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NO WAY OUT
Autore: Daniela_Bazzani
- Pubblicato il 01/09/09
Romania, Transilvania, maggio 2009 - Buneşti, Dăişoara, Malancrav. Villaggi rumeni con nomi diversi ma una stessa realtà: il fronte dei villaggi è abitato dai gajè, cioè la popolazione non rom. I rom, invece, vivono ai margini di questi villaggi e si osserva proprio una netta linea di demarcazione quando si entra nella loro parte, una sorta di via di non ritorno. Questo progetto racconta di queste famiglie rom e della loro mancanza di prospettive. Qui i rom nascono con un destino già scritto. Nella cultura rom il perpetuarsi degli elementi e dei codici tradizionali, ovvero dell’identità etnica, è garantito dal rapporto tra le generazioni. L’identificazione etnica attraverso le autopercezioni – cioè la capacità di identificarsi con il proprio gruppo etnico – è forte. Proprio per questo le donne con il loro forte senso di maternità, cresceranno figli che avranno tuttavia uno stesso unico destino, alimentando così un circolo vizioso.
I bambini sono uguali in tutto il mondo, pieni di vita e animati da buoni sentimenti. Nel loro caso, l’appartenenza al gruppo passa attraverso il codice linguistico, la parentela, le forme di alleanza e fratellanza. Ma questi bambini rimarranno indietro, non andranno a scuola e avranno un’infanzia breve. Destinati a fare una vita adulta troppo presto, indosseranno vestiti non adatti a loro, non lavoreranno e metteranno al mondo altri figli che faranno la stessa vita e così via.
Il rapporto uomo-donna è inteso come un puro sistema logico generatore, per cui le donne resteranno sempre sole in una sorta di atmosfera claustrofobica. Di ritorno da un villaggio, parlando di Helena - una deliziosa bambina di 12 anni appena conosciuta - il mio traduttore rumeno commenta: 'Dice che da grande vuole fare l'infermiera, ma non lo diventerà mai'. Rom si nasce, rom si muore. No way out (senza via di uscita).
I bambini sono uguali in tutto il mondo, pieni di vita e animati da buoni sentimenti. Nel loro caso, l’appartenenza al gruppo passa attraverso il codice linguistico, la parentela, le forme di alleanza e fratellanza. Ma questi bambini rimarranno indietro, non andranno a scuola e avranno un’infanzia breve. Destinati a fare una vita adulta troppo presto, indosseranno vestiti non adatti a loro, non lavoreranno e metteranno al mondo altri figli che faranno la stessa vita e così via.
Il rapporto uomo-donna è inteso come un puro sistema logico generatore, per cui le donne resteranno sempre sole in una sorta di atmosfera claustrofobica. Di ritorno da un villaggio, parlando di Helena - una deliziosa bambina di 12 anni appena conosciuta - il mio traduttore rumeno commenta: 'Dice che da grande vuole fare l'infermiera, ma non lo diventerà mai'. Rom si nasce, rom si muore. No way out (senza via di uscita).
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