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PENTH – MI
Autore: CHC-Christian Cristoforetti - fotografie d'Autore
- Pubblicato il 09/09/09
PENTH – MI
(in wolof “piazza della parola” e nome della storica radio che nel corso degli anni settanta ha dato voce ai contadini del sud del Senegal)
Mamadou, è un pastore peul del sud del Senegal, che in seguito ad un periodo di siccità particolarmente feroce, ha deciso di lasciare (poco più che adolescente) la sua gente per tentare di raggiungere l’Europa.
Nel suo viaggio clandestino, perderà (di stenti) un caro amico tentando - sotto la guida di un truffatore mecenate che li abbandona nel deserto - di attraversare l’Algeria.
Dopo l’Algeria, la Libia, poi la Grecia e infine l’Italia.
Oggi, a distanza di quasi quaranta anni, torna (ed io con lui) nel villaggio in cui è nato. Porta con sé una promessa importante per la sua gente: entro un anno verrà realizzato il nuovo pozzo.
All’indomani (del suo ritorno) è grande festa. Si sacrifica una animale, la cui pelle viene usata (dal guaritore animista) come feticcio, affinché la terra su cui dovrà realizzarsi il nuovo pozzo sia “benevolmente predisposta” e lo sciamano - vestito di corteccia e foglie – “consacra” il luogo prescelto.
Questa gente, inconsapevoli del dumping agricolo europeo (che con tutta probabilità rende vano lo sforzo di questi agricoltori a possedere un minimo vitale decente), non si accorge dell’inganno del mondo “civile”: nell’era della crisi globale il capitalismo strizza l’occhio ai poveri del mondo, che rappresentano un serbatoio di potenziali consumatori e di manodopera a basso costo.
Ancora una volta si realizza una forma (celata) di razzismo, che colonizza la mente ed i bisogni dei giovani africani. Una sorta di moderno feticcio, espressione della “colonizzazione mentale” del bianco sul nero.
Nel frattempo << i giovani africani rurali (senza difesa) il cui diritto all’educazione, all’informazione economica, al lavoro sono calpestati nei loro stessi paesi d’origine. Vittime di decisioni e scelte macroeconomiche di cui non sono minimamente responsabili, sono schedati, cacciati ed umiliati quando tentano di cercare una via di uscita emigrando >> (Le Monde Diplomatique 17/03/2008).
Nel frattempo << ogni anno, circa due milioni di africani cercano di entrare illegalmente nel territorio dell'Unione europea: circa duemila muoiano nel Mediterraneo e altrettanti fra le onde dell'Atlantico >> (Le Monde Diplomatique 17/03/2008).
«Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti.
Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.»
Art. 1 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani
(in wolof “piazza della parola” e nome della storica radio che nel corso degli anni settanta ha dato voce ai contadini del sud del Senegal)
Mamadou, è un pastore peul del sud del Senegal, che in seguito ad un periodo di siccità particolarmente feroce, ha deciso di lasciare (poco più che adolescente) la sua gente per tentare di raggiungere l’Europa.
Nel suo viaggio clandestino, perderà (di stenti) un caro amico tentando - sotto la guida di un truffatore mecenate che li abbandona nel deserto - di attraversare l’Algeria.
Dopo l’Algeria, la Libia, poi la Grecia e infine l’Italia.
Oggi, a distanza di quasi quaranta anni, torna (ed io con lui) nel villaggio in cui è nato. Porta con sé una promessa importante per la sua gente: entro un anno verrà realizzato il nuovo pozzo.
All’indomani (del suo ritorno) è grande festa. Si sacrifica una animale, la cui pelle viene usata (dal guaritore animista) come feticcio, affinché la terra su cui dovrà realizzarsi il nuovo pozzo sia “benevolmente predisposta” e lo sciamano - vestito di corteccia e foglie – “consacra” il luogo prescelto.
Questa gente, inconsapevoli del dumping agricolo europeo (che con tutta probabilità rende vano lo sforzo di questi agricoltori a possedere un minimo vitale decente), non si accorge dell’inganno del mondo “civile”: nell’era della crisi globale il capitalismo strizza l’occhio ai poveri del mondo, che rappresentano un serbatoio di potenziali consumatori e di manodopera a basso costo.
Ancora una volta si realizza una forma (celata) di razzismo, che colonizza la mente ed i bisogni dei giovani africani. Una sorta di moderno feticcio, espressione della “colonizzazione mentale” del bianco sul nero.
Nel frattempo << i giovani africani rurali (senza difesa) il cui diritto all’educazione, all’informazione economica, al lavoro sono calpestati nei loro stessi paesi d’origine. Vittime di decisioni e scelte macroeconomiche di cui non sono minimamente responsabili, sono schedati, cacciati ed umiliati quando tentano di cercare una via di uscita emigrando >> (Le Monde Diplomatique 17/03/2008).
Nel frattempo << ogni anno, circa due milioni di africani cercano di entrare illegalmente nel territorio dell'Unione europea: circa duemila muoiano nel Mediterraneo e altrettanti fra le onde dell'Atlantico >> (Le Monde Diplomatique 17/03/2008).
«Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti.
Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.»
Art. 1 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani
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