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Immagini » Reportage » Scheda Progetto

Nuovo Anno Aymara
Autore: Matteo Bertolino - Pubblicato il 09/11/10 - Categoria Reportage
Buon 5.518 a tutti. Ma saranno davvero poi tanti? Davvero impossibile a dirsi, date le scarse fonti storiche accertate. Sicuro è che dal 1492, data d’inizio della conquista, dei secoli sono davvero passati. E non sono certo stati secoli di splendore per il popolo Aymara, cui era proibito celebrare riti religiosi tradizionali. A prescindere da quanti siano, il 21 giugno 2010 si è celebrato il Capodanno Aymara, l’inizio di un nuovo anno nel mondo andino. Gli Aymara sono un importante popolo indigeno precolombiano, che oggi occupa alcuni territori del Perù e della Bolivia, in quest’ultimo concentrati principalmente nei pressi del lago Titicaca. Popolo antichissimo, in seguito conquistato e assimilato dall’Impero Inca, sono oggi dediti all’agricoltura (celeberrimi per la coltivazione di moltissime varietà della patata, sconosciuta ai conquistatori) e alla pastorizia (soprattutto dei “llama”); gli Aymara formano un pezzo importante del puzzle etnico boliviano, rappresentando una delle etnie più numerose tra le 36 che formano lo stato plurinazionale della Bolivia. Nell’ambito del processo di “riscatto indigeno” voluto dall’attuale presidente in carica, Evo Morales (peraltro di origine Aymara) il 21 Giugno è dichiarato, dal 2009, giorno feriale nazionale, nel tentativo di recuperare e valorizzare tradizioni antiche e costumi tipici, scoloriti dalla modernità;
In questo emisfero il 21 Giugno coincide, non casualmente, con il solstizio d’inverno, la notte più fredda e corta dell’anno; è così che la cultura agricola Aymara si fonde con i cicli climatologici e naturali attorno ai quali si sviluppava la vita andina. Il 22 Giugno il Sole torna a splendere e a scaldare, le giornate si allungano, la stagione agricola finisce e riprende, è la semina, è l’inizio di una nuova era dell’anno.
Un luogo magico e carico di spiritualità dove si sono svolte celebrazioni è il Salare di Tunupa, non lontano dal villaggio di Tahua, dominato dal vulcano sacro, il Tunupa, da cui il Salare piu’ grande del mondo prende il suo nome: 10.582 Km quadrati di puro sale, un deserto sconfinato, tanto bianco quanto surreale, ciò che resta di due laghi paleolitici con acque marine risalenti ad alcune decine di milioni di anni fa. Dalle 4 del mattino iniziano i balli, i rituali e le celebrazioni in onore del nuovo anno che si affaccia.
Le danze iniziano con le primissime luci rosso-arancioni dell’alba, viene accesso un fuoco (elemento sacro, protuberanza terrena del Dio Sole, “Inti Tata”, astro sovrano), s’imbracciano e tamburi e altri strumenti tradizionali, si canta, si danza, su un deserto di sale. Si dà il benvenuto al Sole, lo si contempla sorgere, i primi raggi sono accolti con le mani aperte, in segno di ringraziamento e ricezione piena del suo potere. Ci si scambiano auguri. Si ringrazia inoltre la Pachamama (Madre Terra) attraverso offerte come foglie di coca, bevande alcoliche, incensi, preghiere; la stessa è baciata, per i suoi frutti e per i raccolti, per la sua grandezza, per le sue meraviglie, come il Salare. Gli Aymara partecipanti al rito masticano foglie di coca e bevono alcolici. Le bandiere Aymara, coloratissime, sventolano, orgogliose e speranzose, sul nuovo anno che inizia.
Le personalità spirituali del luogo, accompagnate da un sole rapidamente sorto, si dispongono sedute sulle rocce dell’isoletta vicino, e pronunciano ciascuna delle parole di buon auspicio per l’anno che viene, augurando, ringraziando, meditando… L’incenso accompagna la cerimonia, così come le foglie di coca, che già formano un’ altare piramidale al suolo, intriso di alcol, birra e speranza. Sfuggono i contenuti di alcune recitazione pronunciate in lingua Aymara, seppur inconfondibili siano alle orecchie i suoni di parole come “dollar” o “euro”, che a più riprese vengono invocati con grande sentimento; interessante il sincretismo religioso che porta alla fusione di elementi tipicamente cattolici, ineluttabile eredità, con aspetti più tradizionali della religione Aymara, in un fondersi tanto fiabesco quanto naturale.
Schiacciato tra il blu del cielo e il bianco già accecante del Salare, un furgoncino raggiunge il luogo della celebrazione correndo sul cemento di sale; scarica un “llama”, legato, con la testa coperta da una stoffa marrone. L’animale è forse il più sacro ai popoli andini, compagno davvero insostituibile: fornisce trasporto, calda e abbondante lana, ottima carne, morbida pelle; da sempre accompagna questi popoli, che ancora oggi ballano la “llamerada”, danza tipica boliviana proprio in onore del “llama”.
Prima del sacrificio vengono recitate parole rituali, il lama viene ricoperto di foglie di coca e bagnato con bevande alcoliche, in forma estremamente rispettosa. Il “llama” sembra conoscere il suo destino, nobile, immobile, seduto sul suo tappetino di stoffa tradizionale, riceve attenzioni, orazioni, ogni volta che qualcuno pronuncia il suo nome ad alta voce, durante un’orazione, scuote la testa, forse in segno di comprensione. Il taglio alla gola è da manuale, in faccia al Sole, rapido e preciso, zampilli su alcuni presenti, e una pozza di sangue rosso vivo contrasta con il bianco del sale. Il boia con un cucchiaio raccoglie schizzi di sangue benedetti che tira in tutte le direzioni, sangue sacro segno di buon auspicio. Qualche attimo dopo l’animale giace immobile, accompagnerà il resto del rituale immerso nel suo sangue, fino alla sua spellatura, pulitura, ripartizione delle carni, della lana, fino all’estrazione del cuore e della sua lettura: si dice infatti che il destino dell’anno che viene sia lì disegnato.
Il sacrificio dell’animale sacro segna il concludersi della cerimonia. Il Sole è già alto e splende sul Salare. Un anno nuovo è così cominciato, un nuovo ciclo, un nuovo cammino. Un nuovo anno per il popolo Aymara, le cui aspettative e rivendicazioni, assieme a quelle degli altri popoli indigeni boliviani, sono oggi oggetto di accesi dibattiti, in una Bolivia in fase di profonda e imprevedibile trasformazione politica e sociale.

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