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Immagini » People|Ritratti » Scheda Progetto

Tassisti Bolognesi
Autore: Abramo Trestini - Pubblicato il 28/10/12 - Categoria People|Ritratti
Ecco, ho girato pagina e mi è successo di nuovo. C’è un gran silenzio. Mi accorgo che ho trattenuto il respiro. Solo ora l’ho notato: non sbattevo nemmeno le ciglia per paura di fare rumore. O che cambiasse qualcosa. C’è un bambino dentro di me, lo sento ridere. Si diverte un mondo.
La foto.
E’ troppo bella per essere inanimata. Mi aspetto che prenda vita e allora la guardo, la guardo. Lascio che mi suggerisca la via, perché qualcosa sta accadendo sul serio. Non sto sognando. Ho gli occhi aperti.

Segui la strada di mattoni gialli fino alla Città di Smeraldo.
Abita lì il Mago di Oz.
E quando ci sei indossa gli occhiali speciali, quelli che ti fanno vedere tutto verde o rimarrai cieco.

Pur essendo un comune mortale, il Mago di Oz faceva cose fantastiche. Per questo non era un impostore. Se ci credi esiste. Se puoi vederlo, c’è.
Uno scatto non è solo uno scatto, Santo Cielo non raccontiamoci balle. Non è un fatto di esposizione, di millesimi di secondo, di obiettivi. E’ la scheggia selvaggia di un’esistenza. Il fotografo la assorbe, la elabora e la rende evidente e infinita. Semplice agli occhi della gente.
Una foto racconta, è vero. Lo dicono tutti. Ma non mi basta. Questo è superficie. Quando la guardo torno bambino, e allora voglio. Voglio! Sentirla dentro di me che si agita. Che mi agita. Non so cosa farmene del tiepido, delle minestre riscaldate. La foto è un candelotto di dinamite che mi scende nello stomaco e fa esplodere interi giacimenti di meraviglie. Non è solo una storia. Accontentarsi di raccontare una storia è per pavidi. Possibile che non ci si accorga che c’è molto di più in gioco? C’è il mistero che da sempre mi affascina, più delle stelle e delle galassie tutte: la comprensione profonda di un’anima, del soggetto ritratto. Profonda eppure mai totale, mai assoluta, perché le montagne hanno vette, ma l’abisso è infinito. E ci sono polverose casseforti, relegate nella cantina della ragione. Hanno vecchie serrature arrugginite e solo pochi artisti sanno farle scattare. Ben sotto ai piani che frequentiamo quotidianamente, tra polvere, odore di muffa e insetti veloci e neri che si rifugiano negli angoli. Lì, ci sono cose che non immaginiamo di avere. Eppure sono nostre. Eppure anche loro siamo noi.
Come abbiamo fatto a dimenticare tanto, di ciò che eravamo?
Penso alla foto e al soggetto ritratto. Alla meraviglia che ha espresso guardandosi per la prima volta. Neppure lui sapeva di essere così finché non si è visto.
E a ogni scatto immagino un prima e un dopo. Lascio che la fantasia mi racconti una vita intera, deve farlo, ma che sia una vita speciale. Un’esistenza più vera di ciò che già conosco dei miei colleghi ritratti. Perché qui sono loro, per la prima volta indossano la maschera della realtà. Condividono l’intimo con me. E’ tutto lì, e io lo sento.
Le visioni di Abramo Trestini, i suoi scatti, mi arrivano improvvisi, ogni volta non so cosa aspettarmi. E’ la sua fantasia che mi prende per mano. Seguo la strada di mattoni gialli fino alla Città di Smeraldo. Abita lì il Mago di Oz. Nel suo mondo la finzione è realtà. Il fumo è l’arrosto.
E allora, alla fine di questa giostra, dei cavalli di legno che sentivo sotto le gambe improvvisamente bambine, dell’odore dello zucchero filato, delle luci intermittenti che rapivano il mio sguardo, della musica di carillon che trasformava le mie orecchie in marzapane, alla fine di tutto ciò, cos’è questa magia che fa sognare gli adulti? Che passa dagli occhi e mi solletica la punta del naso, e mi strappa un sorriso di meraviglia. Da dove viene se non da quel baule polveroso della mia cantina. Che giaceva lì da decenni e che non ricordavo più di avere.
E allora, allora, ecco, ho girato pagina e mi è successo di nuovo. C’è un gran silenzio. Mi accorgo che ho trattenuto il respiro. Solo ora l’ho notato: non sbattevo nemmeno le ciglia per paura di fare rumore. O che cambiasse qualcosa. C’è un bambino dentro di me, lo sento ridere. Si diverte un mondo.


