Tavola rotonda dedicata alla fanzine Fotografica

settima edizione di PBZR - PHOTOGRAPHY BOOKS & ZINES REVIEWS nel weekend del 28 e 29 Novembre 2026
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Sabato 28 novembre 11:00/12:00 evento PBZR x Bookcity

Istituto Italiano di Fotografia, via  Enrico Caviglia, 3, 20139 Milano – Tel: 02 5810 5598

Tavola rotonda dedicata alla fanzine Fotografica, con Angelo Cucchetto, Maurizio Cavalli, Loredana De Pace e Lorenzo Caleca.

Come ha scritto Loredana De Pace, che terrà una masterclass sull’argomento, la fanzine è una terra di mezzo: uno spazio libero, ibrido e permeabile, dove fotografia, grafica, scrittura, design e altre forme espressive possono incontrarsi e contaminarsi.

Il termine deriva dall’unione delle parole inglesi fan e magazine.

Le prime fanzine nascono negli anni Trenta, negli Stati Uniti, grazie agli appassionati di fantascienza. Queste pubblicazioni permettevano ai lettori di discutere di libri, autori e mondi immaginari. Con il tempo, la fanzine si estende ad altri ambiti, come la musica, il fumetto, il cinema e l’arte.

Negli anni Sessanta e Settanta diventa uno strumento importante per le controculture e i movimenti alternativi. In particolare, la scena punk della seconda metà degli anni Settanta contribuisce alla sua diffusione. Nel 1976, a Londra, Mark Perry fonda Sniffin’ Glue, una delle fanzine punk più influenti del periodo. Nello stesso anno, a New York, nasce Punk, dedicata alla musica e all’estetica della nuova scena underground. Queste pubblicazioni raccontano concerti, gruppi musicali, dischi e stili di vita lontani dai circuiti ufficiali. La loro forza risiede nella libertà espressiva e nel rifiuto delle convenzioni editoriali tradizionali. La fotocopiatrice permette di produrre copie economiche, favorendo una circolazione informale tra amici, locali e negozi di dischi. Le pagine sono spesso realizzate con ritagli, testi dattiloscritti, scritte a mano e immagini in bianco e nero. L’aspetto grezzo e imperfetto diventa così parte integrante del linguaggio visivo della fanzine. I

l principio fondamentale è il Do It Yourself, cioè fare da sé, senza dipendere da editori o istituzioni. Negli anni successivi, questa cultura si espande anche in ambito politico, femminista, artistico e fotografico.

La fanzine fotografica utilizza principalmente le immagini per raccontare storie, esperienze e visioni personali. A differenza di una rivista tradizionale, non deve necessariamente seguire regole commerciali o gerarchie editoriali. Il fotografo può scegliere liberamente il tema, il formato, la sequenza delle fotografie e il tipo di stampa. Le immagini possono documentare la vita quotidiana, i viaggi, le periferie, la musica o le relazioni personali. La sequenza fotografica assume un ruolo centrale, perché determina il ritmo e il significato della narrazione. Anche gli spazi vuoti, le ripetizioni e l’accostamento tra immagini contribuiscono alla costruzione del racconto. La scelta della carta, della rilegatura e delle dimensioni diventa parte integrante del progetto artistico. La stampa economica, la fotocopia e il collage possono conferire al lavoro un carattere spontaneo e sperimentale. La fanzine fotografica permette inoltre di affrontare argomenti intimi o marginali, spesso trascurati dai media tradizionali. Il suo valore non dipende necessariamente dalla perfezione tecnica, ma dalla coerenza e dall’autenticità del progetto. Ogni copia diventa un oggetto fisico da sfogliare, conservare, scambiare o regalare. Oggi, nonostante la diffusione delle immagini digitali e dei social network, la fanzine mantiene una forte attualità. La sua dimensione artigianale restituisce alla fotografia una materialità e un rapporto diretto con il lettore. In questo senso, la fanzine fotografica è sia uno strumento di espressione personale sia uno spazio libero di sperimentazione visiva.

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52 minuti fa

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