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PASTORI NELLE ALPI
Autore: CHC-Christian Cristoforetti - fotografie d'Autore
- Pubblicato il 12/01/10 - Categoria
Reportage
“Di questo reportage conservo la sensazione viva, del non tempo - del non spazio e la forza del gregge, simbolo della resistenza di un mondo ormai quasi scomparso, di una realtà ancora vitale e certamente un diverso punto di vista.”
Pastori nelle Alpi nasce nel quadro del progetto Alpinet Gheep, iniziativa comunitaria di Italia, Austria, Germania e Slovenia – da cui è tratto il libro “PASTORI NELLE ALPI. Storia e testimonianze” (GIUNTI ed.) e l’omonima mostra fotografica presentata al 57° Trento Film Festival, un ampio lavoro di indagine e di ricerca di testimonianze in presa diretta da questi “nomadi” dell’arco alpino, che svela con rispettosa attenzione e sincera curiosità la loro vita, restituendola nei sui diversi aspetti di durezza e fascino.
Questi “nomadi” dell’arco Alpino, sono eroi senza tempo: si spostano a piedi con i loro animali, alla ricerca di un buon pascolo, seguendo itinerari la cui origine ha radici quasi epiche, addirittura tracciati dagli antenati del neolitico. Stando con loro si potrebbe essere d’ovunque, in India o in Africa.: il tempo acquisisce una nuova dimensione, non più la frenesia dell’epoca contemporanea, in cui si è portati a produrre il più possibile nel minor tempo possibile, ma il ritmo più rassicurante della natura e del creato.
Sono “pastori senza stalla”, motivo per il quale - quando arriva l’autunno - lasciano le montagne delle Alpi per portare (a piedi) la loro carovana (tra i mille e i duemila capi, con pecore, capre, cani, asini e cavalli) verso le grandi pianure dell’Italia del nord, da dove ripartono all’inizio dell’estate successiva. Per dormire usano un bivacco su ruote, che trainano con la vettura di appoggio: una vera e propria casa errante, plasmate dal tempo e l’esperienza.
Le loro entrate economiche, sono per lo più garantite dalla vendita della carne ai grossisti, che servono le macellerie islamiche, dato che la loro religione vieta il consumo della carne di maiale: nel mondo globale di oggi – paradossalmente - i pastori cristiani sopravvivono grazie agli immigrati musulmani. La grande beffa viene dalla lana: per tosare le pecore si assolda una squadra di neozelandesi, che in tre alleggerisce circa 500 animali al giorno, per un costo di 1.80 € a capo. Veri specialisti del ramo (la Nuova Zelanda conta ben 17 diverse specie di pecore, 40 milioni di esemplari, dieci per abitante), solo che la lana tagliata viene tutta bruciata: in Italia non ha mercato. Il latte, invece serve per sfamare i piccoli. Solo alla fine dell’inverno, quando i pastori tornano a casa tra le loro montagne, il casaro della malga lo trasforma nuovamente in ottimo formaggio. Completano il ritratto di questo mondo, le immagini di alcuni giovani, che hanno lasciato le città per vivere in montagna. Pastori nuovi, che hanno percorso scelte di vita interessanti e suggestive: si occupano di curare il paesaggio alpino; per come noi lo conosciamo, da sempre il frutto dell’incontro tra l’uomo e la natura.
Approfondimenti:
http://www.trentofestival.it/it/film_festival/mostra32.htm
http://www.nital.it/sguardi/64/cristoforetti.php
Pastori nelle Alpi nasce nel quadro del progetto Alpinet Gheep, iniziativa comunitaria di Italia, Austria, Germania e Slovenia – da cui è tratto il libro “PASTORI NELLE ALPI. Storia e testimonianze” (GIUNTI ed.) e l’omonima mostra fotografica presentata al 57° Trento Film Festival, un ampio lavoro di indagine e di ricerca di testimonianze in presa diretta da questi “nomadi” dell’arco alpino, che svela con rispettosa attenzione e sincera curiosità la loro vita, restituendola nei sui diversi aspetti di durezza e fascino.
Questi “nomadi” dell’arco Alpino, sono eroi senza tempo: si spostano a piedi con i loro animali, alla ricerca di un buon pascolo, seguendo itinerari la cui origine ha radici quasi epiche, addirittura tracciati dagli antenati del neolitico. Stando con loro si potrebbe essere d’ovunque, in India o in Africa.: il tempo acquisisce una nuova dimensione, non più la frenesia dell’epoca contemporanea, in cui si è portati a produrre il più possibile nel minor tempo possibile, ma il ritmo più rassicurante della natura e del creato.
Sono “pastori senza stalla”, motivo per il quale - quando arriva l’autunno - lasciano le montagne delle Alpi per portare (a piedi) la loro carovana (tra i mille e i duemila capi, con pecore, capre, cani, asini e cavalli) verso le grandi pianure dell’Italia del nord, da dove ripartono all’inizio dell’estate successiva. Per dormire usano un bivacco su ruote, che trainano con la vettura di appoggio: una vera e propria casa errante, plasmate dal tempo e l’esperienza.
Le loro entrate economiche, sono per lo più garantite dalla vendita della carne ai grossisti, che servono le macellerie islamiche, dato che la loro religione vieta il consumo della carne di maiale: nel mondo globale di oggi – paradossalmente - i pastori cristiani sopravvivono grazie agli immigrati musulmani. La grande beffa viene dalla lana: per tosare le pecore si assolda una squadra di neozelandesi, che in tre alleggerisce circa 500 animali al giorno, per un costo di 1.80 € a capo. Veri specialisti del ramo (la Nuova Zelanda conta ben 17 diverse specie di pecore, 40 milioni di esemplari, dieci per abitante), solo che la lana tagliata viene tutta bruciata: in Italia non ha mercato. Il latte, invece serve per sfamare i piccoli. Solo alla fine dell’inverno, quando i pastori tornano a casa tra le loro montagne, il casaro della malga lo trasforma nuovamente in ottimo formaggio. Completano il ritratto di questo mondo, le immagini di alcuni giovani, che hanno lasciato le città per vivere in montagna. Pastori nuovi, che hanno percorso scelte di vita interessanti e suggestive: si occupano di curare il paesaggio alpino; per come noi lo conosciamo, da sempre il frutto dell’incontro tra l’uomo e la natura.
Approfondimenti:
http://www.trentofestival.it/it/film_festival/mostra32.htm
http://www.nital.it/sguardi/64/cristoforetti.php
Gradimento: Fantastico
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