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Quando Jupiter guardava a est
Autore: Nino Cannizzaro - Pubblicato il 29/08/13
TESTO
Quando Jupiter guardava a est.
All’indomani della seconda guerra mondiale, quando i due grandi blocchi internazionali dell’oriente e dell’occidente del mondo iniziarono a dare fiato alla cosiddetta Guerra Fredda, l’Italia, alleata degli USA, acquista poco a poco un ruolo di importanza strategica: è una terra di confine, un zona limite tra gli stati alleati del Patto Atlantico e l’Unione Sovietica, un’area al servizio della politica internazionale che avrebbe funto da “cuscinetto” qualora il conflitto fosse esploso in armi, fatto che avrebbe dato vita al supposto e temuto terzo scontro mondiale. Ed è la terra dell’Alta Murgia, tra la Puglia e la Basilicata, che ancora oggi conserva le tracce di questa storia recente. Nel 1959 il governo italiano di Amilcare Fanfani firma l’accordo con la potenza americana per consentire la dislocazione di basi NATO in quelle zone lontanissime dalla politica internazionale: trenta missili a testata nucleare chiamati Jupiter con una gittata di 2.500 km, tre per ogni base e tutti puntati verso est, in direzione di Mosca e Leningrado; qualora le tensioni internazionali dell’epoca fossero precipitate, quei siti sarebbero stati i primi obiettivi della rappresaglia sovietica: si stima che sarebbero morti circa 2 milioni di persone nei primissimi minuti dell’attacco e fino a 10 milioni a distanza di due settimane. L’Italia, inconsapevole frontiera degli interessi mondiali. Solo con la Crisi di Cuba, nel 1962, il rischio internazionale si fa più limpido, e a seguito di una difficile serie di trattative Stati Uniti e Unione Sovietica accettano di smantellare le proprie basi atomiche, rispettivamente, in Italia e a Cuba. La popolazione della Murgia osservava inconsapevole dal basso della terra che coltivava l’unico riferimento visibile: quelle impressionanti e strane “colonne bianche”, quelle ”cose di guerra” (così le chiamavano). Come allora, che le spie internazionali rubavano i segreti di Stato riprendendo dal cielo siti nascosti, ancora oggi è questo l’unico punto di osservazione efficace, la cui fruizione il progresso ha reso più accessibile grazie alle immagini diffuse sul web che i satelliti dallo spazio mandano sulla Terra. Internet è l’occhio sul mondo, anche quello fisico. Le basi NATO della Murgia sono oggi parte silenziosa del territorio, talvolta invisibili a chi percorre quelle zone. Ed è dal web che con lo stesso atteggiamento silente il fotografo cattura e dichiara la loro presenza, denunciando con il suo lavoro il significato profondo che questa conserva: gli interessi mondiali mossi dall’esigenza di potere giocati nei luoghi “ultimi” del mondo. Bisogni estremamente lontani dalla necessità vitale di “guadagnare la giornata” coltivando e pascolando le greggi, che quell’umanità dimenticata invece inseguiva.

Stampa Fine-Art Gycleé su carta cotone 30x30 montate su Dibond.

BIOGRAFIA
Nino Cannizzaro è nato a Palermo, Italia. Ha iniziato a fotografare nel 2006, da autodidatta. Attualmente lavora e vive in Italia.
Ha esposto in diverse manifestazioni fotografiche e gallerie. Ha vinto premi e riconoscimenti.
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