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Pino Bertellli ha pubblicato il libro:
"Tina
Modotti - Sulla fotografia sovversiva. Dalla poetica della rivoluzione
all'etica dell'utopia",
per i tipi di
NDA Press e con introduzione di
Maurizio Rebuzzini.
Giovedì 29 Gennaio 2009
dalle ore 18:00
presso la Feltrinelli International
in via Zamboni, 7/b a Bologna
L’autore ne parla
con il
Prof. Claudio Marra,
Federica Mazzurelli e
Maurizio Rebuzzini.

La penna libertaria del fotografo
di strada Pino Bertelli,
incontra lo sguardo e la storia di Tina Modotti,
una delle figure più
enigmatiche e iconiche del comunismo e della fotografia mondiale,
ricollocandone il lavoro nel suo contesto,
sovversivo ma naturale.
Non è una biografia, né un romanzo, né una tesi accademica su
Tina Modotti,
di cui sono pubblicate oltre 40 foto.
È un pamphlet ereticale, un saggio irriverente, uno studio amoroso in forma di
elogio,
anche sulla filosofia politica, estetica e sovversiva di una donna
libera,
di un'artista straordinaria e di una rivoluzionaria di professione che,
al di là di ogni tentazione celebrativa o di crocifissione,
resta una
protagonista della fotografia contemporanea
ed una delle figure più importanti ma
scomode del '900.

Nel libro si parla a lungo di Vittorio
Vidali,
che "faceva parte della polizia segreta sovietica
(il GPU e il NKVD, sui quali crimini è stato fondato il KGB)";
di Angelo Masutti, che faceva il traduttore per
Vidali;
e del lavoro politico di Tina Modotti
consistente nello "scrivere opuscoli
rivoluzionari, compilare schede,
elaborare articoli che dovevano far insorgere
le classi operaie in fermento,
mentre in Unione Sovietica
Stalin faceva imprigionare e ammazzare
milioni di contadini dissidenti
e lei, presa del suo lavoro, forse... non si
accorgeva di nulla.
Più tardi, la Stasova, per ordine del Partito fa onorare
l'abnegazione della Modotti allo stalinismo
con una medaglia e trecento rubli.
La "puttana d'alto borgo" (come sovente la chiamava Vidali),
aveva trovato una
casa e una ragione per vivere.
Il silenzio su tanti terrori era d'obbligo..."
Nel 1933 Tina Modotti è in Spagna, a Madrid, per conto del
Soccorso Rosso.
Viaggia clandestinamente in tutta Europa.
Vidali ci racconta che per lei "il Partito ha
sempre ragione".

"I compagni Vidali e Modotti sono spediti a Parigi per costituire un nucleo
clandestino
e approfondire i contatti con i comunisti francesi. Vidali venne
arrestato come spia sovietica,
fece tre giorni di galera e poi espulso dal paese."
"Nella guerra civile di Spagna l'apporto delle donne è stato importante.
La loro
resistenza in armi ha segnato la fine della subordinazione imposta dalla storia
dell'uomo
e conquistato il diritto della donna alla partecipazione legislativa
ed etica
delle democrazie dirette o delle comunità libertarie.
Le donne in
rivolta pubblicarono le loro riviste
(Companya, Muchachas, Mujeres libres, Noies
muchachas, Ttrabajadora e Pasionaria)
e sulle loro barricate mostrarono di non
volere solo il pane e le rose,
ma anche la libertà di amare e di essere amate..
Le Mujeres Libres della rivoluzione sociale elaborarono una riforma sessuale
che prevedeva l'aborto, il divorzio e l'assistenza sanitaria gratuita.
Federica
Montseny, Dolores Ibarruri, Clara Campoamor o Tina Modotti,
restano figure del
riscatto radicale femminile e della liberazione delle donne
come mezzo per
raggiungere l'emancipazione dell'umanità tutta.
La fotografa ebrea,
Gerda Taro, morirà
nella Rivoluzione di Spagna
e lascerà una memoria fotografica nella quale
chiedeva la nascita di una nuova storia
desacralizzata da ogni simulacro. La
Taro è stata una pioniera della fotografia d'impegno civile.... "
Pino
Bertelli, con la sua tipica schiettezza descrive le vite di Tina
Modotti e Gerda Taro,
sollevando l'interrogativo se Tina Modotti si rendesse conto o meno
delle atrocità che i
suoi compagni ed il suo uomo (alias comandante Carlos)
avevano commesso in Spagna ed in Unione Sovietica con il dittatore Stalin.
Su questo e su molto altro Pino Bertelli ci
apre la mente,
facendoci ragionare sul futuro dl genere umano
anche
attraverso "La poetica della
bellezza disseminata nell'opera di
Tina Modotti
riflette il destino dei ritrattati nel destino del
mondo.
In ogni immagine radicale della
Modotti, anche nelle meno riuscite,
c'è una trattazione del coraggio,
dell'immaginazione, dell'amore
archetipale della civiltà
dimenticata.
La pratica della bellezza che fuoriesce
da queste fotografie ricorda non poco la
fantasia creatrice del chassidismo,
specie nei
dieci gradini della
saggezza,
dove si legge che "in ogni uomo vi è
qualcosa di prezioso,
che non si trova in nessun altro... "ama il prossimo tuo come qualcosa che tu stesso sei"."

Maurizio Rebuzzini,
nell'introduzione al libro, scrive che:
"la
profonda riflessione di Pino Bertelli è
stata guidata soltanto, non soprattutto,
da
una neutralità di pensiero a un tempo assoluta e inderogabile.
Per lui sono
concrete sia Tina Modotti donna, sia Tina Modotti feroce militante comunista,
sia Tina Modotti fotografa. Però,
allo stesso momento, nessuno di questi momenti, indivisibili tra loro,
è
determinante e fuorviante, nessuno basta per indurre Pino Bertelli a
prese di posizione preconcette.
Così, con mente serena
e sgombra, ha potuto volgere uno sguardo orbicolare, a trecentosessanta gradi,
senza soluzione di continuità:
nessuna presa di posizione a favore o contro,
ma soltanto partecipe osservazione
da condividere con i propri lettori
(e speriamo siano molti)."















