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Immagini » Reportage » Scheda Progetto

Il Nostro Bisogno di Consolazione
Autore: Fabrizio Borra - Pubblicato il 02/06/10 - Categoria Reportage
“Mi manca la fede e dunque non potro’ mai essere un uomo felice, perche’ un uomo felice non puo’ temere che la propria vita sia solo insensato vagabondare verso una morte certa…..”
Stig Dagerman



L’idea di questo lavoro nasce circa venti anni fa in concomitanza col mio interesse per la fotografia. Grossa parte della cultura europea e’ incentrata su una visione religiosa della vita, e se pure oggi viviamo in una societa’ sempre piu’ secolarizzata, tesa al conseguimento di mete materialistiche ed edonistiche, se anche stiamo progettando di mandare l’uomo su Marte, vi sono tuttora alcune domande cui il progresso scientifico non riesce a dare risposta.

Che cos’e’ un uomo libero? Come mai il nostro cinismo di uomini del nuovo millennio non ci protegge da quel senso di vuoto, di solitudine, di paura e di morte? Perche’ abbiamo tutti bisogno di un padrone? Perche’ aspettiamo qualcosa sempre dall’esterno e mai da noi stessi?

Si possono scrivere intere biblioteche nel tentativo di dare risposte, e si finirebbe sempre per dire parole che non toccano il cuore del mondo.
Ho preso in prestito il titolo “Il nostro Bisogno di Consolazione” dallo scrittore svedese Stig Dagerman, morto suicida a trent’anni per non aver trovato risposta ai suoi angosciosi quesiti.

Sono nato in Italia, un paese profondamente cattolico che vive la religione come piu’ comune fonte di consolazione. Non credo in questa medicina, ma ne sono attratto per condizionamento culturale. Non ho mai visto nessuno davvero confortato dalla religione, ho visto uomini in ginocchio di fronte ad un Dio temuto, obbedito per paura, quella paura che la religione alimenta e non spegne.
Credo che attraverso la religione gli uomini vivano le loro relazioni inconsce con l’autorita’ ed i sensi di colpa, incapaci di scegliere pienamente tra odio e amore, rimandando ogni decisione alla vita ultraterrena.

E cosi’ rimaniamo tutti in attesa, magari aspettando che sia la morte a consolarci dalla malattia del vivere quando invece dovrebbe essere la vita a consolarci per il nostro destino di mortali.

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