perchè fan parte del mio gusto… a prescindere dal tema che affronto…".

Come scrive lo stesso Tommy, questi elementi, come ad esempio la scarpa, sono simbolismi che pregnano il suo quotidiano psichico.

L'artista confessa la propria fobia del piede nudo: la scarpa è da sempre simbolo feticista di un piede che è espressione erotica del corpo femminile. Il piede è il motore di un corpo vivo, che si muove. Esso è erotizzato in quanto vivo e capace di suscitare desiderio sessuale. Nel feticismo la scarpa, per "spostamento" assume su di sé le prerogative accattivanti del piede e diventa stimolo erotico. Dunque anche la scarpa vuota, buttata nella scena del crimine diventa un omicidio nell'omicidio: un altro modo per devitalizzare e de-erotizzare la donna, tanto quanto le bende e i sacchi che le coprono il volto privandola di un'identità.

Un ultimo sguardo alla simbologia del pozzo, che è evidentemente un'altra metafora dell'inconscio e del regno ctonio del femminile perturbante, in quanto rimanda al "tubo" uterino e al percorso sessuale che il maschio percorre nella penetrazione del femminile.

Penetrazione che, come abbiamo visto, per il maschile è impossibile nei confronti di quel lato del femminile ritenuto pericoloso.

Anche il gatto, infine, che Tommy dice di essere in una "crime scene", quasi per caso, al posto di un'oca, inafferrabile che si è rifiutata di partecipare allo scatto, è un simbolo "sintomatico".

Al posto di un'oca infatti, simbolo di una femminilità innocua e temperata, subentra un gatto, metafora invece della femminilità sensuale, sconosciuta, erotica e dunque fortemente caratterizzata. Quella stessa sessualità che l'artista tenta di rendere innocua attraverso le sue "istallazioni" di morte.

La devitalizzazione della donna dunque, attraverso la mancanza di espressione e di un volto ci rimanda da lontano ai quadri di un Hopper, che privava le sue donne di espressione ricordandoci dunque , quanto l'uomo e l'artista vivano profondamente questa frattura eternamente nostalgica e talvolta terribile con il femminile, con il materno, e come tentino da sempre, di riparare alla nostalgia "dell'eterno ritorno" attraverso l'arte. Arte che è e rimarrà sempre uno specchio fortissimo di proiezioni e dunque, un luogo di conoscenza. Ricordiamoci dunque che come nei sogni e nel setting analitico, nell'arte e nelle opere di Tommy Retrò non è la donna reale che muore, bensì quell'imago femminile interiorizzata durante la storia biografica dell'artista e del singolo individuo.



Barbara Collevecchio
Gradimento: Ottimo Lavoro
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Commenti:
08/06/10 21:27
KuroS scrive:
molto belle complimenti.
13/05/09 12:25
FabioStenuo scrive:
un grande lavoro...da vedere e (ri)vedere...complimenti!!!
30/10/08 15:33
Angy scrive:
assolutamente geniale!!!
2 pagine: 1 2 > fine
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