Per il mio amico Abramo Trestini, con ammirazione.

Roberto Carboni


Gradimento: Fantastico
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Commenti:
23/11/12 22:29
Sabato 1 dicembre 2012 alle ore 18.00 presso la galleria Wikiarte in via San Felice 18, a Bologna mostra inaugurale e presentazione del calendario Tassisti bolognesi.
Nella sala Picasso della galleria saranno presenti le 12 opere originali di Abramo Trestini, che illustreranno il calendario 2013 insieme alle parole dello scrittore Roberto Carboni.
L’intero importo della vendita del calendario sarà devoluto all’UNICEF.

Per informazioni:
CO.TA.BO. Via Stalingrado 65/13, Bologna. Telefono 051 374300. info@cotabo.it oppure:

Galleria Wikiarte.
Via San Felice 18, Bologna. Telefono 051 5882723.
info@wikiarte.com
28/10/12 22:50
Lettura, figlia di Scrittura. Gemella di Meraviglia, di Sogno e Conoscenza. C’è dell’altro in questo strano Olimpo?
Risponderò dopo.
Uno scrittore ha il diritto alla sua mitologia. Stephen King ha confessato che la sua musa ha i baffi. E’ pigra e molto scorbutica. Passa le giornate seduta in poltrona fumando il sigaro.
La Scrittura, quindi, è la madre. E’ la più grande magia che io conosca. Pensate, sono pensieri (dello scrittore), che diventeranno simboli astratti (la parola C-A-S-A non indica una casa, è solo una convenzione che noi interpretiamo con un’immagine e con un forte sentimento). E a loro volta i simboli astratti ritorneranno pensieri, nella mente di chi leggerà. Tra uno, cento o mille anni. Avendo scritto qualcosa, non solo produrremo immagini, ma sentimenti. Potremo fare sussultare, indispettire, commuovere, innamorare. Con l’uso di simboli. La letteratura è il luogo nel quale sono depositati e custoditi i sentimenti, afferma il professor Galimberti. Sono parole immense che caricano le spalle dello scrittore di un grande fardello.
E la magia più grande, al cui stupore non riuscirò mai a sottrarmi, è che lo scrittore non trasmette immagini, come i più sostengono. Se io dico che c’è una collina con sopra una casa e un albero, tutti vedranno il panorama. Ma ognuno lo vedrà a modo suo. Vedrà la sua collina, la sua casa, il suo albero. Lo scrittore non trasmette immagini, ma suggestiona il cervello del lettore ad andarle a pescare, nel pozzo dei propri ricordi. Lo scrittore costruisce al lettore una pista di decollo sotto ai piedi, per poi lasciare che sia la sua fantasia a fargli spiccare il volo.
E’ questa la magia.
Lettura, figlia di Scrittura. Gemella di Meraviglia, di Sogno e Conoscenza. C’è dell’altro in questo strano Olimpo? Certo che c’è. Ora posso rispondere. C’è Scrittura, nemica acerrima di Servitù e Sottomissione. Individui curiosi non saranno mai gregge. Osiamo, spingiamoci verso terreni ignoti. E’ facile, è tutto a portata di mano, basta aprire un libro. Facciamolo. Non siamo solo tassisti, medici o ragionieri. Non stanchiamoci di imparare.

Roberto Carboni
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