Dal 26 settembre al 25 ottobre 2026 Lodi torna a essere una delle capitali italiane della fotografia documentaria e del fotogiornalismo. La XVII edizione del Festival della Fotografia Etica porta in città fotografi, reportage, incontri, proiezioni e testimonianze dedicate ai grandi temi del presente: guerre, migrazioni, ambiente, disuguaglianze, diritti, identità e trasformazioni sociali. Un appuntamento che, fin dalla sua nascita nel 2010, ha scelto di considerare la fotografia non soltanto come forma d’arte, ma come strumento per comprendere la realtà e interrogarsi sulle responsabilità dell’uomo.
Il festival si sviluppa nel centro storico di Lodi attraverso numerose sedi espositive raggiungibili a piedi. Le mostre sono visitabili nei weekend dalle 9.30 alle 20.00, mentre dal lunedì al venerdì è possibile accedere alle esposizioni con visite accompagnate. L’edizione 2026 propone oltre trenta mostre e un programma che affianca alle esposizioni incontri con gli autori, visite guidate, conferenze, presentazioni di libri, proiezioni e iniziative dedicate anche ai più giovani.
Il World Press Photo e le grandi storie del presente
Uno dei punti di riferimento del Festival è ancora una volta il World Press Photo 2026, ospitato negli spazi di Bipielle Arte. La mostra raccoglie quasi 150 immagini provenienti dai cinque continenti e presenta i lavori selezionati dalla giuria internazionale della 71ª edizione del più noto concorso mondiale dedicato al fotogiornalismo e alla fotografia documentaria. I progetti sono stati scelti tra 57.376 immagini realizzate da 3.747 fotografi di 141 Paesi. Lodi è l’unica città lombarda inserita nel tour internazionale della mostra.
Accanto al World Press Photo, il programma propone una grande varietà di percorsi. A Palazzo Barni, lo spazio dedicato al World Report Award riunisce, tra gli altri, Ice – Broken Families di Carol Guzy, When Buddha Stopped Smiling di Chinky Shukla, Sudan War, a Nation Trapped di Abdulmonam Eassa e Alén do Lago (Beyond the Lake) di Carlos Folgoso Sueiro. Sono storie lontane geograficamente ma accomunate dalla volontà di entrare nel cuore delle trasformazioni contemporanee.
A Palazzo Modignani, invece, la sezione Le vite degli altri propone quattro lavori che affrontano identità e condizioni umane da prospettive differenti: Marilyn Forever! A Symbol of Hope di Amy Gaskin, The World by Touch di Aleksandra Kossowska, Life Behind the New Iron Curtain di Per Kristian Aale e Lionheart: Saleh’s Story di Deanne Fitzmaurice.
Ambiente, guerre, migrazioni e diritti
La forza del Festival della Fotografia Etica sta soprattutto nella capacità di accostare linguaggi diversi senza perdere il filo conduttore dell’impegno civile. La fotografia diventa così uno strumento per osservare ciò che spesso rimane ai margini dell’informazione.
Tra i reportage del 2026 c’è The Cost of Recycling di Finbarr O’Reilly, dedicato alle conseguenze umane e ambientali legate al riciclo, mentre Elliot Ross presenta A Question of Balance. Alla Chiesa del Carmine, Rebuilding Faces, Lives and a Sense of Self di Laetitia Vançon affronta invece un tema profondamente umano, quello della ricostruzione dell’identità e della vita dopo il trauma.
Particolarmente significativo è anche lo spazio Non Profit, ospitato nel Chiostro dell’Ospedale Vecchio. Qui sono raccolti progetti realizzati in collaborazione con organizzazioni impegnate sul campo: Out for Blood di Ginevra Bonina per Pinkishe Foundation, Nothing but Courage di Antoine Tardy per UNHCR, Classrooms Below Ground di Antti Yrjönen per Finn Church Aid e Acquaintance – Search and Rescue in the Mediterranean Sea di Max Cavallari per SOS Humanity. La sezione comprende inoltre Like a Fairy Tale di Stefania Carraturo per Abracadown ODV e The Second First Flight di Andrea D. Zanenga per SPEA.
