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Russia: giornalismo indipendente sotto attacco.
Autore: Antonio Tiso
- Pubblicato il 08/09/09
Secondo gli analisti internazionali, la Russia è il terzo paese al mondo per numero di giornalisti uccisi nello svolgimento del proprio mestiere. Solo Iraq e Algeria precedono la Russia in questa tragica classifica.
I giornalisti russi sono vittime di omicidi “a contratto”, commissionati per mettere a tacere la loro parola.
Sono diciannove i giornalisti uccisi a partire dal 2000. Non sono mai stati trovati esecutori e mandanti. Molti altri sono stati attaccati, minacciati o hanno subito tentativi di avvelenamento. Accade a Mosca come nelle provincie, in particolare nel Nord del Caucaso.
Vengono colpiti i giornalisti che si occupano di corruzione, violazioni dei diritti umani, azioni fuori legge.
I network televisivi più popolari sono stati imbrigliati dal controllo statale e il sistema di informazione è stato appiattito su una propaganda filo governativa. I principali organi di stampa si sono schierati sulla linea del Cremlino oppure sono controllati da gruppi finanziari alleati.
Le autorità, a Mosca e nelle provincie, utilizzano minacce per censurare i giornalisti critici e i media indipendenti.
Perché tanti giornalisti uccisi o minacciati in Russia?
Scriveva Anna Politkovskaya nel 2004: “Stiamo precipitando in un abisso sovietico, in un vuoto informativo che diffonde morte con la complicità dalla nostra ignoranza. Per il resto, se vai avanti nel tuo lavoro di giornalista, devi piegarti al servilismo verso Putin. Oppure, rischierai la morte, i proiettili, il veleno o un processo – qualunque mezzo i nostri servizi speciali, i cani da guardia di Putin, ritengano opportuni”.
Le foto di questo reportage sono state realizzate a Mosca e dintorni tra il marzo e l’aprile del 2009.
Le immagini sono suddivise in trittici, dittici e foto singole. Ritraggono giornalisti indipendenti che vivono sotto minaccia, familiari che rivendicano giustizia per i propri parenti uccisi, attivisti che lottano per i diritti umani, luoghi simbolici collegati a morti e omicidi.
Tutte le 20 fotografie che formano il progetto saranno corredate di didascalie.
Questo lavoro è dedicato tutti coloro che ogni giorno giocano un ruolo di avamposti della coscienza democratica all’interno della federazione russa.
Ilenia Piccioni e Antonio Tiso
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