Anche l’ambiente trova uno spazio specifico con Elements of Wonder di Jon McCormack, mentre Ritratti di energia di Marco Garofalo, allestito all’aperto nei Giardini di viale IV Novembre, porta la fotografia fuori dagli spazi tradizionali della mostra.
Un programma di incontri per entrare nelle storie
Il Festival non si limita alla visita delle esposizioni. Ogni weekend il calendario propone incontri e visite guidate che permettono di conoscere direttamente gli autori e approfondire i progetti esposti.
Un estratto del programma 2026:
- 26 settembre: tra gli appuntamenti inaugurali figurano le visite a Like a Fairy Tale, Nothing but Courage e Rebuilding Faces, Lives and a Sense of Self. Nel pomeriggio sono in programma anche PROGRESSO – Cronache dai territori di sacrificio di Pietro Paolini e l’incontro Il pane: cibo, simbolo e legame identitario, con Stefano Torrione, Davide Rampello e Alberto Prina.
- 27 settembre: proseguono le visite guidate alle principali mostre e alle 18 è prevista una visita al World Press Photo 2026 curata dalla direzione artistica del Festival.
- 3 ottobre: sono in calendario le visite a Alén do Lago, Out for Blood, Marilyn Forever! A Symbol of Hope, When Buddha Stopped Smiling e al World Press Photo. Nel pomeriggio spazio anche a El costo humano de los agrotóxicos – Il costo umano dei pesticidi di Pablo Piovano.
- 4 ottobre: il programma ripropone numerosi incontri con gli autori e le visite guidate alle mostre, compresa quella del World Press Photo.
- 10 ottobre: prende il via anche il Premio Portfolio Lodi. Nella stessa giornata sono previsti gli incontri dedicati a The Cost of Recycling, Life Behind the New Iron Curtain, The World by Touch e Lionheart: Saleh’s Story. Per i bambini sono inoltre organizzati i laboratori fotografici Photo Fun.
Il programma è pensato quindi come un percorso da vivere nell’arco della giornata: si può iniziare con una mostra, proseguire con una visita guidata, ascoltare un fotografo e concludere con una proiezione o una presentazione.
Lodi diventa un museo diffuso
Un altro elemento caratteristico della manifestazione è il Circuito OFF, che nel 2026 raggiunge la tredicesima edizione. Le fotografie escono dalle sedi istituzionali e trovano spazio in negozi, bar, ristoranti, gallerie, circoli culturali e aree pubbliche. L’obiettivo è trasformare Lodi in un vero museo diffuso, mettendo in relazione la fotografia con la vita quotidiana della città.
Il Circuito OFF accompagna il Festival per tutta la sua durata e propone cinque weekend di incontri, workshop, presentazioni e approfondimenti. Tra gli appuntamenti figurano letture portfolio, laboratori di cianotipia, workshop dedicati alla fotografia lenta, incontri con gli autori e momenti di riflessione su memoria, identità e responsabilità sociale. Particolarmente significativo è l’incontro dell’11 ottobre Ciò che resta. Identità, memoria e responsabilità nel Mediterraneo, realizzato in collaborazione con ResQ – People Saving People, con la partecipazione di Luciano Scalettari, Pietro Bartolo e un testimone del naufragio del 3 ottobre 2013.
Una fotografia che chiede di essere guardata
Il valore del Festival della Fotografia Etica sta, in definitiva, nella sua capacità di trasformare una mostra fotografica in un’esperienza di conoscenza. Le immagini non sono semplicemente belle o spettacolari: chiedono tempo, attenzione e una presa di posizione. Raccontano persone e luoghi lontani, ma affrontano questioni che riguardano anche la nostra quotidianità.
A Lodi, per un mese, la fotografia diventa così un linguaggio comune per parlare di guerra e pace, ambiente, migrazioni, povertà, identità, memoria e futuro. È proprio questa la scommessa del Festival: utilizzare la forza immediata delle immagini per rallentare lo sguardo e, attraverso quello sguardo, provare a capire meglio il mondo.
Per organizzare la visita è consigliabile consultare il programma ufficiale poco prima di partire: il Festival segnala infatti che il calendario degli appuntamenti può subire variazioni legate agli impegni degli autori. L’accesso agli eventi e alle visite guidate è gratuito fino a esaurimento posti; per visitare le mostre è invece necessario il biglietto del Festival.
